giovedì 19 novembre 2009

A cavallo della tigre (2)

Valeria Moriconi

A cavallo della tigre di Luigi Comencini (1961) Sceneggiatura di Luigi Comencini, Agenore Incrocci, Mario Monicelli, Furio Scarpelli Con Nino Manfredi (Giacinto Rossi), Mario Adorf (Mario Tagliabue), Valeria Moriconi (Ileana Rossi), Gian Maria Volonté (Papaleo), Raymond Bussières (Il Sorcio), Luciana Buzzanca (Olga), Ferruccio De Ceresa (Coppola) Fotografia: Aldo Scavarda Musica: Piero Umiliani e la canzone "Il mare" di Pugliese-Vian (102 minuti) Rating IMDb: 6.8

Solimano

Ero arrivato alla scena drammatica in cui Papaleo (Gian Maria Volontè) ha finalmente ritrovato la fedigrafa fidanzata Olga (Luciana Buzzanca) e fra un po' racconterò gli sviluppi di questa intricata situazione. Intanto Tagliabue (Mario Adorf) e Giacinto (Nino Manfredi) hanno rintracciato a Roma (in Via Traversone 21) il Sorcio (Raymond Bussières) che cercava di nascondere il malloppo di una precedente azione criminosa. Naturalmente Tagliabue, come fa sempre in tali evenienze, gli dà un ben meritato liscio e busso. Tagliabue non è un perdonista: durante il film mena di brutto Giacinto almeno tre o quattro volte. Piccole colpe, quelle di Giacinto, Tagliabue cerca soltanto di insegnargli a vivere, ma non è facile, con Giacinto.


La fedifraga Olga è atterrita, e Papaleo (che deve completare il delitto d'onore) l'assale impugnando un coltello... no, si tratta di un cucchiaio carcerario trasformato in coltello, quindi Olga rimane leggermente ferita vicino alla spalla. Sorpresa! Malgrado che la ferita sanguini copiosamente, Olga capisce le ragioni di Papaleo, il fidanzato tradito: lei doveva nascondersi e lui doveva rintracciarla, ad ognuno il suo mestiere.


Infatti fra i sue c'è uno scambio in fondo affettuoso: Papaleo, non essendo riuscito ad ucciderla col cucchiaio carcerario, le versa l'alcool sulla ferita. Olga, rendendosi conto che Papaleo è affamato, gli porta un piatto coperto che contiene polpette preparate da lei per i bambini della colonia. Papaleo sembra gradire, le dice che le polpette hanno un sapore simile a quelle che mangiava in carcere. Non so se sia un complimento o no, ma la situazione fra di loro si tranquillizza: non essendo riuscito il delitto d'onore, Papaleo ed Olga decidono di andarsene insieme: riempiono una valigia e si portano dietro la madre di Olga. Andranno anche loro dal Sorcio.


Quando Papaleo entra in casa del Sorcio, ha l'aria del distinto professionista che è stato prima del delitto d'onore. Gli apre la porta la donna del Sorcio. Dopo una serie di qui pro quo vediamo di nuovo insieme i quattro evasi. Tutto bene, apparentemente.


Ma del Sorcio non ci si può fidare. Già aveva cercato di sottrarsi. Ora, poiché le forze dell'ordine hanno scoperto dove abita, è disposto a tradire, conducendo i poliziotti in casa sua dove ci sono ancora i compagni di evasione. Da cui un tentativo di fuga. Riescono a nascondersi Tagliabue e Giacinto. Papaleo è impicciato dalla moglie, dalla futura suocera, dalla valigia. Mentre sale sulla copertura del cinema , gli si apre la copertura sotto i piedi e Papaleo cade all'interno del cinema: c'est fini.



Tagliabue e Giacinto si nascondono all'interno di una vecchia nave praticamente in disarmo. Giacinto viene a sapere che sua moglie Ileana (Valeria Moriconi), sfrattata da dove abitavano prima, vive in una casa di fortuna non lontana da lì. Mentre Tagliabue, di nuovo in preda all'ascesso dentario, rimane sulla nave, Giacinto va a trovare la famiglia. Scopre che la moglie adesso vive con un certo Coppola (Ferruccio De Ceresa), un poveraccio malato di silicosi, che però è una fortuna che ci sia. D'accordo, è l'amante di Ileana, ma senza di lui non saprebbero neppure dove andare a sbattere la testa. E' affezionato sia ad Ileana che ai bambini, fa quello che può per loro. Dopo qualche schermaglia Ileana e Coppola vengono al dunque: è stata messa una taglia sui due evasi. Basterebbe che ci si mettesse d'accordo: Giacinto racconta a loro dove sta nascosto con Tagliabue e loro incassano la taglia. Giacinto per un po' nicchia, poi si rende conto che è l'unica soluzione: chi penserebbe altrimenti a sua moglie ed ai figli? La taglia su Giacinto è di un milione, ma Ileana e Coppola dicono che serve anche la taglia su Tagliabue, un altro bel milione, così un bambino va a scuola in un buon istituto. Giacinto non vorrebbe tradire l'amico Tagliabue, ma non c'è niente da fare: quei soldi servono. Così Giacinto torna alla vecchia nave in disarmo, estrae con le tenaglie il dente a Tagliague ed aspetta. Dopo un po' arrivano le forze dell'ordine, i giornalisti sono tutti attorno a Giacinto, che hanno individuato come il vero capo della banda degli evasi.

Giacinto si volta e vede la sua famiglia (compreso Coppola) che ha appena beneficato che lo guarda dal molo. Chissà quando li rivedrà e se li rivedrà.
Un film in cui si ride giustamente poco, ma una fusione quasi pefetta fra due generi: il picaresco e il tragico. Solo Luigi Comencini poteva riuscirci. Nel 1960, un anno prima, aveva girato Tutti a casa, un film a cui in fondo A cavallo della tigre è molto simile.

martedì 17 novembre 2009

A cavallo della tigre (1)

A cavallo della tigre di Luigi Comencini (1961) Sceneggiatura di Luigi Comencini, Agenore Incrocci, Mario Monicelli, Furio Scarpelli Con Nino Manfredi (Giacinto Rossi), Mario Adorf (Mario Tagliabue), Valeria Moriconi (Ileana Rossi), Gian Maria Volonté (Papaleo), Raymond Bussières (Il Sorcio), Luciana Buzzanca (Olga), Ferruccio De Ceresa (Coppola) Fotografia: Aldo Scavarda Musica: Piero Umiliani e la canzone "Il mare" di Pugliese-Vian (102 minuti) Rating IMDb: 6.8

Solimano

Il carcerato Giacinto Rossi (Nino Manfredi) ha ottenuto di poter svolgere la mansione di aiuto infermiere. Lo si vede, nell'immagine di apertura del post, mentre maneggia dei raccoglitori di urina (comunemente detti pappagalli). Lo fa tutte le mattine. E' stato condannato a tre anni di prigione per simulazione di rapina. Il vecchio pescatore che l'ha denunciato ai carabinieri, poi si è pentito, perché Giacinto ha una famiglia (moglie e due figli) che adesso è rimasta in mezzo alla strada. Il pescatore, per farsi perdonare, spesso manda delle vongole a Giacinto, però le vongole arrivano in carcere marce e puzzolenti. Giacinto apprezza il gesto, ma le butta via.

Giacinto, di per sé, non sarebbe un delinquente. Solo che nella vita le sbaglia tutte. Cerca di comportarsi bene in carcere perché vede la possibilità di uscire dal carcere sei mesi prima per buona condotta. Così a Natale rivedrebbe la famiglia a cui è molto affezionato. E' ricco di sentimento ed ha una bella voce. Qui lo vediamo durante l'ora d'aria mentre esegue questa canzone (di Pugliese-Vian):

Il mare
è la voce del mio cuore,
è la voce del tuo cuore
che ci unisce ancora.

I miei baci a te,
i tuoi baci a me
ce li porta
il mare

L'accompagnamento musicale lo fanno due detenuti: uno con il pettine e l'altro con rumori ascellari. Solo che, regolarmente, nel momento di maggiore commozione, sulla nuca di Giacinto arriva un oggetto contundente tirato da qualche detenuto dal cuore duro.

All'interno del carcere c'è una gerarchia occulta fra i detenuti. Qui vediamo (in canottiera bianca), vicino a Giacinto, uno dei tre componenti del gruppo più temuto e rispettato: si tratta de Il Sorcio (Raymond Bussières), noto per la sua furberia e per l'abilità manuale nel costruire aggeggi di ogni tipo.

Un altro componente del gruppo dei tre è il terribile Mario Tagliabue (Mario Adorf), condannato ad una lunga pena per aver ucciso il compare che l'aveva tradito con diciotto biciclettate dopo averlo inseguito per trenta chilometri. Nell'immagine ha l'espressione ancora più cattiva del solito perché un ascesso dentario lo sta facendo soffrire ferocemente.


Il terzo appartenente al gruppo è Papaleo (Gian Maria Volontè), un professionista laureato che ha ucciso con una fucilata un uomo che aveva rapporti con la sua fidanzata. Un forte senso dell'onore, naturalmente, ed una gran voglia di evadere per completare il delitto d'onore: la sua fidanzata, per il momento, l'ha passata liscia. A suo tempo, sul quel delitto d'onore, uscì un paginone su La Tribuna Illustrata.

Tagliabue, Papaleo e il Sorcio hanno preparato un piano di evasione in cui coinvolgono Giacinto, che di per sé non vorrebbe evadere perché spera nella buona condotta. Giacinto serve ai tre perché, raccontandogli delle storie, sanno che finirà per dirle al capo dei custodi, così loro potranno realizzare il piano vero, depistando i custodi. Il piano incredibilmente funziona, solo che i tre si trovano con un evaso in più, proprio Giacinto, che costituisce un inciampo.

Come si vede, il Sorcio non c'è: è andato a Roma promettendo di tornare da loro, ma chi s'è visto s'è visto (riapparirà più tardi). Dei tre che sono rimasti, l'unico ad avere le idee chiare è Papaleo, che vuole ritrovare la fidanzata fedifraga. Gli altri due non sanno esattamente cosa fare. Tagliabue e Papaleo vorrebbero liberarsi di Giacinto.

Ma quando si accorgono che Giacinto, rimasto da solo in mezzo alla strada, è un obiettivo troppo facile per le forze dell'ordine, lo chiamano e lo riprendono con loro.

Nello sguardo di Papaleo si coglie una assoluta determinazione: è riuscito a sapere dove sta attualmente la sua fidanzata. Lascia i due compagni di fuga perché deve vendicare del tutto il suo onore.


Nella fuga si inserisce un episodio drammatico. Giacinto e Tagliabue hanno bisogno di procurarsi degli abiti, per non girare vestiti da carcerati. In una cascina di campagna trovano una giovane donna con un figlio piccolo (il nome dell'attrice non lo so). Tagliabue, in camera, minaccia la madre prendendole il figlio piccolo, così la madre è costretta a dire al carabiniere di passaggio che non ha visto nessun evaso.

Successivamente Tagliabue cerca addirittura di usare violenza alla donna, ma interviene Giacinto, che quando ci sono dei bambini di mezzo diventa un altro uomo e che sottrae la donna a Tagliabue.

Papaleo è arrivato al posto dove si trova la sua fidanzata Olga (Luciana Buzzanca). Si tratta di una colonia estiva in cui la ragazza, che è con la madre, fa la cuciniera. Papaleo penetra nella stanza di Olga, che viene sorpresa mentre si sta lavando la testa e guarda atterrita Papaleo. Che succederà, adesso?
(continua)

sabato 14 novembre 2009

Parigi nel cinema: Prêt-à-Porter

Prêt-à-Porter di Robert Altman (1994) Sceneggiatura di Robert Altman, Barbara Shulgasser Con Marcello Mastroianni (Sergei/Sergio), Sophia Loren (Isabella de la Fontaine), Jean-Pierre Cassel (Olivier de la Fontaine), Kim Basinger (Kitty Potter), Chiara Mastroianni (Sophie Choiset), Stephen Rea (Milo O'Brannigan), Anouk Aimée (Simone Lowenthal), Rupert Everett (Jack Lowenthal), Rossy de Palma (Pilar), Tara Leon (Kiki Simpson), Georgianna Robertson (Dane Simpson), Lili Taylor (Fiona Ulrich), Ute Lemper (Albertine), Forest Whitaker (Cy Bianco), Tom Novembre (Reggie), Richard E. Grant (Cort Romney), Anne Canovas (Violetta Romney), Julia Roberts (Anne Eisenhower), Tim Robbins (Joe Flynn), Lauren Bacall (Slim Chrysler), Lyle Lovett (Clint Lammeraux), Tracey Ullman (Nina Scant), Sally Kellerman (Sissy Wanamaker), Linda Hunt (Regina Krumm), Teri Garr (Louise Hamilton), Danny Aiello (Major Hamilton), Jean Rochefort (Inspector Tantpis), Michel Blanc (Inspector Forget), François Cluzet (Assistente di Nina), Katarzyna Figura (Assistente di Sissy), Sam Robards (Assistente di Regina), Tapa Sudana (Kerut), Yann Collette (Coroner), Alexandra Vandernoot (Sandra de la Notte, Reporter Sky TV), Nella parte di se stessi: Harry Belafonte, Paolo Bulgari, Cher, Helena Christensen, Nicola Trussardi, Jean-Paul Gaultier, Gianfranco Ferré, Carla Bruni, Naomi Campbell, Adriana Karembeu, Björk, Greta Cavazzoni, David Copperfield, Linda Evangelista, Claudia Schiffer Fotografia: Jean Lépine, Pierre Mignot Musica: Michel Legrand e 35 canzoni/brani musicali (vedere l'elenco nel soundtrack listing di IMDb) (133 minuti) Rating IMDb: 4.8

Solimano

Questo post appartiene alla vista logica Parigi nel cinema, ma evidentemente l'immagine qui sotto non è di Parigi.


Si tratta proprio della Piazza Rossa di Mosca, compaiono addirittura dei sottotitoli in cirillico. Così comincia il film, con il sarto Sergio, chiamato anche Sergei (Marcello Mastroianni) che sta attraversando la Piazza Rossa di buon passo. Deve recarsi all'aeroporto per prendere un aereo per Parigi. Intende incontrare Olivier de la Fontaine (Jean-Pierre Cassel), il presidente della Camera della Moda. I due non si sono mai visti; per potersi riconoscere, Sergio invierà ad Olivier una cravatta uguale a quella che indosserà lui. La Piazza Rossa sparisce quasi subito e compare un'altra immagine che è come un timbro DOC: adesso siamo proprio a Parigi.


Qui c'è un famoso luogo di Parigi. Si tratta del Ponte Alexandre III, costruito fra il 1896 ed il 1900. Si chiama così in onore allo Zar Alessandro III: nel 1892 si era stipulata l'alleanza franco-russa e Nicola II, il figlio di Alessandro III, pose la prima pietra nel 1896. Il ponte congiunge il quartiere Champs-Élysées al quartiere Invalides et Tour Eiffel. E' una meraviglia dal punto di vista tecnologico (un solo arco). La sua esuberanza decorativa può sembrarci esagerata: statue di ogni genere, dai miti mitologici alla storia francese del Medioevo e del Rinascimento, a miti modernissimi (l'Esaltazione del Commercio e dell'Industria!), gruppi di leoni... Quello che ricordiamo di più sono gli enormi lampioni stravaganti.
Siamo nel marzo 1994 e tutto il mondo della moda è in agitazione per le sfilate del prêt-à-porter.
Sul ponte Alexandre III , si sta svolgendo un'intervista e c'è un addetto (o un turista?) che fotografa il gruppo un po' da lontano.



Come si vede nella prima immagine, c'è un blocco di traffico. Un tassista scende dalla macchina per vedere come mai non ci si muove, ma ecco, mentre il tassista è sceso succede un evento drammatico. I due passeggeri del taxi sono Sergio e Olivier, che si sono ritrovati in un bar grazie alle cravatte identiche. Stanno parlando dai fatti loro con molta tranquillità, Olivier addenta un panino al prosciutto e il terzo boccone non scende e non risale, rimane lì a mezza via, così Olivier muore strangolato. A quel punto lo sbalordito Sergio perde la testa (probabilmente ha qualcos'altro da nascondere...). Quando vede che il tassista torna scende precipitosamente dal taxi e fugge. Il tassista che fa? Naturalmente grida: "All'assassino!", attirando l'attenzione di tutti. Sergio, vistosi inseguito, si butta nella Senna dall'alto del Ponte Alexandre III. Una piccola folla si accalca attendendo la riemersione di Sergio, che non riemerge. Ma non preoccupiamoci, riapparirà ancora nel film. Ha passato quarant'anni in Russia, chissà quante gliene sono successe, figuriamoci se si spaventa per un tuffo nella Senna, anche se la giornata di marzo è un po' fredda.



Nel film compaiono volutamente i grandi luoghi di Parigi, quelli noti a tutti i turisti: L'Arc de Triomphe, il Louvre, la Tour Eiffel, Notre Dame. E' come se fossero delle enormi cartoline griffate, come sono basate sulla griffe tutte le collezioni del prêt-à-porter. Tutto si muove attorno alla griffe. Compaiono nella parte di se stessi famosi sarti e notissime modelle. Uno spazio di rilievo nel film ce l'ha il mondo dei fotografi, della stampa e delle TV. E' importante anche la scelta del luogo in cui presentare la collezioni, fra un po' vedremo un luogo inaspettato.




Anche gli alberghi dove alloggiano le persone che fanno parte del circo grottesco. C'è una ricca signora che si aggira nel quartiere delle boutique più famose e torna nell'albero sempre più carica di pacchi. Dopo tutto, è necessario che ci sia anche chi compra, sennò, che prêt-à-porter è?


Ecco il luogo più singolare: la notissima giornalista televisiva Kitty Potter (Kim Basinger) presenta la collezione di Cy Bianco (Forest Whitaker), il famoso stilista nero, in una stazione del metrò, vetture comprese.

Sotto la statua del pensatore (Le Penseur) di August Rodin si incontreranno Sergio ed Isabelle de la Fontaine (Sophia Loren), che è appena rimasta vedova per la morte in taxi del marito Olivier. E' per Isabelle, che Sergio è venuto a Parigi: non si vedono da quarantadue anni! Una storia che racconterò in un altro post. Inserisco in chiusura l'immagine di Sergio addormentato su una delle panchine dei giardini di Parigi e una immagine di Isabelle e di Sergio (probabilmente una foto di set) sotto la statua di Rodin. In apertura di post, l'immagine di un altro luogo in cui si svolge una collezione: un museo di arte antica. La griffe deve arrivare dappertutto.


Sophia Loren e Marcello Mastroianni

mercoledì 11 novembre 2009

Genova nel cinema: Achtung! Banditi! (2)

Achtung! Banditi! di Carlo Lizzani (1951) Sceneggiatura di Giuseppe Dagnino, Giuliani G. De Negri, Carlo Lizzani, Massimo Mida, Ugo Pirro, Enrico Ribulsi, Mario Socrate, Rodolfo Sonego Con Gina Lollobrigida (Anna), Andrea Checchi (L'ingegnere), Vittorio Duse (Domenico), Lamberto Maggiorani (Marco), Maria Laura Rocca (L'amante del diplomatico), Giuseppe Taffarel (Comandante Vento), Franco Bologna (Gatto), Pietro Tordi (Il diplomatico), Giuliano Montaldo (Lorenzo), Bruno Berellini (Biondo), Lucia Feltrin (Lucia) Musica: Mario Zafred Fotografia: Gianni Di Venanzo (90 minuti) Rating IMDb: 6.7

Solimano

La sceneggiatura del film "Achtung! Banditi!" (1951) di Carlo Lizzani nacque dalla collaborazione di otto persone, i cui nomi si possono leggere nelle note tecniche all'inizio del post. Alcuni scrittori divennero molto noti negli anni successivi. Eppure, la sceneggiatura non è fra gli aspetti migliori del film. C'è un po' troppo di politicamente corretto: emerge la vicinanza alle posizioni culturali e politiche del PCI. Inoltre molti dei soci della cooperativa che lo produsse erano operai delle fabbriche di Genova.


E' difficile distinguere gli aspetti positivi da quelli meno positivi, perché la trama del film ha una sua giusta complessità, con una serie di distinzioni: ad esempio, i partigiani sono umanamente e culturalmente assai diversi l'uno dall'altro. Ed è diverso il modo di ragionare fra quelli che vivono la resistenza in montagna e quelli che la vivono all'interno della fabbrica. Interessante l'area ambigua, di coloro che devono decidere con chi schierarsi. Differenze anche fra l'organizzazione tedesca e la disordinata disperazione dei fascisti. Riprendo due immagini della fabbrica quando intervengono i tedeschi per stroncare lo sciopero degli operai: prima la corsa degli operai, poi gli operai fatti prigionieri e costretti a tenere le mani dietro la nuca.


Un primo piano dell'ufficiale tedesco che comanda le operazioni all'interno della fabbrica: dietro di lui si scorge una struttura metallica della fabbrica. Nella seconda immagine, la villa signorile in collina dove si è nascosto un gruppo di partigiani.



C'è il partigiano che defeziona perché ha saputo che sua moglie ha partorito e vuole andarla a trovare. Il suo itinerario viene seguito nel film. Compaiono immagini della città bombardata e in parte distrutta e immagini del grande scalo ferroviario visto dall'alto. Il partigiano muore ucciso dai tedeschi mentre sta tornando al suo reparto.


Le famiglie degli operai si muovono verso la fabbrica quando apprendono che i tedeschi stanno intervenendo. Si tratta soprattutto di donne: nelle immagini, in corteo sul ponte e sul greto sassoso del torrente.


Due immagini dello scalo ferroviario, in cui i tedeschi fronteggiano le donne, divise fra paura e protesta.


La fabbrica, con gli operai che lavorano sulle macchine utensili sotto controllo dei tedeschi. L'ingegnere (Andrea Checchi) e l'operaio Marco (Lamberto Maggiorani) sono d'accordo fra loro: le macchine che dovrebbero essere trasportate in Germania verranno sabotate, in modo che non possano funzionare. Ma i tedeschi si rendono conto di quello che succede e l'ingegnere, che percorre in bicicletta uno stradello accanto alla ferrovia, fra poco verrà catturato.


L'assistente dell'ingegnere, Anna (Gina Lollobrigida), all'interno della fabbrica. Suo fratello è negli alpini, che sono ancora al servizio della repubblica di Salò. Anna vorrebbe aiutarlo, ma il suo atteggiamento viene percepito come ambiguo, e i partigiani non si fidano di lei.



La fuga notturana di Anna per le strade di Genova, alla ricerca di suo fratello. Lorenzo (Giuliano Montaldo) e il Biondo (Bruno Berellini) la catturano, e la ragazza rischierà di essere eliminata per tutta la notte. Solo alla mattina la situazione si chiarisce: il reparto di alpini di cui fa parte il fratello di Anna si schiera con i partigiani.


L'episodio dello scontro a fuoco in macchina fra partigiani e tedeschi e il successivo trasporto fortunoso di Lorenzo all'ospedale.



Infine, tre immagini del grande ponte ferroviario, prese in momenti diversi del film. L'ultima è quasi alla fine, con la sparatoria fra tedeschi e partigiani che precede il cammino ordinato dei partigiani verso i rifugi sulle colline. Sono riusciti ad impadronirsi delle armi, e quindi saranno pronti a muoversi appena ne avranno l'opportunità, verso la fine dell'inverno del 1945.

Gina Lollobrigida (Anna)

domenica 8 novembre 2009

Genova nel cinema: Achtung! Banditi! (1)

Achtung! Banditi! di Carlo Lizzani (1951) Sceneggiatura di Giuseppe Dagnino, Giuliani G. De Negri, Carlo Lizzani, Massimo Mida, Ugo Pirro, Enrico Ribulsi, Mario Socrate, Rodolfo Sonego Con Gina Lollobrigida (Anna), Andrea Checchi (L'ingegnere), Vittorio Duse (Domenico), Lamberto Maggiorani (Marco), Maria Laura Rocca (L'amante del diplomatico), Giuseppe Taffarel (Comandante Vento), Franco Bologna (Gatto), Pietro Tordi (Il diplomatico), Giuliano Montaldo (Lorenzo), Bruno Berellini (Biondo), Lucia Feltrin (Lucia) Musica: Mario Zafred Fotografia: Gianni Di Venanzo (90 minuti) Rating IMDb: 6.7

Solimano

Sul film "Achtung! Banditi!" di Carlo Lizzani ho già scritto due post, soprattutto per la vista logica I modi di vedere. Ora ne scrivo altri due, soprattutto per la vista logica Genova nel cinema. Utilizzo anche la vista logica Il lavoro nel cinema, perché sia nella trama che nelle immagini sono presenti le fabbriche e gli operai di Genova. I tedeschi vorrebbero che la produzione nelle fabbriche andasse avanti, ma poi, di fronte agli scioperi e alle azioni della resistenza, decidono di smantellare le macchine per trasportarle in Germania. Si trovano di fronte ad atti di sabotaggio mirato, che l'ingegnere (Andrea Checchi) e l'operaio Marco (Lamberto Maggiorani) pagheranno con la vita.


Com'è la rappresentazione di Genova? Non è la Genova storica, portuale e monumentale, è la Genova delle fabbriche e delle ferrovie (che passano attraverso le fabbriche), dei ponti e dei torrenti (sia in città che nei dintorni collinari). All'inizio del film compare il pericoloso attraversamento notturno di una passerella da parte dei partigiani.


Un commando di partigiani giunge in città. Si vede un grande ponte ferroviario e il partigiano Lorenzo (Giuliano Montaldo) che senza farsi riconoscere dai fascisti e dai tedeschi deve avvicinarsi alle fabbriche. Il suo'obiettivo è di riuscire ad impadronirsi di armi mettendosi in contatto con i gruppi della Resistenza che operano all'interno. Lorenzo non li conosce di persona e deve superare la diffidenza iniziale.


Lorenzo non è solo. Con lui c'è il Biondo (Bruno Berellini). Accade un episodio comico-grottesco. Sono entrati in un caffé e per darsi un contegno giocano ad una macchinetta mangiasoldi di allora (un flipper d'antan). Hanno visto entrare dei fascisti e se ne sono andati dal caffè in tutta fretta. Quando vedono che uno dei fascisti li insegue per strada, accelerano il passo, ma quello che li segue voleva soltanto avvertirli che hanno vinto dei soldi con la macchinetta.



Nella città è in corso uno sciopero dei mezzi di trasporto, in particolare dei tram. I fascisti precettano gli autisti e li obbligano a guidare. I tram sono vuoti, l'importante è che circolino, come dimostrazione di forza. Quindi, quando i due partigiani salgono sul tram, i fascisti tutto immaginano tranne che siano uomini della resistenza. Per loro è una soddisfazione, vedere che qualcuno viaggia sul tram.



Altre tre immagini tranviarie. Nella terza un partigiano scende dal tram e compare un altro mezzo di trasporto ben presente nel film: la bicicletta.



Lorenzo e il Biondo ora sono vicini alla fabbrica, in cui si discute su un eventuale sciopero. Dall'alto, due uomini della resistenza in fabbrica guardano con un binocolo se stiano arrivando fascisti o tedeschi. Nella terza immagine, la folla degli operai entra in fabbrica.


Lorenzo ed il Biondo si sono messi in contatto con il gruppo della resistenza in fabbrica. Debbono spostarsi ed utilizzano il mezzo usuale allora perché meno sospetto (e meno costoso): la bicicletta.

Due immagini all'interno della fabbrica con una grande apparecchiatura di sollevamento: la gru a cui alla fine del film saranno impiccati l'ingegnere e Marco.

Anna (Gina Lollobrigida) è l'assistente dell'ingegnere. Ha un fratello negli alpini, che per il momento sono schierati con la repubblica di Salò. Il fratello ha scelto di stare negli alpini pur di rientrare dalla prigionia in Germania. Anna è col fratello presso al un ponte sul torrente. Questo la renderà sospetta ai partigiani.
(continua)

giovedì 5 novembre 2009

Visitatori di ottobre

"Prendimi l'anima" (2002) di Roberto Faenza

Solimano

Le viste logiche


Ne mese di ottobre i numeri delle Visite e delle Pagine viste si sono mantenuti al livello di quelli del mese di settembre, quindi soddisfacenti. Il contatore aperto a tutti i visitatori consente qualsiasi verifica, a chi la volesse fare. In questo post preferisco soffermarmi su un fenomeno abbastanza nuovo: il search dei visitatori sulle viste logiche. Cerco di spiegarmi meglio. Nel corso del mese ho modificato le evidenze sulla destra del blog, mettendo con alta priorità una evidenza che prima non c'era: proprio quella delle viste logiche. I visitatori che arrivano sulla home page del blog non di rado le esplorano. I risultati sono buoni. L'immagine di apertura del post è tratta dal film "Prendimi l'anima", un film che si trova nella vista logica La pittura nel cinema (che ha avuto 129 search nel mese). Altri esempi di film con la stessa vista logica: "Lontano dal Paradiso", "Camera con vista", "Il Decameron", "Caravaggio", "Brancaleone alle crociate", "Van Gogh" etc.

"Lo sceicco bianco" (1952) di Federico Fellini

La vista logica I modi di vedere ha avuto 123 search. In essa ci sono post su "Lo sceicco bianco", "Wittgenstein", "Totò a colori", "Il disprezzo", "La mandragola", "Amarcord", "Il mestiere delle armi" etc.

"Pane amore e..." (1955) di Dino Risi

La vista logica I caratteri nel cinema ha avuto 115 search. In essa ci sono post su "Pane, amore e...", "Borotalco", "Il giardino dei Finzi Contini", "Fantozzi", "Howards End", "I vitelloni", "Amici miei" etc.

"La ronde" (1964) di Roger Vadim

La vista logica Ritratti di signore ha avuto 80 search. In essa ci sono post su Anna Karina, Lea Massari, Julianne Moore, Glenn Close, Isabelle Adjani, Catherine Spaak etc.

"Carmen Jones" (1954) di Otto Preminger

La vista logica La musica nel cinema ha avuto 76 visite. In essa ci sono post su "Carmen Jones", "Parole, parole, parole", "The Blues Brothers", "Zardoz", "La luna", "L'arpa birmana", "Giochi proibiti" etc.

"Madame de..." (1953) di Max Ophüls

La vista logica I triangoli nel cinema ha avuto 73 search. In essa ci sono post su "Madame de...", "Bianco, rosso e verdone", "Divorzio all'italiana", "Jules et Jim", "Un ragazzo... tre ragazze", "Sorrisi d'una notte d'estate", "Conoscenza carnale" etc.

"The Party" (1968) di Blake Edwards

La vista logica Le coppie nel cinema ha avuto 58 search. In essa ci sono post su "The Party", "Baci e abbracci", "La ballata di Cable Hogue", "Paper Moon", "Bonjour tristesse", "La signora della porta accanto", "Viaggio in Inghilterra" etc.

"La collectioneuse" (1967) di Erich Rohmer

La vista logica La moda nel cinema ha avuto 57 search. In essa ci sono post su "La collectioneuse", "Giulietta degli spiriti", "La ragazza con la pistola", "C'era una volta", "Vacanze romane", "Blowup", "Caccia al ladro", "Un americano a Parigi" etc.

"La decima vittima" (1965) di Elio Petri

La vista logica Roma nel cinema ha avuto 57 search. In essa ci sono post su "La decima vittima", "Film d'amore e d'anarchia", "Vacanze romane", "Daisy Miller", "Bianca", "Il più bel giorno della mia vita", "Siamo donne", "Una vita difficile", "Campo de' fiori" etc.

"Ultimo tango a Parigi" (1972) di Bernardo Bertolucci

La vista logica Parigi nel cinema ha avuto 55 search. In essa ci sono post su "Fantômas", "Zazie dans le métro", "Non toccare la donna bianca", "Ultimo tango a Parigi", "Irma la Douce", "Quell'oscuro oggetto del desiderio", "Belfagor, il fantasma del Louvre" etc.

"Novecento" (1976) di Bernardo Bertolucci

La vista logica La morte nel cinema ha avuto 54 search. In essa ci sono post su "Novecento", "La morte in diretta", "Il vento ci porterà via", "L'uomo che amava le donne", "L'oro di Napoli", "Mare dentro", "Piccolo mondo antico", "Morte a Venezia" etc.

Infine, la vista logica I luoghi nel cinema ha avuto 49 search. In essa ci sono post su "Per grazia ricevuta", "La scuola", "Gli argonauti", "Romeo e Giulietta", "I tre moschettieri", "Rocco e i suoi fratelli", "Il grande silenzio" etc.

"Per grazia ricevuta" (1971) di Nino Manfredi

lunedì 2 novembre 2009

Capitalism: A Love Story


Capitalism: A Love Story (2009) Regia e sceneggiatura di Michael Moore Nel film-documentario compaiono, o direttamente o da archivi filmici e fotografici, le seguenti persone: William Black, Jimmy Carter, Elijah Cummings, Baron Hill, Marcy Kaptur, John McCain, Michael Moore, Sarah Palin, Ronald Reagan, Franklin Delano Roosevelt, Arnold Schwarzenegger, Wallace Shawn, Elizabeth Warren, George W. Bush, Nancy Davis, Martin Luther King, Helmut Kohl, Bela Lugosi, Barack Obama, Robert Powell, Joseph Stalin Musica: Jeff Gibbs Fotografia: Daniel Marracino, Jayme Roy (127 minuti) Rating IMDb: 6.9

Massimo

127 minuti per una visita guidata nel capitalismo carnivoro degli Usa.

E' quella di Michael Moore col suo Capitalism: A love story. Che in un paio d'orette smonta la famosa tesi smithiana alla base del capitalismo moderno, che vedrebbe la motivazione individuale al guadagno, come la maggiore garanzia del bene comune.
E' quello che più tardi, i pragmatici consiglieri economici di Bush hanno trasformato nel "trickle down". Ovvero, dare sempre più ai ricchi, perché poi il benessere da loro "gocciola giù" anche a beneficio dei poveri.

Ma mentre le gocce tardano ad arrivare, Moore ci fa vedere l'arrivo dei famelici e velocissimi esecutori dei pignoramenti immobiliari, mandati delle banche americane per buttare fuori dalle case intere famiglie, dopo aver stipulato con loro i vellutati mutui scorsoi, che le hanno strangolate in pochi mesi.

Moore infila la sua telcamera come il muso di un segugio nelle auto dove lavoratori, donne e bambini si trovano dall'oggi al domani a dormire, perché non hanno più la loro casa. Colpisce la dignità di persone curate, pettinate, composte, che stanno imparando da poco tempo ad essere povere.


La tragedia è di tali proporzione che persino la Chiesa prende posizione contro questa epidemia di povertà. Il vecchio prete, come il vescovo denunciano la bestemmia dell'egoismo sfrenato.
E qui Moore tocca (per me) la punta più alta del suo sarcasmo abrasivo, quando rimanda alcuni spezzoni di Jesus Christ Superstar doppiando le risposte di Cristo con le parole d'ordine del nuovo vangelo del capitalismo.

Non c'è l'happy end, ma la nota di speranza sì.
Che - seppure a fatica - nasce come al solito dalla lotta per i propri diritti.

Moore piazza le sue telecamere nel bel mezzo di un quartiere che si ribella all'ennesimo sfratto per pignoramento: donne che rinfacciano al rappresentate delle banche, che proprio le banche sono state salvate con soldi pubblici, per poi essere spietate con chi paga la crisi da loro innestata.
Ne escono dialoghi presi dal vivo che valgono mille comizi.

Poi la resistenza dei lavoratori di una fabbrica in crisi. La occupano per reclamare il pagamento dei loro arretrati. Prima sono isolati e presi per stravaganti; poi vengono sostenuti dalla popolazione, che porta cibo e solidarietà a qui pazzi che si sono messi contro i ricchi; finché la grande azienda cede e paga. Solo quando la vittoria è conclamata, arriva il supporto dei media.

Capitalism è un film commovente, ironico, politico. Che ce l'ha pure con te.
"Io mi sono stufato di fare questi film - dice Moore alla fine sui titoli di coda - a meno che tu, proprio tu seduto su quella poltrona, non decida di darti da fare".