lunedì 25 giugno 2007

Cane di paglia

Straw Dogs di Sam Peckinpah (1971) Racconto di Gordon Williams, Sceneggiatura di David Zelag Goodman, Sam Peckinpah Con Dustin Hoffman, Susan George, Peter Vaughan, T.P. McKenna, Sally Thomsett, Peter Arne, Del Henney, Jim Norton Musica: Jerry Fielding Fotografia: John Coquillon (118 minuti) Rating IMDb: 7.6
Solimano
Questo film non è certo il più bello o il più importante di Peckinpah, ma mi preme parlarne perché ancora adesso (e sono passati più di trentacinque anni!) è un po' nell'occhio del ciclone e al centro dell'attenzione. C'è un sito abbastanza ricco di belle immagini, che per Straw Dogs ne ha centinaia: non c'è minuto del film senza due o tre immagini. Il che è curioso, perché è vero che c'è del nudo, ma molto meno che in altri film precedenti e successivi, è vero che c'è uno stupro, ma non con l'insistenza e la platealità divenute regola negli ultimi decenni. L'attenzione morbosa che c'è ancora viene da due categorie distinte che etichetterò con sprezzo: i guardoni e i moralisti. Guardoni di che? Più di sentimenti e di sensi che di pelle nuda: interessa il fatto che Amy (Susan George), mentre subisce violenza diventi consenziente, il fatto che il marito di Amy, David (Dustin Hoffman) prima si faccia menare per il naso andando a caccia con i complici di quelli che saranno gli stupratori, e poi faccia di tutto per non capire e non sapere quel che è successo alla moglie. Interessa la differenza fra Amy e David, lei semplice, istintiva, esibizionista e sensuale, lui preso dal suo lavoro scientifico e con un ingiustificato senso di superiorità verso chi non ha la sua testa e la sua cultura, lei che prima è annoiata da lui e poi che lo disprezza per la sua tolleranza e il suo non voler sapere, salvo infine diventarne volentieri succube quando in lui si scatena una aggressività vincente (perché ha a disposizione testa e cultura), lui che reagisce alla invasione della casa ma non all'invasione della moglie. Poi ci sono i moralisti, quelli che se la prendono con Peckinpah, accusandolo di nichilismo, di culto per la violenza, di fascismo; un po' se la prendono anche con Amy, come se, essendo meno colta di David, dovesse per ciò stesso rinunciare alla sua vitalità di femmina; un po' se la prendono con David (molto di meno però), perché si aspettano che uno come lui, così superiore, non scenda a livello ferino mettendosi alla pari di quel paese sfigato in cui ha sciaguratamente scelto di passare qualche settimana. I moralisti hanno una risposta a tutto, ma non vogliono cogliere il punto essenziale: che Lorenz con la sua etologia ha perfettamente ragione, quando tratta della aggressività intraspecifica del genere umano. Aggiungo, ancor più quando scrive riguardo il cosiddetto male e riguardo quello che c'è dietro a quelli che tanti, religiosi e laici, definiscono come peccati capitali. Peckinpah, in Straw Dogs, si attiene con dura coerenza a ciò che gli ha insegnato Lorenz. In questi decenni sembra che le parole di Lorenz, così comprovate dalla sua attività scientifica, siano state fiato sprecato. Basti guardare, un esempio fra i tanti, le motivazioni loscamente idealistiche che ci sono dietro un pacifismo che torce il viso da ciò che non vuole vedere: è stato giusto rifutare sin dall'inizio la guerra in Iraq ed in Afganisthan, ma trarre da ciò la conseguenza del paradiso terrestre di un pacifismo a prescindere sempre e comunque, significa mentire, essere in malafede, e ci potrebbe stare, di menzogne e di malafede è intessuta la vita umana, ma c'è qualcosa di peggio: ci sono gli ingenui che credono a queste utopie (nessun luogo). Sono i più pericolosi perché, molto semplicemente, l'essere umano non è così. Solo se vedo la naturale aggressività posso in qualche modo gestirla, canalizzarla, indirizzarla verso obiettivi giusti di realizzazione di qualcosa di utile a me e ad altri. Se non la vedo, l'aggressività agirà comunque, magari come aggressività verso me stesso e le persone care. I lontani, è facile volergli bene, quelli che stanno vicini un po' meno, vedi David con Amy, finché non si sveglia. Il fatto che la grande maggioranza delle persone su questo pianeta non abbiano fatto proprio questo tipo di ragionamenti è molto preoccupante proprio per la pace, il bene supremo di cui gorgheggiano ogni giorno lodi stonate, che portano esattamente dall'altra parte. Protect me from what I want.

10 commenti:

gabryella ha detto...

ah ecco, cane di paglia, perfetto

ciao, e scusa la prolissità: la prossima volta (se ne sarò capace), sarò più sintetica

Solimano ha detto...

Bane, Gabryella.

saludos
Solimano

habanera ha detto...

Non sono completamente d' accordo con l' analisi di Gabryella ma si sa, i gusti son gusti...

Lilith ha detto...

Ne ho letto la trama da poco in un libro che applica lapsicanalisi freudiaba ai film (il protagonista come anale ritensivo che poi sfoga tutto il represso). :) Lo vedrò!

Solimano ha detto...

Bentornata Habanera, e dimmi che pensi della mia lettura del film, lo so che non è molto condivisa.
Lilith, penso da tempo che la psicanalisi sia mito, non scienza, il che non vuol dire che la sprezzi, tutt'altro, ad esempio la storia dell'anale ritensivo che sfoga il represso non è poi lontana da quello che ho scritto, anche se tutto avviene nel cervello. Se guardi il film, ti dò un consiglio: momento per momento, per capire e giudicare, dai retta al tuo naso, che sicuramente sentirà l'odore delle situazioni: il naso ha delle ragioni che la ragione non conosce.

saludos
Solimano

Solimano ha detto...

Aggiungo una cosa sul film, che come dicevo non è di per sé fra i migliori di Peckinpah.
Mi è impossibile immaginare questo film con due attori diversi da Dustin Hoffman e Susan George, sembrano nati per sostenere le rispettive parti.
L'aspetto fisico li sorrege in qualsiasi momento: Dustin Hoffman sappiamo come è, e Susan George non è molto bella, ma è credibilissima in una parte non facile ed ingrata.

saludos
Solimano

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