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giovedì 17 dicembre 2009

Le immagini di Pinocchio (4)

Cecco Mariniello (1998)

Solimano

Ed ecco il quarto ed ultimo post con le immagini di Pinocchio. Ultimo per il momento, non si può mai dire: chi vuol esser lieto, sia / di doman non c'è certezza.
Il magnifico libro da cui ho tratto le immagini è "Pinocchio e la sua immagine", pubblicato nel 1981 (Editore Giunti Marzocco). Fu edito nell'occasione della mostra omonima che si tenne per il primo centerario della scrittura di "Pinocchio" di Collodi (Carlo Lorenzini).
L'edizione che ho trovato nella Biblioteca di Lissone è quella del novembre 2006.
Il saggio introduttivo, intitolato "La corsa del Briccone" è di Antonio Faeti. L'impianto generale, col saggio "Uno, nessuno, centomila" e con le ampie schede sui singoli illustratori si deve a Valentino Baldacci e Andrea Rauch, che nel 1981 erano rispettivamente segretario generale e direttore artistico del Centenario di Pinocchio.
Sotto le immagini, inserisco citazioni dei testi di Valentino Baldacci e Andrea Rauch.

Roland Topor (1972)

Topor ebbe infatti a dichiarare: "Io l'adoro questo burattino. E' l'unico personaggio letterario moderno, attuale, vero, con le sue curiosità, le sue viltà. E poi quel naso non le sembra un pene, il simbolo della crisi del maschio? Lo guardi quel Pinocchio con quell'aria dimessa e arresa e quel gran naso floscio, in ammirazione della Fatina".

Attilio Cassinelli (1981)

Le figure, pur alludendo evidentemente ai personaggi classici di Collodi, sono estremamente stilizzate e utilizzano un segno che tende a condensare le immagini in una serie di figure geometriche accostate fra loro. Questo geometrismo non produce però, come si potrebbe temere, un'impressione di freddezza e staticità...
Sono colori decisi, forti anche quando vengono usati toni neutri, che sottolineano con garbo ma anche con precisione il carattere dei personaggi.

Lorenzo Mattotti (1991)

Nei disegno di Mattotti tutto diventa volume, acquista peso e sostanza. I personaggi si fondono nel paesaggio, oppure se ne sollevano, ma il gioco delle ombre, dei movimenti, dei corpi, tende a creare un tutt'uno di grande spessore.

Roberto Innocenti (1992)

Le illustrazioni di Innocenti sono un grande affresco della Toscana contadina e paesana, dei suoi modi di vita, quotidiani e straordinari. Un brulichio continuo di piccoli fatti, di notazioni minime, che definiscono per sommatoria tutto un ambiente.
...
D'altra parte è la Toscana dove affondano le radici dell'artista: "... Ho girato mezza Toscana, per fotografare pezzi di muratura, viottoli senza meta, muretti che non servono a nulla, case abbandonate..."

Emanuele Luzzati (1996)

Una edizione delle Avventure in cui i personaggi perdono spessore nella finzione generale del teatro che è il vero indiscusso protagonista. Disegno dopo disegno si capisce e si dichiara sempre l'esistenza di un regista-burattinaio che, occhieggiando da dietro le quinte o tirando i fili dal'alto, determina e decide gli esiti della rappresentazione.

Nicoletta Ceccoli (2001)

Ogni nuovo disegno della Ceccoli, mentre ne ammiriamo la perfezione formale, scava nelle nostre ansie, in paure infantili mai superate; ci mostra quanto quel meraviglioso luogo sia soltanto l'abisso delle nostre paure. Vorremmo fuggire da quel posto, ma non ci basta l'animo di lasciar là quel povero Pinocchio, ragazzo birichino ma 'buono di cuore' che, dell'universo sghembo e perfetto di Nicoletta Ceccoli, è vittima predestinata e inevitabile.

Antonio Bobò (2003)

Il burattino è ambiguo, quasi femminile, si muove con cadenze di danza, eleganti e vezzose, e anche gli altri personaggi... non si vergognano a mostrare un'anima femminile che aggiunge spessore e offre chiavi di interpretazioni inusuali alla storia.

Sergio Romano Rizzato (1965)

mercoledì 16 dicembre 2009

Le immagini di Pinocchio (3)

Jacovitti-Longato (1943)

Solimano

Questo è il terzo post con le immagini di Pinocchio che ho trovato alla Biblioteca di Lissone nel libro "Pinocchio e la sua immagine" (1981) (Editore Giunti Marzocco), e che fu edito nell'occasione della mostra omonima che si tenne per il primo centerario della scrittura di "Pinocchio" di Collodi (Carlo Lorenzini).
L'edizione è quella del novembre 2006.
Il saggio introduttivo, intitolato "La corsa del Briccone" è di Antonio Faeti. L'impianto generale, col saggio "Uno, nessuno, centomila" e con le ampie schede sui singoli illustratori si deve a Valentino Baldacci e Andrea Rauch, che nel 1981 erano rispettivamente segretario generale e direttore artistico del Centenario di Pinocchio.
Sotto le immagini, inserisco citazioni dei testi di Valentino Baldacci e Andrea Rauch.

Fiorenzo Faorzi (1946)

La drammaticità o qualunque forma di tensione interiore sono del tutto assenti. Tutti i personaggi sono giovani, eternamente giovani, e felici: la Fatina è una brava giovinetta; il Carabiniere da operetta non sembra proprio aver molti punti di contatto né con quelli di Chiostri né con quelli di Mussino; il rivenditore di panni usati è un ridacchiante e simpatico ometto.... perfino il Gatto e la Volpe sono simpatici...

Vsevolod Nicouline (1944)

La puntigliosità, il decorativismo, quasi, con cui Nicouline affronta Pinocchio non si risolve però in un'interpretazione particolare ma semmai nella riconferma dei valori propri, culturali e etnici, dell'artista. Così la Fata dai Capelli Turchini diventa una sorta di Regina delle Nevi, il Teatro dei Burattini è posto suklle rive di un "qualcosa" che benissimo potrebbe essere il Mar Baltico e i marinai che fuggono dopo l'intervento del Pesce-cane hanno una parentela, diremmo fraterna, con quelli dell'incrociatore Potëmkin.

Bruno Angoletta (1951)

Le figurine che vagano per il libro, sembrano in tutto e per tutto pupazzetti usciti dal "Corrierino".
Pupazzetti, però, niente affatto sereni: non più contadini ma ancora non cittadini anche se, in tutta l'illustrazione, si fa gran sfoggio di tube e cilindri e bombette, ancora violentemente e drammaticamente (si direbbe, se non sapessimo il mondo di Angoletta alieno da ogni esagerazione e esasperazione formale) sottoproletari.

Leonardo Mattioli (1955)

Alla base di tutto una lettura del testo tesa a catturarne più che le immagini, le suggestioni. Ne deriva un Pinocchio burattino che, quasi mazzantianamente, si offre al lettore solo come silhouette, tanto inafferrabile pare essere la sua essenza. Da qui una serie di notazioni di contesto apparentemente minori che costituiscono il tessuto connettivo, secondo Mattioli, dell'opera collodiana.

Vittorio Accornero (1964)

... la dimensione scenografica è l'aspetto più rilevante, negli esterni e negli interni. Sia gli uni che gli altri sono ampi, ariosi, caratterizzati da vaste prospettive. Se gli esterni vedono i personaggi muoversi sullo sfondo di lontane catene di monti. di filari di alberi, di colline ora dolci ora improvvisamente appuntite, sul cocuzzolo delle quali sta spesso appollaiato il 'paesello' di rigore, gli interni mostrano con evidenza l'abitudine a ricreare nello spazio, apparentemente ristretto ma talvolta anche sovrabbondante del palcoscenico, le situazioni più diverse...

Benito Jacovitti (2001)

Un'illustrazione zeppa di immagini e piena di significati, carica degli intermezzi (quasi sempre nel mezzo dell'azione a rallentare, ma anche a amplificare, la tensione narrativa) tipici del disegnatore molisano, fatti di battute di spirito, di freddure, di piccole ma continue gag...

mercoledì 25 novembre 2009

Le immagini di Pinocchio (2)

Giovanni Manca

Solimano

Proseguo con le immagini di Pinocchio che ho trovato alla Biblioteca di Lissone nel libro "Pinocchio e la sua immagine", che è del 1981 (Editore Giunti Marzocco), e che fu edito nell'occasione della mostra omonima che si tenne per il primo centerario della scrittura di "Pinocchio" di Collodi (Carlo Lorenzini).
L'edizione che ho trovato nella Bibloteca di Lissone è quella del novembre 2006.
Il saggio introduttivo, intitolato "La corsa del Briccone" è di Antonio Faeti. L'impianto generale, col saggio "Uno, nessuno, centomila" e con le ampie schede sui singoli illustratori si deve a Valentino Baldacci e Andrea Rauch, che nel 1981 erano rispettivamente segretario generale e direttore artistico del Centenario di Pinocchio.
Sotto le immagini, inserisco citazioni dei testi di Valentino Baldacci e Andrea Rauch.

Mario Pompei (1931)

Giorgio Mannini (1931)

...Mario Pompei, si è detto, disegnò per questa edizione la copertina. Pinocchio legato alla catena al posto dell'infido Melampo.
...Mannini sembra comunque non amare le scene di grande respiro, cariche di personaggi e di situazioni. La sua preferenza è rivolta sempre al piccolo scorcio, quando non addirittura al particolare.



Piero Bernardini (1935)

E' una Toscana, quella di Bernardini, non più granducale, ma pur sempre tranquilla e sonnolenta, ferma negli immutabili rapporti mezzadrili.
...
E' soprattutto una Toscana atemporale, dove alcuni elementi reali ma altamente dotati di capacità simbolica vengono insistentemente evocati per sottolineare un'atmosfera, un luogo della memoria immobile e silenzioso...




Giovanni Manca (1941)

Il Pinocchio che Manca disegna è un pupazzo cordiale e sereno. Ben poco viene lasciato al drammma. Si privilegia, nell'illustrare, le scene dove meno evidenti, o più sfumate sono le tensioni, vedano esse il Burattino trionfante sui suoi compagni della Compagnia 'drammatico vegetale', stupito mentre parla con il Pappagallo nel Campo dei miracoli, sorpreso mentre il suo naso si allunga, afferrato dal Carabiniere.



Walt Disney (1941)

Una lancia a favore di quel Pinocchio è stata spezzata da Franco Cavallone: "Non c'è dubbio che Disney abbia compiuto sul classico testo di Collodi una sorta di tradimento. Eppure il suo adattamento è, più di altri commenti e riscritture, un principio di operazione critica sul testo di Collodi, un tentativo a suo modo rigoroso di ribaltarne le premesse".


Giambattista Galizzi (1942)

...per la prima volta, presenta un Pinocchio che non è ilare o burlone o scavezzacollo, ma torvo, accigliato, tristo. Conseguentemente torvi, accigliati, tristi sono i personaggi che intorno al burattino ruotano.
Galizzi sembra suonare tutto l'universo collodiano su una nota più fosca, ai margini estremi della gradevolezza.


Beppe Porcheddu (1942)

Il Pinocchio di Beppe Porcheddu, edito da Paravia nel 1942, appartiene a quella ricca serie di 'Pinocchi di guerra' che seguì la scadenza dei diritti di esclusiva dell'editore Bemporad-Marzocco nel 1940.
...
Siamo evidentemente in una Europa nord-orientale, anzi, in una zona decisamente baltica; luogo di elezione per esseri soprannaturali, di orchi soprattutto, che Porcheddu evidentemente predilige...

Beppe Porcheddu