L'ape regina, di Marco Ferreri (1963) Da una idea di Goffredo Parise, Storia e sceneggiatura di Rafael Azcona, Marco Ferreri con la collaborazione di Diego Fabbri, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa Con Ugo Tognazzi, Marina Vlady, Walter Giller, Linda Sini, Riccardo Fellini, Igi Polidoro, Nino Vingelli, Achille Majeroni Musica: Teo Usuelli Fotografia: Ennio Guarnieri (90 Minuti) Rating IMDb: 7.3
Solimano
L'ape regina di
Marco Ferreri uscì nel
1963 con una scritta a nome del regista prima dei titoli di testa, e qui la riporto perché non mi risulta che sia stata tolta:
"Con questa amara favola ho voluto rappresentare in chiave paradossale e satirica quanto squallida è una vita matrimoniale deviata da una volgare ed egoistica concezione del piacere e da un formalismo bigotto, frutto di un’interpretazione del tutto superficiale ed esteriore dei solidi e immutabili principi della morale e della religione".
La commissione di censura aveva bocciato il film per due volte perché
"contrario al buon costume e osceno nella sua impostazione" e quindi si era dovuto transare, accettando tagli e modifiche alla sceneggiatura e concordando la dichiarazione sopra riportata, che chissà quali risultati si riprometteva. Il risultato fu che il film ottenne un ottimo successo commerciale, perché si destò ogni tipo di curiosità. Inoltre
Marina Vlady vinse il premio per la migliore attrice protagonista al
Festival di Cannes e l'anno dopo
Ugo Tognazzi ottenne il
Nastro d'Argento come miglior attore protagonista.
Alfonso (
Ugo Tognazzi) ha un ottimo lavoro, un appartamento moderno e luminoso e delle buone frequentazioni. Si innamora di
Regina (
Marina Vlady), che appartiene ad una famiglia molto religiosa, con un rapporto quasi simbiotico con preti, frati, suore e vaticanisti in genere. Vivono in un appartemento antico di costruzione e di mobili, poco luminoso e praticamente all'ombra del Cupolone. Alfonso viene inglobato dalla famigliona, visitano spesso chiese, tombe di famiglia, vedono scheletri, c'è persino una antenata santa che un miracolo salvò da violenza sessuale: il miracolo fu che le crebbe la barba, e questo demoralizzò e fece desistere il violentatore. La santa imbalsamata ha ancora la barba salvifica. Tutte cose a cui Alfonso si adegua tranquillamente, come un piccolo pegno in vista del matrimonio con Regina. Gli secca di più trovare ostacoli quando cerca di prendersi qualche libertà con la fidanzata: gli ostacoli vengono proprio da Regina che non vuole che ci siano confidenze prima del matrimonio. Alfonso, che è assai voglioso, se ne lagna con l'amico
Riccardo (
Riccardo Fellini), l'unica cosa che può fare la fa: accelerare il più possibile la data del matrimonio.

Ma quando incontra l'amico qualche tempo dopo, Alfonso è un uomo felice, anche troppo: ha scoperto che Regina nono solo non pone più nessun ostacolo ai suoi approcci, ma li cerca, li desidera non per sfrenatezza ma perché è così che si fa: sono sposati, quindi adesso quelle cose vanno fatte.
La situazione non è facilmente sostenibile anche per un uomo abbastanza giovane come Alfonso, perché Regina è praticamente insaziabile mentre lui comincia a sentirsi stanco e debilitato. Cerca di parlarne con la moglie, ma Regina non capisce proprio dove stia il problema: va tutto benissimo ed è così che si fa. Alfonso sente che il gioco si fa preoccupante, quindi cerca delle contromisure furbesche: fa tardi sul lavoro, si dà da fare in cucina perché è un cuoco provetto, riutilizza quindi il suo vecchio appartamento (che è nuovo), arriva al punto da iscriversi ad un corso di Esercizi Spirituali per riuscire a passare qualche notte fuori, ma la moglie lo rintraccia indignata e se lo riporta a casa. Prova a parlare con i religiosi, gente dottissima, che ne sa una più del diavolo, ma tutti gli dicono che dovrebbe essere solo contento. Finché Regina rimane incinta, ed allora tutto cambia, ci sono altre priorità ed Alfonso, che dai e dai si è beccato anche un infarto, viene mandato a dormire in una stanzetta al piano di sopra perché non disturbi sua moglie. E lì Alfonso si spegne mentre Regina, la donna più felice di questo mondo, ha avuto un bambino a cui viene imposto il nome di Alfonso, in memoria del padre, che viene sepolto nella tomba di famiglia con una bella lapide.

Sembrerebbe ovvio che, essendo passati tanti anni, le discussioni e le censure di cui fu corredato il film siano passate in cavalleria, ma non è tanto vero. Non molti giorni fa
Padre Nicolò Anselmi, un personaggio importante della CEI, ha dichiarato, riguardo
Nanni Moretti ed
Isabella Ferrari nel fim
Caos calmo:
"I due attori fanno l'amore in piedi, vestiti, senza guardarsi in faccia: capisco che la scena vada letta e inserita nel contesto del film, ma confesso che anch'io sono rimasto stupito e disturbato: da un bravo regista e coraggioso idealista come Moretti e da un volto sensibile e delicato come la Ferrari mi sarei aspettato una scena romantica, soffusa, tenera... magari un momento d'amore aperto alla vita, ad un figlio".Non c'è niente da fare, questi il fatto che ognuno provveda al sesso come crede non lo vogliono accettare, e di fondo credono ancora che il sesso si giustifichi solo se visto in funzione della procreazione. Non si accorgono dell'assurdità che qualche centinaio di maschi anziani e celibi pretendano di insegnare agli uomini ed alle donne come si fa e come non si fa. Figuratevi allora, che peccati credete che si nominassero nelle confessioni? I cosiddetti peccati sessuali, il resto era un
nice to have. Difatti si vede dai silenzi e dai toni concessivi che usano ancora oggi sulle indecenze di ogni tipo che succedono in Italia.
Faccio una osservazione che sorprenderà chi è sempre stato laico: allora, erano spesso molti cattolici a sentirsi a disagio riguardo l'atteggiamento sessuofobico della chiesa. Nelle parrocchie non c'erano riunioni comuni fra ragazze e ragazzi, ti riducevano che o diventavi un gatto sotto l'armadio o un assatanato, era difficile riuscire ad avere una visione naturale del sesso come aspetto fondamentale e gratificante dell'amore fra due persone. Il tono grottesco del film non era poi tanto grottesco, ci si trovava di fronte ad un mondo sconosciuto senza fare le esperienze all'età giusta o facendole male, con connotati di effrazione e di non comprensione reciproca.

Altri discorsi importanti si collegano al film, ad esempio la separatezza mentale che c'era fra uomo e donna, che aveva come corollario anche la separatezza sessuale, il non sapere tante piccole grandi cose che sarebbe stato necessario conoscere: la differenza fra la sessualità maschile e quella femminile è l'esempio più evidente, ma certo non il solo. Il rispetto reciproco nasce anche dalla conoscenza delle differenze, due conseguenze erano la possibile frigidità femminile e, va detto, l'ansia da prestazione maschile. Credo che il portato più vero del
Sessantotto sia stato proprio qui e che abbia migliorato la vita di uomini e donne. Il semplice fatto di guardare il rapporto anche dal punto di vista del partner era l'eccezione, non la regola, basta rifletterci un momento per capire la gravità della situazione plurisecolare, in cui veniva propagandata la lotta contro la natura e contro gli istinti, chiudendo un occhio su masturbazione da una parte e bordelli dall'altra.
Infine, c'è un aspetto tipico di
Marco Ferreri: una sua misoginìa che lo rende piuttosto diverso da
Luis Bunuel a cui è spesso accostato. Ferreri è un po' l'erede del greco antico
Semonide di Amorgo, l'autore del
Biasimo delle donne, che fra l'altro istituisce dieci categorie di
donne-animali. Non è certo un caso che nei film di Ferreri ci siano quattro di queste categorie: la
donna-scimmia, la
donna-cagna, la
donna-cavalla, la
donna-ape (l'unica positiva, per Semonide).
Così però diceva Marco Ferreri in una intervista del
1965:
"La donna vive adesso un momento difficile, un momento disperato, comincia a sillabare, a usare le parole per riuscire ad esprimersi. La vita di un uomo e una donna è una vita di antagonismo; anche perchè la donna scarica sull’uomo tutti questi secoli di oppressione o di misconoscimento che le pesano addosso e l’uomo trova difficile avere delle possibilità di intendimento, di conoscenze in comune. Sono due modi completamente diversi, non per colpa della donna, forse per colpa dell’uomo o per colpa di una società che è stata finora una società portata avanti per lo più dagli uomini."
Coglieva dei motivi giusti, ma esprimeva il disagio maschile nella situazione che si stava determinando.

Ho detto poco del film. E' forse quello che preferisco di Ferreri, per tre motivi.
Il primo si chiama
Marina De Poliakoff-Baïdaroff, in arte
Marina Vlady. E' inimmaginabile che una parte come quella di Regina andasse ad un attrice diversa da Marina Vlady, che è naturalmente ed etnicamente costruita per questa parte. Trasmette una sorridente, spietata e tranquilla dominanza a cui è impossibile sottrarsi.
Il secondo è
Ugo Tognazzi, che ha fatto altre volte queste parti da uomo che vuol sembrare forte, ma dentro è debole, ricordo in particolare un ottimo e misconosciuto film di
Bernardo Bertolucci,
La tragedia di un uomo ridicolo.
Il terzo è
Marco Ferreri (con
Rafael Azcona). Il controllo totale che preti, frati e suore hanno su quello che accade è espresso benissimo, senza caricature, che ci sono invece un po' nei parenti di Regina, con
zia Mafalda affidata alla recitazione di
Achille Majeroni, che aveva fatto l'attore omosessuale ne
I vitelloni di Federico Fellini, dove insidiava il personaggio di
Leopoldo Trieste, aspirante scrittore.