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sabato 28 novembre 2009

I bambini nel cinema: Teresa Venerdì

Teresa Venerdì di Vittorio De Sica (1941) Da un racconto di Rezsö Török, Sceneggiatura di Aldo De Benedetti, Vittorio De Sica, Gherardo Gherardi, Margherita Maglione, Franco Riganti, Cesare Zavattini Con Vittorio De Sica (Il dottore Pietro Vignali), Adriana Benetti (Teresa Venerdì), Irasema Dilián (Lilli Passalacqua), Guglielmo Barnabò (Agostino Passalacqua), Olga Vittoria Gentilli (Rosa Passalacqua), Anna Magnani (Loletta Prima), Elvira Betrone (La direttrice dell'orfanotrofio), Giuditta Rissone (L'istitutrice Anna), Virgilio Riento (Antonio), Annibale Betrone ( Umberto Vignali), Nico Pepe (Il dottore Pasquale Grosso), Federico Collino (Vittorio, il regista di varietà ) Musica: Renzo Rossellini Fotografia: Vincenzo Seratrice (92 minuti) Rating IMDb: 7.0

Solimano

Tutti ricordano il piccolo Enzo Stajola di Ladri di biciclette (1948), ma l'attenzione di Vittorio De Sica al mondo dei bambini era cominciata prima: Sciuscià è del 1946 e I bambini ci guardano del 1944. Ancora prima, c'è Teresa Venerdì (1941), in cui la centralità spetta al personaggio di Teresa (Adriana Benetti) e ai pasticci amorosi e finanziari che combina il dottor Pietro Vignali (Vittorio De Sica). Buona parte del film si svolge nell'orfanotrofio femminile di Santa Chiara, in cui Pietro (specializzato in malattie dei bambini) ha l'incarico di ispettore sanitario. Nella immagine di apertura del post si vede un gruppo di orfanelle che mostrano fuor di ogni dubbio la contentezza per l'arrivo del nuovo ispettore. Quello precedente, il settantaquattrenne dottor Paoloni, ha appena dato le dimissioni perché si è sposato.


Nell'orfanotrofio non ci sono solo bimbe, ma adolescenti e ragazze già cresciute: Teresa, ad esempio, ha diciott'anni. La prima volta che Pietro entra nell'orfanotrofio viene quasi travolto, per le scale, da una frotta di ragazze che sta scendendo di corsa. Ci vuole tutta la sua statura (all'inizio del film più fisica che morale) per reggere una sfida del genere. Poi, nella camerata, ogni ragazza sta in piedi vicino alla sua branda e tutte guardano con interesse Pietro, che vedono per la prima volta. La curiosità non c'è solo nelle ragazze, ma anche nella direttrice e nelle istitutrici, che hanno aspetto e modi improntati a dignitosa serietà. Però quando arriva Pietro, chissà perché gli stanno tutte attorno. E' come se Pietro girasse scortato.


Le cose cambiano quando Pietro entra nell'infermeria. Qui conosce Teresa, la cui massima aspirazione è di divenire in pianta stabile l'infermiera dell'orfanotrofio. Come ho già detto in un altro post, Teresa imbocca con la medicina Pietro, così l'orfanella ride e Teresa riesce a dare la medicina anche all'orfanella, cosa altrimenti assai difficile.



Non è che nell'infermeria ci siano casi particolarmente gravi: una bambina ha l'orticaria ed è inappetente, ma è tutto un trucco, nasconde fra le coperte e le lenzuola della frutta che è riuscita a tenere per sé. Successivamente prendiamo atto, come si vede nella terza immagine, che questo scambio di frutta (mi sembra di capire che si tratti soprattutto di mele) è assai diffuso. Non è una cosa grave, succede di peggio, e lo vedremo nelle due immagini successive.


Bambine e ragazze assistono insieme a "spettacoli d'impudicizia", come li chiama la direttrice, che non vorrebbe che ci fossero. Sembra che si divertano molto. Gli spettacoli li dà Teresa, che si procura gli abiti di scena scavando in un baule lasciato dai teatranti che l'hanno allevata. Così Teresa fa la parte di Giulietta e la sua amica buona fa la parte di Romeo, facendo il vocione da uomo. Teresa sarà denunciata dall'amica cattiva e rischierà di andare a fare la serva del macellaio fornitore dell'orfanotrofio.


Due immagini di una scena brevissima in netto stacco con la lunga scena precedente, in cui c'era l'esibizione della soubrette Loletta Prima (Anna Magnani) col corpo di ballo in teatro. Loletta Prima è l'amante di Pietro, a metà della sua canzone gli telefona e il cameriere Antonio (equivocando) le dice che Pietro è andato dalla fidanzata. Così Loletta va su tutte le furie ed interrompe canzone e balletto, per la disperazione del regista Vittorio (Federico Collino). Compare subito il cortile dell'orfonatrofio in cui le bimbe fanno un canoro girotondo con al centro un bimbo più piccolo, contentissimo di essere al centro. Suona la campanella di fine ricreazione, le bimbe se ne vanno... e il bimbo scoppia a piangere.

Teresa è amata dalle bambine. Qui la guardano preoccupate, vedendola attraverso una finestra del piano di sopra. Teresa è in mezzo a guai grossi: gli "spettacoli d'impudicizia", punto primo, ponto secondo una lettera d'amore in cui manda "un miglione di baci" a Pietro (la lettera non l'ha scritta Teresa, ma l'amica cattiva - e sgrammaticata - per incastrarla. Punto terzo, la perenne spada di Damocle di andare a fare la serva del macellaio. Punto quarto (segretissimo): Teresa è veramente innamorata di Pietro, nessuno lo sa, salvo noi spettatori che l'abbiamo capito subito.

Prima abbiamo visto le orfanelle nella camerata, ognuna in piedi vicino alla sua branda. Qui le vediamo nel refettorio ancora in piedi prima di mangiare. Per sedersi, occorre che qualcuna delle istitutrici glielo permetta: orfanelle un po' militarizzate.

Infine, vediamo il tassì con a bordo Pietro, le istitutrici ed alcune bambine. Vanno a riprendere Teresa che è andata di sua disperata volontà a fare la serva dal macellaio. Sul tassì, Pietro è al centro dell'attenzione di tutte: donne, ragazze, bambine. La direttrice farà addirittura in modo che una ragazza cambi di posto per non stare seduta vicino a Pietro. Le bimbe lo guardano con serietà curiosa, che però è distratto in suoi segreti pensieri: non pensa più all'amante Loletta Prima, nemmeno alla fisanzata nonché ereditiera Lilli Passalacqua (Irasema Dilián). Che pensi a Teresa?

Anche negli anni successivi Vittorio De Sica si occupò mirabilente di bambini nei sui film. Ricordo L'oro di Napoli (1954). Due episodi: quello del funeralino, in cui compaiono i bambini dell'orfantrofio condotti al fuberale da una suora e gli scugnizzi a caccia di confetti, e l'episodio dei giocatori con il conte Prospero B (Vittorio De Sica) che ha il vizio del gioco, è stato interdetto dalla moglie e perde regolarmente le partite che gioca in portineria con Gennarino (Pierino Bilancioni), il figlio del portiere.

domenica 30 agosto 2009

I bambini nel cinema: Gli anni in tasca (2)

L'argent de poche di François Truffaut (1976) Sceneggiatura di François Truffaut e Suzanne Schiffman Con Geory Desmouceaux (Patrick Desmouceaux), Nicole Félix (la madre di Gregory), Philippe Goldmann (Julien Leclou), Jean-François Stévenin (Jean-François Richet, il maestro), Virginie Thévenet (Lydie Richet), Chantal Mercier (Chantal Petit, la maestra), Laurent Devlæminck (Laurent Riffle), Tania Torrens (la mamma di Laurent), Francis Devlaeminck (il papà di Laurent), René Barnerias (il papà di Patrick), Sylvie Grezel (Sylvie), Katy Carayon (la mamma di Sylvie), Jean-Marie Carayon (il papà di Sylvie), Claudio e Franck Deluca (Mathieu e Franco Deluca), Richard Golfier (Richard Golfier), Pascale Bruchon (Martine), Corinne Boucart (Corinna), Marcel Berbert (il direttore della scuola) Fotografia: Pierre-William Glenn Musica: Charles Trenet "Les enfants s'ennuient le dimanche" (104 minuti) Rating IMDb: 7.6

Solimano

"I bambini recano con sé automaticamente un senso di poesia e quindi credo si debba evitare di introdurre elementi poetici in un film di bambini, in modo che la poesia nasca da sé, come un di più, come un risultato e non come un mezzo e nemmeno come uno scopo da raggiungere. Per essere più concreto trovo più poesia in una sequenza che mostra un bambino che asciuga i piatti che in un'altra dove lo stesso bambino vestito di velluto raccoglie dei fiori in un giardino al suono di un brano di Mozart.
Un sorriso di bambino sullo schermo e la partita è vinta. Ma giustamente quello che salta agli occhi quando si osserva la vita, è la gravità del bambino rispetto alla futilità dell'adulto. Per questo ritengo che si raggiungerà un maggior grado di verità filmando non solo i giochi dei bambini, ma anche i loro drammi che sono immensi e senza alcun rapporto con i conflitti tra adulti.
Gli attori adolescenti portano in un film una purezza straordinaria che non sempre si ottiene da altri professionisti; se c'è qualcosa di ridicolo nell'azione o nel dialogo, lo sentono immediatamente e non esistano a farlo notare. Sta al regista avere abbastanza modestia e flessibilità per utilizzare la freschezza e il senso del reale modificando di conseguenza questo o quel dettaglio e adattando il dialogo al giovane attore, piuttosto che costringere il giovane attore a diventare artificialmente il personaggio
".
(François Truffaut)


Patrick Desmouceaux (Geory Desmouceaux) è amico di Laurent Riffle (Laurent Devlæminck). La mamma di Laurent (Tania Torrens), fa la parrucchiera e Patrick, malgrado che abbia solo tredici anni, se ne è innamorato, specie dopo essere stato invitato ad una cena a casa della famiglia Riffle. Patrick non sa come fare per manifestare questo sentimento alla mamma di Laurent, finché deciderà di mandarle un mazzo di rose rosse. Poi si presenta a casa Riffle per vedere che cosa succede, dopo l'arrivo delle rose.


La mamma di Laurent lo riceve in vestaglia, e appena lo vede gli dice: "Ringrazia tanto il tuo papà per le rose rosse che mi ha mandato". Così Patrick impara che in amore le differenze di età a volte pesano. Anche se si ha la stessa età ci possono essere dei problemi. Con un amico un po' più sveglio di lui Patrick va al cinema con due ragazze. Finisce che l'amico, cambiando di posto durante la proiezione del film, bacia tutte e due le ragazze, mentre Patrick finge di guardare il film, ma in realtà sta pensando che in lui c'è qualcosa che non va.

A volte, per capire come è fatto il mondo, non è necessario essere dotati di binocolo: basta mettersi dietro ad un portone ed aspettare che passi questa ragazza.
"La sola critica che mi viene mossa abbastanza spesso da quando il film è uscito è che è assente la crudeltà dei bambini, ma io non ne ho mai sofferto perché ero figlio unico; credo che chi ha avuto fratelli o sorelle ha dovuto affrontare rapporti più aggressivi. E poi ho visto troppo spesso al cinema o in letteratura la crudeltà dei bambini utilizzata in modo artificioso per dimostrare l'assurdità della guerra oppure la crudeltà della guerra e così via".
(François Truffaut)



Sylvie (Sylvie Grezel) per un puntiglio capriccioso non è voluta uscire di casa mentre i genitori sono andati a mangiare al ristorante. Solo che adesso Sylvie comincia ad avere fame, ed utilizza l'altoparlante del papà, che lavora nella polizia, per informare tutto il condominio della sua disagiata condizione, accusandone i genitori. I condomini si organizzano e riescono a far pervenire per via aerea delle cibarie a Sylvie, che ha fatto finta di essere stata chiusa in casa. Ma la chiave ce l'ha lei, però vuoi mettere? Così è più divertente.




Nella prima immagine si vede il maestro Richet (Jean-François Stévenin) con la faccia un po' tirata. E' l'effetto della notte in bianco che ha passato: sua moglie ha partorito, è nato il piccolo Thomas, e il maestro Richet ne ha scritto il nome in grande col gesso sulla lavagna, proprio vicino alle tabelline.
Nelle altre immagini compare la moglie del maestro, impegnata in una attività che il piccolo Thomas mostra di gradire molto.


Prima che finisca il film si riesce a sbloccare la situazione di Patrick, ma ce ne vuole! La simpatia con Martine (Pascale Bruchon) comincia nel treno, su cui i ragazzi stanno viaggiando verso una specie di colonia estiva: Patrick e Martine si guardano dai finestrini.


La simpatia prosegue quando si incontrano camminando, i bambini da una parte, le bambine da un'altra.


La simpatia si sviluppa ulteriormente quando, in file diverse, assistono ad uno spettacolo.


Ma Patrick e Martine sarebbero ancora lì a ballare il tango con i sentimenti se non ci fosse uno scherzo architettato dagli altri: dicono a Patrick che Martine l'aspetta sulle scale perché vuole baciarlo, dicono a Martine che Patrick l'aspetta sulle scale perché vuole baciarla e i due si incontrano sulle scale.

E Patrick e Martine si baciano, finalmente, ma ce n'è voluta!




Alla fine del film si scopre il dramma di Julien Leclou (Philippe Goldmann), il ragazzo solitario che abita in quella casa-legnaia. Durante una visita medica non vuole spogliarsi. E' ricoperto di ferite, di cicatrici, di lividi. La madre e la nonna, che durante il film non si vedono mai, lo picchiano regolarmente, quasi lo torturano. Vengono ammanettate ed arrestate, Julien andrà in un istituto. Il maestro Richet, con i ragazzi della sua classe, sceglie la chiarezza, e racconta in aula non tanto quello che è successo, perché più o meno ormai lo sanno tutti, anche se non ne parla nessuno. Il maestro parla con i ragazzi di come vanno affrontate situazioni del genere e che cosa si può fare. In questo momento Richet non ha di fronte dei ragazzi ma dei giovani adulti, partecipi e responsabili.

In chiusura, una immagine d'insieme dei ragazzi di Thiers ed una fotografia di François Truffaut con alcuni dei ragazzi-interpreti che abbiamo conosciuto durante il film.


venerdì 28 agosto 2009

I bambini nel cinema: Gli anni in tasca (1)

L'argent de poche di François Truffaut (1976) Sceneggiatura di François Truffaut e Suzanne Schiffman Con Geory Desmouceaux (Patrick Desmouceaux), Nicole Félix (la madre di Gregory), Philippe Goldmann (Julien Leclou), Jean-François Stévenin (Jean-François Richet, il maestro), Virginie Thévenet (Lydie Richet), Chantal Mercier (Chantal Petit, la maestra), Laurent Devlæminck (Laurent Riffle), Tania Torrens (la mamma di Laurent), Francis Devlaeminck (il papà di Laurent), René Barnerias (il papà di Patrick), Sylvie Grezel (Sylvie), Katy Carayon (la mamma di Sylvie), Jean-Marie Carayon (il papà di Sylvie), Claudio e Franck Deluca (Mathieu e Franco Deluca), Richard Golfier (Richard Golfier), Pascale Bruchon (Martine), Corinne Boucart (Corinna), Marcel Berbert (il direttore della scuola) Fotografia: Pierre-William Glenn Musica: Charles Trenet "Les enfants s'ennuient le dimanche" (104 minuti) Rating IMDb: 7.6

Solimano

"Un film sui bambini deve essere fatto con la collaborazione dei bambini, perché il loro senso della verità è infallibile quando si tratta di cose naturali. Tutto quello che un bambino fa sullo schermo, curiosamente sembra farlo per la prima volta. Questo doppio senso, questo equilibrio tra il fatto singolo e il suo valore di simbolo generale rende particolarmente preziosa la pellicola che registra giovani volti in trasformazione. Ecco perché sono vent'anni che non mi stanco di girare con i bambini, ecco perché nei prossimi anni dedicherò loro ancora dei film".
(François Truffaut)

Il film si svolge a Thiers, nell'Alvernia, la zona del Puy-de-Dôme. All'inizio, c'è una grande corsa in discesa di frotte di bambini con le cartelle scolastiche giù per strade, stradine e scalinate. Alcuni di questi bambini, che in diversi casi erano proprio di Thiers, li conosceremo cammin facendo.


I due insegnanti che compaiono nel film. Lui è il maestro Jean-François Richet ( Jean-François Stévenin), lei è la maestra Chantal Petit (Chantal Mercier). Hanno modi di insegnamento diversi, Richet prende lo spunto dall'arrivo di una cartolina per una lezione sui generis di geografia, Petit costringe gli scolari a recitare il monologo di Arpagone nell'Avare di Molière. I ragazzi lo fanno in modo piatto e svogliato, salvo recitarlo bene per conto loro durante la ricreazione.
"All'inizio gli chiedevo di fare delle cose idiote e loro facevano male, ma a poco a poco mi sono reso conto che bisognava chiedere delle cose molto semplici e lavorare in collaborazione; davo delle idee generali e loro facevano il resto con le parole. Non c'è stata improvvisazione dei fatti, perché le storie erano già lì pronte e vere. I ragazzi hanno poi una franchezza magnifica; se qualcosa non va la dicono, mentre un attore esperto non ne avrebbe mai il coraggio".
(François Truffaut)


Nella classe della maestra Petit, durante l'anno, è entrato un ragazzo, Julien Leclou (Philippe Goldmann). Julien non parla quasi mai, in classe e nella ricreazione è quasi sempre da solo ed ha dei traffici strani. Si sa che abita in una casa che vista da fuori sembra un po' una stalla un po' una baracca, e la sua famiglia non si vede mai.


Durante la ricreazione, questi due ragazzi, di cui uno è salito a cavalcioni sull'altro, hanno sicuramente in mente qualcosa, e non so se un maestro o un bidello (i camici sono simili) li osserva incuriosito: che cosa stanno combinando?



In un modo o nell'altro bisognerà cominciare a capire come è fatto il mondo ed il binocolo è uno strumento utilissimo, certe volte.
"Si trattava di far ridere, e non a scapito dei bambini ma con loro; nemmeno alle spalle degli adulti, ma con loro, da cui la ricerca di un delicato equilibrio tra gravità e leggerezza. L'insieme deve illustrare l'idea che l'infanzia è spesso in pericolo ma possiede la grazia e ha anche la pelle dura. Il bambino inventa la vita, ci sbatte contro, ma sviluppa allo stesso tempo tutte le facoltà di resistenza"
(François Truffaut)


Patrick Desmouceaux (Geory Desmouceaux) è incuriosito da Julien e riesce quasi a fare amicizia con lui. Li vediamo insieme mentre guardano un libro fuori dalla casa-legnaia di Julien. Nell'immagine successiva, si vede Julien in azione su una Mercedes. Julien compie anche furti a danni degli altri ragazzi. Il giorno in cui viene espulso dall'aula, ripulisce nel corridoio tutte le tasche dei cappotti dei compagni di classe.

Il caso di Gregory è diverso. Non va a scuola, è un bambino piccolo, avrà tre anni. Vive con la mamma (Nicole Félix), che è stata abbandonata dal papà ed è sempre trafelata fra l'occuparsi del bambino, procacciarsi da vivere col lavoro e cercare, se possibile, un uomo più affidabile di quello che ha avuto. Gregory sale le scale aiutandosi con una baguette. La mamma è andata a far spesa con lui.

La mamma di Gregory si mette a parlare con Lydie Richet (Virginie Thévenet), la moglie del maestro Richet, che è incinta quasi al nono mese.

Guardate cone Gregory, mentre le due donne parlano, distrugge sistematicamente la spesa che ha fatto la mamma, che di questo non si accorge, perché, dopo aver portato Gregory in casa sta scendendo di corsa le scale per andare a recuperare il portafogli, che ha lasciato in qualche negozio.

Gregory si diverte con un gattone che poi gli sfugge e Gregory, per riacchiapparlo, si sporge dalla finestra fino a cadere. L'appartamento è molto in alto, a diversi piani da terra.

Gregory atterra su un prato soffice. Miracolo! Non si è fatto niente. E dice: "Gregory ha fatto bum!"

La mamma di Gregory sta tornando, dopo aver recuperato il portafoglio. Vede Gregory sul prato, capisce cosa è successo, e per l'emozione fa bum sul prato pure lei.

Il maestro Richet a tavola con sua moglie. Il bambino dovrebbe nascere nei prossimi giorni.


I due fratelli terribili Mathieu e Franco De Luca (Claudio e Franck De Luca) sono di origine italiana. Fanno colazione insieme al mattino, poi tagliano i capelli ad un loro amichetto così possono impossessarsi dei soldi che la mamma gli ha dato per il parrucchiere.

A Thiers c'è anche un bambino orientale, che inserisco con i genitori come immagine di chiusura del primo post.
(continua)