sabato 9 giugno 2007

Ben Hur

Ben Hur di William Wyler (1959) Dal romanzo di Lew Wallace, Sceneggiatura di Karl Tunberg Con Charlton Heston, Stephen Boyd, Jack Hawkins, Haya Harareet, Hugh Griffith, Martha Scott. Stunts: Joe Canutt (per C. Heston), Joe Yrigoyen (per S. Boyd) Musica: Miklos Rozsa. Fotografia: Robert Surtees (212 min.) Rating IMDb 8,2
Roby
Premessa: nel caso qualcuno s'indigni per la foto poco consona, "rubata" al backstage del film (bei tempi, quelli della Hollywood sul Tevere!), premetto e prometto che la cambierò presto. Ma vedere Ben Hur e Messalla che corrono in Vespa anzichè in biga mi è sembrato irresistibile...
Dunque, parlare di Ben Hur mi dà modo di trattare dei cosiddetti peplum, quel genere di film storici ambientati nell'antichità più remota - grosso modo dai Fenici all'Alto Medioevo - in cui gli attori indossano appunto pepli, tuniche e toghe, e si aggirano fra piramidi in costruzione, colossi di Rodi appena crollati, frequentatissimi templi di Vesta ed anfiteatri Flavi nuovi di pacca. Questo è il tipo di pellicola che preferisco quando voglio rilassarmi in poltrona, senza eccessive emozioni nè eccessivi colpi di scena: anche perchè la Storia è Storia, per cui -a parte le licenze poetiche di qualche regista o sceneggiatore- si sa in partenza come andrà a finire.
Tornando a Ben Hur, ricordo di aver letto il libro di Lew Wallace in età infantile, e di aver adorato il protagonista, concependo invece un odio viscerale per il suo avversario. Al contrario, nel film -ritrasmesso puntualmente in TV ad ogni Natale- fin dalla prima visione ho mio malgrado avvertito un'attrazione fatale per il Messalla di Stephen Boyd, cattivo molto sexy, a scapito dello scipito Ben Hur del granitico quanto prevedibile Charlton Heston, capace di retrocedere dall'antica Roma all'Egitto di Mosè, per poi proseguire verso la Firenze di Michelangelo, senza cambiare minimamente l'espressione dei muscoli facciali. Ma queste sono solo considerazioni banali di una spettatrice oziosa, che deve al suo giovanile corso di studi la passione per l'archeologia, e che si diverte a mettere alla prova la propria cultura classica nello scoprire gli errori storici spesso presenti in film del genere. Qualche esempio? In Cleopatra di Joseph Mankiewicz, se non erro all'interno della tenda di Marco Antonio, viene inquadrata una carta geografica del mondo allora conosciuto che sembra tratta pari pari da un odierno atlante scolastico (mancano solo i nomi degli stati moderni!). Ora, gli antichi geografi sono sicuramente riusciti a fare miracoli nel disegnare confini, coste e territori con notevole precisione: ma non c'è dubbio che l'ausilio della fotografia aerea fosse ancora di là da venire! Altro particolare stonato, quello inserito per altro in uno dei miei neo-peplum preferiti, Il gladiatore di Ridley Scott: dove l'affascinante protagonista -come lui stesso ricorda al perfido imperatore Commodo nella polverosa arena del Colosseo- si chiama "Massimo Decimo Meridio". Nulla da eccepire sul nome triplo, rispettoso dell'uso latino: è la successione ad essere scorretta, e soprattutto è assurdo che egli venga chiamato da tutti "Massimo", usando il primo e non il terzo dei tre nomi! Anche chi è digiuno di consecutio temporum sa che Caio Giulio Cesare era indicato come Cesare, non come Caio: anche perchè, in tal caso, Tizio e Sempronio avrebbero preteso l'esclusiva... (?!)
P.S.: Nel genere dei peplum (o pepla, per i latinisti pedanti) non rientra, almeno per quanto mi riguarda, la filmografia recente di Mel Gibson: l'eccessivo realismo e la spasmodica ricerca di veridicità nella rappresentazione della storia antica mi disturba profondamente. Forse perchè l'antichità ha per me qualcosa di favolistico, che mal si accorda con attori che parlano un latino venato di accento aramaico, mangiando pane azzimo ottenuto da grano coltivato sul lago di Tiberiade e indossando tuniche filate con telaio appositamente ricostruito sulla base dei reperti archeologici rinvenuti nelle catacombe di Santa Domitilla Vergine e Martire!

6 commenti:

Gabriella ha detto...

Noooo! Non cambiare la foto! Io voglio vederla! E' bellissima :-)

Solimano ha detto...

Gabriella, questa foto resterà. A parte che è bellissima, è il simbolo della possibilità di pace nelle situazioni più difficili: se Ben Hur e Messala ci sono riusciti, tutto è possile.
E' bene avere delle regole precise, tipo non più di una foto per film,anche se si creano dei conflitti interiori: io l'ho avuto per Van Gogh ed anche oggi, per il film appena messo da Zibal. Avevo immagini del film, ma ho trovato Florian Henckel che parla in una aula, ed è una immagine che, vista grande, fa ben sperare.
E brava Roby, detta anche "la pacificatrice"!

saludos
Solimano

Anonimo ha detto...

Per quanto riguarda la foto: che resti!

Per quanto riguarda i peplums: me li sarò visti davvero tutti tutti, considerato che dal 1967 al 1977 ho frequanteto assiduamente il cinema dell'oratorio di Monticello, dove il 50% delle proiezioni erano a base di "Ercole contro Maciste", "Le Colonne di Traiano", "Ben Hur" eccetera eccetera eccetera.

Naturale che rivederli oggi in DVD si sommuova dentro qualcosa, sarà anche per l'odore di Cinecittà che ci sta dentro, per le modalità di inquadratura e ripresa, per i dialoghi, per i doppiaggi e le musiche.

Per quanto riguarda Cialtron Heston, non sarei così severo perlomeno in quel film: quando vinse la gara di biga ricordo che in sala vi fu una ovazione di ragazzini, tra una nube di popcorn lanciata in aria. E quell'urlo lo tengo ancora bene in mente.

Brianzolitudine

Roby ha detto...

Lietissima che la foto vi sia garbata (ma sotto sotto ne ero certa fin dall'inizio)!!!
Caro Brian, dunque anche tu hai visto "Il colosso di Rodi" con Lea Massari e "La regina delle piramidi" con una giovanissima Joan Collins?
Potrei chiacchierare per ore dell'argomento...

Aveatquevale!

Roby

Solimano ha detto...

Brian, a Parma i biglietti per il cinema del pomeriggio ce li davano alla fine della Messa all'Oratorio degli Stimatini, però bisognava passare dalla sacrestia. I preti si trovavano il problema dei film esclusi o sconsigliati, per stare sul sicuro stavano sui western, ma anche i peplum andavano bene, per i cartoni animati facevano festa grande.
Roby, a questo punto il "Colosso di Rodi" lo metti tu e io mi metto alla caccia di immagini di Lea Massari, sarà dura, già sono stato fortunato a trovarla per l'Avventura, mentre di immagini della Vitti ce ne sono diverse. Per la Joan Collins, possiamo stare senza, per quanto... per quanto... già da decenni è il monumento a sé stessa, ma allora era bellissima e pure brava.

saludos
Solimano

habanera ha detto...

Roby, la foto è bellissima e tutto quello che scrivi su (e intorno) a questo film è molto interessante. Mi sa che questa tua recensione verrà magicamente trasportata al più presto anche sul Nonblog.

Ti abbraccio
habanera