domenica 7 febbraio 2010

Le coppie nel cinema: Maledetto il giorno che t'ho incontrato (2)

Margherita Buy in "Maledetto il giorno che t'ho incontrato"

Maledetto il giorno che t'ho incontrato (1992) di Carlo Verdone Sceneggiatura di Carlo Verdone, Francesca Marciano Con Carlo Verdone (Bernardo Arbusti), Margherita Buy (Camilla Landolfi), Elisabetta Pozzi (Adriana), Giancarlo Dettori (Attilio), Stefania Casini (Clari), Renato Pareti (Loris), Dario Casalini (Flavio), Alexis Meneloff (Prof. Altieri) Musica: Fabio Liberatori Brani di Jimi Hendrix: "Stone Free", "The wind cries Mary", "Foxy lady", "Catfish blues" Fotografia: Danilo Desideri (112 minuti) Rating IMDb: 6.9

Solimano

Fra Bernardo (Carlo Verdone) e Camilla (Margherita Buy) si stabilisce un'amicizia di mutuo soccorso: entrambi sono andati dallo stesso psicanalista, entrambi soffrono per una delusione d'amore... per quanto... la situazione di Bernardo è chiara, Adriana (Elisabetta Pozzi) se n'è andata definitivamente col francese in tuta mimetica, mentre Camilla spera ancora di riuscire a farcela col Professor Altieri (Alexis Meneloff), lo psicanalista.

Oltre al continuo scambio di psicofarmaci, i due cercano di aiutarsi reciprocamente nella vita quotidiana, in modo da superare le rispettive fobie. Bernardo sta seduto su un baule e guarda l'orologio: dentro il baule c'è Camilla che si esercita sul fronte claustrofobia. La stessa cosa al cinema con i film terrorizzanti e sulla giostra stile Prater di Vienna per gli attacchi di vertigine. Sono tutti casi in cui è Bernardo che cerca di aiutare Camilla.

C'è un campo in cui è Bernardo ad essere più esposto: il sesso. Sarà che nella cassetta di addio Adriana ha discettato sulla minestra riscaldata, sarà che Bernardo ha qualche anno più di Camilla, fatto sta che è lei che ha il boccino in mano, negli argomenti di sesso: "Gli uomini come te pensano solo alle misure. Il vostro è il sesso visto dai geometri". Nel sofisticato dibattito sui vari tipi di bacio par di capire che sia Camilla a saperne di più:

Labbro a ventosa?
Conosco!
Labbro leggero?
Ooohhh!
Lingua a serpente?
Idem.
Lingua a pennello?
Com’è ‘sta lingua a pennello?
Ma non lo so, è un movimento ondulatorio, a largo raggio. Morbido, delicato, profondo.
‘Na passata de palato con la lingua! Quello è! Cioè, scavi con la lingua dentro...

Ma succede il patatrac. Inevitabile, perché Camilla, quando c'è di mezzo il rapporto (inesistente) col professor Altieri, non sente ragioni, è di un egoismo assoluto. Così, costringe Bernardo a prestare casa sua per una sera e per la succesiva notte perché è riuscita a combinare un incontro con Altieri . Il povero Bernardo deve aggirarsi per strada fino alle tre di una notte fredda. Quando rientra con una gran voglia di dormire trova Camilla in lacrime, perché l'incontro con Altieri non ha dato gli sperati frutti. Camilla continua a sfogarsi e Bernardo s'addormenta, Camilla protesta, Bernardo reagisce: Eh no le mani in faccia no! So' pure le quattro de mattina! Ma che m'hai preso pe 'n'ostaggio! Camilla distrugge una chitarra-cimelio che era appartenuta a Jimi Hendrix, Bernardo la caccia per le scale dicendo le ultime parole famose: "Maledetto il giorno che t'ho incontrato!" E finisce lì... almeno, parrebbe.

Sono passati tre mesi, e Bernardo è finalmente andato a Londra, per il progetto del libro su Jimi Hendrix. Ha necessità di procurarsi prove per uno scoop sull'ultimo giorno di vita dell'artista. Vede per strada un manifesto di uno spettacolo teatrale italiano, Insieme al nome del ben noto attore Attilio (Giancarlo Dettori), c'è il nome di Camilla! Bernardo quella sera va a teatro e vede la magnifica prestazione di Camilla in una commedia drammatica, poi si siede a parlare con Camilla e con Attilio, che sa di essere un personaggio e lo fa pesare. Più tardi, quando Attilio si assenta, Bernardo scopre che è l'amante di Camilla, che però non ne sembra contentissima, come attestano le seguenti parole: "Con lui è una scopata retorica, come andare a letto con i fratelli Karamazov".

Insomma, Bernardo e Camilla si capiscono ancora e il giorno dopo Camilla va con Bernardo in Cornovaglia, su un potente sidecar. Bernardo è ancora in caccia di chi può fornirgli lo scoop ed ha un indirizzo a cui rivolgersi. Camilla racconta una balla ad Attilio per stare fuori per un giorno e mezzo. Entrambi hanno reciprocamente negato di essere ancora schiavi degli psicofarmaci, ma in albergo scopriranno che non è così: Camilla ne è alla ricerca affannosa e Bernardo ha una sacca di plastica traparente con dentro ogni bendidio di psicofarmaci. Non è che abbiano intenzioni amatorie, ma la situazione li spinge ad approcci notturni forieri di buon proseguimento: è Camilla a muoversi per prima. Ma proprio durante il primo approccio mezzo scherzoso mezzo voglioso, piomba in camera Attilio, che da Londra ha capito l'andamento. Tira quattro sberle a Camilla, la licenzia in tronco dalla compagnia teatrale, Bernardo tira otto sberle (vigorosissime) ad Attilio, nell'albergo tutti si svegliano, inteviene persino la polizia... ed è la volta di Camilla di dire a Bernardo: "Maledetto il giorno che t'ho incontrato!".

Sembra però che tutto s'aggiusti. Il testimone-chiave per lo scoop vuole cinquemila sterline che Bernardo non ha. Telefona a Loris presso l'editore di Milano, ma gli vengono negate. Camilla vende un'anello prezioso e fa trovare a Bernardo i soldi sotto il tovagliolo del ristorante. Poi, istruita da Bernardo, va ad intervistare il testimone munita dell'attrezzeria. Compare giustamente vestita da fatina buona, se lo merita, e si mettono distesi sul letto per guardarsi la registrazione.

Niente da fare: nella registrazione non si sente l'audio, a causa un errore tecnico di Camilla. Bernardo non ne può più e gliene dice di tutti i colori. Camilla va in camera sua a vestirsi da sera per recuparare ed andare insieme al Ritz ma... ma... arriva Adriana, quella del francese in tuta mimetica. Vuol tornare con Bernardo, non c'è verso, sente che è l'uomo giusto per lei.

Camilla esce umiliata dalla camera; nel corridoio sente che Bernardo sta dicendo ad Adriana quel che pensa di lei: una poveretta... Scende per strada per prendere un taxi ed andarsene. Ma Bernardo, dalla finestra della camera, la vede sola in mezzo alla strada, e mentre Adriana fa la doccia se la svigna e sale sul taxi anche lui dicendo all'autista: "Al Ritz!"

venerdì 5 febbraio 2010

Le coppie nel cinema: Maledetto il giorno che t'ho incontrato (1)

Margherita Buy in "Maledetto il giorno che t'ho incontrato"

Maledetto il giorno che t'ho incontrato (1992) di Carlo Verdone Sceneggiatura di Carlo Verdone, Francesca Marciano Con Carlo Verdone (Bernardo Arbusti), Margherita Buy (Camilla Landolfi), Elisabetta Pozzi (Adriana), Giancarlo Dettori (Attilio), Stefania Casini (Clari), Renato Pareti (Loris), Dario Casalini (Flavio), Alexis Meneloff (Prof. Altieri) Musica: Fabio Liberatori Brani di Jimi Hendrix: "Stone Free", "The wind cries Mary", "Foxy lady", "Catfish blues" Fotografia: Danilo Desideri (112 minuti) Rating IMDb: 6.9

Solimano

Bernardo Arbusti (Carlo Verdone), che vive a Milano, fa spesso un sogno spiacevole verso mattina: i genitori lo rimproverano perché nella vita non sta facendo quello che volevano loro. A quasi quarant'anni, Bernardo ha un ridicolo codino e un abbigliamento giovanilistico. Scrive biografie dei divi del rock, adesso ha in mente un grosso colpo: la biografia di Jimi Hendrix (quelli come Bernardo hanno sempre in mente il grosso colpo che non arriva mai).

Però, sentimentalmente, Bernardo è a posto: vive con Adriana (Elisabetta Pozzi) di cui è innamoratissimo. Oggi Adriana tornerà da un tour sul Mar Rosso (lavora nella stampa) e Bernardo, uscendo di casa, appiccica un biglietto carino alla porta per salutarla.

Bernardo ha un piccolo sancta sanctorum in cui tiene le fotografie più care, ecco la foto di Adriana, che però non c'è ancora. Al suo posto, arriva il postino con una busta: dentro c'è una cassetta registrata e Bernardo si mette ad ascoltarla preoccupato, perché la cassetta arriva da Adriana.

E Adriana spiega nella cassetta (quella vigliacca ha evitato il faccia a faccia) come qualmente fra loro due è finito tutto, addentrandosi in considerazioni riduttive sulla personalità di Bernardo. Dice anche che fra loro due, dal punto di vista sessuale, ormai è una minestra riscaldata. Per completezza di informazione aggiunge che ha un nuovo uomo: il giornalista francese in tuta mimetica che si vede nella foto con Adriana, in mezzo al sancta sanctorum.

Bernardo, prima della ferale notizia, aveva partecipato ad una trasmissione TV in cui aveva anticipato che nella biografia di Jimi Hendrix ci sarebbe stato un grosso scoop riguardante le circostanze della morte di Hendrix (notte del 18 settembre 1970 al Samarcand Hotel di Londra). E' una balla, Bernardo non ha niente in mano, dovrebbe andare in Inghilterra, ma dopo la botta sentimentale ha paura di volare, paura di tutto, si riempie di psicofarmaci, tarda aggli appuntamenti e parla a voce troppo forte nel ristorante. Loris (Renato Pareti), che lavora per l'editore e Clari (Stefania Casini) si accorgono che Bernardo è del tutto inaffidabile. Clari fa lo spelling di una parola: a-na-li-si. Bernardo andrà da uno psicanalista (da 80 sacchi alla seduta).

E qui entra in scena Camilla Landolfi (Margherita Buy), un'attrice giovane (non giovanissima). Nelle due immagini, sembra l'immagine della felicità. Non è così: sta girando uno spot pubblicitario che giungerà al quarantacinquesimo ciak: una volta Camilla sbaglia il nome del prodotto, una volta lo rovescia sul tavolo, una volta litiga con gli altri attori (compresi i bambini)... Insomma, anche Camilla va da uno psicanalista, quello da cui sta cominciando ad andare Bernardo. Solo che Camilla ci va da cinque anni.

Ecco Camilla dallo psicanalista, il Professor Altieri (Alexis Meneloff). Dovrebbe essere l'ultima seduta, Altieri dice che quello che è fatto è fatto, di più non si può. Camilla, senza se e senza ma, passa dal lei al tu e dice ad Altieri che si è innamorata di lui e che adesso, su questa nuova base, il rapporto fra loro proseguirà e sarà molto meglio di prima. Camilla è molto decisa, non vede gli ostacoli, non accetta alternative a quello che vuole lei, ed Altieri fatica a farla uscire dallo studio. In un certo senso, è vero quello che le dirà Bernardo: "Te posso dì na cosa? Tu non sei da analisi, sei da ricovero, ma de quelli immediati!!!"

Anche Bernardo è un po' fuori, però. Pensa di rispondere alla cassetta audio di Adriana con una cassetta video, in cui, vestito di un accappatoio bianco, racconta la sua nuova vita ad Adriana, dicendo che ha un'altra donna più giovane di Adriana, che va benissimo etc etc . Il poveretto pensa in tal modo di ingelosire Adriana e di farla tornare a lui... salvo mettersi a piangere come un disperato appena ha finito di registrare la cassetta (ci ha messo due giorni di prove e controprove).

E' Camilla a tampinare Bernardo, sulle scale del palazzo dove c'è lo studio di Altieri. Vuole che nasconda una sua lettera ad Altieri in una cartella d'archivio che lui consulta spesso (Altieri ha troncato ogni rapporto con lei). Bernardo cerca di sottrarsi, ma è tale la determinazione di Camilla che lo fa, ed i due cominciano a frequentarsi e raccontandosi reciprocamente progressi/regressi. Ma soprattutto si scambiano psicofarmaci. Durante una spesa al supermercato, Camilla racconta a Bernardo che, spacciandosi per una giornalista, è riuscita a parlare con la moglie di Altieri, che le ha detto che, dal punto di vista sessuale, il suo rapporto col marito è ormai una minestra riscaldata. A questo punto, ricordandosi ciò che gli aveva detto Adriana nella cassetta audio (sempre sul tema minestra riscaldata), Bernardo sviene nel supermercato.

Anche Bernardo si dà da fare, per recuperare con Adriana, che deve passare da lui per ritirare la sua roba. Bernardo la convince a fermarsi per cena, cosa che Adriana accetta, però con una smorfia. Proprio quando Bernardo mette in azione il suo piano di riconquista (che non avrebbe comunque nessuna probabilità di successo), arriva inattesa Camilla, che sente assoluta necessità di un certo tipo di psicofarmaci ed invade la casa, andando poi nel bagno da cui non riesce ad uscire. E' un'ottima occasione per Adriana, che se ne va per i fatti suoi, prendendosi anche la soddisfazione di rimbrottare Bernardo. In casa rimane l'ingenua ed invadente Camilla (non so fino a che punto ingenua...)
(continua)


martedì 2 febbraio 2010

Visitatori di gennaio 2010

Anna Maria Pierangeli e Paul Newman
nel film "Lassù qualcuno mi ama" (1956) di Robert Wise

Solimano

Sparimento un modo nuovo, per le immagini del post sui visitatori del mese di gennaio. Raccontare un film solo attraverso le immagini, salvo una spiega all'inizio ed una alla fine del post. Il film è "Somebody Up There Likes Me" (1956) di Robert Wise. In italiano: "Lassù qualcuno mi ama". Non racconto tutto il film, ma il rapporto fra il teppista-gangster-disertore-pugile Rocky (Paul Newman) e la ragazza che diviene sue moglie, Norma (Anna Maria Pierangeli). Rocky viene redento dal pugilato e da Norma. Mi rifiuto di chiamare Pier Angeli l'attrice Anna Maria Pierangeli (non lo merita). Le immagini sono disposte in ordine cronologico, salvo le due di apertura del post. Il post avrà anche l'etichetta: Le coppie nel cinema. Fine della spiega iniziale.


Vengo ai visitatori di gennaio.
Nella prima evidenza statistica sono indicati i post che hanno avuto in gennaio più richieste per pagina, non considerando però i post con tempo medio di permanenza inferiore al minuto. Di fianco al nome del post, riporto il numero di richieste per pagina:

1. Le sirene nel cinema: 2691

2. Sophie Marceau (ritratti di signore): 644

3. Gina Lollobrigida (ritratti di signore): 384

4. Le immagini di Pinocchio (fumetti 2009-1): 343

5. I tre moschettieri: 313

6. Il tempo delle mele (la moda nel cinema): 248

7. Emanuele Luzzati: figure incrociate (fumetti 2009): 246

8. Le immagini di Pinocchio (fumetti 2009-4): 229

9. Giulietta e Romeo (la pittura nel cinema-2): 227

10.Le immagini di Pinocchio (fumetti 2009-3): 199

10.Jona che visse nella balena: 199

12.Giulietta e Romeo (la pittura nel cinema-1): 195

Due osservazioni.
Il risultato del post Le sirene nel cinema, molto alto da mesi e mesi, è rafforzato dal tempo medio di permanenza (1.20), mentre ci si aspetterebbe che con richieste per pagina così elevate ci fosse una maggiore percentuale di visite fuggitive. Questo dato si rafforza estendendo l'esame ai post successivi: sono più frequenti le richieste per pagina superiori al minuto che quelle inferiori. Può essere che ciò sia dovuto al fatto che i post usciti nell'ultimo anno sono più lunghi e più ricchi di immagini di quelli che mettevamo prima. Quindi il dato "richieste per pagine" è stabile, mentre il dato "tempo medio di permanenza" è crescente.
C'è una sinergia fra post che trattano lo stesso argomento. Evidenti i casi Sophie Marceau (aiutata da un passaggio TV...) e Pinocchio. Dall'evidenza statistica che segue appare anche un caso Giulietta e Romeo (il film di Renato Castellani). In pratica, accade che i visitatori arrivino ad un post, poi estendano la ricerca ai post con la stessa etichetta. Anche per i Ritratti di signore e per i fumetti succede la stessa cosa. Il risultato del post su Jona che visse nella balena va collegato al Giorno della Memoria (27 gennaio).


Nella seconda evidenza statistica compaiono post con minori richieste per pagina rispetto alla prima, però con tempo medio di permanenza superiore a due minuti. In questa evidenza, dopo il nome dei post viene riportato il numero di richieste e il tempo medio di permanenza, espresso in minuti e secondi.

1. Le immagini di Pinocchio (fumetti 2009-2): 172 2.08

2. Asterix e Obelix Missione Cleopatra (la moda nel cinema): 139 2.37

3. Bianca (4): 121 2.05

4. Meg Tilly (ritratti di signore): 111 2.27

5. Cercando di farcela: 87 5.07

5. Giulietta e Romeo (la moda nel cinema-2): 87 2.49

7. Io non ho paura: 82 2.08

8. L'ape regina: 81 2.33

8. Amici miei (Firenze nel cinema-2): 81 2.08

10.Audrey in Paris (Parigi nel cinema): 79 3.23

11.Riccardo Mannelli (Fumetti 2009): 75 2.03

12.Zardoz (Le coppie nel cinema): 74 5.16

Sono particolarmente attento al dato del tempo medio di permanenza perché è un indizio di fidelizzazione dei visitatori al blog. In tal modo dipendiamo di meno dal buon volere di Google o da eventi occasionali (come la trasmissione TV del film). Occasionali per modo di dire, visto che ogni mese ci sono tre o quattro casi con punte di visite concentrate in due giorni: quello della proiezione del film e il giorno dopo.


Nel mese di gennaio le Visite sono state 26.541 e le Pagine viste sono state 42.816.
Le Visite dall'estero di gennaio sono state il 14,48% del totale. Un dato molto soddisfacente, anche se abbiamo avuto qualche volta percentuali più alte.
Numero di visite dei paesi che ci visitano di più: Stati Uniti 564, Francia 470, Germania 339, Svizzera 294, Spagna 226, Inghilterra 204, Romania 196, Canada 106.
Mi auguro che nei prossimi mesi continui così, sapendo benissimo che non sono in grado di mettere nel blog più di due post alla settimana (massimo tre).


Il film "Somebody Up There Likes Me" (1956) di Robert Wise è tratto dall'autobiografia del pugile Rocky Graziano (scritta in collaborazione con Rowland Barber). La sceneggiatura è di Ernest Lehman. Nel cast, oltre a Paul Newman e Anna Maria Pierangeli, ci sono altri nomi noti: Eileen Heckart e Sal Mineo. Le due parti più importanti avrebbero dovuto farle James Dean (che morì il 30 settembre 1955 in un incidente d'auto) ed Eva Marie Saint. E' il film del debutto di Steve McQueen. L'attuale rating IMDb è 7.4.
E' impressionante il numero di film importanti con al centro il boxing. Faccio alcuni nomi, così come mi vengono: Fat City, Gangs of New York, Pulp Fiction, Fight Club, City Lights, Raging Bull, The Quiet Man, Cool Hand Luke, Rocky...
In Italia, almeno Rocco e i suoi fratelli, I soliti ignoti, Io la conoscevo bene, I mostri.


sabato 30 gennaio 2010

Marcel Proust a fumetti


Solimano

Alcuni anni fa, aggirandomi nel bel sito Marcel Proust di Gabriella Alù giunsi qui: Proust a fumetti! La cosa mi divertì, anche perché non ci vedevo niente di male (a differenza di Le Figaro...).
Circa un mese fa, alla Biblioteca di Lissone, dopo aver preso i cinque DVD della settimana, guardai con attenzione gli scaffali dei libri di fumetti. Ho intenzione di continuare anche nel 2010 con i post sui fumetti, che tante soddisfazioni ci hanno dato in questi tre anni. Grande è stata la mia sorpresa nel trovare il libro con Marcel Proust a fumetti nella stanza dedicata ai bimbi più piccoli... Vabbè che è bene che ci si accosti ai classici da giovani, ma non lo vedo ancora un bimbo con la Recherche - sia pure a fumetti - vicina al sillabario. Ecco i dati riassuntivi del libro:
Marcel Proust Alla ricerca del tempo perduto La strada di Swann Prima parte: Combray
Adattamento e disegni di Stéphane Heuet Colore Véronique Doray Grifo Edizioni 2002 - 80028 Grumo Nevano - Na.
In questi anni Stéphane Heuet ha pubblicato altri due libri, sta andando avanti magnis itineribus o quasi. Ci sarà modo di scriverne in futuro.
Cosa penso di Stéphane Heuet? Che è un buon disegnatore ed un ottimo organizzatore delle pagine che disegna. Che ha letto certamente Proust, non ho trovato svarioni, né alterazioni cronologiche. Che il suo è un lavoro gradevole ed utile. Inevitabilmente, viene voglia di prendere in mano per l'ennesima volta la Recherche (quella di Proust...).
Per questo post, seguo una modalità che ho adottato alcuni mesi fa per una operazione in fondo analoga: due post per un film sull'Inferno di Dante Alighieri. Il film di Giuseppe Berardi fu realizzato nel 1911 e... dura 15 minuti (!). Misi una serie di fermo-immagine tratti dal film con sotto i versi di Dante. I visitatori sono stati più di quelli che immaginavo. E qui, sotto ad alcuni disegni di Stéphane Heuet inserisco i brani di Marcel Proust che trovo più corrispondenti. Un modo in apparenza facile, ma non del tutto semplice. Utilizzo la traduzione di Natalia Ginzburg Editore Einaudi, 1963. E' opportuno ampliare le immagini, se si vogliono leggere i testi... anzi... ehm... il lettering!

E, appena suonavano per la cena, ero ansioso di correre in sala da pranzo, dove la grossa lampada sospesa, che nulla sapeva di Golo e di Barbablu, e conosceva i miei e lo stufato, spandeva la sua luce di tutte le sere; e di cadere nelle braccia della mamma, che le sciagure di Genoveffa di Brabante mi rendevano più cara, mentre i misfatti di Golo m'inducevano ad esaminare con maggiori scrupoli la mia propria coscienza.

La mia sola consolazione, quando salivo per coricarmi, era che la mamma venisse a darmi un bacio appena fossi stato a letto. Ma quel "buona notte" era di così breve durata, ella ridiscendeva così presto, che il momento in cui la sentivo salire, poi quando passava nel corridoio dalla doppia porta il rumore leggero della sua veste da giardino di mussola azzurra, dalla quale pendevano cordoncini di paglia intrecciati, era per me un momento doloroso. Annunciava quello che l'avrebbe seguito, in cui lei mi avrebbe lasciato, e sarebbe ridiscesa.

Ella mandò a prendere una di quelle focacce pienotte e corte chiamate "maddalenine", che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d'una conchiglia di san Giacomo. Ed ecco, macchinalmente, oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione di un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppatp un pezzo di "maddalena". Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di focaccia toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m'aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa.

Infatti, a una base permanente di uova, di costolette, di patate, di conserve, di biscotti, che non ci annunziava neppure più, Françoise aggiungeva, - a seconda dei lavori dei campi e dei frutteti, delle vicende della pesca, dei casi del commercio, delle cortesie dei vicini e del suo genio, talché il nostro menu, come quei quadrifogli che nel secolo XIII si scolpivano sulla porta maggiore delle cattedrali, rifletteva un poco il ritmo delle stagioni e gli episodi della vita, - una sogliola, perché la pescivendola gliene aveva garantita la freschezza; un tacchino, perché ne aveva visto uno bello al mercato di Roussainville-le-Pin; dei cardi con la salsa, perché non ce li aveva ancora serviti in quella maniera; del castrato arrosto, perché l'aria aperta fa un vuoto e per le sette c'era bene il tempo di mandarlo giù; spinaci, per mutare; albicocche, perché erano ancora una rarità; ribes, perché fra quindici giorni non ce ne sarebbe stato più; fragole portate apposta da Swann; ciliegie, le prime che venissero dal ciliegio del giardino dopo due anni che non ne aveva più date; formaggio di panna che mi piaceva molto una volta; un dolce di mandorle, perché il giorno prima l'aveva ordinato; una focaccia, perché era il nostro turno di offrire.

Qualche giorno dopo, incontrato fuori lo zio, che passava in carrozza aperta, provi un dolore, una riconoscenza, un rimorso che gli avrei voluto esprimere. In confronto della loro immensità mi parve che una scappellata sarebbe stata meschina, ed avrebbe potuto far supporre allo zio ch'io non mi credessi debitore verso di lui che d'una comune cortesia. Risolsi d'astenermi da quel gesto insufficiente e volsi la testa. Lo zio penso che in questo seguissi gli ordini dei miei, non lo perdonò loro, ed è morto parecchi anni dopo senza che nessuno di noi lo abbia riveduto.

Quando il tempo è sereno si può vedere fino a Verneuil. Soprattutto si abbracciano in un sol tempo con gli occhi cose che d'abitudine è impossibile se non una senza l'altra, come il corso della Vivonne e i fossati di Saint-Assise-lès-Combray, dai quali è divisa da una cortina d'alberi alti e ancora come i vari canali di Jouy-le-Vicomte (Gaudiacus vice comitis, come sapete). Ogni volta che sono andato a Jouy-le-Vicomte, ho visto sì una parte del canale, poi, se svoltavo in una via, ne vedevo un'altra, ma allora non vedevo più la precedente. Dal campanile di Saint-Hilaire è un'altra cosa: tutta una rete in cui la località è presa.

Quell'anno, quando un po' prima del solito, i miei ebbero fissato la data del ritorno a Parigi, la mattina della partenza, poiché per fotografarmi m'avevano fatto arricciare i capelli, e mettere con cautela un cappello che non avevo ancora mai portato, e indossare un cappottino di velluto, dopo avermi cercato dappertutto, mia madre mi tovò in lacrime sul breve pendio vicino a Tansonville, nell'atto di dire addio ai baincospini, mentre circondavo con le braccia i rami pungenti, e, come una principessa da tragedia a cui pesassero quei vani ornamenti, ingrato verso la mano importuna che formando tutti quei nodi aveva preso cura di compormi i capelli sulla fronte, calpestavo i diavoletti che m'ero strappati e il mio cappello nuovo.

Quel sorriso cadde su di me che non l'abbandonavo con gli occhi. Allora, ricordando lo sguardo che aveva indugiato su di me durante la messa, azzurro come un raggio di sole che traversasse la vetrata di Gilberto il Malo, mi dissi: "Certamente mi osserva". Mi immaginai di piacerle, mi figurai che avrebbe pensato ancora a me dopo lasciata la chiesa, e che per causa mia sarebbe stata triste la sera a Guermantes.

Così me ne stavo spesso fino al mattino a pensare ai tempi di Combray, alle mie tristi sere senza sonno, a tanti giorni anche di cui l'immagine m'era stata più recentemente restituita dal sapore - a Combray avrebbero detto "profumo" - d'una tazza di tè, e per associazione di ricordi a quanto avevo appreso, molti anni dopo lasciata quella cittadina, intorno ad un amore di Swann anteriore alla mia nascita, con quella esattezza di particolari più facile di ottenere qualche volta per la vita di persone morte da secoli fa che non per quella dei nostri migliori amici, e che sembra impossibile come sembrava impossibile parlarsi da una città all'altra, finché si ignora il mezzo di eludere quell'impossibilità.

mercoledì 27 gennaio 2010

Gli animali nel cinema: Umberto D.

Flaik, il cane di Umberto D.

Umberto D. di Vittorio De Sica (1952) Storia e sceneggiatura di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica Con Carlo Battisti (Umberto Domenico Ferrari), Maria Pia Casilio (Maria, la servetta), Lina Gennari (Antonia, la padrona di casa), Ileana Simova ( La donna nella camera di Umberto), Elena Rea (La suora all' ospedale), Memmo Carotenuto (Il degente all' ospedale), Alberto Albani Barbieri (L'amico di Antonia) Fotografia: Aldo Graziati Musica: Alessandro Cicognini (89 minuti) Rating IMDb: 8.3

Solimano

Alla manifestazione dei pensionati nel centro di Roma partecipa anche Umberto Domenico Ferrari (Carlo Battisti) che ha in mano un guinzaglio e una museruola. Ha portato con sé il cane Flaik. La polizia interviene per sciogliere d'autorità il corteo e ci sarà un fuggi fuggi generale.

Umberto prende in braccio Flaik e si rifugia in un androne con un altro pensionato. Adesso può respirare e anche Flaik è tranquillo. Poi Umberto va alla mensa dei poveri e fa una cosa scorretta: nasconde Flaik sotto il tavolo passandogli il suo piatto. Viene rimproverato e gli si dice che se continua così non potrà più accedere alla mensa.

Umberto abita in via San Martino della Battaglia 14. E' un pensionato del Ministero dei Lavori Pubblici; la sua pensione ammonta a 18.000 lire al mese, ma non gli basta. Andando a casa, vende il suo orologio per 3.000 lire. Lo attende una sorpresa: la sua stanza in affitto è occupata. Antonia, la padrona di casa (Lina Gennari) l'ha data in uso a pagamento ad una coppia irregolare. Umberto protesta, ma la padrona prende lo spunto per dirgli che Umberto deve pagare gli arretrati. Umberto offre le 3.000, ma la donna rifiuta: vuole che paghi tutto e subito. Umberto si sfoga con Maria, la servetta (Maria Pia Casilio) che gli è amica, ma ha un problema anche lei, quello di essere incinta. Non sa se il padre del nascituro è il militare di Firenze o quello di Napoli. L'unico contento è Flaik: gli danno da mangiare, Umberto lo fa giocare (invece di leggere il libro), può mettersi sul letto di Umberto, il posto preferito. C'è una passeggiata serale: Umberto, che teme lo sfratto, vende il bel libro ad una edicola che commercia in libri usati. Gli danno 2.000 lire. Tramite Maria, che gli fa da ambasciatrice, offre 5.000 lire alla padrona che continua a rifiutare: o paga tutto (mi sembra che fra le 10.000 e le 15.000 lire) o c'è lo sfratto. A Umberto quella notte viene la febbre.

Umberto approfitta della febbre per farsi ricoverare in ospedale (dove non si spende niente). Prima di uscire con i portantini, spega ad uno di loro che è meglio che faccia giocare Flaik con la palla, così il cane si distrae, altrimenti gli verrebbe dietro. Durante i pochi giorni che Umberto passa all'ospedale, non vede Flaik, salvo una volta in cui Maria è venuta a trovarlo ed ha lasciato Flaik ad uno dei due militari che l'aspetta per strada. Umberto apre la finestra della corsia per farsi sentire da Flaik, ma le proteste dei degenti lo costringono a chiuderla subito.

Brutta sorpresa per Umberto, all'uscita dall'ospedale: Flaik a casa non c'è. Capisce che è stata la padrona a lasciare la porta aperta, sperando di liberarsi prima del cane e poi di Umberto. Maria non sa nulla, persa nei suo problemi da cui non sa uscire (prova anche un rudimentale tentativo d'aborto). Umberto prende un tassì per correre al canile municipale. Impara che i cani accalappiati, se non si presenta in pochi giorni il richiedente - che comunque deve pagare la multa - vengono eliminati col gas. Con l'ultimo arrivo dei cani presi quel giorno, Umberto ha la la gioia di ritrovare Flaik.

Prima di entrare in casa, Umberto si prende una soddisfazione: vede scendere dalle scale la padrona con il suo amico (Alberto Albani Barbieri) e gli butta il cane fra i piedi. I muratori sono al lavoro nella stanza, ormai non più sua, che fare?

Chiedere l'elemosina ai passanti, ecco. Umberto ha visto come fanno alcuni conoscenti della mensa dei poveri: tende la mano, ma la vergogna è troppa, non ce la fa a tenere la palma aperta. Ma c'è Flaik! Ed ecco Flaik col cappello in mano davanti al Pantheon. Passa di lì un collega del Ministero e guarda meravigliato la scena. Umberto racconta che il cane sta giocando, l'altro guarda il cane e chissà cosa pensa. Niente elemosine.

Seduto sul letto coperto dai giornali - i muratori lavorano - Umberto prende una decisone che riguarda solo lui. Dice a Maria che se ne andrà di lì definitivamente. Mette in una valigia le poche robe che ha (però bene ordinate), e se ne va con Flaik, che vorrebbe lasciare in un ostello per cani. Ma è un posto brutto, ci sono cani grossi di cui Flaik ha paura e i soldi che vorrebbe lasciare basterebbero alla pigione di un mese o due. Umberto va in un giardino pubblico. Una bambina gioca con Flaik. Umberto cerca di fare in modo che la bambina si affezioni e tenga il cane, ma i parenti della bambina non ne vogliono sapere.

Vicino a quel giardino c'è la ferrovia. L'intenzione di Umberto era di buttarsi sotto un treno per farla finita. A questo punto, non resta che prendersi in braccio il cane ed aspettare che passi il treno definitivo per tutti e due. Ma Flaik capisce e scappa quando sta arrivando il treno. Umberto gli va dietro.

Flaik non si fida del padrone, si nasconde dietro un pino. Umberto capisce che occorre pazienza e ci prova con una gran pigna, che butta come fosse una palla. Finalmente Flaik si fa coinvolgere e si riavvicina ad Umberto. Il film finisce mentre Umberto e Flaik stanno giocando insieme.

venerdì 22 gennaio 2010

Le attrici di Rohmer (3)

Amanda Langlet (Margot) in "Conte d'été" (1996)

Solimano

Dico subito che in questo terzo post sulle attrici di Eric Rohmer mancano le attrici dei suoi ultimi due film: "Triple agent" (2004) e "Les amours d'Astrée et de Céladon" (2007). Il motivo è semplice: questi due film non li ho ancora visti. Le immagini le avrei, con un po' di fatica riuscirei anche a identificare le singole attrici, ma non a personalizzare le immagini sulla base della mia esperienza in presa diretta del film (presa nel senso che sono io ad essere preso dal film, non viceversa). Quindi mi concentro su due film, che ho visto e rivedrò ancora: "Conte d'été" (1996) e "Conte d'automne" (1998).

Amanda Langlet in "Conte d'été" (1996)

Margot (Amanda Langlet) fa la cameriera estiva nella pensione della zia. Ci tiene però che si sappia che studia da etnologa ed antropologa. Il suo ragazzo è in Polinesia. E' lei che si dà da fare per conoscere Gaspard (Melvil Poupaud) dopo averlo notato seduto da solo al tavolo nella pensione.

Gwenaëlle Simon in "Conte d'été" (1996)

Solène (Gwenaëlle Simon) è la bella ragazza mora che nota Gaspard una sera in un ballo all'aperto. Margot, che fa l'amica di Gaspard, lo avverte, ma sarà Solène, come ha fatto Margot, a fare il primo passo con Gaspard.

Aurelia Nolin in "Conte d'été" (1996)

Lena (Aurelia Nolin) è la ragazza di Gaspard che (dopo essersi fatta aspettare un bel po') arriva al mare proprio quando Gaspard sta andando avanti con Solène. Carattere dominante (sta per iniziare gli studi all'ENA), tende a maltrattare Gaspard, salvo restarci male quando si rende conto dei rapporti che Gaspard ha con Margot e Solène.


Due altri momenti del film.
Margot, che fa la parte dell'amica di Gaspard, rimane sorpresa quando incontra Gaspard e Solène in macchina insieme. Gaspard sorride imbarazzato, quella che ha capito del tutto la situazione è Solène.
Solène e Gaspard insieme. Solène impara (e canta) una canzone scritta da Gaspard, che è matematico ma anche musicista.
Come finisce il film? Gaspard, indeciso fra le tre ragazze, trova la soluzione nella telefonata di un amico, che gli dice che ha trovato finalmente il registratore professionale che cercava. Due lettere, una a Lena, l'altra a Solène. Una passeggiata con Margot e Gaspard se ne va, avendo (forse) imparato qualcosa: di matematica e di musica sa, un po' meno di rapporti sentimentali.
Tre piccole carriere in cinema e in TV per Amanda Langlet, Gwenaëlle Simon e Aurelia Nolin.

Ecco Rohmer durante le riprese del film "Conte d'été". Attorno a lui ci sono gli interpreti del film, dietro, una magnifica location bretone, fra Dinard e Saint-Malò.

Le tre attrici di "Conte d'automne" (1998):
Béatrice Romand, Marie Rivière, Alexia Portal

In "Conte d'automne", la libraia Isabelle (Marie Rivière) vorrebbe che la sua amica vignaiola Magali (Béatrice Romand), che è vedova e sola, trovasse marito, e mette, ad insaputa di Magali, una inserzione matrimoniale su un giornale. Anche Rosine (Alexia Portal) la morosa del figlio di Magali, vorrebbe la stessa cosa, e cerca di favorire la nascita di un rapporto fra Magali ed Étienne (Didier Sandre), un professore di filosofia con cui Rosine ha avuto una relazione. All'inserzione sul giornale risponde Gérald (Alain Libolt). Al primo appuntamento va Isabelle, che finge di essere lei, quella che cerca marito.

La delicata situazione di Rosine, che è la morosa del figlio di Magali (ma forse vuole più bene a Magali che al moroso) e che cerca di spingere Étienne verso Magali. In fondo, Étienne, più interessato alla vigna che alla vignaiola, vorrebbe proseguire la relazione con Rosine.

Delicata anche la situazione di Gérald, di Isabelle e di Magali. Perché Gérald è molto attratto dalla bionda Isabelle, quindi ci rimane un po' male quando deve dirottare le sue aspettative verso la mora Magali. La cosa si complica, perché Magali, per un equivoco, crede di capire che ci sia qualcosa fra Isabelle e Gérald, cosa non vera ( o no? potrebbe essere, sotto sotto, che Isabelle ci tenesse anche lei, a Gérald). Alla fine del film, sembra che tutto si aggiusti, ma non è detto... chi lo sa?
Di Marie Rivière e Béatrice Romand ho già detto. Alexia Portal sta facendo un'ottima carriera. Ha già fatto più di venti film.

Lucy Russell in "L'anglaise et le duc" (2001)

Due immagini di Grace Elliot (Lucy Russell) nel film "L'anglaise et le duc" (2001). Una nobildonna inglese (un po' demi-monde) che si trova coinvolta nella Rivoluzione Francese. Piccole parti nel film le fanno Charlotte Véry, Rosette e Marie Rivière. Ottima la carriera di Lucy Russell, quasi trenta film.

Chiusura con tre immagini:
-il momento in cui compare il raggio verde.
-Eric Rohmer sta per dare il ciak in "Conte d'hiver".
-la felicità amorosa estiva, proprio all'inizio di "Conte d'hiver".




martedì 19 gennaio 2010

La nonnetta Sophie


Barbara

Roby ha scritto su Stanze all'aria un bel post riguardante il tema della giovinezza e della vecchiaia così come vengono trattati normalmente nella tradizione delle favole occidentali e leggendolo mi è venuto in mente uno dei miei film d'animazione preferiti, "Il castello errante di Howl" di Hayao Miyazaki.

Miyazaki ha sempre avuto un occhio di riguardo per la vecchiaia nelle sue opere, fin da quelle giovanili, ma è in questo film che riesce ad esprimere in pieno la sua visione.
Quando dico visione non lo faccio a caso, perchè la sceneggiatura del film non è rigorosa, molti sono i punti lasciati in sospeso e il finale è quanto mai approssimativo e veloce. Ma chi ama questo regista sa che c'è da mettersi in cuore soprattutto di vedere, e solo in un secondo momento ragionare. Miyazaki comunica con le immagini, non con gli intrecci, e perciò poco gli importa se, ad esempio, il personaggio dello spaventapasseri ha un epilogo frettoloso, molto probabilmente quando ha deciso di inserirlo aveva in mente la scena dei panni stesi al sole e quella dell'ombrello, due momenti in cui traspare l'entusiasmo di questa strana Testa di Rapa nel rendersi utile. Le spiegazioni ci sono, ma sono secondarie.
Riassumo in breve la trama: Sophie è una ragazza piuttosto seriosa (e un pochino lugubre, diciamola tutta) che vive facendo la cappellaia nel negozio che fu di suo padre. Non ha aspettative e non desidera niente di più, perchè un forte senso del dovere la tiene legata a quello che era il sogno di suo padre.
Una strega cattiva, per dispetto, le lancia una maledizione e la trasforma in vecchia.


Da qui Sophie inizia un lungo viaggio nel tentativo di ritrovare la strega e spezzare l'incantesimo. Si imbatterà nel castello errante di Howl, vivrà parecchie avventure, conoscerà personaggi bizzarri, farà amicizia con lo spaventapasseri Testa di Rapa e troverà anche l'amore.
Il film è bellissimo e abbraccia tanti temi cari all'autore e che già abbiamo visto altre volte nei suoi lavori: l'assoluta e totale condanna per la guerra, l'amore per la natura, la passione per i marchingegni, la ricerca di se stessi.
Ma la genialità stavolta sta proprio nella maledizione di Sophie: la vecchiaia. Solo che per Sophie l'essere diventata una vecchietta paradossalmente diventa un trampolino per poter fare tutte le cose che come giovane non aveva il coraggio di tentare. "Il vantaggio di essere vecchi è che non si ha nulla da perdere" dice, e così intraprende un viaggio, si reca a colloquio in un palazzo reale, si intrufola nel castello errante, si impone a Howl (noto e temibile stregone) e fa mille altre cose con risolutezza e decisione, con coraggio e allegria.


Sophie da vecchia è incontenibile, grintosa, dolce e bella. Sì, bella, perchè dopo un po' che la guardiamo veniamo così trascinati dalla sua tenacia e devozione da dimenticare le sue evidentissime rughe.
Miyazaki è un grande, perchè ci fa chiedere: ma quand'è che era veramente vecchia Sophie? Prima o dopo?

Forse è proprio questo il senso della sua maledizione, quello di mostrarci il vero spetto del suo animo, così è vecchia fintanto che ancora ha paura di se stessa, ma quando riesce a superare i suoi limiti allora sembra tornare giovane. Attenzione però: anche nel momento in cui riuscirà a spezzare l'incantesimo i suoi capelli resteranno bianchi, o come dice Howl "del colore delle stelle", perchè la saggezza raggiunta non è mica una cosa che può passare inosservata.


Segnalo, come sempre, le meravigliose musiche di Joe Hisaishi che stavolta si è scatenato in un valzer forse un tantino ripetitivo, ma tanto bello che va bene anche così. Lo trovate qui.
Qui invece c'è una delle mie scene preferite (purtroppo non sono riuscita a trovarla in italiano, e il doppiaggio è amatoriale), quella in cui Howl mostra a Sophie il suo giardino segreto. Mi fa pensare a questi quadri.