12 Angry Men di Sidney Lumet (1957) Storia e sceneggiatura di Reginald Rose Con Henry Fonda, Martin Balsam, Lee J. Cobb, E.G. Marshall, Jack Klugman, Jack Warden Musica: Kenyon Hopkins Fotografia: Boris Kaufman (96 minuti) Rating IMDb: 8.7Giuliano
Prendere tutti i dati che abbiamo a disposizione, metterli in ordine su un tavolo, guardarli bene e ragionarci sopra. Per me era la norma: ho fatto per tanti anni l’analista chimico, sia pure a livelli bassi – e se lo si fa avendo coscienza di cosa si sta facendo, diventa quasi naturale trasporre nella vita comune questo continuo selezionare e pesare e osservare.
Certo, non è facile decidere in un attimo, come facciamo tutti i giorni; anzi, di solito è proprio l’opposto, cediamo sempre al primo impulso che ci passa per la testa. A volte è proprio quello che serve, altre volte (il più delle volte) si rischia di combinare un guaio, per stanchezza o per esasperazione o per troppa approssimazione. La persona razionale, analitica, spesso è guardata con sospetto e con aperta antipatia: è lenta, noiosa, pesante; ma se è così semplice, la soluzione la vedono tutti, non stiamo lì a perdere tempo...
E’ quello che capita a Henry Fonda, chiamato a far parte di una giuria in un pomeriggio afoso, proprio mentre si sta giocando la finale del campionato di baseball. La questione è chiara, l’imputato è da condannare, bastano dieci minuti, dov’è il problema? Ma la decisione va presa all’unanimità, e Fonda vota contro: vota per l’assoluzione. Alla fine del film, ragionando su ogni elemento e cercandone dei nuovi, si scoprirà la verità e il verdetto sarà ribaltato...
Un film di impianto teatrale, tutto chiuso in una stanza, con “dodici uomini arrabbiati” a discutere tra di loro. Una scommessa, per un regista: e una scommessa riuscita, perché il film è molto avvincente. Gran parte del merito va agli attori, tutti caratteristi di grande valore tranne la “star” Henry Fonda; e oserei dire che il soggetto non conta, conta come viene trattato in fase di sceneggiatura, e conta molto quello che c’è dietro.
Tanti anni fa mi piaceva leggere di neurologia: quel che posso, non sono all’altezza dei grandi discorsi. Ho però imparato che il cervello dell’uomo ha tre livelli, tre differenti stadi dell’evoluzione: c’è il cervello più antico, quello più interno, che sovrintende ai grandi stimoli vitali, importantissimi: fame, sete, sesso, fuga, combattimento. E’ con questa parte del cervello, che abbiamo in comune con i rettili e gli uccelli, che prendiamo la maggior parte delle nostre decisioni. Poi c’è la seconda “estensione” del cervello, che comincia a comprendere ragionamenti più complicati, anche astratti: e lo condividiamo con la maggior parte dei mammiferi, cani e gatti compresi. E, infine, lo strato più esterno, la corteccia, che abbiamo solo noi e qualche scimmia antropomorfa, e i delfini. E’ questa la vera sede del pensiero, ed è con questa che dovremmo ragionare per poter essere classificati a ragione tra gli esseri umani. E’ invece la parte del cervello che teniamo più volentieri spenta, perché crea parecchi problemi. E’ infatti molto più semplice tagliare corto: impiccare i ladri di cavalli al primo albero, senza perdere tempo in processi; dare fuoco all’accampamento degli zingari, sparare nel mucchio e chi prendo prendo, scrivere svastiche sui muri e prendere a cannonate le barche degli immigrati, e via con tutti gli esempi che volete. Non si risolve niente con la pena di morte, ormai lo sappiamo: esiste da sempre, e non si è mai smesso di uccidere e di rubare; ma per farlo capire agli altri che sono chiusi con noi nella stessa stanza dobbiamo sudare molto, e se non siamo bravi e pazienti come Henry Fonda non ce la faremo mai. Io, per conto mio, mi sono già arreso; spero che voi siate messi meglio di me, perché il lavoro da fare è tanto e bisogna essere forti.
Prendere tutti i dati che abbiamo a disposizione, metterli in ordine su un tavolo, guardarli bene e ragionarci sopra. Per me era la norma: ho fatto per tanti anni l’analista chimico, sia pure a livelli bassi – e se lo si fa avendo coscienza di cosa si sta facendo, diventa quasi naturale trasporre nella vita comune questo continuo selezionare e pesare e osservare.
Certo, non è facile decidere in un attimo, come facciamo tutti i giorni; anzi, di solito è proprio l’opposto, cediamo sempre al primo impulso che ci passa per la testa. A volte è proprio quello che serve, altre volte (il più delle volte) si rischia di combinare un guaio, per stanchezza o per esasperazione o per troppa approssimazione. La persona razionale, analitica, spesso è guardata con sospetto e con aperta antipatia: è lenta, noiosa, pesante; ma se è così semplice, la soluzione la vedono tutti, non stiamo lì a perdere tempo...
E’ quello che capita a Henry Fonda, chiamato a far parte di una giuria in un pomeriggio afoso, proprio mentre si sta giocando la finale del campionato di baseball. La questione è chiara, l’imputato è da condannare, bastano dieci minuti, dov’è il problema? Ma la decisione va presa all’unanimità, e Fonda vota contro: vota per l’assoluzione. Alla fine del film, ragionando su ogni elemento e cercandone dei nuovi, si scoprirà la verità e il verdetto sarà ribaltato...
Un film di impianto teatrale, tutto chiuso in una stanza, con “dodici uomini arrabbiati” a discutere tra di loro. Una scommessa, per un regista: e una scommessa riuscita, perché il film è molto avvincente. Gran parte del merito va agli attori, tutti caratteristi di grande valore tranne la “star” Henry Fonda; e oserei dire che il soggetto non conta, conta come viene trattato in fase di sceneggiatura, e conta molto quello che c’è dietro.
Tanti anni fa mi piaceva leggere di neurologia: quel che posso, non sono all’altezza dei grandi discorsi. Ho però imparato che il cervello dell’uomo ha tre livelli, tre differenti stadi dell’evoluzione: c’è il cervello più antico, quello più interno, che sovrintende ai grandi stimoli vitali, importantissimi: fame, sete, sesso, fuga, combattimento. E’ con questa parte del cervello, che abbiamo in comune con i rettili e gli uccelli, che prendiamo la maggior parte delle nostre decisioni. Poi c’è la seconda “estensione” del cervello, che comincia a comprendere ragionamenti più complicati, anche astratti: e lo condividiamo con la maggior parte dei mammiferi, cani e gatti compresi. E, infine, lo strato più esterno, la corteccia, che abbiamo solo noi e qualche scimmia antropomorfa, e i delfini. E’ questa la vera sede del pensiero, ed è con questa che dovremmo ragionare per poter essere classificati a ragione tra gli esseri umani. E’ invece la parte del cervello che teniamo più volentieri spenta, perché crea parecchi problemi. E’ infatti molto più semplice tagliare corto: impiccare i ladri di cavalli al primo albero, senza perdere tempo in processi; dare fuoco all’accampamento degli zingari, sparare nel mucchio e chi prendo prendo, scrivere svastiche sui muri e prendere a cannonate le barche degli immigrati, e via con tutti gli esempi che volete. Non si risolve niente con la pena di morte, ormai lo sappiamo: esiste da sempre, e non si è mai smesso di uccidere e di rubare; ma per farlo capire agli altri che sono chiusi con noi nella stessa stanza dobbiamo sudare molto, e se non siamo bravi e pazienti come Henry Fonda non ce la faremo mai. Io, per conto mio, mi sono già arreso; spero che voi siate messi meglio di me, perché il lavoro da fare è tanto e bisogna essere forti.