martedì 27 gennaio 2009

I libri nel cinema: Il mercante di Venezia (3)

The Merchant of Venice di Michael Radford (2004) Dalla commedia di William Shakespeare, Sceneggiatura di Michael Radford Interpreti e personaggi: Al Pacino (Shylock), Jeremy Irons (Antonio), Joseph Fiennes (Bassanio), Lynn Collins (Porzia), Zuleikha Robinson (Gessica), Kris Marshall (Graziano), Charlie Cox (Lorenzo), Heather Goldenhersh (Nerissa), Mackenzie Crook (Lancillotto Gobbo), John Sessions (Salerio), Gregor Fisher (Salanio), Ron Cook (Il Vecchio Gobbo), Allan Corduner (Tubal), Anton Rodgers (Il Doge), David Harewood (Il Principe del Marocco), Antonio Gil (Il Principe d'Aragona) Musica: Jocelyn Pook (su parole di John Milton, William Shakespeare, Edgar Allan Poe) Fotografia: Benoît Delhomme Art Direction:Jon Bunker, Tamara Marini Set Decoration: Gillie Delap Costume Design: Sammy Sheldon (138 minuti) Rating IMDb: 7.2
Solimano
Il Principe del Marocco (David Harewood) e il Principe d'Aragona (Antonio Gil) sono stati sconfitti nella prova degli scrigni. Adesso tocca a Bassanio (Joseph Fiennes), ma c'è un antefatto, come sa chi ha letto il testo di Shakespeare: Bassanio arriva un po' di tempo prima della prova, e Porzia (Lynn Collins) e Bassanio, Nerissa (Heather Goldenhersh) e Graziano (Kris Marshall) hanno modo di conoscersi. Nella immagine in apertura di post si vede la nave di Bassanio che viaggia verso Belmonte, la residenza di Porzia.



In queste tre immagini si vede la gioia ed il turbamento di Porzia all'arrivo di Bassanio e l'aspetto di Bassanio e di Graziano appena giunti a Belmonte.
La traduzione dal testo di William Shakespeare è quella di Paola Ojetti (BUR, 1950). Inserirò il testo inglese nei commenti.

ATTO TERZO
Scena seconda

A Belmonte, in casa di Porzia. (Entrano BASSANIO, PORZIA, GRAZIANO, NERISSA e il seguito).
...

PORZIA Avanti, dunque! Dentro uno di essi io sto chiusa. Se mi amate, mi troverete. Nerissa e gli altri si scostino. La musica accompagni la sua scelta. Così, se perderà, la sua fine sarà come quella del cigno che si spegne nel canto; e perché il raffronto sia più preciso dirò che i miei occhi saranno il suo ruscello, anzi il suo liquido letto di morte. E se vincesse? Che sarebbe allora la musica? Sarebbe pari agli squilli di tromba che accompagnano gli inchini dei sudditi fedeli davanti al monarca appena incoronato; sarebbe uguale ai dolci suoni che sul far del giorno giungono lenti all'orecchio dello sposo sognante e lo chiamano alle nozze. Va, e, se non ha fierezza, ha tanto più amore del giovane Alcide che liberò la vergine offerta da Troia piangente quale tributo al mostro marino: io mi offro al sacrificio; le altre, discoste, sono le donne dardanie che, in lacrime, vengono ad assistere al resultato della prova. Vai, Ercole! che tu viva e io vivrò. Io che assisto alla battaglia sono più sgomenta di te che la combatti.



CANZONE
(mentre Bassanio osserva gli scrigni commentando tra sé)

Dove cresce il nostro amore,
nella testa oppur nel cuore?
Da chi ha vita e nuovo ardore
Dimmi dimmi:
Se dagli occhi è fecondato
dallo sguardo è poi allevato,
per spirare nella cuna dove bimbo prese fiato.
Suona a morto la campana,
Senti senti: din din don din.

TUTTI Din don campana.
BASSANIO Sì, l'apparenza può essere inferiore alla realtà. Gli ornamenti sempre ingannano l'uomo. Non v'è in tribunale una causa, per quanto losca e cattiva, della quale una voce piacente non riesca a mascherare il male. E in religione qual è l'eresia che un austero sembiante non riesca a consacrare e a giustificare con la citazione di un testo sacro? Il vizio più fondo si presenta sempre con qualche segno di virtù. Quanti vigliacchi col cuore più debole d'uno scalino di sabbia hanno sul mento una barba degna d'Ercole o dell'accigliato Marte, e in corpo un fegato più bianco del latte! Del valore non hanno che la schiuma, e vogliono farsi credere terribili. Considera la bellezza e vedrai che devi comprarla a peso; ma essa è tanto miracolosa che fa leggero chi più ne ha. Tali sono quelle ciocche d'oro, ricciolute e ondeggianti, che giocano libere col vento sopra un'artefatta bellezza, e spesso si sa che sono la dote di un'altra testa perché la cute che le nutrì è ormai nel suo sepolcro. L'ornamento è come la riva insidiosa davanti a un periglioso mare, è come un bel volto che nasconde un sembiante di negra, è insomma una finta verità con cui gli astuti intrappolano i saggi. Dunque, oro vistoso e duro cibo di Mida, te non ti voglio; e nemmeno voglio te, pallido e vile mezzano tra uomo e uomo; ma voglio te, povero piombo, usato più per minacciare che per allettare, voglio te perché il tuo squallore mi commuove più di tutta quell'eloquenza. Ti scelgo e sii tu la mia gioia.


PORZIA Ogni altra passione svanisce nell'aria: ansiosi pensieri, disperazioni improvvise, brividi di spavento e livide gelosie! Mòderati, amore; frena la tua estasi, tempera la tua gioia, rattieni i tuoi eccessi. Troppo grande è la tua benedizione: fa che tu sia minore e che non abbia a sopraffarmi.
BASSANIO Ma che cosa c'è qui?
(Aprendo lo scrigno di piombo) Il ritratto della bella Porzia? Quale semidio ha potuto arrivare tanto vicino alla creatura viva? Questi occhi si muovono? O sembrano muoversi solo perché si muovono i miei?


Ecco le sue labbra socchiuse e tra esse quel soffio che sa di miele, proprio di miele perché soltanto una dolce barriera potrebbe dividere due così dolci amici. Qui nei suoi capelli il pittore ha fatto come il ragno, tessendo con essi una maglia dorata per pigliarvi il cuore degli uomini più presto dei moscerini in una ragnatela. Ma questi occhi... Come ha potuto guardarli tanto a lungo da dipingerli così bene? Mi pare che appena uno ne fosse stato dipinto, esso da solo avrebbe avuto il potere di rubare tutt'e due gli occhi del pittore e di restare perciò scompagnato. Eppure, solo a guardarlo, l'oggetto della mia lode tradisce questo suo vano riflesso. tanto pallido al confronto della realtà. Ecco il foglio che contiene e rissume la mia fortuna.
(Legge)


Tu che hai scelto non la faccia,
Fu la tua scelta sicura:
Abbi tu degna ventura.
La fortuna che ti abbraccia
Ti dia pace e non tormenti.
Se con essa ti contenti,
Se felicità ne senti,
Corri alla tua donna, e, preda
Di un tuo bacio, si conceda.

Cortese foglio. Bella signora, permettete? (La bacia) Vengo, secondo quel che c'è scritto, a dare e a ricevere. Come uno di due che si contendano un premio, crede d'aver vinto, perché ode l'applauso e il grido unanime, ma ancora stordito teme che quel frastuono non sia per lui, così, signora tre volte bella, io dubito ancora che non sia vero quello che vedo, e dovete confermarmelo, firmarmelo, ratificarmelo voi.


domenica 25 gennaio 2009

Ritratti di signori: Jean-Louis Trintignant

Jean-Louis Trintignant

Un homme et une femme di Claude Lelouch (1966) Sceneggiatura di Claude Lelouch, Pierre Uytterhoeven Con Anouk Aimée, Jean-Louis Trintignant, Pierre Barouh, Valérie Lagrange, Antoine Sire, Souad Amidou, Henri Chemin, Yane Barry, Paul Le Person, Simone Paris, Gérard Sire Musica: Francis Lai su testi di Pierre Barouh Fotografia: Claude Lelouch (102 minuti) Rating IMDb: 7.7

Ermione del blog Serapione su Stanze all'aria

Siamo a Deauville, inverno; una leggera nebbia, mare grigio e mosso dal vento. Lelouch dipinge con buon mestiere il paesaggio e delinea i personaggi.: una lei elegante e sottile, Anne Gauthier (Anouk Aimée), un lui gentile ed ironico, Jean-Louis Duroc (Jean Louis Trintignant ).

La scena iniziale ci mostra Jean-Louis mentre, con occhiali scuri ed il Time aperto, impartisce istruzioni allo chauffeur, che dopo poco si scopre essere il figlio che, per gioco, è alla guida della sua auto. Un uomo gentile ed ironico, appunto. Lieve come solo i francesi sanno essere. Jean-Louis e Anne si conoscono per caso, si rivedono, chiacchierano, ridono, mentre vanno da Deauville a Parigi, da Parigi a Deauville. I primi piani in bianco e nero mostrano gli sguardi, i sorrisi, le esitazioni nei visi dei due. E in effetti, in un film tutto basato sulla finezza delle espressioni e la delicatezza dei sentimenti, Trintignant era l'interprete ideale, ed il personaggio di Jean-Louis Duroc sembra ritagliato su di lui, che tra l'altro anche nella vita era un appassionato pilota, come il protagonista del film.


Attore misurato, naturale, perfetto per certi ruoli, riesce sempre ad esprimere sentimenti e sottili stati d'animo con uno sguardo, un movimento della testa, un sorriso disarmante. Poi ha questa bellezza particolare, insieme dolce e torbida, che lo rende unico, estremamente affascinante, ancor più di altri attori pur bellissimi (penso ad Alain Delon, per esempio). Ho avuto la fortuna di incontrare Trintignant durante le riprese di "Il deserto dei tartari", un bel film di Valerio Zurlini del 1976. Il cast era incredibile: Gassmann, Noiret, Von Sydow, Perrin, Rabal, Terzieff...e poi lui, Jean Louis Trintignant, che già allora era il mio attore preferito. Gentilissimo, semplice, assolutamente antidivo, sempre con la sigaretta accesa, ispirava simpatia nella troupe, con cui si sforzava di parlare italiano. Mi disse dove alloggiava, un albergo in cima alla scalinata di Trinità dei Monti, e quanto amasse l'Italia. Naturalmente me ne innamorai perdutamente.


Ma torniamo al film. Durante una gita in barca con i figli, col vento impetuoso che scompiglia i capelli e la musica che incalza, il sentimento che avvicina Anne e Jean-Louis cresce, si fa più forte. Le mani si incontrano, sembra che vogliano stringersi, ma si ritraggono.

"Ti ho visto in TV. Ti amo" è il semplice telegramma che Anne spedisce a Jean-Louis mentre questi si trova a Montecarlo, alla fine di un rally. Lui sale in auto, corre nella notte invernale attraverso i 500 km che lo separano da Deauville, per raggiungerla; anche qui la macchina da presa coglie primi piani intensi di Trintignant ad indagare espressioni e stati d'animo. Impazienza, gioia, timori. Quando fanno l'amore sembra che una lastra di acciaio gelido si sia insinuata tra di loro: è il ricordo del marito morto che non lascia Anne anche mentre è tra le braccia di Jean-Louis. Poi , l'addio alla stazione, la corsa in macchina fino a Parigi dove i due si reincontreranno abbracciandosi, ed il finale aperto: cosa accadrà fra di loro?
Il film ebbe un successo clamoroso presso il pubblico, lasciando invece la critica freddina -lo è sempre stata, con Lelouch. In verità si regge tutto sull'interpretazione di Trintignant, che diventò immediatamente celebre ed amatissimo, un vero simbolo del cinema francese. E su quella di Anouk Aimée, di cui le donne imitarono la semplice ed elegante pettinatura, il montone rovesciato e gli stivaletti, la piccola Chanel.




Per finire, una carrellata di foto di Jean-Louis, per il quale ho un'ammirazione sconfinata: buona visione.










P.S. Jean-Louis Trintignant ha recitato in 135 film. Inserisco alcune immagini disponendo i film in ordine cronologico. (s)

"Estate violenta" (1959) di Valerio Zurlini

"Il sorpasso" (1962) di Dino Risi

"La merveilleuse Angélique" (1965) di Bernard Borderie

"Un homme et une femme" (1966) di Claude Lelouch

"Z" (1969) di Costa-Gavras

"Ma nuit chez Maud" (1969) di Eric Rohmer

"La terrazza" (1980) di Ettore Scola

"Vivement dimanche!" (1983) di François Truffaut

"Trois couleurs: Rouge" (1994) di Krzysztof Kieslowski

sabato 24 gennaio 2009

I libri nel cinema: Il mercante di Venezia (2)

The Merchant of Venice di Michael Radford (2004) Dalla commedia di William Shakespeare, Sceneggiatura di Michael Radford Interpreti e personaggi: Al Pacino (Shylock), Jeremy Irons (Antonio), Joseph Fiennes (Bassanio), Lynn Collins (Porzia), Zuleikha Robinson (Gessica), Kris Marshall (Graziano), Charlie Cox (Lorenzo), Heather Goldenhersh (Nerissa), Mackenzie Crook (Lancillotto Gobbo), John Sessions (Salerio), Gregor Fisher (Salanio), Ron Cook (Il Vecchio Gobbo), Allan Corduner (Tubal), Anton Rodgers (Il Doge), David Harewood (Il Principe del Marocco), Antonio Gil (Il Principe d'Aragona) Musica: Jocelyn Pook (su parole di John Milton, William Shakespeare, Edgar Allan Poe) Fotografia: Benoît Delhomme Art Direction:Jon Bunker, Tamara Marini Set Decoration: Gillie Delap Costume Design: Sammy Sheldon (138 minuti) Rating IMDb: 7.2
Solimano
Nel post precedente, il Principe del Marocco (David Harewood) è stato sconfitto nella prova degli scrigni. Peccato, era così simpatico... Adesso tocca al Principe d'Aragona (Antonio Gil). Il suo seguito è tutto femminile (mentre il Principe del Marocco aveva un seguito tutto maschile). Mi è sembrato di riconoscere la sua augusta genitrice e l'Infanta, la nerovestita sorella. C'è anche una nana, come costumava a quei tempi. In alto, in un palco, due musici suonano durante la prova degli scrigni, come attesta l'immagine in apertura di post.
Gli scrigni sono facilmente distinguibili nelle immagini: il più scuro, in primo piano, è quello di piombo; il più piccolo, in mezzo, è quello d'oro; il più grande, in fondo, è quello d'argento. Porzia (Lynn Collins) è la bionda e Nerissa (Heather Goldenhersh) è la mora.
La traduzione dal testo di William Shakespeare è quella di Paola Ojetti (BUR, 1950). Inserisco il testo inglese nei commenti.

ATTO SECONDO
Scena nona

A Belmonte, in casa di Porzia. (Entra NERISSA con un servo).

NERISSA Presto, presto, ti prego. Tira le cortine: il Principe d'Aragona ha prestato giuramento e adesso viene a fare la sua scelta. (Squilli di tromba. Entrano IL PRINCIPE D'ARAGONA, PORZIA e i loro seguiti).

PORZIA Ecco gli scrigni, nobilissimo Principe. Se sceglierete lo scrigno che racchiude il mio ritratto, celebreremo senz'altro le nostre nozze. Ma se sbaglierete, signore mio, dovrete andarvene di qui, subito e senza una parola.
ARAGONA Tre cose ho giurate: la prima è di non rivelare mai a nessuno quale sia lo scrigno scelto da me; la seconda è che, se sbaglierò, non dovrò più mai sposarmi: l'ultima è che, se la mia scelta non sarà fortunata, dovrò subito andarmene e sparire.
PORZIA Questi tre sono gli obblighi di tutti coloro che vengono a questo cimento per la mia povera persona.



ARAGONA Sono pronto. Adesso, o Fortuna, sii propizia alle speranze del mio cuore! Oro, argento e vile piombo. "Chi sceglie me deve dare e rischiare tutto quello che ha". Dovresti avere un aspetto più bello perché io dia o rischi. Che cosa dice lo scrigno d'oro. Vediamo: "Chi sceglie me vincerà quello che molti uomini desiderano". Quello che molti uomini desiderano! Questa parola "molti" certo si riferisce alla stupidità dei più che scelgono ciò che ha un bell'aspetto, seguendo solo i consigli dei loro occhi di stolti e che non costruiscono nell'interno ma, come le rondini, costruiscono sui muri esterni alla mercé delle intemperie e dei giochi del caso. Io non sceglierò quello che tanti desiderano perché non voglio avere i gusti del volgo e non voglio mescolarmi alla barbara folla.



Eccomi a te, argentea custodia del mio tesoro; ripetimi ancora il tuo motto: "Chi sceglie me avrà quanto si merita". Savie parole, perché chi oserà mai senza meriti frodare la fortuna e truffare l'onore? Nessuno creda di far sua la dignità che non merita. O, se rango, grado e ufficio non fossero ottenuti con la corruzione e il limpido onore fosse conquistato dal merito di chi lo porta, quanti che stanno col cappello in mano dovrebbero rimetterselo in capo! Quanti di quelli che comandano dovrebbero essere comandati! Quanta bassa gente sarebbe stacciata dal vero seme dell'onore e quanto onore sarebbe raccolto, per essere rilustrato, tra la pula di rifiuti del tempo! Dunque, scegliamo! "Chi sceglie me, avrà quanto si merita" Prenderò ciò che mi merito Datemi la chiave di questo scrigno e che n'esca la mia fortuna. (Apre lo scrigno d'argento)



PORZIA Per quello che vi troverete non valeva la pena di perdere tanto tempo.
ARAGONA Che cosa c'è? Il ritratto d'un gonzo che ammiccando mi porge un biglietto! Lo leggerò. Quanto diverso sei da Porzia, e quanto diverso da quello che speravo e da quello che mi merito. "Chi sceglie me avrà quanto si merita". Non meritavo io qualcosa di meglio di questo capo di scemo? E' proprio questo il mio premio? Non ho meriti migliori?

PORZIA Errore e senno sono due diverse faccende, e d'opposta natura.
ARAGONA Che cosa c'è scritto?
(Legge).

Sette prove ebbi dal fuoco
Sette volte appresi al gioco:
Sceglie il senno e mai s'inganna.
Baci un'ombra e che ti resta?
L'ombra labile di un bene.
Questi è scemo anche se tiene
Tutta argento la sua testa.
Tale io fui qual tu sarai,
Qual sia donna prenderai.
Va: segnata è la condanna.

Indugiandomi qui sembrerò anche più sciocco. Venni ad adorarvi con una testa di gonzo, me ne vado con due. Addio dolcezza mia. Sarò fedele al mio giuramento e sopporterò con pazienza il mio rovello. (Esce con il suo seguito).
PORZIA E così la candela ha abbrustolito la tignola. Oh, questi gran calcolatori, quando vengono alla prova si sentono tanto sapienti che hanno anche la sapienza di perdere.
NERISSA Il vechio proverbio non è una eresia: moglie e forca te li dà il destino.