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mercoledì 22 ottobre 2008

Valmont (2)

La Merteuil (Annette Bening) e Cécile (Fairuza Balk)

Valmont di Milos Forman (1989) Da "Les liaisons dangereuses" di Choderlos de Laclos, sceneggiatura di Jean-Claude Carrière, Milos Forman Con Colin Firth, Annette Bening, Meg Tilly, Fairuza Balk, Jeffrey Jones, Henry Thomas, Sian Phillips, Fabia Drake Musica di Christopher Palmer, Divertimento K240 diMozart, Quartetto op.50 n.5 di Haydn, Te Deum di Charpentier Fotografia di Miroslav Hondrìcek (137 minuti) Rating IMDb: 6.9
Solimano
Ho rivisto il film "Valmont" (1989) ed ho cambiato idea : é un film che ha meriti maggiori di quanto pensavo più di un anno fa. Il lavoro svolto da Forman a livello figurativo, musiche e luoghi è impeccabile, ma su questi aspetti scriverò ancora. Qui mi interessa dire perché ho mutato opinione riguardo l'aspetto narrativo e il rapporto col libro di Laclos. Non avevo ben chiaro il rapporto (che è anche un non-rapporto) fra libri e film e giudicavo troppo in base alla fedeltà o meno dei film ai libri. Inoltre, ponevo come punto di riferimento il confronto col film di Frears, che è un ottimo film, ma non può costituire un canone, un modello: è una delle tante versioni che si possono dare di Laclos.
Faccio subito un esempio. In apertura di post ho messo una immagine della Merteuil (Annette Bening) e di Cécile de Volanges (Fairuza Balk) che si sporgono dalla carrozza perché hanno visto Valmont (Colin Firth). Riconosco i meriti di Glenn Close e di Uma Thurman, le interpreti del film di Frears, ma se immagino i personaggi di Laclos, li vedo più con l'aspetto dalla Bening e della Balk. Come Madame Tourvel (Meg Tilly) e lo stesso Valmont, hanno un aspetto più da Laclos di Michelle Pfeiffer e di John Malkovich. Il cinema è fatto anche -forse soprattutto- di corpi e di facce, le capacità recitative hanno un peso diverso rispetto al teatro, e sono anche capacità di altro tipo.


Forman non si fa scrupolo non solo di modificare la storia, ma anche di inventare episodi che in Laclos non ci sono. Questi episodi, tutti di Forman, sono tra i migliori del film, come se il regista si sentisse più libero di esprimersi come vuole. Nella prima immagine qui sopra si vede la Merteuil che ha appena fatto l'amore con Gercourt (Jeffrey Jones) e lo vorrebbe trattenere ancora. Nella seconda c'è la faccia della Merteuil quando, in casa Volanges, scopre che quello che sposerà la piccola Cécilie Volanges è proprio Gercourt. Quindi la Merteuil vuole vendicarsi, facendo in modo che Valmont seduca Cécile, ma nel libro questi due episodi non ci sono.



Come non c'è il corteggiamento acquatico di Valmont alla Tourvel, con Valmont che dalla barca cade in acqua e con la Tourvel che ride di gusto (ma è un gusto già un po' amoroso). Qui Forman è molto acuto: la Tourvel si innamora di Valmont più per questa non voluta goffaggine che per le sue sperimentate qualità seduttive. Cosa vera, perché se uno come Valmont diventa goffo vuol dire che è innamorato anche lui.




E la danza con le quattro dame? Dura pochi incantevoli minuti.
Dapprima Valmont danza con la zia Madame de Rosemonde (Fabia Drake) che è forse l'unica persona a cui Valmont voglia bene in modo disinteressato, e quindi è la danza dell'affetto.
Poi danza con Cécile che ha conosciuto da poco e con cui ha scherzato come un ragazzo nel pomeriggio, e quindi è la danza del gioco.
Poi danza con la Merteuil da cui vorrebbe essere aiutato per la Tourvel, però lei vorrebbe che Valmont seducesse Cécile per vendicarsi di Gercourt, ed è la danza della complicità.
Infine, la danza con Madame Tourvel, ed è la danza dell'amour passion.

Nel film di Forman, quella notte Valmont la passa con una quinta dama, l'amore passeggero. Un'amica di sua zia che era venuta in visita.


Madame Tourvel si è abbandonata all'amore per Valmont e questa mattina si è alzata presto. Indossa un abito rosso che prima non avevamo visto e che non le vedremo più. Va al mercato a fare la spesa, compra un po' di tutto, anche fiori e una baguette. Ma quando tornerà a casa, Valmont se ne sarà andato.



L'umiliazione che la Merteuil infligge a Valmont, la cui colpa gravissima è di essersi veramente innamorato della Tourvel, e la Merteuil l'ha capito. Lo manovra come un burattino, puntando sul suo orgoglio libertino: fa in modo che lui scriva una sarcastica lettera d'addio alla Tourvel, poi Valmont troverà Danceny (Henry Thomas) nel letto della Merteuil, e quando esige il pagamento della scommessa, perché lui ha vinto, avendo sedotto la Tourvel, la Merteuil non fa apparentemente resistenza: si mette sul letto con disponibilità quasi esagerata, ma quando Valmont si avvicina, lei prende un libro e comincia a leggere, ridendogli in faccia.

Una Merteuil poco filosofica ma vitale, libertina e vendicativa, che non è poi molto diversa da quella di Laclos, perché quel libro è tanti libri: moralista ed erotico, femminista e libertino. Quindi, le libertà che si prende Forman sono giustificate, salvo una che non riesco ancora ad accettare: avere un po' edulcorato la storia, specie nella parte di Cécile, che in Laclos è una ingenua ragazza di quindici anni, ma è anche une machine à plaisir, difatti la Merteuil stravede per lei. Questo aspetto di Cécile, che era quello che intrigava di più i contemporanei di Laclos, fatica ad uscire in chiaro nei film che si ispirano alle Liaisons, compreso Cruel Intentions, guarda un po'. Quindi i conti col libro di Laclos sono tutt'altro che finiti, ma è giusto che sia così: non c'è libro che più pienamente riassuma un'epoca e ne apra un'altra.

domenica 15 luglio 2007

Laclos in teatro e in TV

Solimano
Ho portato in “Abbracci e popcorn” quattro film tratti da Laclos, ma ce ne sono anche altri, un film giapponese del 1978 ed uno sudcoreano del 2003, posti un po’ fuori mano, anche se il sudcoreano parrebbe interessante.
Ci sono inoltre delle produzioni realizzate per la TV, ma prima è bene parlare del teatro, perché, a parte il film di Vadim del 1959, velleitario ma certamente coraggioso, gli altri tre forse non ci sarebbero stati, se Christopher Hampton non avesse scritto nel 1985 un testo teatrale tratto dalle Liaisons. A Londra, la Royal Shakespeare Company lo portò in scena al Barbican, uno spazio non grande nel West End. Il successo fu clamoroso, negli anni che seguirono fu rappresentato per 2000 volte, una enormità. Il che la dice lunga sulla felice tragedia del fare l’attore teatrale: ci vuole un amore grandissimo ad andare in scena per migliaia di serate con lo stesso testo. E non finì lì, ma a Broadway, dove la RSC sbarcò negli anni che seguirono con immutato successo. Per questo motivo furono fatti i film di Frears e di Forman, e Christopher Hampton è l’autore della sceneggiatura del film di Frears. Le due parti teatrali della Meurteil e di Valmont le sostennero (dedicandoci una buona fetta di vita) Lindsay Duncan e Alan Rickman. Lo spettacolo non l’ho visto, però ho una immagine di Snowdon (do you remember?) che aiuta a capire il modo, verrebbe da dire: “Attenti a quei due!” e la metto qui sopra.
Per TV, furono realizzate due produzioni nel 1980, una francese ed una cecoslovacca, entrambe non memorabili. Ma nel 1994 (udite, udite!) fu realizzata una versione musicale sempre per la TV, e sarei ingolosito a vederla, visto che la Meurteil è Frederica von Stade e la Tourvel è Renée Fleming, ma non si può arrivare a tutto, intanto l’ho memorizzato. Infine, a parte una recente produzione TV americana del 2005, che non sembra aver lasciato tracce notabili, c’è stata la produzione TV francese del 2003, con regia di Josée Dayan è che dura ben 252 minuti. Diversi nomi noti: Catherine Deneuve è la Meurteil, Rupert Everett è Valmont, Nastassja Kinski la Tourvel , Leelee Sobiesky è Cécile Volanges. C’è persino Danielle Darrieux (!) nella parte di Madame de Rosemonde, e mi ha fatto piacere. La vedo come una operazione migliorativa dei nostri sceneggiati di una volta, che in Italia sono stati sostituiti dalle elisa di rivombrosa, ho imparato da Giuliano a scriverlo minuscolo, di mio ci metto il corsivo. Però, a guardare le diverse immagini che ci sono in rete, si rimane perplessi: questa liaison ambientata nel Novecento ha l’aria più fanée dei film di Frears e di Forman. A dirla tutta, non ce li vedo, la Deneuve ed Everett, neanche la Kinski. Però sarei disposto a vedermelo tutto, questo sceneggiato, per vedere se c’è rimasto qualcosa di Laclos. Credo però di sì, Laclos è difficile tenerlo fuori dalla porta. Concludendo - per ora – le facce più vere, più da Laclos, trovo proprio che siano quelle della Duncan e di Rickman, anche più di Glenn Close e di Malcovich , chissà come la vedrebbe lui, Choderlos de Laclos, che non ha finito di fingere di far danni, facendo in realtà il bene di chi lo legge. Bene da tutti i punti di vista.

giovedì 3 maggio 2007

Les Liaisons Dangereuses

Les Liaisons Dangereuses di Roger Vadim (1959) Romanzo di Laclos, Sceneggiatura di Claude Brulé, Roger Vailland Con Jeanne Moreau, Gérard Philippe, Annette Vadim, Jeanne Valérie, Madeleine Robinson, Boris Vian, Jean-Louis Trintignant Musica: James Campbell, Duke Jordan, Art Blakey, Thelonious Monk Fotografia: Marcel Grignon (105 minuti) Rating IMDb: 6.5
Solimano
Ben prima di Frears e di Forman, un altro regista ha portato sullo schermo Laclos: Roger Vadim nel 1959. Prima di Vadim nessuno ci aveva pensato, credo per distrazione inconscia. Dal libro di Laclos si sta lontani non per il libertinaggio dei corpi - che esiste, la sensualità di Laclos è mirabile - ma per la libertà vera, quella della mente. Dopo aver letto Laclos, se lo si è capito, occorre mentire e mentirsi molto meno, cosa non sempre comoda. E’ per questo che toccò attendere il 1959 di Vadim per vedere finalmente Laclos sullo schermo. Il film è stato snobbato dai critici dabbene per anni e anni, proprio come il personaggio Vadim, di cui si parla ancora oggi con un fastidio sospetto. Credo ci sia stata e ci sia molta invidia e che Vadim cadesse con ingenuità nelle trappole che gli tendevano per troppo entusiasmo, troppa furia di vita: Brigitte Bardot, Annette Stroyberg, Catherine Deneuve, Jane Fonda, poi l’ereditiera Catherine Schneider. Fra il ’75 e il ’90 ci furono anni di delusioni, nel ‘90 il matrimonio con Marie-Christine Barrault con cui fu felice fino alla sua scomparsa, nel 2000. Fra tutte, quella che gli invidio di più è proprio Marie-Christine, le ragioni riguardano un film di cui non ho ancora scritto. Il suo Laclos del 1959 fu censurato in Italia sia come dialoghi che come scene, ma censure e proteste ci furono quasi dappertutto, compresa la Francia. I critici se la presero con Vadim trattandolo con sufficienza, perché Vadim era un innovatore sgarbato, privo di freno dell’arte - ammesso che la sua fosse arte - aveva il torto di avere ragione troppo presto, prima che tutto il milieu fosse avvertito e si mettesse a posto. Quindi criticarono l’aver portato le Liaisons nel contemporaneo, criticarono i campi di neve di Megève, dove Valmont conosce la Tourvel, se la presero con Saint-Tropez, e con le ambientazioni parigine fra altoborghesi e quartiere latino comprese le caves. Molte cose giuste dissero. Solo che Valmont è Gérard Philippe al suo penultimo film, e Juliette Merteuil, che nel film è la moglie di Valmont, è Jeanne Moreau. Già vedo un po’ impallidire le coppie di Frears e di Forman… Alla sceneggiatura misero mano Claude Brulé e Roger Vailland, che Laclos lo conoscevano bene. Ci fu anche Jean-Louis Trintignant (Danceny) praticamente quasi all’esordio. Lo sappiamo tutti che la Tourvel di Annette Stroyberg non è credibile, ma l’amore è cieco, vogliamo concedere a Vadim di essere se stesso? Invece Jeanne Valérie è una Volanges convincente. Ma non finisce qui; in parti minori ci sono Boris Vian e Madeleine Robinson e la musica… la musica è di Art Blakey, James Campbell, Duke Jordan, Thelonius Monk. A suo modo, il film ha molto rispetto per Laclos, non lo addolcisce nella sostanza: Valmont muore, Juliette Meurteil rimane sfigurata dal fuoco delle lettere compromettenti, la Tourvel impazzisce. Il produttore fu Carlo Ponti, che quando il film venne in Italia, fu ben lieto di apportare modifiche, addolcimenti, soppressioni di scene: in quegli anni si poteva trasgredire, ma solo all'estero.
Forse Vadim era un artigiano che se la tirava troppo da artista, pagando di persona. Altri, meno fantasiosi, meno estrosi, ma più prudenti, sono riusciti a raccontarcela prendendoci in giro più di Vadim, che aveva il coraggio di osare: testi, temi, donne, musiche, costumi, viaggi. In questo vedo la natura russa originaria di Roger Plemiannikov detto Vadim: si può anche sbagliare, per eccesso però, non per difetto.

venerdì 20 aprile 2007

Cruel Intentions

Cruel Intentions di Roger Kumble (1999) Con Sarah Michelle Gellar, Ryan Philippe, Reese Witherspoon, Selma Blair, Joshua Jackson, Sean Patrick Thomas, Tara Reid Musica: Ed Shearmur Fotografia: Theo van de Sande (97 minuti) Rating IMDb: 6.5
Solimano
Non ci volevo credere: Sarah Michelle Gellar nella parte della Merteuil, Reese Whitherspoon come Madame Tourvel, Selma Blair come Volanges, cambiando un po’ i cognomi, ma la storia è quella di Laclos, con un certo Ryan Philippe a fare Valmont. Come appaiono nella foto in bianco e nero, tutti e quattro col loro bell’aspetto da palestrati, le donne, anche se molto giovani, già preda dei chirurghi estetici, dopo i ventiquattro anni sembra che tutte ci siano già passate. Ho pensato che tanto valeva che un produttore italiano entrasse nella casa del Grande Fratello mettendo in palio i vari ruoli, con nomination, annessi e connessi, così avremmo avuto anche l’edizione italiana, che sarebbe ora che noi dicessimo la nostra se non altro perché Laclos è morto a Taranto nel 1803. Trovarono anche un regista giovane, sui trentacinque, Roger Kumble, e nel 1999 uscì il film. Siccome andò bene al botteghino, fecero Cruel Intentions 2 (presequel) e Cruel Intentions 3 (sequel): come marketing erano nel quadrante della matrice di Boston che si chiama “Mungere la vacca”, e la munsero. Mi sarebbe comodo continuare con l’ironia, ma non sarei onesto, perché quando ho visto il film ero diviso fra risate e ammirazione. Una incredibile sfacciataggine portata avanti con professionalità coerentissima. Immaginate Merteuil e Valmont fratellastri perché il padre dell’uno ha sposato la madre dell’altra, lei che desidera la Jaguar di lui, lui che desidera lei. Immaginate che la decisone sia affidata al fatto che lui riesca a farsi la figlia del preside del college, una che nell’intervista dice che la verginità è un valore che si dona solo quando si incontra quello che se la merita; c’è un’altra ragazza che fa ombra perché fila con l’ex moroso della Merteuil, e seducendola si punirebbe lui. L’ambiente è quello della New York straricca tra liceo e università, poi ci sono anche le opportune modernizzazioni, non manca il nero bello e c’è persino il bacio saffico fra Gellar e Blair, che in Italia hanno tagliato perché non si voleva che il film fosse vietato ai minori. Rimane che Ryan Philippe s’innamora di Reese Witherspoon, ne consegue il contrasto fra i fratellastri, come succede in Laclos, solo che questa operazione così lustra, patinata, colorata, musicata, moderna, postmoderna non può rinunciare al lieto fine: i buoni vanno premiati ed i cattivi puniti. La cattiva, cioè la Gellar, viene un po’ sputtanata in una di quelle riunioni scolastiche che nei college servono a capire chi ha il boccino in mano. Ryan Philippe invece diventa buono e Reese è tutta contenta. Non scorre sangue, solo un po’ di droga ogni tanto. Tutto - dialoghi, sguardi, vestiti, macchine, case, letti, musiche, toccamenti - perfettamente finalizzato al target: i giovani attorno ai vent’anni (anche meno) dei paesi ricchi, che hanno i soldi e la voglia per andare al cinema ed identificarsi con eroi ed eroine loro, già quelli dei trentenni sono off. Manca del tutto, ovviamente, la profondità di Laclos, del sistema Laclos, ma c’è vivacità di dialoghi, di movimenti, di combinazioni, di trovate, di sorprese, come una coloratissima vita tutta di superficie, in cui l’interiorità è solo un suggeritore che se ne sta nella sua buca: conta solo la scena, con gli attori intenti a rubarsi le parti. Difatti sono sorti i fan club: quelli per Sarah, quelli per Ryan, quelli per Reese. Qualcuno dice che Selma Blair è stata scelta perché assomiglia Monica Lewinsky, non ci sarebbe da meravigliarsene, visto il contesto. Su IBS, sito in genere frequentato da gente che legge, sono arrivati a frotte, per votare 5/5 il DVD. Qui ci starebbe la geremiade del dove andremo a finire di questo passo. Ma di fondo non la vedo così, perché so come andrà a finire: qualcuno dei tifosi e delle tifose di oggi, quando si avvicineranno ai trent’anni, cioè alla vecchiaia senza speranza - così pensano e penseranno - troverà in qualche book shop il testo di Laclos, magari modernizzato con in copertina Sarah o Ryan. Lo comprerà un po’ curioso un po’ no e leggendolo si renderà conto - se supererà le prime pagine - che su questo pianeta esistono molte cose che non sapeva, ad esempio che fare i conti con le dominanze è più difficile che fare i conti con gli amplessi. Senza la geniale e gaglioffa operazione di Cruel Intentions non l’avrebbe mai saputo.

mercoledì 11 aprile 2007

Valmont (1)

Valmont di Milos Forman (1989) Da "Les liaisons dangereuses" di Choderlos de Laclos, sceneggiatura di Jean-Claude Carrière Con Colin Firth, Annette Bening, Meg Tilly, Fairuza Balk, Jeffrey Jones, Henry Thomas, Sian Phillips, Fabia Drake Musica di Christopher Palmer, Divertimento K240 diMozart, Quartetto op.50 n.5 di Haydn, Te Deum di Charpentier Fotografia di Miroslav Hondrìcek (137 minuti) Rating IMDb: 6.9
Solimano
Il film di Milos Forman uscì proprio un anno dopo di quello di Stephen Frears, ma li vidi entrambi diverso tempo dopo, a breve distanza l'uno dall'altro. Sotto l'analogia del derivare dallo stesso imbattibile libro e della ambientazione nel '700, Forman e Frears sono molto differenti. Forman non ha un culto per Laclos, lo usa per dire cose sue e arriva a Laclos con la mediazione di opere teatrali e della sceneggiatura. Sceglie interpreti più giovani e allora meno noti. Appena può, cerca l'aria, lo spazio, il movimento, la natura. Anche la festa e l'erotismo: la seduzione di Cécile è assolutamente carnale, aiuta le giovinezza prepotente di Fairuza Balk, che aveva quindici anni al tempo del film, e l'allegria seduttiva di Colin Firth, che non persegue teoremi ma usa le mani. Forman cerca a suo modo il lieto fine, credo gli sia costato far morire il suo Valmont, ma rimedia facendo sposare Cécile col marito scelto dalla madre (e Cécilie aspetta un piccolo Valmont) e la Tourvel vivrà un suo corretto ménage con suo marito -che in Laclos non compare mai. Il fatto stesso che Colin Firth e Meg Tilly si siano innamorati durante le riprese è coerente con ciò che voleva Forman: amori un po' sopra le righe, tradimenti non solo per il gusto di tradire ma per il piacere che sia quella precisa persona a stare con te. Amori naturali, come se non esistesse il grande scontro delle dominanze di Laclos.

Solo che le dominanze non le ha inventate Laclos, se ne è solo accorto. Le dominanze esistono in natura e non si possono cancellare con una corsa a cavallo, una colazione sul prato, nudità esperte o ingenue - quindi ancora più esperte. Una operazione ad usum delphini, quella di Forman, per accontentare un pubblico che ama la malizia non come teorema, ma in quanto chiave per entrare nella stanza giusta al momento giusto. Chissà, Forman può avere una sua ragione, anche rispetto a Laclos. C'è, nel grande libro, il piacere e la giocosità delle seduzioni e degli amplessi: la Merteuil sa prendersi comunque Prevan prima di farlo buttar fuori dai servi, recitando la parte dell'offesa. Non è un caso che tutto l'episodio sia stato ignorato sia da Frears che da Forman, Prevan era un Valmont meno sistematico, ma più essenziale, meglio non fare ombra a Valmont dando invece spazio al giovane Danceny che ombra non fa, sarà il vincitore di domani, quando si chiuderanno i libri e si apriranno le opportunità.

Ecco, Danceny trionfa, a pensarci, alla fine si prende la Merteuil, si prende Cécile -non più vergine, una seccatura in meno- e fa fuori Valmont. Il futuro è suo, non scalerà la faticosa montagna del vizio elevato a teorema, ne percorrerà compiaciuto le strade amene. L'essere Cavaliere di Malta lo salverà dal matrimonio. Bel ruolo, quello di Danceny, come quello di Fortebraccio nell'Amleto: quello di chi vince nella realtà concreta, che esiste, per quanto la si neghi, o per virtù o per vizio.

martedì 3 aprile 2007

Le relazioni pericolose

Dangerous Liaisons di Stephen Frears dal romanzo epistolare di Choderlos de Laclos (1988) Con Glenn Close, John Malcovich, Michelle Pfeiffer, Uma Thurman, Keanu Reeves, Laura Benson Musica di George Fenton (anche Gluck) Fotografia di Philippe Rousselot (119 minuti) Rating IMDb: 7.6
Solimano
Il cinema e la letteratura, uffa! Nel senso che l'esercizio è meglio il libro è meglio il film è vecchio come i fratelli Lumière e non porta da nessuna parte, se non ad andare al cinema da grilli parlanti, perdendo il meglio - o il peggio - che scorre sullo schermo. Ma quando c'è un film tratto da Laclos lo vedo comunque, mi basta la gioia di entrare in contatto per l'ennesima volta con un libro che amo per tanti motivi, tutti giusti. L'ho letto quattro volte, il grande libro, l'ultima di recente - finalmente adagio. L'anno prossimo ho già deciso che lo leggerò la quinta volta, però in francese così andrò ancora più adagio. Quindi andai a vedere il film di Stephen Frears contento e curioso, perché rivedere in azione Valmont e la Marquise, Cécilie e la Tourvel mi bastava.
Solo che il film di Frears di per sé mi piacque. Si vede che Frears ama veramente Laclos, lo si vede nel bene e nel male. Ha raffrenato il suo talento che aveva dell'eversivo ed ha rispettato con scrupolo Laclos: non gli ha fatto dire quello che non dice e non l'ha censurato in quello che dice con più durezza. Così ha rischiato l'accademia, ma se si ama il Settecento è difficile renderlo algido, vedremo prima o poi il caso di Kubrick con Barry Lyndon. Quindi la marchesa Meurteil è cattivissima, Valmont lucido, salvo quando è preso - e viene preso, lo sappiamo - la Tourvel un angelo terrestre, Cécilie una machine à plaisir, però ingenua e in fondo decisa, sa sempre quello che vuole: Danceny, Valmont, chissà, anche la Meurteil (c'è questo lato, in Laclos). Solo che le Cécilie e Madame Tourvel che ho in mente io non hanno l'aspetto e il modo della Thurman e della Pfeiffer - bellissime entrambe - ma l'errore è il mio: c'è del Valmont e della Marquise, della Volanges e della Tourvel in ogni persona che incontriamo per strada, a non scordare anche Danceny, Prévan, Emilie - femme de plaisir - e quel Leporello però audace, non pauroso, che è Azolan, che ha la sua da dire non da servo sciocco. Stephen Frears con questo film ha fatto una ottima azione verso di noi, che amiamo Laclos. Non so se l'abbia fatta verso se stesso, il suo modo, quello che è lui, inteso come Stephen. Però ora so che ama anche lui Laclos, più siamo meglio è.