domenica 29 luglio 2007

Love story

Love story, di Arthur Hiller (1970) , Scritto da Erich Segal, Con Ryan O'Neal, Ali MacGraw, Ray Milland, Musiche di Francis Lai, Fotografia di Dick Kratina (99 minuti), Rating IMDb 6,5
Roby
I primi anni '70 coincidono con uno dei periodi più confusi, tempestosi e infelici della mia esistenza, tra gli sconvolgimenti della piena adolescenza ed un brusco cambio di città casa scuola amici ecc., imposto dal lavoro di mio padre. Proprio nel 1971 uscì in Italia questo filmettino girato con mezzi non proprio faraonici, interpretato da attori appena sufficienti -ad esclusione forse del vecchio Ray Milland- e basato sull'eterno triangolo tragico amore-gioventù-morte. Alcune delle mie amiche lo videro, magnificandone la poesia, la bellezza (soprattutto del protagonista) e le musiche struggenti (per le quali Francis Lai vinse l'unico Oscar attribuito al film, malgrado le tante candidature della vigilia). A quell'epoca io andavo al cinema con mia sorella e con una nostra zia zitella (oggi si direbbe single), simpatica trentacinquenne molto più moderna e giovane di quanto non fossi io all'epoca. Dunque, sullo schermo del Gambrinus cominciarono a scorrere le sequenze in cui Oliver Barrett IV e Jennifer Cavalleri non si limitavano a sorridersi o a passeggiare mano nella mano, ma litigavano di brutto insultandosi con termini usati -oggi- dai bambini della materna quando si sbucciano un ginocchio cadendo, ma per me -allora- assolutamente inimmaginabili; per fare la pace, poi, non trovavano di meglio che andare a letto insieme, e l'immagine non sfumava subito sul caminetto o sulla finestra, come nei film che ero abituata a vedere in tv, ma forniva sull'argomento "sesso" particolari molto più approfonditi. E' altamente probabile che adesso, nelle scuole materne di cui sopra, si mostrino filmati di educazione sessuale assai più espliciti. Per me, tuttavia, Love story fu uno choc assoluto, per mia sorella probabilmente anche (il mutismo in cui si chiuse fu molto eloquente), mentre la zia, con gli occhi lucidi e brillanti, continuava ad asserire "ma che bel film, che bella storia, così vera, così attuale...". Io, zitta e confusa, non mi ci raccapezzavo più: ma come, gli adulti si spolmonavano ad ammonire noi ragazzine di non dire parolacce, di stare sedute composte, di non dare troppa confidenza all'altro sesso (e meno che mai di dargli qualcos'altro senza passare per un altare consacrato) e poi, davanti ad una storiella americana tirata per i capelli da tutte le parti si commuovevano e quasi ce l'additavano ad esempio??? "Amare significa non dover mai dire mi dispiace" recitava la frase più famosa del film, riportata milioni di volte su diari, quaderni, poster, bigliettini durante tutto il decennio successivo. Ed io ancora mi chiedo, riflettendo su queste alate parole e su tutto il film: ma che càspita avrà voluto dire???

3 commenti:

Solimano ha detto...

Roby, c'è da dire cha Ali McGraw fu perfettamente capita, nella sua natura di donna ehm... vivace da Sam Peckinpah in due film di non molto successivia a Love Story: Gateway con Steve McQueen e Convoy con Kris Kristoffersson. E' una delle poche donne dei film di Peckinpah.
Ma il vero responsabile di tutte le incredibili balle spacciate in Love Story è stato Erich Segal, che me lo ricordo, tutti con Erich Segal di qua ed Erich Segal di là.
Se ci riesco, in Wikipedia vorrei trovare una collazione (collazione, non collezione) de' suoi memorabili detti, e portarla qui, qual novello Filippo Ottonieri. Della serie: "Come la fama sale e scende in questo mondo sublunare".
Però, che la tua zia nubile fosse contenta, è stata proprio una gran bella cosa!

grazie e saludos
Solimano
P.S. Spero proprio che tu non abbia imparato quelle brutte parolacce...

isabella guarini ha detto...

Non ho visto Love story. Gli americani sono capaci di passare da un estremo a un altro nel giro di un giorno. E tutti corrono dietro.Sto pensando e cercando di presentare qualcosa d'italiano.

Roby ha detto...

Solimano caro, conosco ormai quasi tutte le parolacce del vocabolario italiano, e sto pensando di passare a quello francese: ma non ne uso NEANCHE UNA, non preoccuparti!!!!!!

[:->]

Attendo con ansia la collezione-collazione dei detti di Erich Segal, da leggere magari mentre faccio colazione...

[:->>>>]

Love&peace

Roby