domenica 20 dicembre 2009

La pittura nel cinema: Giulietta e Romeo (3)

Susan Shentall (Giulietta)

Giulietta e Romeo (1954) di Renato Castellani Da "Romeo and Juliet" di William Shakespeare, Adattamento di Renato Castellani Con Laurence Harvey (Romeo), Susan Shentall (Giulietta), Flora Robson (La Nutrice), Norman Wooland (Paride), Mervyn Johns (Frate Lorenzo), John Gielgud (Il Coro), Bill Travers (Benvolio) Sebastian Cabot (Capuleti), Lydia Sherwood (Madonna Capuleti), Ubaldo Zollo (Mercuzio), Enzo Fiermonte (Tebaldo), Elio Vittorini (Principe di Verona), Giulio Garbinetto (Montecchi), Nietta Zocchi (Madonna Montecchi), Thomas Nicholls (Frate Giovanni), Mario Meniconi (Baldassarre), Pietro Capanna (Sansone), Luciano Bodi (Abramo), Dagmar Josipovitch (Rosalina) Musica: Roman Vlad Fotografia: Robert Krasker Costumi: Leonor Fini (138 minuti) Rating IMDb: 6.8

Solimano

Ho scritto qualche tempo fa due post sul film "Giulietta e Romeo" (1954) di Renato Castellani per la vista logica La pittura nel cinema. In quei post mi ero dedicato soprattutto alla individuazione di precise corrispondenze fra immagini del film e dipinti. Ora svolgo un lavoro diverso (anche se non del tutto): cogliere corrispondenze più generali, quindi osservare come le visioni pittoriche di alcuni pittori hanno in un certo senso permeato la realizzazione del film di Castellani, che durò sei anni. In questo post considero quattro pittori italiani del Quattrocento: Piero della Francesca, Mantegna, il Ghirlandaio e il Carpaccio.



Piero della Francesca: Salomone e la Regina di Saba
(particolari) c.1452 Chiesa di San Francesco, Arezzo

E' l'affresco di Piero della Francesca con Salomone e la Regina di Saba, pur nelle differenze rappresentative, ad ispirare Castellani, specialmente nella figura di Giulietta. La differenza è legata soprattutto al modo rappresentativo del cinema, lontano dall'impassibilità di Piero, ma il collegamento esiste, come si vede nelle due immagini sottostanti.


Nella prima immagine, Giulietta (Susan Shentall), che non ha ancora conosciuto Romeo, sta spiando con la madre e con la nutrice l'arrivo del Conte Paride (Norman Wooland), che chiederà di sposarla. Nella seconda immagine Giulietta si sta sposando con Romeo. I due si guardano attraverso una grata nel convento di Frate Lorenzo (Mervyn Johns), che officia il matrimonio.


Andrea Mantegna: La Corte di Mantova (particolari)
1471-74 Palazzo Ducale, Mantova

Negli affreschi di Andrea Mantegna nella Camera degli Sposi o camera picta (comunque la si voglia chiamare) l'attenzione di Renato Castellani e di chi lo consiglia si rivolge soprattutto alla rappresentazione della Corte di Mantova, come si vede qui sotto nelle immagini di due scene diverse del film.


Nella prima immagine, all'inizio della festa in casa Capuleti, Tebaldo (Enzo Fiermonte) viene a sapere che alla festa è presente anche Romeo. Nella seconda immagine, Romeo (Laurence Harvey), che è stato condannato all'esilio dopo l'uccisione di Tebaldo, sta partendo per Mantova e saluta un appartenente alla famiglia Montecchi.

Domenico Ghirlandaio: Esequie di Santa Fina
1473-75 Collegiata, San Gimignano

Domenico Ghirlandaio: L'angelo appare a Zaccaria (particolare)
1486-90 Cappella Tornabuoni, Santa Maria Novella, Firenze

Domenico Ghirlandaio: Visitazione (particolare) 1486-90
Cappella Tornabuoni, Santa Maria Novella, Firenze

Domenico Ghirlandaio è ben presente a Renato Castellani. Il suo modo illustrativo è congeniale al suo modo di vedere. Come riferimento diretto, credo che si possa indicare l'immagine qui sotto, che è molto vicina alla rappresentazione delle donne che assistono alla Visitazione.

Tebaldo è stato ucciso da Romeo, e Giulietta sta lottando con la madre per riuscire a non sposare il conte Paride.

Vittore Carpaccio: L'arrivo degli ambasciatori inglesi (part)
1495-1500 Storie di Sant'Orsola Gallerie dell'Accademia, Venezia



Nel film di Renato Castellani, il processo dopo l'uccisione di Tebaldo, che ha come location il cortile del Palazzo Ducale di Venezia, richiama uno degli episodi delle Storie di Sant'Orsola di Vittore Carpaccio: l'arrivo degli ambasciatori inglesi.

Vittore Carpaccio: Il sogno di Sant'Orsola
1495-1500 Storie di Sant'Orsola Gallerie dell'Accademia, Venezia


Il sogno di Sat'Orsola viene richiamato nel film in modo singolare: l'inviato a Mantova di Frate Lorenzo si trova di fronte ad un malato di peste e quindi non potrà tornare in tempo a Verona.

Vittore Carpaccio: La visione di Sant'Agostino(part)
1502 Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, Venezia

La cella monacale in cui si svolge la visione di Sant'Agostino del Carpaccio ispira la cella di Frate Lorenzo nel film di Castellani.

Vittore Carpaccio: Madonna leggente 78x51 cm
1505-10 National Gallery of Art, Washington

giovedì 17 dicembre 2009

Le immagini di Pinocchio (4)

Cecco Mariniello (1998)

Solimano

Ed ecco il quarto ed ultimo post con le immagini di Pinocchio. Ultimo per il momento, non si può mai dire: chi vuol esser lieto, sia / di doman non c'è certezza.
Il magnifico libro da cui ho tratto le immagini è "Pinocchio e la sua immagine", pubblicato nel 1981 (Editore Giunti Marzocco). Fu edito nell'occasione della mostra omonima che si tenne per il primo centerario della scrittura di "Pinocchio" di Collodi (Carlo Lorenzini).
L'edizione che ho trovato nella Biblioteca di Lissone è quella del novembre 2006.
Il saggio introduttivo, intitolato "La corsa del Briccone" è di Antonio Faeti. L'impianto generale, col saggio "Uno, nessuno, centomila" e con le ampie schede sui singoli illustratori si deve a Valentino Baldacci e Andrea Rauch, che nel 1981 erano rispettivamente segretario generale e direttore artistico del Centenario di Pinocchio.
Sotto le immagini, inserisco citazioni dei testi di Valentino Baldacci e Andrea Rauch.

Roland Topor (1972)

Topor ebbe infatti a dichiarare: "Io l'adoro questo burattino. E' l'unico personaggio letterario moderno, attuale, vero, con le sue curiosità, le sue viltà. E poi quel naso non le sembra un pene, il simbolo della crisi del maschio? Lo guardi quel Pinocchio con quell'aria dimessa e arresa e quel gran naso floscio, in ammirazione della Fatina".

Attilio Cassinelli (1981)

Le figure, pur alludendo evidentemente ai personaggi classici di Collodi, sono estremamente stilizzate e utilizzano un segno che tende a condensare le immagini in una serie di figure geometriche accostate fra loro. Questo geometrismo non produce però, come si potrebbe temere, un'impressione di freddezza e staticità...
Sono colori decisi, forti anche quando vengono usati toni neutri, che sottolineano con garbo ma anche con precisione il carattere dei personaggi.

Lorenzo Mattotti (1991)

Nei disegno di Mattotti tutto diventa volume, acquista peso e sostanza. I personaggi si fondono nel paesaggio, oppure se ne sollevano, ma il gioco delle ombre, dei movimenti, dei corpi, tende a creare un tutt'uno di grande spessore.

Roberto Innocenti (1992)

Le illustrazioni di Innocenti sono un grande affresco della Toscana contadina e paesana, dei suoi modi di vita, quotidiani e straordinari. Un brulichio continuo di piccoli fatti, di notazioni minime, che definiscono per sommatoria tutto un ambiente.
...
D'altra parte è la Toscana dove affondano le radici dell'artista: "... Ho girato mezza Toscana, per fotografare pezzi di muratura, viottoli senza meta, muretti che non servono a nulla, case abbandonate..."

Emanuele Luzzati (1996)

Una edizione delle Avventure in cui i personaggi perdono spessore nella finzione generale del teatro che è il vero indiscusso protagonista. Disegno dopo disegno si capisce e si dichiara sempre l'esistenza di un regista-burattinaio che, occhieggiando da dietro le quinte o tirando i fili dal'alto, determina e decide gli esiti della rappresentazione.

Nicoletta Ceccoli (2001)

Ogni nuovo disegno della Ceccoli, mentre ne ammiriamo la perfezione formale, scava nelle nostre ansie, in paure infantili mai superate; ci mostra quanto quel meraviglioso luogo sia soltanto l'abisso delle nostre paure. Vorremmo fuggire da quel posto, ma non ci basta l'animo di lasciar là quel povero Pinocchio, ragazzo birichino ma 'buono di cuore' che, dell'universo sghembo e perfetto di Nicoletta Ceccoli, è vittima predestinata e inevitabile.

Antonio Bobò (2003)

Il burattino è ambiguo, quasi femminile, si muove con cadenze di danza, eleganti e vezzose, e anche gli altri personaggi... non si vergognano a mostrare un'anima femminile che aggiunge spessore e offre chiavi di interpretazioni inusuali alla storia.

Sergio Romano Rizzato (1965)

mercoledì 16 dicembre 2009

Le immagini di Pinocchio (3)

Jacovitti-Longato (1943)

Solimano

Questo è il terzo post con le immagini di Pinocchio che ho trovato alla Biblioteca di Lissone nel libro "Pinocchio e la sua immagine" (1981) (Editore Giunti Marzocco), e che fu edito nell'occasione della mostra omonima che si tenne per il primo centerario della scrittura di "Pinocchio" di Collodi (Carlo Lorenzini).
L'edizione è quella del novembre 2006.
Il saggio introduttivo, intitolato "La corsa del Briccone" è di Antonio Faeti. L'impianto generale, col saggio "Uno, nessuno, centomila" e con le ampie schede sui singoli illustratori si deve a Valentino Baldacci e Andrea Rauch, che nel 1981 erano rispettivamente segretario generale e direttore artistico del Centenario di Pinocchio.
Sotto le immagini, inserisco citazioni dei testi di Valentino Baldacci e Andrea Rauch.

Fiorenzo Faorzi (1946)

La drammaticità o qualunque forma di tensione interiore sono del tutto assenti. Tutti i personaggi sono giovani, eternamente giovani, e felici: la Fatina è una brava giovinetta; il Carabiniere da operetta non sembra proprio aver molti punti di contatto né con quelli di Chiostri né con quelli di Mussino; il rivenditore di panni usati è un ridacchiante e simpatico ometto.... perfino il Gatto e la Volpe sono simpatici...

Vsevolod Nicouline (1944)

La puntigliosità, il decorativismo, quasi, con cui Nicouline affronta Pinocchio non si risolve però in un'interpretazione particolare ma semmai nella riconferma dei valori propri, culturali e etnici, dell'artista. Così la Fata dai Capelli Turchini diventa una sorta di Regina delle Nevi, il Teatro dei Burattini è posto suklle rive di un "qualcosa" che benissimo potrebbe essere il Mar Baltico e i marinai che fuggono dopo l'intervento del Pesce-cane hanno una parentela, diremmo fraterna, con quelli dell'incrociatore Potëmkin.

Bruno Angoletta (1951)

Le figurine che vagano per il libro, sembrano in tutto e per tutto pupazzetti usciti dal "Corrierino".
Pupazzetti, però, niente affatto sereni: non più contadini ma ancora non cittadini anche se, in tutta l'illustrazione, si fa gran sfoggio di tube e cilindri e bombette, ancora violentemente e drammaticamente (si direbbe, se non sapessimo il mondo di Angoletta alieno da ogni esagerazione e esasperazione formale) sottoproletari.

Leonardo Mattioli (1955)

Alla base di tutto una lettura del testo tesa a catturarne più che le immagini, le suggestioni. Ne deriva un Pinocchio burattino che, quasi mazzantianamente, si offre al lettore solo come silhouette, tanto inafferrabile pare essere la sua essenza. Da qui una serie di notazioni di contesto apparentemente minori che costituiscono il tessuto connettivo, secondo Mattioli, dell'opera collodiana.

Vittorio Accornero (1964)

... la dimensione scenografica è l'aspetto più rilevante, negli esterni e negli interni. Sia gli uni che gli altri sono ampi, ariosi, caratterizzati da vaste prospettive. Se gli esterni vedono i personaggi muoversi sullo sfondo di lontane catene di monti. di filari di alberi, di colline ora dolci ora improvvisamente appuntite, sul cocuzzolo delle quali sta spesso appollaiato il 'paesello' di rigore, gli interni mostrano con evidenza l'abitudine a ricreare nello spazio, apparentemente ristretto ma talvolta anche sovrabbondante del palcoscenico, le situazioni più diverse...

Benito Jacovitti (2001)

Un'illustrazione zeppa di immagini e piena di significati, carica degli intermezzi (quasi sempre nel mezzo dell'azione a rallentare, ma anche a amplificare, la tensione narrativa) tipici del disegnatore molisano, fatti di battute di spirito, di freddure, di piccole ma continue gag...