giovedì 12 luglio 2007

Gli oggetti nel cinema: la barca

Solimano
Per un po' di tempo, sono andato in barca sul lago di Como, ospite di un amico ligure che vive a Monza da tanti anni, conservando la passione per la barca, perché, come diceva Conrad, che era pratico: "Il marinaio ama la barca, non il mare". Solo che io sono terragno e in barca mi piace guardarmi attorno beato (sono i paesaggi della prima parte della Chartreuse di Stendhal), mentre in barca c'è da lavorare. Inoltre in barca gli spazi sono piccoli, ed urtavo continuamente in qualcosa. Fatto sta che Ottavio - che scrive qui - mi ha spodestato ed ora in barca ci va lui.
Nel cinema la barca è presente spesso, certe volte assume il rango di quasi protagonista. Ricordo quattro film, ma ce ne sono tanti.
A qualcuno piace caldo, con la barca dove Tony Curtis, facendo il timido, seduce Marilyn Monroe. La barca però non è sua, ma di Osgood Fielding, il miliardario affascinato da Dafne (che noi sappiamo essere Jack Lemmon) che quella sera se lo porta a ballare.
Travolti da un insolito destino della Wertmuller, in cui la prima parte si svolge sulla barca, dove l'insopportabile Raffaella Pavone Lanzetti (Mariangela Melato) infierisce sul marinaio Gennarino Carunchio (Giancarlo Giannini). Nella seconda parte del film, quando non saranno più sulla barca, le cose cambieranno, e sappiamo perché.
Dead calm, un film del 1989, in cui Nicole Kidman mostra tutta la bellezza dei suoi ventidue anni. E' un film tra horror e thriller, ma la cosa che trovo più interessante è il rapporto che si stabilisce nel triangolo: lui, lei, l'altro. Qui la barca è protagonista dall'inizio alla fine del film.
Ma c'è un film non noto come dovrebbe in cui veramente la barca è lo scenario indispensabile, ancora per il rapporto fra tre persone. E' Il coltello nell'acqua, realizzato da Roman Polanski nel 1962, quando era ancora in Polonia. Un film crudo e geniale, in cui la lotta fra generazioni, sessi e classi si manifesta con grande ampiezza ed efficacia. Tutto su una barca con tre persone! Poi, certo, ci sono tanti film superficiali, di pura facciata, ma i registi che hanno capito che gli spazi ristretti della barca portano alla luce la vera natura delle persone e dei loro contrasti, hanno realizzato opere importanti.

13 commenti:

Giuliano ha detto...

Di questi quattro film, l'unico vero capolavoro è "Il coltello nell'acqua", del quale il film con la Kidman è un remake un po' banale (ma banale solo nella storia, non nella realizzazione: io degli psicopatici e dei serial killer non ne posso più, mi basta il tg).

Bene per le barche, adesso mancano i vascelli...

Solimano ha detto...

Giuliano, concordo con te riguardo Il coltello nell'acqua, un grande film. Gli altri tre, per motivi diversi, vanno comunque visti con proprio vantaggio. Solo che sento di avere dentro qualche film in barca importante che per il momento non viene fuori.
Concordo sul vascello, aggiudicato, e ci divertiremo.
Io ho un altro oggetto, il surf, mi vengono in mente due film importanti, e basterebbero per portarlo.
Chissà, porteremo anche il pedalò di Ferrini, do you remember Quelli della notte?

saludos
Solimano

Gabriella ha detto...

A proposito di metter carne al fuoco: oltre che gli "oggetti", sarebbe molto interessante un occhio di riguardo sull'uso della tecnologia nelle trame dei film (non sul come è realizzato il film, che è altra cosa).
Per tornare agli oggetti ve ne propongo uno (che è anche oggetto tecnologico). L'ascensore.
Due esempi per tutti:

++ "Ascensore per il patibolo" di Louis Malle (in cui c'è anche tutto l'importantissimo discorso sulla colonna sonora di Miles Davis, ci ho già fatto un post, mesi fa. Ebbene si, mi faccio un po' di pubblicità :-)

** "Angel Heart- Ascensore per l'inferno"di Alan Parker con Robert de Niro.

Sono solo due esempi.

Solimano ha detto...

Gabriella, intendo portare su nella colonna a destra la vista logica degli Oggetti, in modo che sia vicina alle altre, e le idee sono tante, ce la faremo presto. Per l'ascensore, mi sa che di film ce ne siano molti, oltre ai due di cui parli.
Mi dichiaro profondamente interessato a Miles Davis, vedrò di sgraffignarlo nottetempo mantenendo però il link al NonSoloProust... non sembra, ma ce n'è del lavoro da fare!
Sono interessato anche a Louis Malle.

saludos
Solimano

Roby ha detto...

D'accordo per la "tecnologia" nel cinema, d'accordissimo per l'ascensore, ma... ora come ora sono rimasta sconvolta davanti alla foto della Kidman come ERA confrontandola con quello che adesso E' (vedi spot pubblicitario del giochino elettronico che alla fine le attribuisce un'età cerebrale di 52 anni e lei SI MERAVIGLIA PURE!!! Ma perchè, QUANTI NE DIMOSTRA in realtà????

Roby (oggi in vena di malignità)

Gabriella ha detto...

Solimano, per il surf, immagino tu ti riferisca a Un mercoledi da leoni, di John Milius. Bellissimo.Lo rivedo sempre con piacere e malinconia. Una grande metafora dell' età dell'innocenza tutta declinata al maschile. Ma questa volta "maschile" lo scrivo nel senso positivo del termine.

Solimano ha detto...

Roby, Nicole Kidman in Dead Calm è bellissima. L'immagine che ho messo rende giustizia al film, che è un po' thriller ed un po' horror e quindi Nicole ha l'aria preoccupata, ma varrebbe la pena di vedere il film per la sola sua presenza. Forse su questo film non sono d'accodo con Giuliano ma io lo reputo un film ben fatto, magari costruito come un meccanismo ad orologeria ma ci pensa la Kidman a renderlo meno meccanico.
Gabriella, Milius è criticato da molti, ma almeno per questo film la penso come te, e anche per gli altri, tipo Conan, gli va riconosciuta almeno la visionarietà.
Magari è una epicità ingiustificata, quella dei tre ragazzi che affrontano l'arrivo delle onde altissime, ma il film lasca sbalorditi per tanti motivi, compreso un senso dell'oceano che non ho mai trovato così bene espresso. E mi piace anche la parte finale.
L'altro film col surf è importante (almeno per me), solo che è un po' difficile ricordarselo, bisogna averlo visto due o tre volte... come ho fatto io.

saludos
Solimano

Solimano ha detto...

E dimenticavo una barca a remi. Quella su cui il soldato Claudio Bisio cerca di fuggire dall'isola per tornarsene a casa nel film Mediterraneo di Salvatores.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

"Aurora" di Murnau, la scialuppa di Hitchcock, anche L'invenzione di Morel...

Roby ha detto...

La zattera di "Castaway" vale???? Troppo piccola??? E il "Titanic" invece è troppo grande??? E "Quasi quasi mi faccio la barca" con Dorelli e la Antonelli???

Solimano ha detto...

Roby, occorrà tenere conto del concetto reletivistico dello spazio-tempo.
Difatti ci sono le dimensioni - dal transatlantico al pedalò - ma ci sono anche i tempi, perché un veliero è grande, ma capita prima, e prima ancora capita la trireme del tuo amico Ben Hur (pardon, tu tieni per Messalla).
Occorrerebbero categorie, sottocategorie... ci penseremo durante il week-end.
Se piove, altrimenti si va in spiaggia.

saludos
Solimano

Gabriella ha detto...

... E forse non sarà male nemmeno tener conto del concetto di "deriva" (giusto per mantenersi rigorosamente in tema).

Il brainstorming (leggi: abbandonarsi giulivamente al "Via col vento") è cosa giusta e buona, ma poi occorre a un certo punto riacchiappare e tener saldo il timone. O tirare i remi in barca.
As you like it.
Sennò si va a sbattere.
IMHO ^___^

Solimano ha detto...

Gabriella, il brainstorming va bene, guai a non farlo, ma poi si passa all'azione, e devi pensare solo a farla.
Però certe azioni vengono etichettate di brainstorming, mentre sono solo azioni sorprendenti, che a volte servono.
Nelle aziende spesso non vengono gradite, e la taccia è quella di inaffidabilità, salvo poi accorgersi che proprio di sorprese c'era bisogno.
Speriamo proprio di non andare a sbattere!

saludos
Solimano