Daisy Miller (Cybill Shepherd) fra i suoi due corteggiatoriDaisy Miller, di Peter Bogdanovich (1974) Dal racconto di Henry James, Sceneggiatura di Frederic Raphael Con Cybill Shepherd, Barry Brown, Cloris Leachman, Mildred Natwick, Eileen Brennan, Duilio Del Prete, James McMurtry, Nicholas Jones, George Morfogen Musiche: Bach, Boccherini, Haydn, Mozart, Schubert, Johann Strauss, Verdi (consulente musicale: Francesco Lavagnino) Fotografia: Alberto Spagnoli Production Design: Ferdinando Scarfiotti Costumi: Mariolina Bono, John Furniss (91 minuti) Rating IMDb: 5.7
Solimano
Quando trovo delle belle immagini in bianco e nero di un film a colori faccio fatica a resistere, forse per la mia natura di
bastiancontrario. Se poi, come oggi, c'è
Daisy Miller interpretata da
Cybill Shepherd non c'è match, e posso accettare che abbia con sé i due corteggiatori:
Winterbourne (
Barry Brown) e
Giovanelli (
Duilio Del Prete).
Nel racconto di
Henry James, a meno che io non ricordi bene, non c'è un episodio in cui i personaggi si incontrino a
Villa Adriana, mentre c'è l'incontro al
Pincio che ho messo già nel blog e c'è un altro episodio che metterò in futuro. Questa infedeltà la perdono volentieri a
Peter Bogdanovich, perchè Villa Adriana si presta magnificamente, con le sue architetture, le statue, l'acqua, la vegetazione e i grandi spazi. Villa Adriana, al tempo dell'imperatore
Adriano aveva una estensione enorme, circa 120 ettari. Si pensi che l'estensione di tutta Ostia Antica era solo di 40 ettari.

Villa Adriana è deserta, salvo un giovane turista straniero ben vestito, certamente un personaggio di alto livello. Chissà perché va a spasso da solo...

Ma ecco, il turista, che è Winterbourne, si volta e sorride, perché vede che sta arrivando la persona con cui ha appuntamento, che è Daisy Miller.

Dopo essersi incontrati, i due passeggiano, ma sono entrambi seri, quasi insofferenti: Winterbourne è molto controllato, Daisy molto vivace. Lui ne è innamorato ma è orgoglioso e dà troppo ascolto al
milieu americano a cui appartiene, che critica la condotta spavalda, quasi di sfida, di Daisy.

Però anche Daisy è sensibile a Winterbourne, a cui rimprovera di non averla difesa dagli attacchi della
signora Walker (
Eileen Brennan) che fa alto e basso nella piccola società degli americani a Roma.

I due proseguono la passeggiata nella zona del cosiddetto
Teatro Marittimo e sta arrivando un'altra persona, l'avvocato Giovanelli, il corteggiatore italiano di Daisy.

A Daisy piacerebbe, come già quando si trovarono al Pincio, che passeggiassero tutti e tre insieme, anche Giovanelli non fa problemi, mentre Winterbourne, esclusivista, si impunta. Anche se non lo dice, il suo pensiero è: "O con l'uno o con l'altro".

Finisce come al Pincio: Daisy e Giovanelli se ne vanno per conto loro lasciando solo Winterbourne. Si incontreranno ancora una volta, e sarà l'ultima, di notte.
Inserisco alcune immagini fotografiche di Villa Adriana, che fu costruita dall'imperatore Adriano fra il
118 e il
138. Non era una villa di delizie, Adriano la costruì per viverci regolarmente. Non amava risiedere a Roma, Villa Adriana era vicina ma non vicinissima: 17 chilometri dal centro di Roma.

Le
Cariatidi (e i
Telamoni, perché no) del
Canopo, che compaiono anche nel film. Tutta la costruzione di Villa Adriana si basa su un assunto che impropriamente ma anche esattamente è definibile
romantico: l'esaltazione della civiltà greca.

Adriano aveva l'ultima parola su tutti i progetti architettonici e amava le strutture a cupola, come si vede in questa fotografia storica.
In chiusura, un'altra fotografia storica: un mosaico ritrovato a Villa Adriana. Ancora oggi avvengono dei ritrovamenti, eppure pochi posti sono stati saccheggiati attraverso i secoli come Villa Adriana, usata dagli abitanti intorno come cava di materiali di costruzione, poi nel Cinquecento dai Borgia e dai Farnese, che fecero eseguire degli scavi per procurarsi antichità. Il massimo fu quello che fece
Pirro Ligorio, architetto di Ippolito II d'Este, che utilizzò Villa Adriana soprattutto nella costruzione di
Villa d'Este a Tivoli. Si è calcolato che sino alla metà dell'Ottocento oltre 300 opere maggiori siano andate disperse in collezioni e musei di tutta Europa (
notizie che ho tratto da un ottimo articolo in Wikipedia).