venerdì 1 giugno 2007

Alessandro Manzoni al cinema (2)

Giuliano
Non credevo di ispirare tanti commenti inserendo il mio Manzoni dell’altro giorno, perciò provo a riprendere il discorso cercando di chiarire i lati oscuri. A me sembrava una cosa scontata, la frase del Manzoni dalla prefazione del “Conte di Carmagnola”: « ogni componimento presenta a chi voglia esaminarlo gli elementi necessari a regolarne un giudizio; e a mio avviso sono questi: quale sia l'intento dell'autore; se questo intento sia ragionevole; se l'autore l'abbia conseguito.»
Parto da Manuela che dice: «Non mi pare che le regole di Manzoni possano davvero servire a dare criteri di giudizio per le opere d'arte. Posso avere l'intenzione di costruire un pollaio, il mio intento può essere ragionevolissimo e tale intento essere ben conseguito e il pollaio essere un bel pollaio. E tuttavia resta un pollaio, e il Centre Pompidou resta il Centre Pompidou, e resta anche la differenza. »Cara Manuela, io ho visto dei pollai bellissimi, costruiti a regola d’arte e con grande perizia, che rispondevano perfettamente ai requisiti del Manzoni. L’autore del pollaio (o della conigliera, o del garage) voleva costruirsi un pollaio, che è un intento più che ragionevole se si ha la possibilità di farlo; e se le galline ci vivono bene e il pollaio è solido, e magari anche bello, lo scopo è stato conseguito. Il problema è se invece uno vuole costruire una casa, o un Beaubourg, e si ritrova con un pollaio, che è invece il grande problema di molta parte dell’edilizia (alcuni di questi mostri sono riusciti a buttarli giù, per altri non sarà così facile).
Tornando al cinema, proviamo ad applicare questo concetto ad un film famoso: scelgo “La corazzata Potiomkin”, per il posto che occupa nella storia del cinema e anche perché è stata una delle nostre prime chiacchierate su questo sito. Se facciamo vedere il capolavoro di Eisenstein a qualcuno che non l’ha mai visto, si accorgerà subito di tre cose: è un film in bianco e nero; è un film muto; è un film molto vecchio. Dopo un po’, dirà anche che è un film molto noioso; se regge alla visione per almeno mezz’ora, il nostro spettatore “vergine” si accorgerà anche che è un film di propaganda stalinista.
E qui possiamo tornare al Manzoni: quale era l’intento di Eisenstein nel girare questo film? E’ difficile dirlo, perché quando Eisenstein girava questo film (1924) un regista non poteva fare ciò che voleva, non in Unione Sovietica con Stalin e Zhdanov. Non so abbastanza di Eisenstein, penso che credesse nell’idea socialista ma – come Shostakovic e Bulgakov - sicuramente non viveva sulla Luna, e l’idea di finire in un gulag lo spaventava così come spaventava tutti. Ma voleva fare il regista, e queste erano le occasioni che poteva sfruttare: dove si esplica quindi il vero interesse di Eisenstein? Al di là della propaganda, il film racconta un fatto storico: il bombardamento di Odessa, sul Mar Nero, da parte di una nave da guerra. A Odessa c’è questa meravigliosa scalinata, che Eisenstein sceglie come scenografia del film. E’ qui che dobbiamo giudicare Eisenstein: e il risultato è spettacolare e giustifica ampiamente la visione del film, e il fatto che sia in tutti i libri di storia del cinema come pietra miliare. Un esempio simile, in un altro contesto, lo potete trovare sulle pagine di “Stile Libero” dove Solimano sta passando in rassegna i dipinti dedicati al tema biblico di Susanna coi vecchioni: cosa interessava del vetusto tema biblico a Rubens, o ad Artemisia Gentileschi? Probabilmente niente, però era quello che si poteva fare con la censura dell’epoca, e dava lo spazio per esprimere altre riflessioni più personali.
Un esempio di film fallito può essere la biografia di Charlie Chaplin diretta da un altro grande del cinema, Richard Attenborough nel 1983. Non perché sia un brutto film, anzi: ma se l’intento era quello di descrivere la vita di Chaplin, bisogna dire che uno spettatore normale dopo venti minuti comincerà a non capirci più niente, perché i personaggi sono moltissimi ed è davvero difficile raccapezzarsi e ricordarseli tutti, anche per chi conosce bene la vita di Chaplin e la storia del cinema. Quando ho visto il film, avevo finito da poco di leggere l’autobiografia di Chaplin: confesso di avere apprezzato molto la ricostruzione storica, ma dopo un po’ ho perso il filo anch’io, e quindi considero questo film come un intento più che lodevole, ma che l’autore non è riuscito a portare a termine nel migliore dei modi, forse perché l’argomento era troppo vasto per stare in un solo film, sia pure di durata superiore al normale.
Ecco, adesso ognuno può applicare i criteri manzoniani al film che preferisce. A me sembra che sia un buon esercizio (e, naturalmente, se fate vedere ai vostri figli “La corazzata Potiomkin” dovrete spiegare tante cose, e anche studiarvele...)

3 commenti:

Roby ha detto...

Alla "Corazzata Potiomkin", tra l'altro, ha nuociuto non poco l'essere definita "una boiata pazzesca" da Paolo Villaggio nel libro e nel film di Fantozzi: e a proposito di citazioni e di fonti... sbaglio, o la famosa scena della carrozzina che scivola giù per la scalinata è stata ripresa pari pari negli "Intoccabili" con Kevin Costner e Sean Connery?

Giuliano ha detto...

Sì, e c'è anche un bel film breve del polacco Zbig, anni 80, che si chiama "Steps", gradini: la scena della scalinata è diventata un monumento, e ci sono i turisti che vanno a visitarla con effetti inaspettati (c'era ancora il Muro in piedi). E' un piccolo film che ho visto in tv quand'era uscito, fatto da un mago dei trucchi elettronici.

isabella guarini ha detto...

Quando i grandi romanzi si studiano a scuola,si è costretti ad adeguarsi alla critica che si è sviluppata intorno a essi. Le premesse, le prefazioni e le postfazioni degli autori sono quasi sempre considerate sorpassate perché condizionate dall'aria che tira al momento della pubblicazione. A me è sempre piaciuto rileggere i classici fuori dalle regole canoniche della critica,come vedere i film o le opere d'arte. Altrimenti non ci sarebbe alcun beneficio per me, ma solo per la fama dei critici e degli editori. Penso, invece, che il contatto con l'arte debba essere un momento di assoluta libertà.
Valete!