venerdì 20 luglio 2007

I caratteri nel cinema: Rambaldo Melandri

Solimano
Ci si dovrebbe insospettire subito, riguardo l'architetto Rambaldo Melandri (Gastone Moschin). Le apparenze sono tutte a suo favore: bello, alto, poetici occhi azzurri. Elegante, non insalamato né disinvolto: il cravattino, la sciarpetta, il bavero del cappotto mezzo rialzato mezzo no, capelli fintamente scomposti, barba lunga ma curatissima, umorismo finto-ingenuo - il migliore. Dandy, non snob. Lucidamente intellettuale, ma di specie creativa, non secchiona.
Eppure ha degli amici un po' così: un conte spiantato, un barista, un pennaiolo routinier, già questo suona male.
Ma soprattutto, perché Rambaldo lavora in comune, invece di fare la libera professione?
Capiamo che Rambaldo è un tanto bello che puzza, lavora in comune perché ha il posto fisso, fuori, scoprirebbero sul lavoro quale è il suo baco: Rambaldo è inaffidabile, lo sa, ed il comune è la nicchia che lo difende da sé stesso.
Ma il carattere dell'uomo viene fuori, e Rambaldo, a ventisette assicurato, deve comunque estrinsecare la sua naturale inaffidabilità. Dove? Semplice, con le donne, perché ad uno così le donne corrono dietro. Solo che Rambaldo nemmeno se ne accorge, gli darebbe perfino fastidio: vuole essere lui a correre, se possibile in salita, altrimenti non soffre, quindi non si diverte. Matematico.
Così vede la madonna in Donatella Sassaroli (Olga Karlatos), ma dovrebbe chiedersi perché il Sassaroli marito e chirurgo (Adolfo Celi) è così concessivo. Toccherà poi con mano la sua sorte di conduttore del cagnone Birillo alle 6 del mattino, di pagatore di lezioni di ogni genere alle figlie dei Sassaroli, di procacciatore di sottocoppe di peltro e di sformati molto sformati. Sono i tre amici così che lo salvano, facendo in modo che prima beva fino in fondo la coppa dell'amarezza: loro cantano il Bella figlia dell'amore escludendolo, onde provocargli la crisi isterica risolutiva.
Ma qualche anno dopo Rambaldo ci ricasca. Stavolta è Noemi (Domiziana Giordano), procacissima e vergine, per di più sorella di un prete. Rambaldo, col naso per aria, l'odore di tanta verginità si sente in tutto il cinema, le prova tutte, si fa pure battezzare. Partecipa perfino alla sacra rappresentazione non ricordo in che parte, forse uno dei ladroni, forse il Cristo addirittura, una parte sofferta comunque. Gli amici ancora cercano di attizzare la nuova crisi, gli tirano sassate e palate di fango, ma lui resiste, la Noemi se l'è lavorato bene. E' infine Rambaldo ad avere la reazione, l' ira del buono - un po' coglione magari - e Noemi lo guarda, sbalordita di non avere più davanti uno scodinzolone ma un uomo che gliene dice di tutti i colori. Sempre procacissima, Noemi diviene vogliosissima - di non essere più vergine - ma quel giorno a Firenze c'è l'alluvione e a Rambaldo è passato tutto in pochi minuti, i buoni sono così: vanno avanti come bietole per mesi o per anni, poi si liberano in pochi minuti, basta spingere la porta e uscire: c'è il mondo, là fuori. Esistono, nella vita di tutti i giorni, Rambaldo, Donatella, Noemi? Pensateci, io una mia risposta ce l'ho.

P.S. L'immagine di Domiziana Giordano è molto successiva al film, non è più Noemi, la sorella del prete, ma recita in Nostalghia di Tarkovskj.

8 commenti:

Clelia Mazzini ha detto...

Caro Primo, mi vedo costretta a intervenire per rettificare e/o integrare qualche dato fondamentale, senza il quale persino il mondo (non solo quello cinematografico) rischierebbe di girare al contrario...

1) Le "sottocoppe" erano di peltro e non di argento.

2) Quanto alla "sacra rappresentazione", il buon Rambaldo, da "neo-catecumeno" qual era, interpretava addirittura il Cristo (tormentato oltretutto da un Tognazzi-Giuda - parecchio arrabbiato - che lo prendeva a sassate e da un Sassaroli-Pilato che lo flagellava senza pietà)...

Ora che la verità ha trionfato mi ritiro in buon ordine (non prima di averti fatto i complimenti per l'ottimo post).

Ciao, Clelia

[...onorata di essere nel novero dei venticinque (e più) lettori.]

Solimano ha detto...

Clelia la tua acribìa è perfetta, sono rosso di vergogna. Cangerò alchemicamente l'argento in peltro, lascerò il resto nelle nebbie del non ricordo, oh non ricordo...
Però. Però il Sassaroli è troppo tignoso! Anni e anni dopo l'affaire Donatella continua a flagellare Rambaldo, e il conte Mascetti vada piuttosto a vendere enciclopedie, ché moglie e figlia stanno a Gavinana cibandosi di sole castagne.

grazie per il resto, che è il dippiù

saludos
Solimano
P.S. Saluti anche da Primo

isabella guarini ha detto...

L'inaffidabile è un carattere molto cinematografico, comne l'infedele, l'avaro, il lusssioroso e come tutti gli altri personaggi affetti dai sette peccati capitali. I film hanno un successone, ma niente valore catarchico. C'è, però, da chiedersi perché Monicelli abbia scelto unn architetto come archetipo dell'inaffidabilità

Solimano ha detto...

Suvvia Isabella, Monicelli non poteva scegliere un ingegnere!
Gli ingegneri sono affidabili, per grazia di stato.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Caro Solimano, mi dispiace ribadire il concetto, ma mi ricordo anche di un certo ingegner Castelli... (Tognazzi gli sarebbe subito saltato addosso, troppo bello per essere vero!)

Solimano ha detto...

Eppure... eppure... politicamente sono d'accordo, ma l'ho sentito due o tre volte parlare d'altro, e non diceva sciocchezze. A maggior ragione l'altro, Lunardi, che professionalmente sa il fatto suo.
Poi è di Parma e ha fatto il Romagnosi... era anche simpatico, con un grosso difetto: piaceva troppo alle ragazze.

saludos
Solimano

ettore ha detto...

ciao solimano,
vorrei farti anch'io i complimenti e dirti che questo ritratto del melandri è molto bello, sincero.

nei caratteri degli amicimiei si specchieranno più generazioni perché il tempo passa ma noi, con i nostri guizzi e le nostre debolezze, restiamo fondamentalmente sempre uguali, e questo è bene!

Solimano ha detto...

Ettore, è vero quello che dici, perché Sofocle scrisse che "Il carattere dell'uomo è il suo destino". Però possiamo fare una cosa: accorgerci di come siamo, cosa semplice ma che molti non fanno. Se ce ne accorgiamo, possiamo continuare ad esserlo, però meglio e - soprattutto - divertendoci di più, perché nell'accorgersi c'è anche una compomente di disattaccamento che ci permette di accorciare la nostra coda di paglia.

grazie e saludos
Solimano