lunedì 28 maggio 2007

Orizzonti di gloria

Paths of Glory di Stanley Kubrick (1957) Sceneggiatura di Humphrey Cobb, Stanley Kubrick, Calder Willingham, Jim Thompson Con Kirk Douglas, Ralph Meeker, Adolphe Menjou, George Macready, Wayne Morris, Richard Anderson, Christiane Kubrick Musica: Gerald Fried Fotografia: Georg Krause (87 minuti) Rating IMDb: 8.5
Giuliano
"Orizzonti di gloria" è un film del 1957, e fu diretto da Stanley Kubrick. E' uno dei più grandi film della storia del cinema, e mi dispiace vederlo dimenticato, al di là dei meriti artistici, perché la storia che racconta è una di quelle che non perdono mai d'attualità. Siamo nella Prima Guerra Mondiale, sul fronte francese; un generale pazzo, per suoi calcoli personali di carriera, ordina un attacco impossibile: e invano il colonnello Dax (interpretato da Kirk Douglas) tenta di impedire un inutile massacro. Il generale ritiene che l'ordine non sia stato eseguito, per codardia: e la Corte Marziale ordina una punizione esemplare. Tre soldati sono sorteggiati, a caso, e verranno fucilati dopo un processo sommario. Il film è la storia di questo processo, nel quale invano il colonnello Dax, in veste di avvocato, cercherà di difendere i suoi soldati innocenti.Una storia agghiacciante, e anche amara, raccontata in modo esemplare da Stanley Kubrick: che a questi temi teneva molto e ci tornerà sopra, in seguito, con altri film indimenticabili.Che cosa ci vuol dire Kubrick? Provo a riassumere (ma il film è molto più complesso): che il mondo in cui viviamo è basato, e sono fondamenta molto forti, proprio sull'ordine militare. Il capo è il Capo, e un Ordine non si può discutere, perché si rischia il crollo di tutto il sistema. Poco importa che il capo sia in realtà un povero disgraziato, o addirittura un folle: l'ordine va eseguito, e senza discutere. "Il dottor Stranamore" , che invece qualcuno si ricorda più facilmente, è di pochi anni successivo, ed è lo stesso film girato però in modo caricaturale: si ride, ma è ancora più agghiacciante perché stavolta i pazzi hanno in mano la bomba atomica.Parlo di questo film perché gli avvenimenti recenti (quelli miei personali e quelli che vediamo al telegiornale) mi hanno riproposto un pensiero che purtroppo mi torna spesso a galla: a molta gente questo mondo piace. A molti piace la mentalità da caserma (con tutto il rispetto per i soldati veri, naturalmente), dove tutto è in ordine e c'è un capo che pensa per noi e al quale bisogna ubbidire, non importa quale sia l'ordine.Mi fermo, perché questi sono temi degni di un saggio, e di quelli ponderosi; ma magari ci si può tornare sopra, più avanti.

4 commenti:

Solimano ha detto...

Per me, il momento indimenticabile è quando la giovane tedesca canta intimorita in una specie di osteria fra le urla e gli sghignazzi che pian piano si placano e tutti ridiventano uomini.
Pochi minuti di una amozione che si ricorda per sempre.
La giovane, l'anno dopo sposò Kubrick e restò con lui tutta la vita, facendo anche una piccola parte nel suo ultimo film.

saludos
Solimano

Anonimo ha detto...

Non ho mai visto questo film, quindi intervengo perchè ciò che scrive Giuliano mi sollecita. Mi sollecita perchè è un film sulla guerra o meglio sulla pazzia della guerra e come dice Solimano sulla grande guerra i film sono pochi. Mi stuzzica capire in che modo Kubrick affronta il tema e, magari, raffrontarlo con Uomini contro.
Poi c'è il tema della pazzia. Pazzia di un solo generale o pazzia dell'uomo? I massacri inutili in quella guerra furono l'ordinaria amministrazione. Mi intriga, appunto, capire se la pazzia del generale è un paradigma o se è la "storia" su cui è innervato il film. Poi da ultimo c'è il tema del comando o come dice Giuliano della società organizzata similmilitarmente. Anche qui si apre una prospettiva molto ampia che consente di dire molto. Solo un anticipo caro Giuliano: la struttura gerarchica è evitabile? O in altri termini la democrazia è compatibile con le strutture produttive che si organizzano per raggiungere uno scopo? Rimaniamo nel campo del cinema: anche il film è il prodotto di una struttura organizzata, ma chi è che prende le decisioni? Può un film essere fatto senza una struttura gerarchica alla cui cima siede il regista?

Solimano ha detto...

Lodes le gerarchie non derivano solo dalla struttura produttiva, sono ancora a monte, fanno parte della struttura dell'uomo nudo e crudo.
Ricordo un documentario singolare dei tempi del libretto rosso di Mao, che sosteneva che le strutture gerarchiche non c'erano più, ed in secondo piano si vedevano dei maschetti di due anni che si picchiavano per un giocattolo.
La democrazia non è naturale, ma culturale, la gerarchia è naturale e la democrazia trova spazio solo se le condizioni al contorno lo consentono.
Per la prima guerra mondiale, di film ne hanno fatto pochi per un motivo: o scegli di mentire consolando, e nessuno va a vedere un film noioso e falso di partenza, o dici delle verità, e ti saltano addosso tutti, novanta anni dopo (!) per lesa patria.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Caro Lodes, il tema è di quelli importanti. Kubrick lo affronta molto bene, anche troppo...(Purtroppo le mie osservazioni sono anche molto personali, nel senso che sono proprio mie: la grande disillusione, potrei chiamarle - visto che parliamo di cinema).