giovedì 19 luglio 2007

La femme infidèle

La femme infidèle di Claude Chabrol (1969) Con Stéphane Audran, Michel Bouquet, Michele Duchaussoy, Maurice Ronet, Louise Chevalier, Louise Rioton, Serge Bento Musica: Pierre Jansen Fotografia: Jean Rabier (98 minuti) Rating IMDb: 7.5
Solimano
Per questo film si presenta il problema della traduzione italiana del titolo, infedele o inesatta. Preferisco, in questi casi abbastanza frequenti, recuperare il titolo francese, spesso assai semplice: La femme infidèle. Se si guarda questo film non sapendo la data in cui è stato realizzato, si pensa che sia un film recente - a meno che si guardino più i vestiti e le automobili dei personaggi - e si rimane stupiti quando si apprende che è un film del 1969, il che non dipende dal fatto che Chabrol sia una specie di profeta od anticipatore: il fatto vero è che Chabrol non dimostra, mostra semplicemente, come se fosse un tranquillo occhio neutrale con l'unica caratteristica di una mirata curiosità. Charles Desvallées (Michel Bouquet) è un uomo realizzato: un lavoro in cui guadagna molto (fa l'asssicuratore) una bella villa in mezzo al verde, un moglie bellissima, Helène (Stéphane Audran), un bel bambino. Non parlano molto quando sono insieme, ma tutto si svolge con agio e tranquillità. Finché un giorno si accorge che la moglie chiude rapidamente una telefonata quando lui entra nella stanza. Nessuna scena, si accorge e ci pensa, è uno freddo. Qualche giorno dopo si rivolge ad un detective privato che ha conosciuto nel suo lavoro, e gli chiede di sapergli dire cosa combina la moglie quando nel pomeriggio va a Parigi, una o due volte la settimana. Il detective non ci mette molto, dopo pochi giorni è in grado di dirgli, fornendogli dei riscontri, che la moglie va a casa di un giornalista e che presumibilmente sono amanti. Charles, sempre calmo, regola i conti col detective e continua a pensare. Finché lo si vede andare all'indirizzo che ha ottenuto e suonare il campanello. Chi guarda il film, a questo punto non ha ancora capito dove andrà a parare, se ad un dramma sentimentale o a un cinico rapporto familiare basato sulla menzogna. Potrebbe essere pure una pochade elegante. Fatto sta che la porta si apre ed il giornalista Victor Pegala (Maurice Ronet) lo riceve, e rimane solo lievemente imbarazzato quando Charles si qualifica e dice che è venuto perché voleva conoscere l'amante di sua moglie. Poi si tranquillizza, perché pensa che per Charles Helène sia quello che è per lui, cioè una donna compiacente e gradevole, niente di più, ma è un pensiero sbagliato, un pensiero che costa la vita a Victor. Perché Charles non ci sta a questa solidarietà di uomini che hanno in comune una donna, Charles afferra una piccola statua e con un colpo violento alla testa, uno solo, uccide Victor, che muore pieno di sorpresa, non se l'aspettava proprio. A questo punto si pensa di avere capito cosa è il film, è un noir, solo che anche qui si è fuorviati, perchè è un noir sui generis. C'è, sì la paziente ricostruzione della polizia che da indizi e dettagli si avvicina ad Helène poi a Charles, ma c'è una cosa sorprendente: l'atteggiamento di Helène, che scopre ben presto che Victor è stato ucciso da Charles, ma non ne è né spaventata né atterrita: diventa complice senza dirglielo. Infatti, distrugge la fotografia pericolosa che aveva trovato, cerca di depistare la polizia. Nella villa, che sente crescere l'assedio, tutto si svolge come sempre, solo con un po' di tensione in più, e quando, alla fine del film si vedono i poliziotti che si avvicinano presumibilmente per arrestare Charles, questi si rivolge alla moglie e le dice che l'ama. Helène, pur turbata perché adesso comincia il brutto, è però contenta che Charles le abbia detto che l'ama. E' quindi un film d'amore, si potrebbe concludere. No, questo è un film di possesso reciproco fra marito e moglie che hanno stipulato fra di loro una tacita società di mutuo soccorso, e Victor, giornalista superficiale che si credeva furbo, è l'unico che ne paga il fìo: sarebbe stato meglio per lui trovarsi di fronte uno dei soliti gelosi che fanno le scenate, e invece gli è capitato uno spietato killer a cui non si può toccare la moglie, roba sua.

8 commenti:

isabella guarini ha detto...

Solimano, di recente ho visto un film con la stessa trama, interpretato da Richard Gere. Le donne infedeli hanno sempre mariti o amnati pazzi al punto di uccidere per loro. La particolarità della storia di Chabrol è che il marito tradito e omicida non viene scoperto, per cui i coniugi sono costretti a vivere in un sodalizio di silenzio e di violenza privata. L'infedeltà piace agli uomini perché rappresenta una sfida da superare in un modo o nell'altro, un modo per sentirsi vincente come in un combattimento tribale. Ecco, ci sono È l'orinaria lotta per la sopravvivenza tribale, o animale, che emerge dalla millenaria esistenza del genere umano.

Solimano ha detto...

Isabella, quello che tu dici, cioè che il marito non venga scoperto, credo che succeda nel film con Richard Gere (ed è logico che sia così, per ragioni di divismo e di cassetta) mentre non succede nel film di Chabrol, che si chiude con la scena degli agenti che vengono per arrestare Charles, che dice alla moglie che l'ama. Quindi, più che un sodalizio di violenza privata, io ci vedo un patto fra i due: la moglie non amava Victor, era solo un piacevole sfizio, ma loro due, Charles ed Helène, non si amano, trovano solo una mutua convenienza e chi ingenuamente si intromette, come Victor, va eliminato, e in fondo sta bene a tutti e due. Al limite, mi sembra più rispettabile un dramma della gelosia, ma questa è la difesa della roba e del recinto. Un caso limite, ma quanti matrimoni sono basati, di fondo, su un tacito contratto di mutua convenienza? Naturalmente, festeggiano gli anniversari, i compleanni, le festa della mamma, quella del papà, quella della donna, San Valentino etc... proprio come fa una azienda avveduta che ogni tanto fa una convention o un dinner per i dipendenti per rafforzare forzosamente il senso di appartenenza.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Ecco, io di questi film francesi anni 60-70 apprezzo soprattutto le donne, e Stéphane Audran è una di queste che apprezzo molto...
(nel cinema francese sono rimasto fermo a René Clair e a Jean Renoir, chiedo scusa...)

Solimano ha detto...

Giuliano,Ssssttt!!! Stéphane Audran è stata la moglie di Claude Chabrol dal 1964 al 1980 (hanno avuto un figlio, Thomas Chabrol), poi hanno divorziato e lei si è messa con Jean-Louis Trintigant.
E' meglio stare zitti perché secondo me Chabrol ne é ancora geloso, e ne ha tutte le ragioni.
Ha recitato in altri film suoi ed anche nei grandi film di Bunuel.
A me piace moltissimo, infatti avevo altre immagini del film, ma ne ho preferito una in cui lei è da sola.

saludos
Solimano

isabella guarini ha detto...

Solimano, le donne infedeli, ma anche gli uomini, sono persone inaffidabili sia nel matrimonio che in qualsiasi altro sodalizio culturale, economico , politico. In senso lato l'infedeltà è dannosa per chi la subisce. Infatti, nel film , ne restano colpiti i due uomini, amante morto e marito in carcere. Lei resta se stessa, infedele che forse provocherà altri mali. La morale del film mi sembra quella dell' immortalità di alcune icone femminili, come quella impersonata dalla Audran: bella e infedele.

Solimano ha detto...

E d'altra parte, Isabella, la fedeltà è culturale, non naturale, quindi si è sempre sul crinale fra fedeltà ed infedeltà.
Inoltre, per me non è un valore a prescindere, bisogna poi vedere cosa c'è, dietro a certe fedeltà, magari una mutua alleanza contro l'universo mondo, ci sono certe coppie in cui i due finiscono per somigliarsi anche come aspetto fisico: sembrano fratello e sorella.
Una fedeltà triste, che tristezza!

saludos
Solimano

isabella guarini ha detto...

A dire il vero la femme infidéle ha un pò lo sguardo idiota.

Solimano ha detto...

Eh, no Isabella, altro che idiota! A parte che l'immagine l'ho ottenuta col mio scanner, in rete non c'era, mi sembra un notevole personaggio, una che si rimane lì a dire: "Ah!"
Le infedeli non è che tradiscano perchè sono brutte o prive di fantasia, è che la fedeltà è culturale, non naturale, come i piccioni che posteggiano sotto la quercia davanti al mio terrazzo.
E la signora Audran, fra l'altro, allora era la moglie del signor regista Chabrol, bisognerebbe chiedere a lui.

saludos
Solimano