domenica 1 luglio 2007

La musica al cinema: Giacomo Puccini

Giacomo Puccini
Solimano
Per decenni, ho lottato per non farmi piacere Puccini. Una battaglia giusta, una battaglia morale, morale! Appoggiata da molti distinti autori di letteratura, di musica e anche di storia. Anni fa, fecero un sondaggio fra critici musicali di alto livello: dovevano indicare quali fossero per loro le prime dieci opere liriche del Novecento. Praticamente nessuno indicò fra le dieci qualche opera di Giacomo Puccini: si sarebbe sentito messo a ludibrio, se l'avesse fatto. Battaglia giusta, la mia, ma battaglia durissima, perché Giacomo Puccini è uno che si infila dappertutto.
Quando c'era da fare il su e giù nell'armadio quattro stagioni, a vedere che dovevo cambiare il paltò mi veniva il Vecchia zimarra, e quando faticavo ad addormentarmi, alle due di notte avrei voluto andare in terrazza e svegliarli tutti, 'sti condomini infingardi, col Nessun dorma, però cantato da baritono. Quando continuavo a pagare ogni sei mesi il mutuo della casa - un bel salasso - mi veniva Un bel dì vedremo, quando smisi con i Bei Momenti mi sentii dentro il Vissi d'arte, ma il problema grosso era al supemercato GS, in cui l'80% erano donne, diverse una dall'altra. C'era quella Sola perduta abbandonata, vabbè, bastava cambiare corsia, c'era quella Che gelida manina, bastava avere i guanti, ma quella Tu che di gel sei cinta dovevi starle almeno a cinque metri. Fin qua passi, ma c'era la sciuretta alla In quelle trine morbide, che l'ammiravo senza volerlo. Soprattutto c'era quella da Quando men vo, che hai voglia di andarle dietro, a questa Musetta, le Quando men vo le pativo in modo particolare. Sempre più raro il tipo O soave fanciulla, tutte andate in convento. Infine - capitava una volta ogni sei mesi- c'era quella tipo Donna non vidi mai, che perdevo la lista della spesa e mi veniva voglia di vederla tutti i giorni, c'era da recuperare. Il Coro a bocca chiusa della Butterfly poi andava bene per certe riunioni politiche in cui era meglio stare zitti.
Come vedete, è dura rifarsi una vita dopo aver conosciuto Puccini, non è lui che si attacca, siamo noi che non riusciamo a staccarci. Mi ha aiutato un recente brano di Giuliano relativo a Puccini, in cui, da vero signore, ne parla bene, e quindi ho cominciato a rassegnarmi a tenermi questo amore cronico che non ce la fa a passare, ma il colpo di grazia me l'ha dato l'indagine sulla presenza di Giacomo Puccini al cinema: 97 film dal 1935 in poi. Eggià, direte voi, gli anni Trenta, gli anni Quaranta... Nossignori! E' un fenomeno che è decollato dagli anni Ottanta in poi e si sta sviluppando in modo esponenziale: 17 film negli anni 80, 31 negli anni Novanta, 29 nel presente decennio (e siamo appena nel 2007!)
A parte Opera di Dario Argento e Io non ho paura di Gabriele Salvatores non ci sono film italiani, Giacomo Puccini è una epidemia planetaria da cui proprio noi sembriamo pressoché immuni. Tormentoni? Beh, senz'altro il Nessun dorma, ma anche Un bel dì vedremo e O babbino caro si battono bene (Roby ci ha saputo fare). Fra i titoli, nomi grossi: Natural Born Killers, Man on Fire, Deep Impact, Rocky Balboa, Camera con vista, L'onore dei Prizzi, Hannah e le sorelle, G. I. Jane, Castaway...
Torno agli anni Trenta e Quaranta. I film erano pieni di musica, vedremo quale, ma stavano alla larga da Puccini, cosa che non fanno oggi, evidentemente. E se - faccio una ipotesi - le trame e i personaggi di Puccini fossero più corrispondenti ai nostri anni? Manon, Tosca, Turandot, Liù, Mimì, Musetta, Cio-cio-san... e Cavaradossi, Des Grieux, Scarpia... me lo vedo, il regista Giacomo Puccini, architettare film come Il paziente inglese o Il tè nel deserto, persino La signora della porta accanto: ne sarebbe uscito bene, benissimo, a parte la sua musica, strana sanguisuga che non riesci a toglierti e che forse ti dà più sangue di quello che ti prende.
Giacomo Puccini, sì, questo strano uomo che fece il primo western cantato, e che prese il treno per andare a Vienna ad ascoltare Le Pierrot Lunaire. Evidentemente il suo modo di raccontare l'amore in musica - quasi sempre si tratta di amore cattivo, e lui lo conosceva - è più vicino ai nostri tempi di quello che si potesse immaginare. Provate ad andare ad ascoltare un buon Puccini nel teatro della vostra città: trovare un biglietto sarà dura.

Io non ho paura di Gabriele Salvatores

13 commenti:

Giuliano ha detto...

Puccini è grande soprattutto in orchestra. I musicisti e i direttori d'orchestra lo accostano spesso a Mahler (sono quasi coetanei: Mahler è del '60, Puccini è del '58 come me).
Mahler faceva il direttore d'orchestra, e dirigeva anche Puccini; Puccini ebbe la sfortuna di scrivere melodie grandi e bellissime e che si ricordano subito, ci si ricorda solo di quelle (E lucevan le stelle...)e magari si perde tutto il resto.

Solimano ha detto...

Vero, ma non parlerei di sfortuna.
Sono stati i tifosi pucciniani, la sfortuna di Puccini. Sentimentali in massimo grado, quindi cattivi.
Il tipico tifoso pucciniano,per come l'ho conosciuto io, in casa sua ha anche una biblioteca - non grande. Al posto d'onore ci trovi l'opera omnia di Oriana Fallaci.
Dall'altra parte ci stanno i pedanti che equivocano, confondendo Puccini coi pucciniani.
Un problema che si presenta con tutti gli autori, piuttosto che sentire certi danteschi preferirei leggermi tre volte I tre moschettieri ("Dumas è tosto" diceva Giovanna Ralli in C'eravamo tanto amati).
Dobbiamo semplicemente indagare ed approfondire, capire le ragioni del nostro amore o disamore per quell'autore, accettando che le cose nel tempo possono cambiare. Sarà interessante esplorare le ragioni della damnatio memoriae di Puccini al cinema fino agli anni '80 e della successiva scoperta o riscoperta, ma come mi ha insegnato la mia mamma (però parlava del pranzo di Natale), le carte si giocano una per volta. Così faremo in questa serie "La musica al cinema", che sono ben contento di avere iniziato.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Beh, "sfortuna" ovviamente va messo tra virgolette: quello era un dono divino, mica tutti i musicisti hanno il dono della melodia, nemmeno quelli grandi e grandissimi...

gabrilu ha detto...

Giuliano mi ha battuto sul tempo (quello della corsa, non quello musicale), chè m'ero già fiondata per scrivere esattamente la stessa cosa, a proposito di Mahler. Ed è vero, Puccini ha splendide orchestrazioni e ahinoi melodie appiccicose come marmellata. Da qui il corto circuito perverso.

Detto questo, e ben d'accordo con l'invito al "pensare al perchè ci piace quel che ci piace" (e versa vice) di Solimano, una domanda: ma che ci azzecca con Puccini quel "sola perduta abbandonata (in quel popoloso deserto che appellano Parigi" di traviata memoria? Era il gioco di "caccia all'intruso"? O il "cambiare corsia" si riferiva al trasloco dal binario Verdi al binario Puccini? O il caldo mi sta già mandando fuori di testa? Smile :-)

Ah, un'altra cosa: Puccini era, come ben sappiamo, un misogino che ve lo raccomando. Sarà per questo che non riesce ad irretirmi con le sue trame in cui al centro c'è sempre una femmina maltrattata e da far morire nei peggio modi? Pure una trama in Giappone s'inventò, pur di poter fare autosbudellare una donna...

Solimano ha detto...

"Sola, perduta, abbandonata"
Aria di Manon dalla Manon Lescaut

"Sola, perduta, abbandonata...
in landa desolata!
Orror! Intorno a me s’oscura il ciel...
Ahimè, son sola!
E nel profondo deserto io cado,
strazio crudel, ah! sola abbandonata,
io, la deserta donna!
Ah! non voglio morir!
No! non voglio morir!
Tutto dunque è finito.
Terra di pace me sembrava questa...
Ahi! Mia beltà funesta,
ire novelle accende...
Strappar da lui mi si volea; or tutto
il mio passato orribile risorge,
e vivo innanzi al guardo mio si posa.
Ah! di sangue s’è macchiato.
Ah! tutto è finito.
Asil di pace ora la tomba invoco...
No! non voglio morir... amore, aita!"


Mentre Violetta canta:
"Follie ! follie ! delirio vano è questo !
Povera donna, sola, abbandonata in questo popoloso deserto che appellano Parigi, che spero or più, … che far degg’io ?
Gioire ! di voluttà ne’vortici, di voluttà perir !gioir !gioir!"

Finiscono male tutte e due, le misere! Ohimè!

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Cara Gabrilu, tempi duri per le donne all'Opera, nell'Otto-Novecento! E' però vero che è molto più facile commuovere ed essere tragici che divertire.
Pensa però che perfino in un'opera comica come il Gianni Schicchi, nella melodia forse più bella di tutto Puccini (O mio babbino caro), Lauretta minaccia di buttarsi in Arno... (per fortuna l'opera è in un atto solo!!!)

Gabriella ha detto...

Solimano, hai ragione, poffarbacco. Sempre di deserti luoghi trattavasi ma quelli di Manon erano deserti reali e non simbolici . Hai ragione e mi cospargo il capo di cenere.

Giuliano, vero che le femmine operistiche dell'Ottocento avevano vita grama e morte tragica assicurata, però Puccini per sadismo batte tutti i suoi colleghi. Già la dice lunga il solo fatto che tutte dico **tutte** le sue opere abbiano come protagonista una donna che muore tragicamente.
E per tornare al cinema (che se no vado troppo OT) sarà un caso che i registi che mettono Puccini nelle loro colonne sonore sono (correggetemi se sbaglio, non ho voglia di controllare adesso) tutti maschietti? Sarà un caso che molti di questi film narrano storie di violenza e di serial killer? (Natural born killer, Dario Argento, pugili spaccafaccia, Rocky Balboa e chi più ne ha più ne metta etc. ). Basterà mica un "Camera con vista" ed un babbino strappalacrime a far primavera, nevvero. Che poi, come fa notare Giuliano, pure la figlia del babbino sta per risciacquare i panni in Arno...
Mi fermo qua.
(Prego apprezzare che non detto una sola parola sulla biografia di Puccini, che lì si ci sarebbe da divertirsi)

Solimano ha detto...

Il problema non è l'uomo Puccini (credo che la moglie fosse peggio) e nemmeno il musicista Puccini, su cui si possono avere opinioni assai diverse.
Il problema è che l'amore cattivo esiste allora come oggi e che una cosa, se esiste, si manifesta ed attende risposte, che evidentemente Puccini ha dato e dà.
Condivido l'osservazione di Gabriella sulla tipologia di film in cui la sua musica viene utilizzata e vedrete che è successo con altri musicisti del tutto insospettabili. Per le situazioni al tempo stesso crudeli e sentimentali (due quasi-ossimori) che, meglio di Puccini?
Solo una cosa non capisco del tutto: perché questo suo decollo dagli anni '80 in poi. Ma forse proprio perché la crudeltà sentimentale è tipica di questi anni di riflusso, negli anni '60 e '70 la priorità era su altri temi, ad esempio la liberazione dei sentimenti e dei sensi, a cui veremo rispondeva meglio qualcun'altro, ancora, del tutto insospettabile eh... eh...

saludos
Solimano

gabrilu ha detto...

Solimano, azzardo un'ipotesi: che fosse proprio il contrasto tra la musica molto dolce, molto melodica, molto "buona", il sentimentalismo da una parte e la crudeltà e le efferatezze narrate dall'altra, ad interessare il regista di turno? E' solo un'ipotesi, eh, non ho indizi nè tanto meno prove...Però può essere una pista...

Giuliano ha detto...

Il fatto è che la musica di Puccini è troppo bella, a tutti viene voglia di metterci le mani sopra. Soprattutto in assenza di idee, Verdi e Puccini riempiono sempre bene i vuoti di idee al cinema.
Basta pensare a quanti cantano (beh, insomma, quasi) "vincerò" e non sanno nemmeno cosa c'è dietro...

Solimano ha detto...

Eh, sì! I vuoti di idee...
Ve ne racconto una. Nel film "Il gusto degli altri" mi ero fatto fregare da IMDb, che riporta solo la Musica Originale (cioè quella fatta espressamente per il film).
Solo che c'è tutto, ma bisogna saperci andare. Nella colonna a sinistra in IMDb occorre trovare "soundtrack", se c'è. Nel caso di "Le gout des autres" occorre andarci, e quando si apre soundtrack ti si apre un nuovo mondo, vedere per credere la finezza della Jaoui e che musiche e interpreti ci ha messo. Dice niente Katherine Ferrier? Vedere per credere. La Jaoui non copre buchi, ma sceglie. Ma ce ne sono, che hanno i buchi da coprire, e Puccini fa comodo. Anche Verdi.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Solo due parole per parlare bene di Puccini: non mi sembra che nella sua vita abbia commesso errori così gravi. A volte un po' di leggerezza e di superficialità possono condurre alla tragedia, questo sì: la vita privata di Puccini è identica a quella di tutti noi, quando ci si lascia è sempre una tragedia. A volte lo è per modo di dire, a volte è tragedia vera e bisogna rispettare chi ci casca dentro.
Conosco persone che le cose gravi le hanno davvero, alle spalle, e che magari vanno in giro a vantarsene...

manula ha detto...

non è vero che puccini negli anni '30 e '40 e '50 era un soggetto poco amato dal cinema!il vero problema è che questi film nn li conosciamo. alcuni registi sono stati oggetto di una totale "censura del disinteresse" in quanto ritenuti "fascisti".
tra costoro c'è Carmine Gallone, che per aevr girato durante il ventennio "scipione l'africano" film che esaltà la romanità in un ottica fascista, è stato ingiustamente relegato nel limbo.
La maggior parte dei suoi film erano commedie-melò e fu inventore e capofila di molti generi ispirati all'opera lirica e alla musica classica(biografie di mozart, verdi, puccini).
A puccini ha dedicato un film biografico, una sequenza nel film "casa ricordi", ha portato al cinema alcune sue opere ad esempio la butterfly ed ha anche effettuato alcune attualizzazioni delle opere ad esempio "avanti a lui tremava tutta roma" dove la vicenda della tosca è ambientata a roma durante il periodo dell'occupazione nazista.
questi film sono piuttosto difficili da reperire cmq ne consiglio sicuramente la visione ad un'amante di puccini.