lunedì 18 giugno 2007

I luoghi del cinema: Il codice Da Vinci

Roby
Sono stata a Parigi alla fine del 2004, nel periodo intermedio fra il boom editoriale del molto sopravvalutato “Codice da Vinci” di danbrowniana memoria e la realizzazione del molto atteso e molto deludente film omonimo. Avevo letto il romanzo, riconoscendogli il merito di avermi fatto passare qualche ora divertente in un momento della mia vita che di divertente aveva poco o nulla: ma da qui a definirlo un capolavoro, ce ne corre! Ad ogni buon conto, dovendo recarmi nella capitale francese non potevo perdere (!?) l’occasione di dare un’occhiatina ai luoghi salienti della vicenda, che l’autore tanto particolareggiatamente descrive. Le mie tappe principali sulle tracce del Santo Graal e della tomba di Maria Maddalena sono state due: la prima, e la più ovvia, nel sottosuolo del Louvre, in corrispondenza della famosa -soprattutto per chi ha letto il romanzo- piramide rovesciata (che mi ha entusiasmato assai poco, almeno quanto quelle all'esterno: come doveva essere bella la Cour carrée, prima!); la seconda nella suggestiva chiesa di Saint Sulpice, sulla piazza omonima (vedi foto), all'interno della quale si dovrebbero trovare ulteriori simboli del misterioso priorato di Sion, che tanti bei soldini ha portato nelle casse dell'astuto Mr. Brown. Ebbene, già tre anni fa l'affluenza di turisti alla spasmodica ricerca di prove del coniugio fra Cristo e la Maddalena doveva essere tale che i buoni padri rettori della basilica, esasperati, avevano ritenuto opportuno apporre un avviso incorniciato, nella navata di sinistra, che diceva grosso modo così: "Si avvertono i signori visitatori che, contrariamente a quanto affermato in un'opera letteraria di fantasia recentemente pubblicata, le iscrizioni, le sculture e le vetrate dipinte presenti in questa chiesa non hanno nulla a che fare con il sedicente priorato di Sion, nè con la ricerca del presunto Graal". Mentre uscivo nella piazza, ornata da una bella fontana, pensavo divertita a quante scocciature avessero dovuto sopportare sacrestani e sacerdoti di quella chiesa, infastiditi dalla continua richiesta: "Scusi, por favor, s'il vous plait, excuse me: si potrebbe vedere la cripta dove era sepolto il CODICE???"
PS: Durante le ultime feste natalizie, le librerie erano piene di edizioni del romanzo con suggerimenti sugli itinerari parigini più "esoterici", di taccuini da viaggio intitolati più o meno "La Parigi di Dan Brown" ed altra robaccia del genere... Poveri preti di Saint Sulpice!!!!

3 commenti:

Solimano ha detto...

Roby, Saint-Sulpice e gli immediati dintorni mi sono molto cari, prima di tutto perché la piazza con la fontana è molto bella, e quando ci andavo io non c'era la mania del codice Da Vinci, quindi era una zona di Parigi non sommersa dal turismo.
Il secondo motivo è la messa della domenica. In Saint-Sulpice c'è l'organo migliore di Parigi, e tutte le domeniche la messa durava il doppio di una messa normale, perché un grande organista eseguiva musiche meravigliose: l'impressione che dà un organo perfetto suonato bene è forse inferiore solo a quella di un grande coro tedesco (di recente ne ho avuto esperienza a Monza con la Passione secondo San Giovanni di Bach eseguita da un coro di Lipsia).
La terza ragione è forse la più inattesa: in Saint-Sulpice, mi sembra nella seconda cappella a destra, ci sono degli affreschi di tema religioso di Delacroix, il grande pittore romantico, in particolare c'è la lotta di Giacobbe con l'angelo. Dico inattesa perché in pieno Ottocento ci sono pochissimi casi di affreschi in chiese eseguiti da grandi artisti.
Adesso si è involgarito tutto con il codice Da Vinci... speriamo passi presto!

saludos
Solimano

Gabriella ha detto...

Non ti piacciono le piramidi del Louvre, Roby? A me moltissimo. Mi piacciono molto gli inserimenti moderni in contesti antichi, purchè ovviamente fatti con discernimento. A Parigi ci sono tanti posti così, la Place Strawinskj, il Centre Pompidou sono altri esempi. Hanno rispetto per le cose antiche ma quando costruiscono si rivolgono, giustamente, ai contemporanei, non si voltano indietro. In fondo anche Michelangelo era un contemporaneo, per i suoi contemporanei (passami il bieco gioco di parole :-)
Inoltre, anche certe piazze che a noi sembrano magari di stile omogeneo e della stessa epoca solo perchè siamo abituate a vederle da sempre così sono stratificazioni di stili diversi che si sono succeduti nei secoli.
Palermo, ad esempio, è piena: in una stessa piazza hai arabo, normanno, settecento spagnolo e novecento inglese...

In quanto a Dan Brown ed al suo Codice nulla di loro saprei narrare, visto che non ho letto il libro e non ho visto il film

Roby ha detto...

Cara Gabriella, ebbene sì, sono una vecchia ex-papirologarcheologa incallita...!!!!
Benchè, senza dubbio, riconosca che su Michelangelo e sulle "stratificazioni" hai maledettamente ragione: la tua citazione di Palermo, ad esempio, mi solletica una volta di più a decidermi a visitare la Sicilia, scoperta -lo so, sono BANALISSSSSSIMA- attraverso il "Montalbano" televisivo.

A bientot!

PS: INUTILE DIRE che riguardo a Dan Brown e compagnia bella (?) NON ti sei persa NULLA!!!!