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mercoledì 11 novembre 2009

Genova nel cinema: Achtung! Banditi! (2)

Achtung! Banditi! di Carlo Lizzani (1951) Sceneggiatura di Giuseppe Dagnino, Giuliani G. De Negri, Carlo Lizzani, Massimo Mida, Ugo Pirro, Enrico Ribulsi, Mario Socrate, Rodolfo Sonego Con Gina Lollobrigida (Anna), Andrea Checchi (L'ingegnere), Vittorio Duse (Domenico), Lamberto Maggiorani (Marco), Maria Laura Rocca (L'amante del diplomatico), Giuseppe Taffarel (Comandante Vento), Franco Bologna (Gatto), Pietro Tordi (Il diplomatico), Giuliano Montaldo (Lorenzo), Bruno Berellini (Biondo), Lucia Feltrin (Lucia) Musica: Mario Zafred Fotografia: Gianni Di Venanzo (90 minuti) Rating IMDb: 6.7

Solimano

La sceneggiatura del film "Achtung! Banditi!" (1951) di Carlo Lizzani nacque dalla collaborazione di otto persone, i cui nomi si possono leggere nelle note tecniche all'inizio del post. Alcuni scrittori divennero molto noti negli anni successivi. Eppure, la sceneggiatura non è fra gli aspetti migliori del film. C'è un po' troppo di politicamente corretto: emerge la vicinanza alle posizioni culturali e politiche del PCI. Inoltre molti dei soci della cooperativa che lo produsse erano operai delle fabbriche di Genova.


E' difficile distinguere gli aspetti positivi da quelli meno positivi, perché la trama del film ha una sua giusta complessità, con una serie di distinzioni: ad esempio, i partigiani sono umanamente e culturalmente assai diversi l'uno dall'altro. Ed è diverso il modo di ragionare fra quelli che vivono la resistenza in montagna e quelli che la vivono all'interno della fabbrica. Interessante l'area ambigua, di coloro che devono decidere con chi schierarsi. Differenze anche fra l'organizzazione tedesca e la disordinata disperazione dei fascisti. Riprendo due immagini della fabbrica quando intervengono i tedeschi per stroncare lo sciopero degli operai: prima la corsa degli operai, poi gli operai fatti prigionieri e costretti a tenere le mani dietro la nuca.


Un primo piano dell'ufficiale tedesco che comanda le operazioni all'interno della fabbrica: dietro di lui si scorge una struttura metallica della fabbrica. Nella seconda immagine, la villa signorile in collina dove si è nascosto un gruppo di partigiani.



C'è il partigiano che defeziona perché ha saputo che sua moglie ha partorito e vuole andarla a trovare. Il suo itinerario viene seguito nel film. Compaiono immagini della città bombardata e in parte distrutta e immagini del grande scalo ferroviario visto dall'alto. Il partigiano muore ucciso dai tedeschi mentre sta tornando al suo reparto.


Le famiglie degli operai si muovono verso la fabbrica quando apprendono che i tedeschi stanno intervenendo. Si tratta soprattutto di donne: nelle immagini, in corteo sul ponte e sul greto sassoso del torrente.


Due immagini dello scalo ferroviario, in cui i tedeschi fronteggiano le donne, divise fra paura e protesta.


La fabbrica, con gli operai che lavorano sulle macchine utensili sotto controllo dei tedeschi. L'ingegnere (Andrea Checchi) e l'operaio Marco (Lamberto Maggiorani) sono d'accordo fra loro: le macchine che dovrebbero essere trasportate in Germania verranno sabotate, in modo che non possano funzionare. Ma i tedeschi si rendono conto di quello che succede e l'ingegnere, che percorre in bicicletta uno stradello accanto alla ferrovia, fra poco verrà catturato.


L'assistente dell'ingegnere, Anna (Gina Lollobrigida), all'interno della fabbrica. Suo fratello è negli alpini, che sono ancora al servizio della repubblica di Salò. Anna vorrebbe aiutarlo, ma il suo atteggiamento viene percepito come ambiguo, e i partigiani non si fidano di lei.



La fuga notturana di Anna per le strade di Genova, alla ricerca di suo fratello. Lorenzo (Giuliano Montaldo) e il Biondo (Bruno Berellini) la catturano, e la ragazza rischierà di essere eliminata per tutta la notte. Solo alla mattina la situazione si chiarisce: il reparto di alpini di cui fa parte il fratello di Anna si schiera con i partigiani.


L'episodio dello scontro a fuoco in macchina fra partigiani e tedeschi e il successivo trasporto fortunoso di Lorenzo all'ospedale.



Infine, tre immagini del grande ponte ferroviario, prese in momenti diversi del film. L'ultima è quasi alla fine, con la sparatoria fra tedeschi e partigiani che precede il cammino ordinato dei partigiani verso i rifugi sulle colline. Sono riusciti ad impadronirsi delle armi, e quindi saranno pronti a muoversi appena ne avranno l'opportunità, verso la fine dell'inverno del 1945.

Gina Lollobrigida (Anna)

domenica 8 novembre 2009

Genova nel cinema: Achtung! Banditi! (1)

Achtung! Banditi! di Carlo Lizzani (1951) Sceneggiatura di Giuseppe Dagnino, Giuliani G. De Negri, Carlo Lizzani, Massimo Mida, Ugo Pirro, Enrico Ribulsi, Mario Socrate, Rodolfo Sonego Con Gina Lollobrigida (Anna), Andrea Checchi (L'ingegnere), Vittorio Duse (Domenico), Lamberto Maggiorani (Marco), Maria Laura Rocca (L'amante del diplomatico), Giuseppe Taffarel (Comandante Vento), Franco Bologna (Gatto), Pietro Tordi (Il diplomatico), Giuliano Montaldo (Lorenzo), Bruno Berellini (Biondo), Lucia Feltrin (Lucia) Musica: Mario Zafred Fotografia: Gianni Di Venanzo (90 minuti) Rating IMDb: 6.7

Solimano

Sul film "Achtung! Banditi!" di Carlo Lizzani ho già scritto due post, soprattutto per la vista logica I modi di vedere. Ora ne scrivo altri due, soprattutto per la vista logica Genova nel cinema. Utilizzo anche la vista logica Il lavoro nel cinema, perché sia nella trama che nelle immagini sono presenti le fabbriche e gli operai di Genova. I tedeschi vorrebbero che la produzione nelle fabbriche andasse avanti, ma poi, di fronte agli scioperi e alle azioni della resistenza, decidono di smantellare le macchine per trasportarle in Germania. Si trovano di fronte ad atti di sabotaggio mirato, che l'ingegnere (Andrea Checchi) e l'operaio Marco (Lamberto Maggiorani) pagheranno con la vita.


Com'è la rappresentazione di Genova? Non è la Genova storica, portuale e monumentale, è la Genova delle fabbriche e delle ferrovie (che passano attraverso le fabbriche), dei ponti e dei torrenti (sia in città che nei dintorni collinari). All'inizio del film compare il pericoloso attraversamento notturno di una passerella da parte dei partigiani.


Un commando di partigiani giunge in città. Si vede un grande ponte ferroviario e il partigiano Lorenzo (Giuliano Montaldo) che senza farsi riconoscere dai fascisti e dai tedeschi deve avvicinarsi alle fabbriche. Il suo'obiettivo è di riuscire ad impadronirsi di armi mettendosi in contatto con i gruppi della Resistenza che operano all'interno. Lorenzo non li conosce di persona e deve superare la diffidenza iniziale.


Lorenzo non è solo. Con lui c'è il Biondo (Bruno Berellini). Accade un episodio comico-grottesco. Sono entrati in un caffé e per darsi un contegno giocano ad una macchinetta mangiasoldi di allora (un flipper d'antan). Hanno visto entrare dei fascisti e se ne sono andati dal caffè in tutta fretta. Quando vedono che uno dei fascisti li insegue per strada, accelerano il passo, ma quello che li segue voleva soltanto avvertirli che hanno vinto dei soldi con la macchinetta.



Nella città è in corso uno sciopero dei mezzi di trasporto, in particolare dei tram. I fascisti precettano gli autisti e li obbligano a guidare. I tram sono vuoti, l'importante è che circolino, come dimostrazione di forza. Quindi, quando i due partigiani salgono sul tram, i fascisti tutto immaginano tranne che siano uomini della resistenza. Per loro è una soddisfazione, vedere che qualcuno viaggia sul tram.



Altre tre immagini tranviarie. Nella terza un partigiano scende dal tram e compare un altro mezzo di trasporto ben presente nel film: la bicicletta.



Lorenzo e il Biondo ora sono vicini alla fabbrica, in cui si discute su un eventuale sciopero. Dall'alto, due uomini della resistenza in fabbrica guardano con un binocolo se stiano arrivando fascisti o tedeschi. Nella terza immagine, la folla degli operai entra in fabbrica.


Lorenzo ed il Biondo si sono messi in contatto con il gruppo della resistenza in fabbrica. Debbono spostarsi ed utilizzano il mezzo usuale allora perché meno sospetto (e meno costoso): la bicicletta.

Due immagini all'interno della fabbrica con una grande apparecchiatura di sollevamento: la gru a cui alla fine del film saranno impiccati l'ingegnere e Marco.

Anna (Gina Lollobrigida) è l'assistente dell'ingegnere. Ha un fratello negli alpini, che per il momento sono schierati con la repubblica di Salò. Il fratello ha scelto di stare negli alpini pur di rientrare dalla prigionia in Germania. Anna è col fratello presso al un ponte sul torrente. Questo la renderà sospetta ai partigiani.
(continua)

lunedì 23 marzo 2009

Il lavoro nel cinema: American Beauty (2)

American Beauty, di Sam Mendes (1999) Sceneggiatura di Alan Ball Con Kevin Spacey, Annette Bening, Thora Birch, Wes Bentley, Mena Suvari, Chris Cooper, Peter Gallagher, Allison Janney, Scott Bakula, Sam Robards, Barry Del Sherman Musica: Thomas Newman Fotografia: Conrad L. Hall (122 minuti) Rating IMDb: 8.5

Solimano

Carolyn Burnham (Annette Bening) è la moglie di Lester (Kevin Spacey). E' una donna organizzata e pianificata in tutto: casa, figlia, marito, lavoro (fa l'agente immobiliare).


La villetta unifamiliare e il giardino debbono essere impeccabili secondo i modelli migliori del luogo. Occorre ottenere l'accettazione, l'appovazione e l'invidia degli altri, secondo standard di riferimento chiari a condivisi da tutti.
Alla figlia Jane (Thora Birch) dice che a lei è toccato crescere in una casa bifamiliare e che quindi Jane dovrebbe essere contenta e darsi da fare, così potrà in futuro vivere in una casa come la loro. Non è contenta del comportamento della figlia e della scarsa cura che ha di sé, questo è il suo modo di affrontare il problema:

Carolyn: Are you trying to look unattractive?
Jane: Yes.
Carolyn: Well, congratulations. You've succeeded admirably.


Il rapporto con Lester è da tempo pregiudicato, anche se Carolyn vuole mantenere la facciata, secondo il perbenismo diffuso nei comportamenti e nei riti sociali. Carolyn non stima Lester perché lo considera un perdente. Lester ogni tanto la cerca sessualmente, ma Carolyn ne è infastidita, ecco il loro dialogo quando lui le si avvicina sul divano:

Carolyn: This is a $4,000 sofa, upholstered in Italian silk. It is not just a couch.
Lester:
(shouts) It's just a couch!

La situazione peggiora quando Lester non ha più il suo lavoro. E' riuscito ad ottenere un considerevole bonus per dare le dimissioni, ma per Carolyn, oltre ai soldi, è importante lo status symbol della famiglia, che così è stato compromesso.


Il lavoro di Carolyn è diverso da quello che fa (che faceva...) Lester, che si è trovato di fronte ad una ristrutturazione aziendale. Carolyn lavora autonomamente come agente immobiliare, sostanzialmente la company di cui fa parte la paga solo se vende degli appartamenti.
All'inizio della giornata cerca di darsi la carica da sola. Si aggiusta davanti allo specchio e recita ad alta voce come se fossero giaculatorie le formulette che le hanno insegnato:

My company sells an image.
It's part of my job to live that image.
I will sell this house today, I will sell this house today.



Ecco tre coppie, possibili clienti di Carolyn. A tutte tre le coppie Carolyn fa il discorso che sa a memoria, cercando di far credere che si tratta di un discorso personalizzato sulle loro esigenze. Tutto si svolge in modo lubrificato ma meccanico, Carolyn non vuole obiezioni, non li fa parlare, vuole ottenere solo che comprino rapidamente, senza farle perdere tempo. La guardano a bocca aperta, perplessi e diffidenti.


C'è la piscina di mezzo, che dovrebbe essere il punto forte, quello risolutivo per la vendita dell'appartamento. Si tratta di una vascona d'acqua, però a disegno curvilineo, perché a Carolyn hanno spiegato che lei vende anche la bellezza, che è un fattore decisionale importante. Tutto il discorso di Carolyn è accompagnato da movenze decise e simmetriche delle braccia. Anche questo non è farina del suo sacco: le hanno spiegato che i gesti sono efficaci, ma devono essere ampi e mostrare risolutezza perché così ci si rende credibili con il cliente. Quando c'è credibilità, il cliente automaticamente firma il contratto.
Carolyn sembra un burattino condotto dai fili di un esperto burattinaio che non sbaglia le mosse, se le si guarda una per una. Ma è l'insieme che non convince, non c'è sorpresa, vera personalizzazione, ricerca di empatia. La strumentalità è totale, Carolyn gioca le sue carte senza considerare che anche i possibili acquirenti hanno delle loro carte che tengono coperte. Sa tutte le risposte, ma non vorrebbe che le facessero domande. Carolyn non ama quel lavoro. Si carica alla mattina come una molla perché vuole riuscire nell'obiettivo che le hanno dato, perché desidera soldi e riconoscimento. Ma si sente in tutto il suo modo di fare che non le importa nulla delle persone che le stanno di fronte.


A fine giornata Carolyn non ha venduto. Chiude le finestre e le porte dell'appartamento rimasto invenduto, cerca di tenersi su, ma poi non ce la fa e si mette a singhiozzare al chiuso dell'appartamento vuoto.


Carolyn da tempo invidia Buddy Kane (Peter Gallagher), il miglior venditore di appartamenti della zona, detto The "King" of Reale Estate. Organizzatissimo, ogni volta che vende si fa pubblicità sul luogo del fatto (o del misfatto) con un colorato tazeabao in cui indica anche il numero telefonico a cui lo si può chiamare. Senza perdere tempo Buddy Kane ottiene un appuntamento da Carolyn che è ben contenta: in casa ha un marito che ha perso il lavoro, adesso ha l'opportunità di imparare da Buddy Kane tutti i segreti del mestiere.

Buddy: In order to be successful, one must project an image of success at all times.
Carolyn: I refuse to be a victim!

Carolyn pensa di aver trovato il modo migliore per farsi strada. I due si mettono d'accordo per prendere la camera in un Motel.



Il vivace e veloce rapporto sessuale fra Carolyn e Buddy si svolge con efficienza e produttività. Poi discorrono su come fare in futuro. Ecco uno scambio di battute:

Buddy: (Carolyn is having sex in a motel room with the Real Estate King) Do you like getting nailed by the King?
Carolyn: Yes, your majesty!
...
Carolyn: That was exactly what I needed. The royal treatment, so to speak.

Quando tornano, dopo aver lasciato il Motel, si fermano in un posto in cui si può mangiare stando in macchina: Smiley's. Purtroppo è il nuovo posto di lavoro di Lester, che li accoglie così:

Lester: Smile! You're at Mr. Smiley's.

E Buddy, vista la situazione, dirà a Carolyn che si è appena separato da sua moglie, una serie di storie, per cui è meglio chiudere il loro rapporto. Ma Carolyn, dal rapporto con Buddy ha imparato qualcosa di utile per vendere gli appartamenti... Tempo sicuramente bene speso.