mercoledì 12 maggio 2010

Se passi di qui, fermati un istante e leggi







Tu che passi su questo blog, ti chiederai forse come mai si sia interrotto il 4 marzo 2010. O forse non te lo stai chiedendo: la rete è piena di blog che di punto in bianco s'interrompono, senza avviso alcuno. In genere sono stati abbandonati per stanchezza, delusione o demotivazione. Non è il caso di questo blog che, finché è durato, è stato energico e costante come il suo fondatore, nonché principale redattore.

Il fatto è che Primo Casalini, nick Solimano, è stato male, è stato ricoverato ed è morto. Questo è il motivo per cui il blog s'interrompe senza spegnersi, nel pieno del suo svolgersi, con uno strappo simile a quello che s'è portato via Primo.

Se non conoscevi Primo, ti consiglio di fare una passeggiata in questo suo orto di scrittura, quello a cui forse teneva di più, tra i tanti a cui partecipava. O forse, quello che meglio lo rappresenta, perché lo rappresenta involontariamente. Sarà una passeggiata piacevole e interessante, a tratti allegra, a tratti meditabonda. Primo era un uomo completo e questo si riflette anche nelle sue recensioni di film, come del resto in tutte le cose che faceva e diceva.

Primo aveva chiamato altri a partecipare; aveva tirato su una squadra di collaboratori forse irregolare, ma affiatata (posso dirlo, perché le mie collaborazioni erano così rade, che posso giudicare le cose dall'esterno, obiettivamente). Alla fine, però, era lui quello che teneva in piedi il blog, e che scriveva più di tutti.

Primo lascia una moglie e un figlio.



Sono infiniti i temi su cui Primo rifletteva. Tra tutti isolerei:
l'amore, il dovere di agire, la vita di ogni comunità umana, l'arte e il suo rapporto con la realtà delle persone. Tra i film che sia lui che io amavamo ci sono quelli di Bresson, uno in particolare:

Un condannato a morte è fuggito.
E' quello che mi viene in mente adesso, chissà perché (ma non importa: stiamo parlando di Primo, non di me). Qui sotto riporto alcune foto che Primo aveva messo nella sua recensione e alcune frasi di quella recensione, che puoi comunque leggere completa al link che ti ho dato.

In quelle frasi Primo descrive la tenacia con cui Fontaine prepara la sua fuga dal carcere, senza mai perdere di vista l'obiettivo, qualsiasi cosa stia accadendo. Parlava del personaggio di un film, ma anche del modella di vita a cui cercava di conformarsi.





"Fontaine è determinato, ha una forza interiore che lo sostiene, perché altrimenti sarebbe facile lasciarsi andare. Lui lo sa benissimo, ma è costretto ad esitare prima di decidere, perché i problemi sono due. Può fidarsi, delle persone con cui viene in contatto? E le azioni che vuole intraprendere, hanno possibilità di riuscita? Nelle immagini si vede il foglio su cui scrive Fontaine e il modo che trova per comunicare col vecchio prigioniero, che ha una figlia che ogni tanto lo viene a trovare. In questo caso Fontaine ha deciso di fidarsi: gli va bene, ma non aveva nessuna altra alternativa."

"Fontaine è determinato, ma non è che inventi fantasiosamente un nuovo metodo per evadere. Con lucidità procede verso quello che dentro di sé sente di volere: evadere, salvare la sua vita. Quindi cerca di utilizzare le opportunità, specie un cucchiaio che diventa un coltello. E' molto di più il tempo che impiega a far sparire i residui del suo lavorìo che il vero e proprio lavoro sulla porta di legno della cella. Quindi, si potrebbe dire che il film è realistico, ed è del tutto vero. Solo che la quotidianità che usa Bresson ha in sé qualcosa che attraverso la quotidianità si esprime, ma non è la quotidianità. Non sto dicendo che la quotidianità è un mezzo, senza la quotidianità non c'è neppure il resto. Ma cos'è il resto? Con parola ormai oggi del tutto disusata, il resto è la Grazia. "Tutto è Grazia!" sono le ultime parole del curato di campagna di Georges Bernanos, che Bresson riprende nei suoi film. Non è un discorso di atei o credenti: l'esperienza della Grazia è trasversale alle religioni ed alle credenze. Credo che in qualche modo la sperimentiamo tutti, nella nostra vita. Nel film interviene -senza apparire, se no non sarebbe Grazia- almeno quattro volte."

"Quando, proprio alla vigilia del tentativo di evasione, mettono in cella con lui Jost (Charles Le Clainche) un ragazzo di sedici anni che indossa una giubba da tedesco. A Fontaine sembra crollare il mondo. Pensa che Jost sia una spia, ma infine si decide a coinvolgerlo nell'evasione. E si accorgerà che se non erano in due, l'evasione non sarebbe riuscita. Da solo era impossibile riuscirci. Inserisco ora delle immagini in sequenza cronologica sull'evasione, a partire dalla preparazione delle corde in cui si vedono sia le mani di Fontaine che quelle di Jost."

17 commenti:

annarita ha detto...

Grazie, Nicola, un ottimo modo per ricordare Primo e l'immenso lavoro che ha fatto in questo blog. Confesso che mi sono emozionata quando ho visto che c'era un nuovo post. È bello pensare che lo spirito di Primo sia ancora qui, tra queste parole e queste immagini. Un caro saluto. Annarita

Roby ha detto...

Maz, grazie anche da me!

Lo sai? quando finisco di scrivere un post su Stanzeallaria e premo il tasto PUBBLICA, per una frazione di secondo -una sola, ma reale- istintivamente penso: "Chissà cosa scriverà Primo nel suo commento?"

Perchè il suo commento c'era, sempre, e sempre puntuale.

Probabilmente -anzi, sicuramente- c'è ancora.

Ma è scritto BIANCO su BIANCO.

Ecco perchè non riusciamo a leggerlo. Possiamo solo immaginarlo...

Baciottoni (anche ad Annarita)

Roby

Mitì Vigliero ha detto...

Mi spiace tanto, ma proprio tanto...Un grande abbraccio ai suoi.

Riccardo Orlando ha detto...

Un abbraccio ed un sorriso

Habanera ha detto...

"E' stato male, è stato ricoverato ed è morto."

Leggerlo così, nero su bianco, è sempre una pugnalata al cuore, come la prima volta.
Eppure sono passati già quasi due mesi.

Grazie, mazapegul, per questo modo privo di retorica, e per questo ancora più commovente, di ricordare il nostro amico Solimano.
H.

Amfortas ha detto...

Bravo Maz, hai fatto benissimo a scrivere questo post.
Come credo sappiate, Solimano e Giuliano mi avevano invitato più volte a scrivere qui, e io avevo rinunciato perché non mi sentivo all'altezza.
Rileggendo questo post su Fontaine, anche a posteriori m'accorgo che fu una scelta giusta.
Ciao.

mazapegul ha detto...

Carissimi tutti,
è da diverse settimane che pensavo di mettere un post per spiegare agli internauti di passaggio il triste motivo per cui abbracci&popcorn s'era interrotto così bruscamente, sulla prima puntata di una serie dedicata alla bella storia torinese di Fruttero&Lucentini. Mi spiaceva che qualcuno provasse un'impressione di trasandato abbandono, che è quanto di più lontano dalla maniera d'essere di Primo (trasandato mai!).
Ieri sera sono passato da a&p e ho provato ancora la stessa sensazione sgradevole e stavolta ho fatto quello che andava fatto.

Roby: è vero, per noi due (che con Primo avevamo un rapporto simile) rimane il "bianco su bianco" da interpretare di volta in volta. Che bella espressione, bianco su bianco!

Annarita: il mio scopo era solo quello di chiudere la porta della bottega (non a chiave, ovviamente, ma solo quel che richiede il pudore). e lasciare un cartello. Certo, il ricordo ci scappa, abbastanza naturalmente.

Habanera: ho scelto d'essere secco e breve per raggiungere la persona di passaggio, qualle che non conosceva Primo, che magari capita qui cercando una foto di Jacqueline Bisset, o cercando recensioni di vecchi film americani. Un biglietto sulla porta della bottega, per l'appunto. (La mancanza di retorica è, diciamo così, non retorica; sono contento che non abbia disturbato gli amici di Primo).

Amfortas, Primo (e Giuliano: avrei dovuto citare anche Giuliano, ma poi avrei dovuto spiegare una vicenda complicata, troppo lunga per un biglietto "di servizio") aveva dei giudizi talvolta dolorosi, ma sempre tesi a far sì che noi si desse il contributo significativo che lui sapeva che potevamo dare. Roby (un mio modello di scrittura, purtroppo per me irraggiungibile) ha riportato dei bellissimi scambi tra lei e Primo al riguardo.
Lui aveva un suo modo di scrivere: mai banale, sempre profondo e attento, senza mai cadere nel trito e ritrito (un modo di scrivere assai vicino alla una realtà esteriore e interiore, lontanissimo da quegli automatismi che prosciugano la scrittura).
Aveva secondo me anche un difetto, a volte (ma non nel caso della recensione al film di Bresson): quello di essere così completo e perfetto da non lasciare spazio a ulteriore sviluppo. Aveva a volte, glielo scrissi anche, una eccessiva "rotondità" d'esposizione.
Mi dilungo su questi punti per dirti che, se lui pensava che avresti dovuto scrivere a vantaggio degli altri, non era perché pensava che avresti dovuto imitarne il modo di pensare e scrivere; ma proprio perché pensava che tu avessi un tuo patrimonio, tutto tuo particolare, da condividere.
Mi ricordo che, in uno scambio con qualcuno, aveva citato il caso (reale? letterario? non ricordo) della discussione in cui diverse persone parlano tra loro, cercando però di trovare un minimo denomitatore comune a tutta la compagnia, come se ciasuna di esse non avesse un'esperienza particolarissima. La discussione langue e annoia e ciascuno è distante dagli altri. Poi l'attrice inizia a parlare di recitazione, l'insegnante dell'insegnamento, il meccanico della riparazione della macchine, e tutti si sentono più coinvolti.
Entriamo incomunicazione tra di noi, insomma, proprio in ragione della nostra diversità. D'esperienza, ma anche di stile.
(E insomma, non starò a insistere oltre, perché a te non mancano né le esperienze, né l'esperienza della scrittura: volevo solo ricordare anche questo utile punto di vista di Primo).

Mitì, Riccardo: grazie per aver lasciato anche il vostro "biglietto" alla porta.

A presto,
Maz

Donato Natuzzi ha detto...

Dopo un pò di tempo di assenza sono ripassato dal blog e incredulo ho letto la triste notizia. Ho conosciuto Primo nel novembre dello scorso anno, a mezzo mail, per la cumune passione per un luogo: Guastalla in provincia di Reggio Emilia. Ci ripromettevamo di conoscerci di persona alla prima occasione utile, eventualmente approfittando di qualche manifestazione in loco. Peccato che questo non possa più avvenire! Ci tenevo davvero! Serberò per sempre il suo ricordo. Il ricordo di una persona veramente speciale, estremamente disponibile. A Primo un GRAZIE per sempre! Un caro saluto alla famiglia.
Donato Natuzzi

peppe barbera ha detto...

non lo sapevo. mi dispiace. se non mi sbaglio è stato proprio lui a recensire qui il mio cortometraggio "Cercando di farcela". e senza conoscermi.

Habanera ha detto...

Ciao, Peppe.
Pensa che proprio tu sei stato l'ultimo a cui Solimano abbia risposto nei commenti su questo blog, appena il giorno prima di stare male. Ti riporto qui il suo commento, in risposta ad uno tuo, su Visitatori di febbraio 2010

Grazie Peppe, e scusa il ritardo con cui ti rispondo.
Sono lievemente sommerso (eufemismo).
Però sono fiero di una cosa: credo che nel mondo blogghiere non ci sia mai stato qualcuno che, come ho fatto in questo post, abbia pubblicizzato i suoi post meno visitati. Pubblicizzo i successi e pubblicizzo anche gli insuccessi, perché no? La vita è così: non va mai del tutto bene né del tutto male.
Tutti pieni di umiltà, di riserbo, di non mi prendo troppo sul serio... ma quando si viene al dunque... tutti zitti e boni!
Lo trovo buffo e grottesco.

Ci risentiremo, Peppe, ad majora!
Solimano
04 marzo 2010 08.28


Grazie del tuo passaggio ed un caro saluto
H.

giulia ha detto...

Grazie Maz. Io a questo blog ero molto affezionata, perchè bello, perchè da qui è cominciata la mia collaborazione con Solimano. C'è stato un periodo che ho scritto molto e mi sentivo sempre inadeguata, ma Primo mi sosteneva e mi incoraggiava e di questo lo ringrazierò sempre.

E' andata così. Ogni volta che guardo un film penso a lui e ad Abbracci e popcorn, mi dico "forse potrei.." poi il mio pensiero si interrompe e mi salgono le lacrime agli occhi.
Un abbraccio
Giulia

Anonimo ha detto...

torno e torno a commuovermi.
ogni volta.
z.

Anonimo ha detto...

un paio di anni fa ho scritto a Solimano per ringraziarlo di un blog di cinema diverso dagli altri. Gli sono piaciuta e mi ha invitato a collaborare, ma mi sono sentita inadeguata. Per diversi mesi ho continuato a gustarmi le recensioni di a&p, poi – come a volte capita nella vita – una serie di piccole rivoluzioni nella mia esistenza mi hanno allontanato dalle antiche passioni… Fino a qualche giorno fa quando, cercando notizie su mio nonno, attore del muto, mi sono imbattuta di nuovo in una sua recensione di un film vecchissimo e finalmente - dopo anni di vane ricerche – ho trovato alcune foto di scena con mio nonno. È stato bellissimo ritrovare le parole di un vecchio amico che ancora una volta mi faceva un regalo donandomi le immagini mai viste di un nonno sconosciuto. Stamattina avrei voluto scrivergli per ringraziarlo di questo regalo che mi aveva riavvicinato anche a lui e al suo blog. Ho letto invece che è troppo tardi. Mi dispiace veramente tanto.
Piera

Paola ha detto...

Sì, mi sono fermata perchè ho trovato la risposta.Guardo sempre le date e trovo spesso blog spenti senza preavviso, tracce di fuochi sul terreno carbonizzato. E' molto triste. Qui avevo passato un po' di tempo a leggere, partendo da Les enfants du Paradis di cui cercavo notizie in vista della prossima uscita al cinema in versione restaurata.Ero stata affascinata dalla mole di lavoro e dal taglio, semplice, comunicativo, preciso nei riferimenti, profondo nei giudizi. E così ho guardato le date e tutto il resto. MI dispiace, arrivo con tre anni di ritardo, la morte mi ha preceduto, ma la vita continua, in altro modo. Un pensiero a Solimano che legge.

Giuliano ha detto...

un milione di visite, e oltre - ma poi è andata così. Ogni tanto passo ancora, mi dispiace perché non tutto è andato come doveva, e mi dispiace soprattutto trovare commenti spam che nessuno cancella per mesi...
grazie Paola!

Anonimo ha detto...

Ogni tanto ripasso in visita a questo blog di Primo.
Màz

Paola ha detto...

ripasso dopo tre anni, è un modo di fermare il tempo
Paola