venerdì 4 aprile 2008

L'albero dei desideri

Titolo originale: Natvris khe Regia: Tengiz Abuladze, sceneggiatura e dialoghi di Tengiz Abuladze e Revaz Inashivili, da racconti di Georgi Leonidze.
Attori: Lika Kavjaradze, Soso Jachvliani, Zaza Kolelishvili, Kote Daushvili Sofiko Chiaureli, Kakhi Kavsadze, Erosi Mandjgaladze, Otar Megvinetukhutsesi, Ramaz Chkhikvadze, Giorgi Gegechkori Sesilia Takaishvili,Giorgi Khobua,Givi Berikashvili,Djemal Gaganidze, Boris Tsipuria
Musiche originali di Jakob Bobokhidze e Bidzina Kvernadze, Fotografia Lomer Akhvlediani, Durata: 107 min. Nazione: Georgia URSS, 1976 Rating IMDb: 7.9

Gabrilu sul suo blog NonSoloProust

La prima immagine del film L'albero dei desideri del regista georgiano Tengiz Abuladze che compare subito dopo i titoli di testa è proprio il fotogramma di questo bambino, che ci catapulta in un campo di papaveri e in un mondo di colori e di fotografia incredibili.
Siamo nel piccolissimo villaggio caucasico di Kachetien, negli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione d'Ottobre. Dalle poche notizie che sono riuscita a trovare ho appreso che la storia è basata su un romanzo rapsodico (22 racconti in versi liberi) di Gheorghj Leonidze, scrittore georgiano dell'ultimo Ottocento a me completamente sconosciuto.

Ghedia e Zizirkhore

Nel villaggio ci sono persone che incarnano la consuetudine, la più rigida tradizione patriarcale e maschilista, il rispetto per le istituzioni ufficiali zariste e per i costumi tribali.
Rappresentante principale di questa categoria è il vecchio Zizirkhore. Nel villaggio, tutti lo riconoscono come autorità. Indiscussa dai più, discussa --- ma comunque subita --- da altri. E' Zizirkhore che rappresenta la Norma e che vigila perchè venga rispettata. A lui fanno riferimento tutti i tradizionalisti (uomini e donne) del villaggio, coloro che al futuro ed al progesso guardano con diffidenza. Perchè tutto il Bene sta nel Passato e nella Tradizione e tutto ciò che implica anche un benchè minimo cambiamento è inteso come il Male e deve essere combattuto e represso.

A Zizirkhore si contrappone Ioram, un anarchico rivoluzionario, appassionato sostenitore della libertà e della rivoluzione tecnologica, dell'abbattimento della monarchia autocratica degli zar.

In Zizirkhore Ioram vede il portatore della superstizione e dell'oscurantismo.
In una scena centrale del film i due hanno un durissimo confronto-scontro verbale:

"Sta arrivando la tempesta. La vittoria è vicina. Gli zar finiranno nelle tombe." dice Ioram e Zizirkhore replica: "Credi che la tempesta seppellirà solo gli zar? Non sai forse che porta con se anche macerie, sangue, sventure? Tutto andrà perso, e l'opera e il sudore della gente. La tua tempesta ucciderà noi. Non si appianano monti e pianure". La Storia darà torto e ragione ad entrambi.

Abuladze ha realizzato un film corale, nel quale tutti gli abitanti del piccolo villaggio hanno un loro spazio, una personalità ed un ruolo ben preciso anche se una storia principale c'è, ed è quella a cui si collegano in qualche modo tutte le altre. E' la storia d'amore tra la bellissima adolescente Marita e il giovane contadino Ghedia


Ma Ghedia è povero e Marita viene data in moglie -- senza tener minimamente conto della sua volontà -- a Shete, un uomo ricco che si rivela subito rozzo e brutale.


Tutti i personaggi che compaiono nel film meriterebbero un accenno e una immagine perchè ciascuno di essi è così ben delineato dal regista anche in sequenze brevissime da fare del film una vera e propria galleria di splendidi ritratti. Ma sono tanti e non mi è possibile farlo.

Nella folla che ruota attorno ai due ragazzi Marita e Ghedia, a Zizirkhore e Ioran c'è Elioz, che nella sua ossessiva ricerca dell' "albero dei desideri" finisce per morire assiderato.

Pupala, eccentrica e borderline, un po' strega e fattucchiera, buona e malinconica. Per consolarsi della sua solitudine si è inventata l'esistenza di una grande storia d'amore vissuta in gioventù e la va raccontando a tutte le donne del paese (che la prendono in giro) quando nei rari momenti di riposo dalle dure fatiche quotidiane si seggono a sferruzzare e spettegolare sedute sulle enormi radici dell'albero più grande del villaggio.

C'è la giovane donna sfrontata e civetta, la cui sensuale bellezza fa perdere la testa a tutti i maschi del villaggio primo fra tutti il prete.

Ci sono le donne anziane, più spietate degli uomini nel giudicare e perseguitare qualunque tentativo delle giovani di avere una vita anche solo un poco più libera di quella toccata alle loro madri e nonne.


E poi ci sono i bambini, tanti bambini, felici di giocare con Ioram che spiega loro che cos'è un treno e come cambierà il villaggio quando arriverà la ferrovia, e come tutti staranno meglio...

L'albero dei desideri è un film di grande poesia, ironico, grottesco, a tratti surreale (i preparativi di Eliaz quando ogni mattina si mette in cammino alla ricerca del suo albero dei desideri, per esempio) commovente ma mai svenevole. Di una stupefacente bellezza figurativa: ogni inquadratura, ogni sequenza è un vero e proprio trionfo per gli occhi.

Ho letto che le citazioni pittoriche --- che si avvertono immediatamente --- non sono casuali, e che Abuladze si è ispirato ai quadri di Brueghel il vecchio. Non sono un'esperta di pittura, ma sono andata qui a riguardarmi i dipinti di Brueghel e in effetti ho avuto la conferma del riferimento.

Ma nel film c'è anche il dramma. La sequenza finale, che non racconto ma di cui dico solo che in essa vengono al pettine i nodi del conflitto tra l'ordine costituito e gli irregolari, gli emarginati, i diversi del villaggio, tra il sogno d'amore e di libertà e le più crudeli leggi tribali è una delle scene più toccanti che io abbia visto al cinema. La capacità di Abuladze di rappresentare tutto l'orrore della violenza senza mostrarci concretamente nulla della violenza è roba da vero maestro.


La prima inquadratura del film era il tripudio del rosso di un campo di papaveri.
Una delle ultime inquadrature è sul rosso di un fiore di melograno "bello" dice la voce fuori campo che si intuisce essere quella di Ioram "come il volto di Marita, il fiore di melograno appena sbocciato".

Nonostante la sconfitta del sogno di Elioz, di Marita, di Ghedia, il film si chiude con un messaggio di speranza e con un volto di fanciulla perchè la figlia di Eliaz annodando ai rami i nastrini colorati continuerà a cercarlo, l'albero dei desideri.

"Albero porporino, albero piccolino
albero radioso, albero miracoloso
Signore, aiutami a trovarlo, aiutami a trovarlo
"

Questo film mi ha incantata per la raffinatezza delle immagini, per l'incisività e la solennità del racconto, per l'equilibrio tra elementi comici, surreali e drammatici.

E' uno di quei film che sembra siano scomparsi dalla circolazione e davvero non riesco a capire il perchè. Anche in rete sono reperibili pochissime informazioni e lo stesso imdb in questo caso si è rivelato di ben poco aiuto. E allora non potendo farlo vedere io, il film, ho cercato, almeno, di raccontarlo.

Le notizie che ho trovato sul regista dicono che "Fondamentale appare [...] il rapporto tra la problematica civile e i canoni del neorealismo: un neorealismo stravolto e allucinato, immerso nella più accesa fantasia popolare. Il mondo contadino, da cui A. trae ispirazione è in particolar modo quello suggeritogli dalla realtà poetica di Georgij Leonidze, autore dei racconti da cui deriva il soggetto di Drevo Zelanija. [...] Un anno dopo, generoso e convinto comunista, si iscrive al partito. E nel 1980 è nominato «artista del popolo». Insofferente verso le chiusure di un potere insensibile tanto alla verità quanto alle esigenze sociali, concepisce nel 1981 il progetto di un film di dura denuncia dei soprusi e di dolente autocritica a nome di tutti coloro (lui per primo) che hanno accettato compromessi per inseguire il sogno di una nuova società. Trascorrono tre anni, giungono le autorizzazioni, il film - Pentimento - si realizza e arriva sugli schermi, ma solo della Georgia. Ancora tre anni di limbo e infine, in clima di perestroika, il film può uscire dall'Urss e ricevere (1987) al Festival di Cannes il premio speciale della giuria e il premio Fipresci. È una satira feroce e disperata che il regista racconta come una fiaba, attraverso il suo implacabile portaparola, una donna del popolo che infierisce contro la salma del tirannico sindaco d'una cittadina georgiana (l'allusione a tutti i tiranni sovietici è trasparente e brutale). Nel 1989 gira un film storico, Hadzi Murad, dopo aver ricevuto per Pokajanie - paradossalmente, ma non troppo - il premio Lenin. È stato una delle personalità più eminenti del cinema georgiano". (Da >> qui)

Tengiz Abuladze

P.S. Non sono sicura della esatta grafia dei nomi dei personaggi perchè li ho trovati scritti in maniera molto diversa su imdb e nei sottotitoli italiani del file in lingua originale che ho visionato. Ho riportato quelli che compaiono nei sottotitoli.

giovedì 3 aprile 2008

Catherine e Marlon

Marlon Brando in "Bulli e pupe" (1955)

Marlon Brando e Trevor Howard in "Gli ammutinati del Bounty" (1962)

Solimano
Mi è venuta voglia di scrivere un post su Catherine Spaak e su Marlon Brando, ma mi debbo porre una domanda premininare: hanno qualcosa in comune, quei due?

Marlon frequenta l'Actor's Studio di Lee Strasberg quando Catherine non è ancora nata, poi comincia a recitare in teatro nel 1944 a vent'anni ottenendo il prino grande successo con Un tram chiamato desiderio di Tennessee Williams nel 1947, quando Catherine ha due anni.
Nel 1950 arriva il cinema e sono presto colpi grossi: Viva Zapata di Elia Kazan nel 1952, Giulio Cesare di Joseph L. Mankiewicz nel 1953, Il selvaggio di Laszlo Bendek e Fronte del porto ancora di Elia Kazan nel 1954. Il gioco è fatto: Marlon Brando è famoso in tutto il mondo. Ha già interpretato ruoli diversissimi, tutti plasmandoli su di sé da quel prepotente che era.

Catherine Spaak in "L'armata Brancaleone" (1965)

Catherine Spaak in "Hotel" (1967)

Intanto Catherine cresce, probabilmente frequentando scuole costose, la famigliona belga degli Spaak poteva permetterselo, lo zio Paul-Henri è stato anche primo ministro, ed il padre Charles scrive sceneggiature per grandi registi (ne scriverà in totale 104, la prima nel 1929, l'ultima nel 1974).

Proprio quando sembra che per Marlon la strada sia facile, comincia ad oscillare, d'altra parte era dura mantenersi a quel livello dopo i tre anni consecutivi (52/53/54) in cui ottenne il premio BAFTA come miglior attore. Però Bulli e pupe (1955) di Joseph L. Mankiewicz è un bel film, anche se le critiche non furono tutte positive. Conferma che Brando vuole mettersi alla prova in ruoli diversi. Farà così per tutta la carriera, naturalmente con i rischi connessi.

Ma pochi anni dopo c'è una sorpresa! Evidentemente Catherine si è stufata di studiare dalle suore ( o in posti consimili), d'altra parte il padre conosceva tutti i registi, visto il suo mestiere di sceneggiatore. Così, nel film Il buco (1959) di Jacques Becker (che non era certo un signor nessuno) debutta in una piccola parte una ragazza quattordicenne: Catherine Spaak. I giochi sono fatti anche per Catherine, che l'anno dopo fa I dolci inganni di Alberto Lattuada, specializzato in jeunes filles in fleur per tutta la carriera. Per quasi quindici anni la parte prima dell'adolescente poi della giovane donna maliziosa e spregiudicata è di Catherine: più di venti film con due capolavori: Il sorpasso e L'armata Brancaleone, e diversi film discreti: La voglia matta, L'amore difficile, La parmigiana, La noia, La calda vita, Weekend a Zuydcoote, Made in Italy...

Intanto, che combinava Marlon Brando? Aveva guai molto gravi nella vita privata, fra mogli e figli riconosciuti e no. Si lasciava andare fisicamente, fino a pesare un quintale e mezzo. Si metteva in urto con quasi tutti. Si stava autodistruggendo. Dopo il 1960 tutti parlavano della decadenza irreversibile di Brando, eppure riuscì a risorgere diverse volte, sia pure per poco tempo: I due volti della vendetta, L'ammutinamento del Bounty, La caccia, Riflessi in un occhio d'oro, Queimada... E poi Il Padrino, Ultimo tango a Parigi, Apocalipse now! A vederla con gli occhi di oggi, altro che decadenza! Ma va considerato il livello delle interpretazioni dei primi film, che crearono aspettative molto elevate, e l'ostilità di ogni tipo di cui era circondato, per le sue scelte velleitarie e autolesionistiche.

Marlon Brando e Louis Calhern, Greer Garson, Deborah Kerr
in "Giulio Cesare" (1953)

Marlon Brando e Eva Marie Saint in "Fronte del porto" (1954)

Invece la nostra Catherine riuscì a reggere al passare degli anni con film numerosi anche se non importanti, costruendosi poi un ruolo in TV con un pubblico appassionato soprattutto femminile. Perché c'è questo da ricordare: Catherine Spaak piaceva agli uomini e non dispiaceva alle donne. Che è un punto a suo modo in comune con Brando, icona per gli uomini e per le donne, nei suoi primi film.

I motivi del successo di Brando sono stati -e saranno- la sua grandezza di interprete soprattutto tragico, quelli della Spaak il fatto che negli anni sessanta c'era bisogno proprio di una col suo aspetto e il suo modo, una che somigliasse a certe compagne di classe però con la dote di una malizia un po' cinica un po' libertina ma sempre sorridente. Commedie che raramente sfioravano l'acido o il grottesco, se c'era dentro qualche amarezza non riguardava lei, ma gli uomini intorno. Sul set de La voglia matta marpioni come Salce e Tognazzi si divertivano a prendere in giro la ragazza inesperta, ma oggi chi vede il film scopre che la vincitrice è lei. Così ne La noia e ne Il sorpasso.

A suo modo, Catherine Spaak ha qualcosa in comune con Stefania Sandrelli: entrambe, in modo diverso, hanno costituito una risposta alle aspettative non solo degli uomini, ma anche delle donne, che proiettavano in loro il desiderio di una sessualità indipendente ma non clamorosa. Più quotidiana, perciò più ascoltata.

P.S. Ho fatto del mio meglio ma non ho trovato molte analogie fra Catherine Spaak e Marlon Brando, tranne una: sono nati entrambi oggi, il 3 aprile. Lo stesso giorno in cui siamo nati io e Roby. Buon compleanno, gemellina!

Catherine Spaak in "La voglia matta" (1962)

Catherine Spaak in "La noia" (1963)

I soggetti nel cinema: la festa di compleanno


Roby

Nati il 3 aprile: Leslie Howard, Carlo Lizzani, Marlon Brando, Doris Day, Lamberto Bava, Catherine Spaak, Miguel Bosè, Alec Baldwin, ecc. ecc. ...


... a tutti loro BUON COMPLEANNO!!!!!



Anna Magnani e Tina Apicella in Bellissima: il disastroso provino della bambina aspirante attrice è incentrato proprio su una festa di compleanno, con tanto di torta gigantesca.


Uno degli astronauti di 2001 Odissea nello spazio riceve, nel giorno del suo compleanno, il messaggio d'auguri videoregistrato dei suoi genitori che gli cantano in coro Tanti auguri a te: assolutamente straziante.


Nel velenoso Festa per il compleanno del caro amico Harold, classico esempio di cinema gay anni '70, gli amici "regalano" al festeggiato un giovane cow-boy tutto per lui... il che non basterà, tuttavia, a rallegrare l'atmosfera.



Una provocante ed enigmatica Nicole Kidman è la moglie che il timido bancario John "acquista" dall'Europa dell'Est in Birthdaygirl: centro del film è la festa che lei chiede al marito come regalo di compleanno, facendo arrivare dalla Russia due misteriosi "cugini" che sconvolgeranno per sempre la vita del poveretto.


Jim Carrey, bugiardo incorreggibile in Liar liar, si ritrova costretto a dire sempre e comunque la verità, per 24 ore filate, causa l'avverarsi del desiderio espresso dal figlio al momento di spegnere le candeline sulla torta dei suoi 6 anni.


Judy Dench, in Chocolat, si rimpinza felice di dolci e leccornie, attorniata dagli amici più cari, il giorno del suo 70° compleanno... e pazienza se questo sgarro alle regole la porterà -diabetica com'è- dritta dritta al Creatore!!!



La festa di compleanno (il sedicesimo) si rivela fatale anche per la Bella addormentata nel bosco, che pungendosi con un fuso cade in un sonno centenario. Per fortuna, l'aitante principe azzurrovestito saprà risvegliarla al momento opportuno: più bel regalo di così!



In Toystory, l'arrivo di un nuovo giocattolo (il superaccessoriato astronauta Buzz) per il compleanno del piccolo Andy getta lo scompiglio fra i vecchi balocchi, capitanati dallo sceriffo Woody: ma tutto si risolverà in un inno corale all'amicizia e alla solidarietà.



Happy birthday, Mr President cantava suadente Marilyn, con la sua voce bassa e sexy:
e chi, fra i signori online, non vorrebbe ricevere un augurio di compleanno così???

mercoledì 2 aprile 2008

Visite marzoline

Solimano
Ecco la classifica dei dodici post più visitati nel mese di marzo 2008.

Primo: Il libro della giungla, che è ancora cresciuto: 657 richieste per pagina rispetto alle 630 di febbraio. Questa statistica l'ho potuta iniziare quattro mesi fa, e Il libro della giungla è sempre stato al primo posto. Sommando i dati dei quattro mesi, il suo numero delle richieste per pagina è di 2018.

Secondo: Romeo e Giulietta con 305 richieste pagina. Era al quarto posto a febbraio ed è stato aiutato da alcuni passaggi in TV.

Terzo: La carica dei 101 con 279 richieste. In febbraio, era al quinto posto, con 219 richieste. La carica continua.

Quarto: L'Odissea con 265 richieste. A febbraio era terzo con 257 richieste.

Quinto: La bella scontrosa (Le coppie nel cinema), con 257 richieste. A febbraio era secondo con 288 richieste. Emmanuelle Béart si dispiacerà, ma non più di tanto.

Sesto: A proposito dell'Odissea, con 252 richieste. Una bella sorpresa, dovuta prevalentemente alle immagini di famosi pittori che si ispirarono all'Odissea: Francesco Primaticcio, Pellegrino Tibaldi, Annibale Carracci, Giovanni Lanfranco.

Settimo: Sergio Toppi (Fumetti d'agosto) con 216 richieste. Era uscito di classifica il mese scorso, ora c'è rientrato benissimo.

Ottavo: Il tempo delle mele (La moda nel cinema) con 211 richieste. In febbraio era undicesimo con 164 richieste.

Nono: La cicogna (Gli animali nel cinema) con 205 richieste. Altra gradita sorpresa anche perché è un post molto recente.

Decimo: Un maledetto imbroglio (Roma nel cinema) con 189 richieste. Terza sorpresa, se si pensa che in rete questo film era praticamente un desaparecido, specie come immagini.

Undicesimo: Snoopy (Fumetti d'agosto) con 187 richieste. In febbraio era ottavo con 174 richieste.

Dodicesimo: Quattro blog insieme a Brera con 178 richieste. In febbraio era nono con 167 richieste. Anche in questo caso c'è l'aiuto dei pittori: Bernardino Luini, Luca Signorelli, Vincenzo Campi, Carpaccio, Baschenis.

Escono di classifica (per il momento!): Heinrich Kley, Dino Battaglia, Cleopatra, Il tema del doppio.

Le richieste dall'estero sono state il 12.95%: Stati Uniti 354, Francia 179, Germania 158, Svizzera 129, Spagna 99, Regno Unito 83. Lievemente diminuita la percentuale sul totale, ma le richieste dall'estero sono cresciute in valore assoluto. Mi piacerebbe che crescesse anche la percentuale, ma vabbè.


Faccio alcune osservazioni.

Va considerato che i numeri in certi casi sono più alti di quello che appare e chiarisco il perché con degli esempi. Ci sono dei visitatori che utilizzano le label (etichette) per visitare i post. Stanley Kubrick (come label) ha avuto 77 visite (e quindi anche diversi dei suoi film a seguire), I fumetti (come label) ha avuto 66 visite, Walt Disney (come label) 64, Eric Rohmer (come label) 49 e così via.

Perché faccio questo tipo di indagine? Perché sono abituato a lavorare per obiettivi. Questo blog ha una componente di giocosità, ma è anche una cosa seria: con dei dati in mano che abbiano una certa affidabilità possiamo apportare dei provvedimenti correttivi, ad esempio, inserendo delle immagini più appetitibili per la potente dea Google, che ha un suo modo di ragionare che non capirò mai. Abbiamo dei post con belle immagini e la dea a volte li trascura a favore di altri nostri post con immagini meno belle: perché, perché, perché? Ma non ci ascolta, va per la sua strada, prendiamone atto, e andiamo anche noi per la nostra strada.

Perché pubblicizzo queste indagini? Certamente per narcisismo, che sostengo sia una qualità, non un difetto, ammesso e non concesso che si abbia qualcosa da mostrare, oltre al proprio desiderio di mostrarsi. Ma non è il solo motivo: credo che parlare con dati numerici di queste cose possa essere utile anche ad altri blog, non perché facciano come noi, ma perché prendano le loro decisioni con più consapevolezza. Non si migliora da soli, si migliora insieme e da imparare ce n'è sempre (gran bella cosa!). Se si lavora/gioca più seri si lavora/gioca anche più allegri, e non sono ossimori.

P.S. Come immagini, mi sembra che "Un pesce di nome Wanda" le meriti proprio, anche al di là del primo d'aprile. Grazie a tutti!


martedì 1 aprile 2008

Gli animali nel cinema: il pesce

Roby



TEMA:
In occasione della ricorrenza del 1° d'aprile, parlate del pesce richiamandovi, oltre che alle vostre personali esperienze, al panorama cinematografico contemporaneo.

SVOLGIMENTO:
Io appartengo a quella generazione che (in epoca pre-animalista) ancora tornava dal luna park stringendo trionfante il sacchetto di plastica contenente il classico pesciolino rosso, certo un po' meno vispo e pimpante del disneyano Nemo qui sopra ritratto: forse perchè già sapeva che -a casa- lo attendeva la boccia di vetro piena di comune acqua del rubinetto (altro che i sofisticati acquari tecnologici microclimatizzati di oggi!!!), triste garanzia di una fine rapida e inesorabile.

Volete mettere quanto sta meglio Flounder, il pinnuto amico della Sirenetta Ariel, libero e felice in fondo al mar- in fondo al maaaaaar ???




E' chiaro che un'occhiata intorno è sempre meglio darla, prima di avventurarsi in una nuotatina fuoriporta, per evitare di imbattersi in perfide piovre o in voraci pescecani: ma se lo squalo di turno ha l'aspetto e il carattere del protagonista di Sharktale, che se ne sta lì pacifico a sorseggiare una bibita analcolica in compagnia, allora si può star tranquilli, e godersi la passegg... pardon! la mareggiata in piena rilassatezza.








La Disney o la Pixar che dir si voglia non sono state tuttavia le prime a scegliere personaggi ittici per le loro produzioni: qualcuno di voi ricorda L'ammiraglio è uno strano pesce (The incredible Mr. Limpet), del 1964?
























Qui il bravo caratterista Don Knotts, faccia arcinota del cinema hollywoodiano anni '60, interpreta il ruolo del timido Henry Limpet, amante del mare e della sua fauna, il quale, durante la Seconda guerra mondiale, cade nell'Oceano e si vede inspiegabilmente tramutato in delfino. Sì, lo so, adesso tutti alzerete compatti la manina per protestare in coro: Non vale! Il delfino è un mammifero!!!! Suvvia, non stiamo tanto a cavillare: pinne e coda ci sono, vive e si riproduce nell'acqua... possiamo pure fare uno strappo e includerlo nel post, giusto? Il nostro pesce-Limpet, del resto, si copre di gloria durante la battaglia dell'Atlantico, contribuendo all'affondamento di molte navi nemiche e garantendo così una sostanziosa pensione alla consorte umana, mentre nei fondali marini incontra la sua metà con le branchie, la vezzosa Rosalisca.





Gli abitanti del mare trasportati sul grande schermo non sono, ahimè, tutti teneri, graziosi ed innocui come quelli disegnati nei cartoons: se l'orca Willie di Free Willie 1, 2 e 3 è ancora simpatica e travolgente nel suo insopprimibile desiderio di libertà (assecondata in questo da un ragazzino molto sveglio), lo smisurato Squalo del film omonimo (significativamente intitolato Jaws, "fauci", nella versione originale) è angosciante già a partire dal manifesto, con l' ignara bagnante colta un attimo prima dell'attacco. Innumerevoli i sequels del film capostipite, alcuni francamente al limite del ridicolo, girati in quattro e quattr'otto per cavalcare l'onda lunga del successo iniziale.











A proposito di pescecani, impossibile dimenticare quello di Pinocchio, immortalato da Comencini nel 1972 e più recentemente da Benigni. Non ne ho trovato traccia fra le immagini in rete (ma è possibile che non abbia saputo pescare quelle giuste...), per cui dovrete accontentarvi di Nino Manfredi e Andrea Balestri in groppa al tonno che li trasporta sani e salvi a riva, dopo la brutta avventura nella pancia del mostro.














Pesci
di varie dimensioni sono tra gli attori non protagonisti di Lo sport preferito dall'uomo, con una frizzante Paula Prentiss concentrata nell' insegnare ad un Rock Hudson nel pieno del suo fulgore i segreti della... pésca (come dite? Nutrite seri dubbi che lo sport citato nel titolo sia veramente quello esercitato con amo, lenza e mulinello? Giuro, non capisco di cosa stiate parlando...). Del film in questione, per inciso, ho trovato anche una locandina in giapponese (o forse coreano?) che mi è sembrata una vera chicca e che sono ben lieta di riportarvi a lato, sicura di far cosa gradita a palati raffinati come i vostri.










A suggello della mia ittiologica rassegna, ecco la flessuosa pesciolina raffigurata nel poster di Un pesce di nome Wanda, esilarante commedia thriller di grande successo con un tenebroso Kevin Kline ed una Jamie Lee Curtis esplosiva bomba sexy. Secondo me, lei (la pesciolina, non Jamie Lee!) avrebbe buone possibilità di sedurre l'uomo-pesce del Mostro della laguna nera, in cerca di una compagna fin dal lontano 1954. La ragazza in posa plastica ai suoi piedi (o pinne?) non pare molto ben disposta verso di lui, stando così tutta rigida sulle sue. Egli invece, poverino, allargando le braccia coperte di scaglie fa il gesto di abbracciarla, trascinato dalla corrente amorosa: e sgranando gli occhioni sporgenti sembra chiederle, in ansiosa attesa di una risposta positiva: Allora, cara, m'ami o non m'ami?