sabato 14 luglio 2007

Rosa la rose, fille publique

Rosa la rose, fille publique di Paul Vecchiali (1986) Con Marianne Basler, Jean Sorel, Pierre Cosso, Laurent Lévi, Catherine Lachens, Evelyne Buyle Musica: Roland Vincent Fotografia: Renato Berta, Georges Strouvé (92 minuti) Rating IMDb: 6.3
Solimano
Avevo scritto, inserendo qui Corps à coeur di Paul Vecchiali, che c'era un altro film suo che ho fatto mio: eccolo, è Rosa la rose, fille publique, lo chiamo col giusto titolo francese. Perché il titolo italiano, "Una donna per tutti", oltre che brutto è falso. Rosa (Marianne Basler) mette a disposizione il suo corpo ogni giorno nel quartiere Les Halles, ma è solo il suo lavoro che svolge bene e in cui è la preferita dai passanti, ma Rose non è per tutti, convive con Gilbert (Jean Sorel), che è il datore di lavoro non solo suo, ma di altre amiche. Lo si può chiamare ruffiano, pappone, magnaccia, fatto sta che Rosa e Gilbert filano il perfetto amore, adesso lei gli ha fatto capire che per le feste vorrebbe la pelliccia e sono sicuro che Gilbert non si tirerà indietro. Oltre tutto è comprensivo e forte: riesce a tenere fuori dalla zona altre bande che farebbero paura ad uno diverso da Gilbert. Organizzano la festa per il compleanno di Rosa - venti anni - in più di dieci, ragazze ed amici attorno ad un tavolo, ci sono anche due colleghe e amiche di Rosa, meno giovani di lei, Quarante (Catherine Lachens) e Trente-Cinq (Eveline Buyle), che non sono per niente invidiose, la superiorità di Rosa è troppo evidente. Durante la festa si fa musica, si canta, si balla, solo che a un certo punto nel locale - è un grande bar chiuso apposta - entra Julien (Pierre Cosso), che sta facendo lavori di pittura. Più che entrare, si ferma sulla posta, affascinato da Rosa, che vede per la prima volta. Lei lo nota subito - fa parte del suo mestiere - solo che anche lei è affascinata da Julien.

E così nascono i problemi, il minore è che lui vorrebbe pagare e lei non vuole che le dia dei soldi, poi c'è che Julien occorrerà difenderlo, perché questi non scherzano, Julien fa l'imbianchino, come si permette? Gilbert capisce subito, non si scompone più di tanto, cose che possono succedere - magari c'è passato anche lui - basta aspettare un po' e tutto torna come prima. Ma Rosa, a questo punto vorrebbe smettere di battere ed andarsene per sempre via da Parigi con Julien. Qui Gilbert non può essere d'accordo, e non per i soldi, è che sarebbe il crollo della sua posizione, come potrebbe tener botta con le altre bande se la sua donna fa una cosa del genere? Rosa non molla, ma sa che ha trovato del duro, e punta sul fatto che Gilbert le è molto affezionato - anche lei a lui - e ne inventa una che può funzionare.
C'è un adolescente nordafricano, Laurent (Laurent Lévi) che le sbava dietro goffamente, da ragazzo inesperto quale è. Rosa gli dice che farà l'amore con lui, però alla fine la deve ferire con un coltello e andarsene di nascosto. Il piano di Rosa è di simulare il suicidio, in modo da commuovere Gilbert e fare in modo che la lasci andare via, una volta uscita dall'ospedale.
Solo che Laurent è veramente goffo e la ferisce male e in profondità. Rosa ci mette qualche giorno a morire, ed attorno al suo letto ci saranno tutti, uniti dall'amore e dal dolore.

Paul Vecchiali racconta questa storia con molto realismo e molta crudezza, persino con gaglioffo umorismo nel rendere i rapporti fra le bande, i ruffiani e le prostitute. Solo che la racconta con tono alto, mirando al sublime: l'Amore che può infilarsi nella vita di tutti e di tutte, signore potente e terribile. E ci riesce. Una grande mano gliela dà Marianne Basler: non ci può essere una Rosa meglio di lei. L'ho vista in altri film, è bella e brava, ma fra decenni, quando si accorgeranno di questo film diranno: "Marianne Basler, quella che ha fatto Rosa la rose". Fille publique o moderna Giulietta?

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