sabato 7 luglio 2007

Gli oggetti nel cinema: le calze

Irma la dolce
Solimano
Portavano i calzini bianchi, poi un bel giorno cominciavano con le calze, e certe volte avevano già quindici anni. Noi maschi, fra teza media e ginnasio, non passavamo direttamente dai pantaloni corti a quelli lunghi, c'era la fase dei pantaloni alla zuava, una fase né carne né pesce, difatti le ragazze non guardavano noi, ma i vecchi di prima e seconda liceo, a loro volta snobbati dalle coetanee, qualcuna aveva una liaison lievemente dangereuse con un vegliardo matricola a Medicina, facoltà di cui erano in adorazione. Una vita dura, finché ci si cominciava a svegliare molto lentamente, mesi e mesi di dormiveglia la mano nella mano. Ma le calze aiutavano, ed anche il sistema complesso con cui erano mantenute in situ, il reggicalze che i più audaci avevano percepito sotto la gonna. Ma quale gonna, sottana! Quello era il nome usuale, e quando accavallavano le gambe doveva scendere alcuni centimetri al di sotto del ginocchio. Come nelle fotografie delle classi, in cui le ragazze sono sedute in prima fila e noi dietro, stipati in piccionaia. I registi cinematografici, qui lo dico e lo confermo, erano tutti una manica di gaglioffi, perché le cose le sapevano (le sapevano tutte, tutte e di più!) e ci imbalordivano con quelle riprese di ragazze che si davano arie da liceali - non era vero, al massimo magistraline ma in genere commesse - e che si sedevano su quei divani bassi in modo che il ginocchio stesse in alto e la sottana non lo seguisse, perché la legge di gravità la portava a scendere, non a salire. Avevano quell'aria alla "To' mi si è rotta la calza!" che sicuramente avevano appreso dalle madri carrieriste. Il costume da bagno, perfino i primi bikini - castissimi - non erano niente rispetto alle calze e relativo reggicalze che si intravedeva o almeno si intuiva essere lì, proprio lì, a svolgere la sua invereconda e felice funzione. Poi, i gaglioffi di cui sopra ti spiazzavano, con il film campestre in cui le calze non esistevano (chissà le mutande...) e la gonna era lisa, magari strappata. Finché un bel giorno arrivò un sant'uomo che risolse il problema alla radice: inventò i collant.

Pane, amore e fantasia

4 commenti:

Roby ha detto...

Ho fatto in tempo (forse per un anno o poco meno) ad usare il reggicalze, prima che il sant'uomo di cui parla Solimano inventasse il collant. Comodo, quest'ultimo, per un verso, terribile per altri (uno fra tutti: l'elastico in vita è molto peggio di un cilicio!!!!!). Faccio poi rispettosamente notare che esistono anche le autoreggenti...

[;->]

Roby

Giuliano ha detto...

Non so come facciano le donne a usare le calze di nylon. Ogni volta che ne tocco una, mi si infila sempre un filo su qualche unghia o lembo di pelle e rischio di romperle... (non vi invidio, spero che non vengano mai di moda per gli uomini!)
(ma d'inverno tengono caldo o mica tanto?)

Roby ha detto...

In pieno inverno, caro Giuliano, ringrazio il cielo che i PANTALONI siano un capo di abbigliamento ormai universalmente riconosciuto come unisex! Se il freddo è pungente, comunque, pantaloni e collant sono un'accoppiata ideale...

[:->>>]

Roby

Solimano ha detto...

Ho avuto quaslche incertezza nella scelta delle immagini, perché c'erano in pole position anche la Laura Antonelli di Malizia e la Stefania Sandrelli de La Chiave, due film di cui parlerò, uno perché esistono anche i film erotici, come esistono i libri erotici e i quadri erotici, anche le musiche, se ci si riflette, due perché, per ragioni diverse sono due film tutt'altro che trucidi, hanno dei loro pregi. Ma l'immagine della Lollobrigida, campestre senza calze, e di Irma la douce, Shirley McLaine che di Julia Roberts se ne mangia sette, mi hanno convinto.
Poi ci sarebbe da parlare di quando arrivò la minigonna, ma ogni cosa a suo tempo, verrà anche il tempo degli ombelichi, che è passato da poco.

saludos
Solimano