domenica 22 aprile 2007

L'invenzione di Morel

L'invenzione di Morel di Emidio Greco (1974) Dal racconto di Adolfo Bioy Casares Con Giulio Brogi, Anna Karina, John Steiner, Anna Maria Gherardi, Ezio Marano Musica: Nicola Piovani Fotografia: Silvano Ippoliti Rating IMDb: 6.8
Giuliano
Questo è il film più noioso che io ricordi: l’ho visto almeno dieci volte, e ve lo posso dire con sicurezza. L’ho registrato una ventina d’anni fa, dopo averlo visto quand’era uscito; ogni tanto tiro fuori la cassetta e me lo riguardo. Vi sembrerà un atteggiamento strano, ma ho i miei motivi e sono motivi validi. Per cominciare, Emidio Greco è un ottimo regista; e vi recita un grande Giulio Brogi. Poi c’è l’ambientazione: gli esterni a Malta, girati in modo da farla sembrare un luogo selvaggio e inospitale; all’inizio si intravedono i templi megalitici di Mnajdra. Gli interni sono realizzati in una villa, o in un osservatorio, che non ho mai capito bene dove si trova ed è uno dei luoghi più memorabili di tutta la storia del cinema. Ma il vero punto di interesse è la storia, opera di Adolfo Bioy Casares, argentino, amico e collaboratore di Borges. Un perseguitato politico fugge dal regime dittatoriale che lo ricerca. Fa naufragio, e su una piccola barca arriva a un’isola fuori dalle consuete rotte. Dopo qualche tempo passato nella paura di essere catturato, scopre che è arida e disabitata; però vi sono costruzioni lussuose e recenti, come una grande villa che ribattezza “il Museo” a causa della sua insolita architettura.

Quando ormai il naufrago si sente al sicuro, dopo molti giorni, scopre d’improvviso l’isola piena di gente: persone ricche ed eleganti, col loro seguito. Da dove sono arrivati? Il naufrago torna a nascondersi, ma presto gli ospiti spariscono così come erano arrivati. Col tempo, il naufrago scoprirà il mistero, che però ne contiene un altro: gli ospiti sono proiezioni tridimensionali, secondo l’invenzione originale di Morel, che è uno di loro. Le proiezioni ripetono un’unica settimana, sempre uguale; e sono le maree, molto potenti sull’isola, a dare l’energia per mettere in moto i proiettori situati nei cantieri della villa. Il naufrago prende confidenza con gli ospiti, ne impara movimenti e battute, si chiede se sia possibile interagire con loro. Soprattutto, riesce finalmente ad ascoltare le parole di Morel mentre spiega dettagliatamente cosa è successo: «Quante volte noi stessi abbiamo interrogato il destino degli uomini, mosso le vecchie domande: dove andiamo? Dove aspettiamo, come musiche mai udite in un disco, finché non ci comandano di uscire?» (...) L'eternità rotatoria può sembrare atroce ad uno spettatore; è soddisfacente per i suoi attori. Liberi da cattive notizie e da malattie, vivono sempre come se fosse la prima volta, senza ricordare le precedenti. Inoltre, per via delle interruzioni dovute al regime delle maree, la ripetizione non è implacabile. Abituato a vedere una vita che si ripete, trovo la mia irrimediabilmente casuale. I propositi di ammenda sono vani: per me, non c'è prossima volta, ogni istante è unico, diverso, e parecchi vanno perduti per disattenzione. E' vero che neanche per le immagini c'è prossima volta: tutte le volte sono identiche alla prima. “ Un film metafisico, particolarissimo, come nello stile di Bioy Casares, uno scrittore che sapeva mescolare i grandi temi filosofici con la nostra vita quotidiana. La noia di cui parlavo all’inizio è dovuta ad una certa mancanza di coraggio da parte del regista, che si adatta un po’ troppo allo stile di Godard (soprattutto nei suoi difetti) e che non ha saputo cogliere lo scarto dalla pagina stampata al cinema; e forse anche al taglio della parte iniziale del romanzo, che si svolge nella città dove il protagonista deve sfuggire alla repressione e che avrebbe aiutato meglio a capire cosa succede.

6 commenti:

Solimano ha detto...

Giuliano, io il film l'ho visto solo una volta al cinema, con noia e rispetto.
E' vero quello che tu dici riguardo l'influenza di un certo Godard (non tutto, Godard va tutt'altro che spregiato, in alcune cose), ma Emidio Greco ha voluto dare troppo peso al passato rivoluzionario del protagonista, che è una chiave secondaria. Soprattutto, non ha colto il punto fondamentale: il fatto che il protagonista sceglie lucidamente di entrare nel film, sapendo che cosa gli costa, cioé la vita, perché vuole entrare nella vita di Faustine, e starci per sempre. Greco non l'ha colto, difatti Anna Karina sembra una piccola visione, mentre dovrebbe essere the heart of the matter, come probabilmente è stata per Bioy Casares la Louise Brooks ispiratrice di Faustine. Ho scelto una immagine quieta della Louise, quasi affettuosa: l'insidia della femme fatale diviene così irrimediabile, perché quotidiana.
E' bello, dopo aver letto la prima volta L'invenzione di Morel, rileggerlo una seconda volta adagio, per cogliere tutte le finezze che, a spiegazione compiuta, ne costituiscono l'ordito e la trama: alla prima lettura sembravano divagazioni tardoromantiche, alla seconda no, si rivelano lucide e crudeli.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Non ho davvero visto il film dieci volte, mi sono preso una licenza poetica: penso siano solo tre o quattro, finora: ma in trent’anni... C’è solo una grossa differenza tra il libro e il romanzo: nel finale del film, il naufrago distrugge le macchine, si ribella invece di accettare il destino che si è costruito. Potrebbe essere un eco del ’68, ma ci sarebbe da riflettere perché se il naufrago impedisce la rinascita della settimana dopo esservi entrato il senso della storia cambia completamente. Ho visto il film quando è uscito, a Como nell’ambito di una rassegna: anche per questo un po’ di gente c’era. Molti hanno abbandonato la sala; ricordo due ragazze stravolte, che non sapevano se ridere o piangere, con commenti del genere “Ma questa è la stessa scena che abbiamo visto prima!”. Un commento più che comprensibile... Per questo dico che Greco avrebbe fatto bene a inserire la prima parte: perchè si sarebbe fatto capire meglio. Greco ha preteso davvero troppo dal pubblico, farsi capire senza spiegare è un lusso che ben pochi si possono permettere. E’ giusto quello che dice Solimano: non solo la Faustine di Anna Karina, ma un po’ tutti i personaggi della settimana eterna sono scelti piuttosto male, soprattutto Morel è del tutto privo di fascino. L’unico veramente perfetto è Brogi, tra gli attori; ma è molto bella l’ambientazione, la luce naturale e anche gli interni, le scene e i costumi. E molto belle sono anche le musiche di Piovani, allora agli inizi.
Con Adolfo Bioy Casares ho un debito preciso, che qualcuno qui conosce: purtroppo non posso consigliarvi di leggere i suoi libri, perché sono tutti fuori catalogo da trent’anni. Tutti tranne “L’invenzione di Morel”, che – a fatica – ogni tanto si trova. La sua particolarità era quella di inserire nella vita comune temi e riflessioni che della vita comune di solito non fanno parte (i temi cari anche a Borges); cosa che fa particolarmente bene con “Il sogno degli eroi” e con “Diario della guerra al maiale”; invece “Piano di evasione” si apparenta di più al Morel, anche per l’ambientazione coloniale.

Solimano ha detto...

Non credo che tutti i libri di Bioy Casares siano fuori catalogo, magari li si trova sul sito IBS.
Non ricordavo che Brogi distruggesse le macchine: è un grave errore di Greco, svisa completamente il racconto, trasformandolo in una specie di ribellione da Amish contro le macchine e perdendo di vista il sacrificio cosciente che fa il protagonista. Per forza, a quel punto, la figura di Faustine ne esce diminuita, sarà meglio non dirlo a Louise Brooks, che mica sempre è tranquilla come nell'immagine. La prenderebbe male.

saludos
Solimano

paolo ferrucci ha detto...

Grazie per avermi segnalato questo articolo: interessante davvero, mi ha permesso di definire meglio i contorni di questo film che tanto mi ha colpito. Soprattutto per la fatale - se vogliamo - esperienza d'amore vissuta dal protagonista.
Saluti

Zombie ha detto...

A me questo film mi è piaciuto tantissimo! Potrei quasi dire che è uno dei miei film preferiti di fantascienza ! È vero che non gode di un ritmo rapido pero il punto è quello.. se ci succedesse a noi sarebbe lo stesso, e si svolgeria con la stessa lentezza. In piu la fotografia è piacevole e la storia per lo meno originale..

Solimano ha detto...

Grazie e saludos
Solimano