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domenica 15 giugno 2008

Sole ingannatore

Sergei Petrovich Kotov (Nikita Mikhalkov)

Outomlionnye solntsem/Burnt by the sun/ Soleil trompeur, 1994, Regia Nikita Mikhalkov, Soggetto di Nikita Mikhalkov, Sceneggiatura Nikita Mikhalkov, Rustam Ibragimbekov, Fotografia Vilen Kaluta (colore), Costumi Natalya Ivanova, Musica Eduard Artemie, Montaggio Enzo Meniconi
Interpreti e personaggi principali: Oleg Menshikov (Dmitri), Nikita Mikhalkov (Col. Sergei Petrovich Kotov), Ingeborga Dapkunaite (Marousia), Nadezhda Mihkalkova (Nadya), André Oumansky (Philippe), Vyacheslav Tikhonov (Vsevolod)
Produzione Nikita Michalkov e Jerome Sydoux DURATA 125' Rating IMDb: 7.9

Gabrilu sul suo blog NonSoloProust

Unione Sovietica, 1936.
Il colonnello Sergei Kotov (Nikita Mikhalkov) è un eroe militare della Rivoluzione bolscevica.
Si trova in campagna, dove sta trascorrendo l'estate nella sua dacia assieme alla sua giovane ed incantevole moglie Marousia (Ingeborga Dapkounaite) e la loro figlia di sei anni Nadia (Nadezhda Mihkalkova) con cui c'è un bellissimo rapporto di affetto reciproco.

Marousia (Ingeborga Dapkounaite)

Nadia (Nadezhda Mihkalkova)

Ci sono poi i numerosi componenti della famiglia e tanti amici. I parenti di Marousia sono una famiglia colta, prima della rivoluzione appartenevano all'alta borghesia. La loro è una vita felice e tranquilla anche se, a parte Kotov, tutti sono decisamente nostalgici della vita che conducevano prima dell'avvento dei bolscevichi. Spesso, in casa, risuonano arie italiane di opere liriche di Leoncavallo e Puccini che la madre e la nonna di Marousia avevano imparato ad amare frequentando i teatri prima della Rivoluzione.

Il colonnello Kotov trascorre questi giorni di vacanza in famiglia rilassato e di buon umore. Sa di essere molto amato, temuto e rispettato da tutti coloro che lo circondano, e non solo dai familiari. E' anche punto di riferimento per i contadini dei dintorni, che ricorrono a lui quando ci sono problemi con le Autorità.


Kotov ama molto la Patria di cui parla spesso e sempre con la "P" maiuscola ed è profondamente devoto alla causa Sovietica. Tra gli oggetti che ha più cari c'è una fotografia che lo ritrae assieme ad uno Stalin sorridente; questa foto, Kotov la porta sempre con sé.

Kotov, mentre in una splendida domenica di sole rema su una barchetta assieme a sua figlia, le dice che anche lei deve amare "la Madre Patria" e che l'ascesa del potere dei Soviet porterà alla fine del capitalismo.

A trovare la famiglia arriva Dmitri (Oleg Menshikov), un giovane che una decina di anni prima era stato un sottoposto di Kotov (che dice di considerare suo eroe e maestro) ed era stato innamorato di Marousia. Era poi sparito in circostanze misteriose non dando più alcuna notizia di se.

Dmitri (Oleg Menshikov)

Dmitri è bello, allegro, disponibile, scherza volentieri con tutti, conquista subito la simpatia della famiglia intera ed in particolare della piccola Nadia, che cerca sempre la sua compagnia e lo chiama "zio Mitya". Dmitri è stato molto tempo in Francia, conosce perfettamente il francese e diverte tutti suonando al pianoforte can can francese e valzer viennesi ed incanta la piccola Nadia insegnandole a ballare il tip tap.

Proprio nello stesso giorno, si svolge nei dintorni della dacia di Kotov una esercitazione-dimostrazione di allarme in cui viene simulato l'attacco dei "nemici capitalisti dei Soviet" e tutti vengono invitati ad indossare le maschere antigas. Anche la famiglia e gli amici di Kotov e lo stesso Dmitri partecipano. Una folta delegazione di "Piccoli Pionieri Rossi" rende formale omaggio -- con tanto di discorsi e bandiere -- al colonnello Kotov, "Grande Eroe della Rivoluzione".

Ma intanto noi cominciamo a capire che Dmitri non è quello che appare. Mentre Kotov e famiglia continuano a volergli bene e fidarsi di lui, noi spettatori scopriamo presto che Dimitri adesso lavora per la famigerata NKVD, la polizia segreta di Stalin, e ben presto diventa evidente che è tornato con una missione da compiere. Ha ordini segreti di arrestare il marito di Marousia. In qualche modo questa è anche una sua vendetta, dal momento che la ragione per la quale aveva dovuto lasciare la sua fidanzata Marousia era stata proprio perché lo stesso Kotov, suo superiore, lo aveva spedito all'estero in missione perchè Dmitri era ben qualificato all'impegno, dal momento che parlava varie lingue.

In una delle scene chiave del film Dmitri informa Kotov che fra due ore arriverà una macchina con degli agenti dell'NKVD per arrestarlo e quando Kotov -- forte della sua consapevolezza di essere sinceramente comunista e fedele alla patria -- gli urla "ma chi oserà mai toccare me, un eroe della Rivoluzione?" Dmitri gli vomita addosso tutto il suo rancore (alla base del quale c'è anche un forte senso di inferiorità e di senso di colpa per l'azione abbietta che sta per compiere) urlandogli a sua volta: "quando fra cinque o sei giorni nuoterai nella tua merda vedrai che confesserai tutto quello che vogliamo, che fin dal 1920 sei una spia dei tedeschi e dal 1923 anche dei Giapponesi, che sei un terrorista, che stai tramando per assassinare Stalin... E se anche dovessi resistere alle torture e non firmerai, dovrai pur ricordarti che hai anche una moglie ed una figlia...".

Il colonnello Kotov, amareggiato ma certo della propria innocenza accetta di andare con Dmitri ma ottiene che alla famiglia non venga detto nulla del suo arresto. La piccola Nadia, ignara, è felice di aiutare papà ad indossare la sua bella divisa. Lui ne è sempre così tanto fiero...

Kotov, salutato gioiosamente ed affettuosamente dalla moglie, dalla figlia Nadia e da tutta la famiglia che pensa semplicemente che il colonnello vada a Mosca solo per poche ore e "per motivi di lavoro" viene portato via a bordo di un' automobile nera.

Kotov ancora non pensa di essere seriamente in pericolo ma quando, dopo aver minacciato di telefonare lui stesso al suo amico Stalin, viene picchiato selvaggiamente, la faccia ridotta ad un ammasso di carne sanguinolenta (vi risparmio le immagini) ed immobilizzato, ed un involontario testimone dei fatti viene ucciso, si rende conto del baratro infernale in cui è precipitato. Lui e forse anche la sua famiglia.

Mentre gli agenti del NKVD "si occupano" di Kotov e lo immobilizzano Dmitri, che ha ucciso con un colpo di pistola il povero testimone involontario fa il gesto di saluto ad un enorme ritratto di Stalin portato in volo da un pallone.

Kotov, finito nell'inferno delle purghe staliniane verrà giustiziato ma il rimorso non abbandonerà mai più Dmitri.

Una didascalia ci informa che Marousia, la piccola Nadia ed altri familiari saranno arrestati ed internati in un gulag; Marousia vi perderà la vita, Nadia ne uscirà duramente provata. La riabilitazione ufficiale arriverà per tutti, ma solo postuma, molti anni dopo la loro morte.

Sole ingannatore ha ottenuto il secondo premio della giuria al Festival di Cannes dove è stato premiato nell'edizione originale di 152 minuti e l'Oscar 1994 per il miglior film straniero.

Il titolo originale del film è Utomlennoe solntse che significa L'ultima domenica e deriva da quello di un tango degli anni trenta composto da Jerzy Petersburski e che mentre scorrono i titoli di testa vediamo danzare da una donna e da un uomo in divisa mentre una bambina li sta a guardare canticchiando a bassa voce in una scena caratterizzata da colori cupi e da una nebbia che avvolge tutto.

Se si considera che la storia del film di Mikhalkov si svolge tutta durante una domenica, si comprende che la scelta di questa musica e di questo titolo non solo non è casuale, ma merita un approfondimento. Si tratta infatti di un tango che diventò popolarissimo in USA, dove venne cantato, tra l'altro, da Billie Holiday.

Ma in Europa, e soprattutto in Polonia, "Ultima domenica" ebbe un terribile destino perchè durante la seconda guerra mondiale veniva spesso suonato nei lager nazisti mentre gli ebrei venivano mandati alle camere a gas. E' un peccato, secondo me, che il titolo originale del film non sia stato mantenuto. In inglese il titolo è diventato Burnt by the sun ("Bruciati dal sole") e mi sembra che almeno renda molto più comprensibile di quanto faccia quello italiano Sole ingannatore (che si rifà alla traduzione francese Soleil trompeur) la scritta che riempie lo schermo al termine della pellicola e che ci informa che "Il film è dedicato a tutti coloro che sono stati bruciati dal sole della Rivoluzione".

Il film è ambientato infatti, come abbiamo visto, a metà degli anni trenta, all'inizio delle grandi purghe staliniane, quando milioni di persone nell'allora Unione Sovietica venivano soppresse o private di ogni loro più elementare diritto di libertà ed etichettate come nemici del popolo durante una campagna scatenata da un improvviso giro di vite esercitato dal regime di Stalin.

E' dunque un'opera di grande denuncia delle purghe staliniane e le vicende che narra sono vere e documentate. I gulag stalinisti erano pieni di comunisti convinti e fedeli servitori del regime dei Soviet che furono gettati lì a marcire e a morire dopo aver loro estorto con torture di ogni tipo assurde confessioni di tradimento o di attentatori alla persona di Stalin. Il Kotov di Mikhalkov è uno di questi.
Il "sole" che inganna e brucia e che è metaforicamente rappresentato nel finale in una enorme immagine che campeggia sui prati è il sole che ha bruciato e disatteso le speranze di tutti, di chi ha creduto in esso e lo ha aiutato e di chi lo ha temuto come un nemico. Perchè tutti i personaggi del film avranno l'esistenza distrutta.
Sole ingannatore è uno dei più significativi prodotti cinematografici della nuova era postsovietica iniziata nel 1991 (anno della disgregazione dell'Urss), diretto da uno dei maggiori registi del periodo sovietico (e anche uno dei più conosciuti ed apprezzati in occidente), che tenta di rivisitare uno dei periodi più cupi della storia nazionale, finalmente libero da quelle forme di (auto) censura. Una stagione di cinematografia particolarmente critica nei confronti dello stalinismo si era, del resto, già manifestata in Urss nei primi anni di Krusciov. Ne avevo parlato a proposito di Quando volano le cicogne di Mikhail Kalatozov del 1957.

La dimensione storica del film -- la cui azione drammatica, come ho già detto, è concentrata tutta nell'arco temporale di una domenica estiva -- s'innesta su di un'ambientazione ricca di liriche suggestioni paesaggistiche. L'immensa pianura russa è rappresentata con colori rasserenanti ed immersa nell'indolenza estiva, l'atmosfera è ricca di riferimenti cechoviani che si colgono nell' impostazione teatrale e letteraria di buona parte delle sequenze e dei dialoghi ma anche nella ironica ed affettuosa partecipazione, in chiave crepuscolare, alla malinconica deriva esistenziale dei suoi personaggi.

Si avvertono risonanze cechoviane anche nella struggente dolcezza nostalgica: la famiglia allargata, la dacia, l'isba, l'ansa del fiume, la foresta di betulle; si avvertono nel rimpianto di un passato in cui "a San Pietroburgo si cantava Puccini e si evocava il can-can, mentre i servi parlavano in francese"

Il personaggio di Dmitri è sicuramente quello più controverso e interessante. La sua ambiguità e doppiezza è metaforicamente rappresentata da Mikhalkov nella sequenza in cui diverte la famiglia suonando il can can al pianoforte continuando ad indossare, per scherzo, la lugubre maschera antigas dell'esercitazione.

Dmitri (Oleg Menshikov), Marousia (Ingeborga Dapkunaite)
e Nadia (Nadezhda Mihkalkova)

I suoi sentimenti nei confronti di Kotov sono molto ambivalenti: lo odia perchè dieci anni prima, inviandolo all'estero e sposando Marousia lo ha strappato alla sua terra ed all'amore della sua vita ma si capisce anche che allo stesso tempo lo ammira e lo stima e che il suo affetto per Nadia e gli altri membri della famiglia è sincero. Perchè allora Dmitri compie un'azione che provocherà la tragedia non soltanto di Kotov ma della famiglia intera? A me sembra che nel personaggio di Dmitri Mikhalkov concentri due temi fondamentali: il primo sta nel fatto che nel corso di eventi storici così enormi ed apocalittici come furono gli anni delle persecuzioni staliniste è sempre difficilissimo individuare e tenere separate le motivazioni private (gelosie, rancori e vendette personali) dalle motivazioni politiche più "ufficiali". Il secondo tema forte del film consiste a mio parere nella eterna domanda della "possibilità di scelta". Poteva Dmitri disobbedire agli ordini dei suoi superiori dell' NKVD e rifiutarsi di compiere un'azione che lui stesso sa essere abbietta? Il tema è manifestamente esplicitato dalla battuta di Kotov il quale -- ancora ignaro di ciò che l'attende --- chiacchierando con Marousia dice "Tutti hanno una possibilità di scelta. Esiste sempre un'alternativa".

Non sono mancate al film critiche di eccesso di compiacimento calligrafico e di uno stile di recitazione a tratti manierato ed enfatico. Può darsi che alcuni momenti possano apparire forse un po' troppo "melodrammatici". Però mentre guardavo il film pensavo che le stesse osservazioni furono fatte dai critici occidentali a Quando volano le cicogne e che molto spesso, quando si parla di film russi, viene fuori questo tipo di appunto. La cosa mi sembra talmente ricorrente che ad un certo punto ho cominciato a chiedermi: e se questa enfasi, questa accentuazione degli aspetti emotivi e sentimentali non fosse la caratteristica/difetto di un singolo film o di questo o quell'altro regista russo, e se fosse invece una caratteristica peculiare del modo di esprimersi dei russi più in generale? E se noi vedessimo come un difetto un qualcosa che riteniamo negativo solo perchè non corrisponde ai nostri canoni estetici di occidentali? Il discorso è aperto e mi viene in mente anche a proposito di altre cinematografie, quella hindi, ad esempio. Ma non voglio divagare.

Qualche notazione a proposito degli interpreti: sono tutti bravissimi, ma io ho trovato assolutamente straordinaria la piccola Nadezhda Mihkalkova (Nadia, la figlia di Kotov). E' praticamente sempre in scena e regge magnificamente una recitazione che non è fatta di sola presenza. Nadezhda recita da grande attrice, da vera "figlia d'arte". Si, perchè nella vita reale Nadezhda è figlia di Nikita Mikhalkov e nipote di Sergei Mikhalkov e Andrei Konchalovsky.

Sempre a proposito degli interpreti, una curiosità: nel ruolo di Vsevolod, il suocero di Kotov, troviamo questo signore. Lo riconoscete?

E' Vyacheslav Tikhonov, che nel Guerra e Pace di Sergei Bondarchuk era l'affascinante interprete del principe Andrej Bolkonsky. Il tempo passa per tutti.

Ed infine: Mikhalkov sta girando il sequel di questo film. Perchè?

"Giro Il sole ingannatore 2" dice " perché la II Guerra Mondiale non l'ha vinta solo il soldato Ryan".

martedì 6 maggio 2008

Gli animali nel cinema: Oci ciornie

Oci ciornie, di Nikita Michalkov (1987) Liberamente ispirato ad alcuni racconti di Anton Cechov: "La signora col cagnolino", "Una moglie", "L'anniversario", "Anna al collo" Sceneggiatura di Aleksandr Adabashyan, Nikita Michalkov, Suso Cecchi D'Amico Con Marcello Mastroianni, Yelena Sofonova, Silvana Mangano, Marthe Keller, Jasa, Pina Cei, Vsevolod Larionov, Innokenti Smoktunovsky, Roberto Herlitzka, Dmitri Zolotukhin, Oleg Tabakov, Carola Stagnaro, Isabella Rossellini Musica: Francis Lai, Wolfgang Amadeus Mozart: Sonata KV570 n.17, Gioacchino Rossini: "Una voce poco fa" dal "Barbiere di Siviglia", Johann Strauss, Franz Lear, Canzoni gitane Fotografia: Franco Di Giacomo (118 minuti) Rating IMDb: 7.6
Solimano
Generalmente IMDb, quando si è imparato a navigarci (cosa non del tutto semplice), fornisce le informazioni che si cercano con qualche piccola scopertura ad esempio nelle musiche e nelle location, ma nessuno è perfetto. Ogni tanto capitano strani nomi di attori; il più noto è quello di Miou Miou la bella attrice che qui è comparsa col film La lettrice (1988). Niente di strano, basta sapere le cose, si tratta di pseudonimi come i nostri nickname. Ma quando trovo solo il nome senza il cognome penso che si tratti di un errore dovuto a trascuratezza.
Così è capitato con Oci ciornie: fra gli attori c'era il nome Jasa. Jasa chi? Poi ho capito che IMDb ha ragione, Jasa è il cagnolino nel film, difatti lo chiamano con quel nome. E' un attore importante, che andrebbe messo più in alto nella lista degli attori, non in fondo. Così ho provveduto ad aggiornare le note tecniche IMDb, e Jasa l'ho messo al sesto posto, ma solo perché Marthe Keller è bellissima, se no l'avrei messo anche prima di lei.
Alle Terme di Montecatini la prima cosa che notano di Anna (Yelena Sofonova) è proprio Jasa, il volpino bianco docile ed intelligente che è sempre con lei. Il titolo del racconto di Anton Cechov a cui si è ispirato il film è proprio "La signora del cagnolino", e quando Anna si avvicina per la prima volta a Romano (Marcello Mastroianni), impietosita perché lo vede camminare a fatica, il regista concede la prima inquadratura ad Jasa che sembra dire a Romano: "Ve', comportati bene con la mia Signora e Padrona Anna Sergeyevna!".


Romano non si comporta bene, si appoggia ad Anna che l'aiuta a camminare, ma stanno suonando una musica vivace e Romano improvvisamente trascina Anna sulla pista da ballo. Non era vero che stesse male, faceva finta, e Anna è indignata per lo scherzo che le ha fatto. Poi Romano inciampa e stavolta si fa male sul serio. Anna, sola al suo tavolo, non riuscirà a trattenere la risata che contagerà tutti gli ospiti delle Terme. Così Anna e Romano ripristinano un buon modus vivendi. Ma Romano sa che deve trovare il modo di chiederle scusa, e il giorno dopo ne ha l'occasione: un colpo di vento porta il cappellino di Anna sulla superficie della piscina dei fanghi e Romano biancovestito scende serissimo fra i fanghi e recupera il cappellino.

La passeggiata successiva è forse il punto più alto e bello del film.
Romano, fatto maggiore di se stesso, è serio, non è più il geniale buffone in fondo autolesionista, ha fatto sua sponte un atto di sublime galanteria.
Anna Sergeyevna ha quell'aria da persona buona, intelligente e appassionata, da far venir voglia di mettersi subito in strada a piedi per andare a Montecatini - solo che mi hanno detto che non c'è, nel prosieguo ha felicemente sposato Pavel (Vsevolod Larionov) che l'ama ed è una gran brava persona.
Jasa passeggia anche lui vicino ai due, sente sicuramente di essere il loro Cupido, però lui sta sempre dalla parte di Anna.


La storia la sappiamo: Romano partirà per la Russia per rintracciare Anna e quando finalmente giungerà nella città di Sisoiev dove vive Anna e sarà ricevuto dal governatore (Innokenti Smoktunovsky), che è il marito, chi sarà ad accoglierlo per primo? Proprio Jasa che è sicuramente un lontano ma diretto discendente dal cane di Ulisse, difatti riconosce immadiatamente Romano (immagine sopra il post), mentre è ben diverso il rapporto che Jasa ha col marito di Anna, che lo prende in braccio per passarlo immadiatamente ad un domestico.

Trovo una singolare analogia del rapporto di Anna con Jasa col rapporto che nel 1524 -quasi cinquecento anni fa- ha rappresentato Lorenzo Lotto a Trescore Balneario negli affreschi della Villa Suardi (ancor oggi di proprietà della famiglia). Nelle storie di Santa Barbara c'è un cagnolino bianco che somiglia moltissimo ad Jasa e che segue Barbara nelle varie tappe del martirio. La storia completa l'ho messa nei "Fumetti d'agosto" ma il cagnolino bianco parente di Jasa mi sembra giusto metterlo anche qui.

Lorenzo Lotto: Il martirio di Santa Barbara (part) 1524
Oratorio della Villa Suardi a Trescore Balneario (BG)

P.S. Ma con gli animali di Oci ciornie non finisce qui, c'è dell'altro... prima o poi lo racconto!

giovedì 20 marzo 2008

Oci ciornie (3)

Romano (Marcello Mastroianni) arriva in Russia

Oci ciornie, di Nikita Michalkov (1987) Liberamente ispirato ad alcuni racconti di Anton Cechov: "La signora col cagnolino", "Una moglie", "L'anniversario", "Anna al collo" Sceneggiatura di Aleksandr Adabashyan, Nikita Michalkov, Suso Cecchi D'Amico Con Marcello Mastroianni, Yelena Sofonova, Silvana Mangano, Marthe Keller, Pina Cei, Vsevolod Larionov, Innokenti Smoktunovsky, Roberto Herlitzka, Dmitri Zolotukhin, Oleg Tabakov, Carola Stagnaro, Isabella Rossellini Musica: Francis Lai, Wolfgang Amadeus Mozart: Sonata KV570 n.17, Gioacchino Rossini: "Una voce poco fa" dal "Barbiere di Siviglia", Johann Strauss, Franz Lear, Canzoni gitane Fotografia: Franco Di Giacomo (118 minuti) Rating IMDb: 7.6
Solimano
Il film Oci ciornie è quasi del tutto costruito con diversi flash back che si innescano sulla conversazione di Romano (Marcello Mastroianni) e Pavel (Vsevolod Larionov). La conversazione si svolge in una piccola sala da pranzo della nave; ogni tanto i due si scambiano opinioni sulle rispettive esperienze amorose. Hanno simpatizzato da subito ed il rapporto sembra essere del tutto sincero.

Pavel (Vsevolod Larionov)

Romano racconta cosa gli successe dopo la repentina partenza per la Russia di Anna (Yelena Sofonova) dall'albergo di Montecatini. Romano era soddisfatto anche se lievemente dispiaciuto: sperava che un rapporto così piacevole durasse per almeno una settimana o due.
Tornato a casa, riprende la solita vita da fannullone creativo, magari amato, ma poco rispettato, perché in fondo è mantenuto dalla moglie Elisa (Silvana Mangano). Gli succede una cosa strana: il ricordo di Anna, invece di impallidire come gli era successo in casi analoghi, si fa più forte, finché gli viene la curiosità di sapere che cosa gli avesse scritto Anna in quella lettera in russo. Trova una giovane insegnante di russo che all'Università gliela traduce parola per parola, e Romano è in difficoltà con lo sguardo indagatorio e giudicante della traduttrice. Probabilmente la giovane si chiede come può essere che uno come Romano abbia ispirato una passione così definitiva in una donna palesemente superiore, perché la lettera di Anna è bellissima, divisa ugualmente fra amore e dovere, entrambi al massimo grado.
Per la prima volta nella sua vita Romano scopre un mondo che non conosceva e ne è affascinato, pensa continuamente ad Anna. Finché prende una decisione a suo modo creativa: andare in Russia e riuscire ad arrivare nella città di Anna (cosa non facile, allora c'erano i passaporti interni). Mette su un palco degno di lui: si spaccia per un industriale che vuole aprire uno stabilimento in Russia per la produzione di vetro infrangibile.



Deve superare ostacoli burocratici, ma è tale la sua motivazione (e la sua capacità di raccontare storie) che addirittura lo festeggiano in piazza e per le strade, gli offrono pane e sale, e sarà ricevuto dal governatore della città, che é il marito di Anna (Innokenti Smoktunovsky).
In tutta questa parte del film è evidente la derivazione, più che da Anton Cechov, da Nikolaj Gogol: L'ispettore generale e Le anime morte. Attraverso una serie di traversie in cui Romano dà il meglio di sé, finalmente riesce ad incontrare Anna da solo a sola. L'incontro avviene in un pollaio... ma è tale l'altezza appassionata di Anna che neanche ci badano, pur con penne e piume che svolazzano attorno. La decisione è presa: Anna lascierà il marito e lui lascierà la moglie, e vivranno insieme da qualche parte del mondo.
Romano riparte per l'Italia, torna a casa e si trova in mezzo al trambusto, perché la famiglia ha gravi problemi economici, stanno addirittura pensando di vendere la casa in cui abitano. Fra un problema e l'altro, Elisa dice a Romano che ha rintracciato la lettera della russa (ma non se la è fatta tradurre) e chiede a Romano se ha una storia in piedi con quella russa. "No, nessuna storia" risponde inattesamente Romano, ed è facile capire quello che gli succede poi: un inarrestabile rotolamento verso il basso. Ora si trova a fare il cameriere su quella nave, redarguito da un capo che avrà vent'anni meno di lui.

Anna (Yelena Sofonova) ed il marito (Innokenti Smoktunovsky)

Pavel lo compiange, ma non più di tanto, dice che la storia di Romano è stata bella, malgrado tutto, e racconta la sua storia: ha amato per vent'anni una donna che gli ha detto sempre di no sposando un altro, ma lui ha continuato ad amarla, fino a quando lei, disperata perché il matrimonio è andato male e un altro uomo non si è mostrato degno di lei, accetta di sposarsi con Pavel dicendogli che non lo ama ma lo stima, lo rispetta e che gli sarà fedele. Praticamente Pavel dice: "Sì, lei non mi ama, ma io l'amerò sempre". E quindi, da poco più di un mese Pavel è un uomo assolutamente felice.
Ma si è fatto tardi, i due si salutano, perché Pavel deve raggiungere la moglie sul ponte della nave e Romano deve preparare i tavoli per il pranzo, sempre sgridato dal capo cameriere. Ma lo lasciamo lì, che sta pensando con ammirazione invida, forse anche incredula alla storia di Pavel, che si incammina per salire sul ponte della nave. Lo vediamo che si avvicina ad una signora di cui si scorge la mano con la fede al dito che carezza il viso di Pavel. Poi la signora si volta e la vediamo in viso: è Anna, sorridente.

Sono quattro i numi tutelari di questo magnifico film. Il primo è il regista, Nikita Michalkov, il secondo è Cechov, il terzo è Gogol, il quarto è il Federico Fellini di Otto e mezzo. Degli interpreti, Marcello Mastroianni è bravo in un modo imbarazzante (ha certamente messo qualcosa del suo privato nel personaggio di Romano) mentre Yelena Sofonova è con pienezza Anna dall'inizio alla fine, al massimo della disperazione quando piange, al massimo della gioia quando ride, con quel viso che esprime non so se più passione, dedizione o intelligenza. D'aspetto non sarà bella come altre attrici, è solo bellissima. Insomma, in amore vince chi ama di più, ridete pure, ma dentro sapete che è vero.

Anna (Yelena Sofonova)

sabato 15 marzo 2008

Oci ciornie (2)

Oci ciornie, di Nikita Michalkov (1987) Liberamente ispirato ad alcuni racconti di Anton Cechov: "La signora col cagnolino", "Una moglie", "L'anniversario", "Anna al collo" Sceneggiatura di Aleksandr Adabashyan, Nikita Michalkov, Suso Cecchi D'Amico Con Marcello Mastroianni, Yelena Sofonova, Silvana Mangano, Marthe Keller, Pina Cei, Vsevolod Larionov, Innokenti Smoktunovsky, Roberto Herlitzka, Dmitri Zolotukhin, Oleg Tabakov, Carola Stagnaro, Isabella Rossellini Musica: Francis Lai, Wolfgang Amadeus Mozart: Sonata KV570 n.17, Gioacchino Rossini: "Una voce poco fa" dal "Barbiere di Siviglia", Johann Strauss, Franz Lear, Canzoni gitane Fotografia: Franco Di Giacomo (118 minuti) Rating IMDb: 7.6
Solimano
Anna (Yelena Sofonova), che è una persona veramente buona (parrà strano, ma le persone buone esistono!), non solo si volge impietosita a guardare Romano (Marcello Mastroianni), ma cerca di aiutarlo quando lo vede zoppicante con il bastone per il parco dell'albergo. Gli offre il braccio e Romano ne inventa un'altra delle sue: le dice che una parola russa ben pronunciata può aiutarlo a stare meglio, ed Anna dice pressapoco "Sobotscha!", che credo sia il nome del cagnolino, ma non so il russo e sarei comunque in difficoltà con la translitterazione, comunque avete capito. Subito, pronunciando "Sobotscha!", Romano sta meglio, non gli serve più il bastone, cammina rapidamente, addirittura, visto che ora davanti all'albergo stanno ballando, trascina Anna nella danza. A quel punto Anna fugge indignata perché si accorge di essere stata presa in giro, Romano la insegue, inciampa... e si fa male sul serio!
A tavola, tutti stanno mangiando in silenzio ognuno al suo tavolo, ma all'improvviso si sente una risata crescente: è Anna che non ce la fa a stare seria e ride da sola sempre più di gusto ripensando all'accaduto. Il riso è contagioso, ridono tutti, anche Romano, persino lo sceicco arabo che normalmente è aggrondato. Poi Romano si avvicina al tavolo di Anna e si siede a conversare con lei amichevolmente. Ed è allora che succede il fatto risolutivo.

Infatti c'è una improvvisa colpo di vento che fa volare via il cappellino di Anna: se guardate bene nell'immagine qui sopra vedete il cappellino in aria sopra la piscina fangosa, quindi terapeutica.La piscina è cosparsa di fiori grandi e multicolori.

Ma il cappellino a un certo punto scende, andando ad appoggiarsi proprio sui fanghi superficiali. Che farci? Lo sa Romano: si alza compitamente con il suo bel vestito bianco ed il bastone -che ora gli serve- e senza fare una piega, serissimo, si dirige verso la piscina e ci scende piano piano, rimanendo eretto come se niente fosse.

Romano recupera il cappellino, ci aggiunge un bel fiore giallo, risale dalla piscina (per avere l'idea delle sue condizioni guardate l'immagine in apertura del post) e riconsegna il tutto ad Anna, che è sbalordita ed ammirata -d'accordo, Anna è predisposta in quanto russa, ma non conosco donna che non si impressionerebbe per una cosa del genere.

Così comincia l'amore di Anna e di Romano, che pian piano si conoscono meglio, ed Anna suona benissimo il pianoforte nel giardino (osservate i guanti alle mani!). E' felice, ma anche turbata, e ne spiega le ragioni a Romano. Per ragioni familiari ha dovuto sposare un uomo più anziano di lei, molto ricco e potente. Anna non lo stima né l'ama, ma è decisa a mantenersi fedele, è una donna di principi rigorosi.

Ma Anna si è veramente innamorata di Romano, ed una notte la passeranno insieme. Anna è felice, ma chissà perché sta a lungo girata verso il muro e piange sul cuscino.

Poi si alza e confida a Romano il suo disagio: lo ama, ma soffre perché sente di non stare rispettando sé stessa e i suoi doveri. Romano non ci dà peso, è ben contento di essere amato da una donna come Anna, ed anche lui l'ama -al modo suo. Si assenta per qualche ora e quando ritorna, scopre cha Anna è partita al mattino presto, lasciando una lettera per lui. La lettera è in russo, maledizione! Romano non riesce a leggerla, né può pensare di farsela tradurre da qualche ospite dell'albergo.

"Ma che strane queste russe", pensa certamente Romano. Un po' amareggiato, decide di interrompere il soggiorno termale, visto che il meglio c'è sicuramente già stato e torna a casa dalla moglie Elisa (Silvana Mangano) affettuosa ed imperativa.
(continua)

lunedì 10 marzo 2008

Oci ciornie (1)

Oci ciornie, di Nikita Michalkov (1987) Liberamente ispirato ad alcuni racconti di Anton Cechov: "La signora col cagnolino", "Una moglie", "L'anniversario", "Anna al collo" Sceneggiatura di Aleksandr Adabashyan, Nikita Michalkov, Suso Cecchi D'Amico Con Marcello Mastroianni, Yelena Sofonova, Silvana Mangano, Marthe Keller, Pina Cei, Vsevolod Larionov, Innokenti Smoktunovsky, Roberto Herlitzka, Dmitri Zolotukhin, Oleg Tabakov, Carola Stagnaro, Isabella Rossellini Musica: Francis Lai, Wolfgang Amadeus Mozart: Sonata KV570 n.17, Gioacchino Rossini: "Una voce poco fa" dal "Barbiere di Siviglia", Johann Strauss, Franz Lear, Canzoni gitane Fotografia: Franco Di Giacomo (118 minuti) Rating IMDb: 7.6
Solimano
Nel 1912 -o giù di lì- su una nave da crociera si incontrano due uomini, l'italiano Romano (Marcello Mastroianni) ed il russo Pavel (Vsevolod Larionov). Hanno più o meno la stessa età.

Romano (Marcello Mastroianni)

Pavel (Vsevolod Larionov)

Romano è più estroso e vivace -anche se trasandato e trascurato- ma si vede che non è contento, Pavel è più serio ma è evidentemente felice. Ne dirà il motivo: da poco più di un mese ha sposato la donna che amava da anni e che è molto più giovane di lui. Allora Romano, sia perché ha voglia di sfogarsi, sia perché vede che Pavel lo ha in simpatia, comincia a raccontare la sua storia. Si è laureato in architettura, aveva in mente grandi progetti, ma ha sposato una donna di famiglia ricca, Elisa (Silvana Mangano), che si era innamorata di lui. Un po' per volta, ha rinunciato ad ogni velleità e nella famiglia, in cui comanda la madre di Elisa (Pina Cei) è solo tollerato e considerato un simpatico buffone buono a nulla.

Elisa (Silvana Mangano)

Tina (Marthe Keller)

C'è una festa, in cui non manca la foto di famiglia (immagine sopra il post) in cui ovviamente al centro c'è la madre di Elisa. Alla festa partecipa anche Tina (Marthe Keller), l'amante di Romano, che è comunque interessato ad avventure di breve respiro, quando se ne presenta l'occasione. Ma l'avvocato di famiglia (Roberto Herlitzka) avverte Elisa che ci sono cattive notizie dal punto di vista finanziario ed Elisa se la prende con Romano per la sua mancanza di senso di responsabilità. Romano si sottrae partendo per le Terme di Montecatini, come fa ogni anno adducendo svariati ed inesistenti motivi di salute. Lo scopo vero, che in famiglia conoscono benissimo, è di avere qualche settimana di assoluta libertà, senza che nessuno lo tormenti cercando di colpevolizzarlo se le cose non vanno bene. Inoltre, sa che nel bell'albergo dove soggiorna, qualche buona occasione si presenta sempre.

Alle Terme, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, l'ambiente è allegro, persino le carrozzelle di quelli che non possono camminare sembrano fare la gara a chi arriva prima. Fin da subito Romano ha provveduto ad organizzare il suo tempo con signore e cameriere. Fa anche scherzi notturni di cui il beffato ignora l'origine.


C'è anche una orchestra femminile: la cantante esegue l'aria "Una voce poco fa" dal Barbiere di Siviglia, poi si riposa fumando il sigaro.

Tina, l'amante, viene a trovare Romano, però accompagnata dal marito - che probabilmente sa e ci si è abituato. Tina vuole tenersi informata, e quindi cerca di far parlare Romano per sapere in che direzione si stia muovendo. Romano ricambia lo scherzo facendo il numero di quello che non riesce a spostarsi da solo, quindi si appoggia con un braccio sulla spalla di Tina, con l'altra sulla spalla del marito, una scena da far piangere i sassi, figuriamoci se non si commuove Anna (Yelena Sofonova), una giovane signora russa, sempre accompagnata da un cagnolino, che si volge impietosita a guardare Romano. Qui comincia la storia vera.
(continua)

Anna (Yelena Sofonova)