domenica 24 giugno 2007

Un dollaro d'onore (1)

Rio Bravo, di Howard Hawks (1959) Sceneggiatura di B.H.McCampbell, Jules Furthman, Leigh Brackett Con John Wayne, Dean Martin, Ricky Nelson, Angie Dickinson, Walter Brennan Fotografia di Russell Harlan, Musica di Dimitri Tiomkin (141 minuti) Rating IMDb 7,9
Roby
Anno 1980 ca., tardo pomeriggio, interno appartamento: mia sorella entra in camera da letto sventolando il giornale e dice: “Hai visto? Stasera in tv c’è un film che non possiamo proprio perdere!”. Scettica, le prendo di mano il quotidiano e comincio a leggere la recensione. “Figuriamoci!” esclamo “John Wayne! Io non lo sopporto, John Wayne!”. Lei, spazientita, gira i tacchi. “Abbiamo un televisore solo” sentenzia “e anche il babbo vuol vedere quello: perciò…”
Perciò, oggi devo ringraziare con tutto il cuore quell’unico apparecchio presente all’epoca in famiglia, meritevole di avermi fatto scoprire uno dei capolavori in assoluto di Howard Hawks. Un dollaro d’onore è in apparenza (ma solo in apparenza) un film minimalista, con piccoli personaggi chiusi nella loro piccola città, alle prese con la dura lotta per la sopravvivenza. Da una parte ci sono il buono, il debole, il vecchietto, la bella, il ragazzino; dall’altra i cattivi, in netta maggioranza. Detto così, sembrerebbe non esserci partita. Ma se il buono si chiama John Wayne, il debole Dean Martin, il vecchietto Walter Brennan (chissà se sarà mai stato giovane, Walter Brennan?), la bella Angie Dickinson, il ragazzino Ricky Nelson, allora il gioco passa di mano, e il regista può chiudere in bellezza, calando non 4 ma addirittura 5 assi. Nessuno, ovviamente, lo accuserà di barare, quando tenterà di farci credere, per buona parte dei 141 minuti totali, che i nostri “eroi” non ce la faranno a sgominare la banda dei terribili fratelli Burdette. E del resto, perché lo sceriffo porterebbe il nome di Chance (Fortuna, in francese) se i favori del pronostico non fossero tutti per lui e per la sua scalcagnata squadra di aiutanti? Poco importa se i mezzi usati per vincere sono a dir poco insoliti, come l'abat-jour scagliato dalla Dickinson fuori dalla finestra per distrarre i fuorilegge e permettere al giovane Nelson di eliminarne un paio; o se gli effetti collaterali dell'ubriachezza cronica di Martin spariscono come per incanto dopo pochi caffè. Lo spettatore impara presto le regole del gioco di Hawks, e vi si adegua senza sforzo, cullato dolcemente ora dalle note del Deguello, ora da quelle della celeberrima My pony, my rifle and me. Il tutto in un crescendo perfettamente orchestrato, sino ad arrivare, nel finale, alla scena più pericolosa per il rude John Wayne: quella in cui, dopo aver tentennato per tutto il film, si decide ad ammettere -soprattutto davanti a se stesso- che la splendida Angie Dickinson non gli è affatto indifferente... E chi potrebbe mai dargli torto?

PS: da non confondere (c'ero cascata anch'io) il Rio Bravo di Hawks con quello che in italiano ha lo stesso titolo e lo stesso interprete (Wayne), ma è stato diretto da John Ford nel 1950 e in originale suona come Rio Grande.

7 commenti:

Giuliano ha detto...

E' un film meraviglioso. Non tanto per la storia in sè, quanto per il modo in cui è narrata...
Lo si rivede sempre volentieri.

Manuela ha detto...

Roby non vale. Questo è uno dei film cult di Enzo, e non potrà commentarlo perché finirà troppo presto nelle zone basse del blog.
Che ne diresti di rimetterlo quando potrà dire la sua?
Per parte mia l'ho trovato un bel film, in cui si ripropongono stereotipi, si, ma con grazia; e in cui i maschi celebrano se stessi. Il valore dell'amicizia fino al sacrificio e fino a qualche venatura di omosessualità, la solidarietà contro le donne che facilmente portano alla rovina un uomo (e alla donna servirà un bel po' di fatica per dimostrare la propria innocenza, individuale e di genere), il mito dell’eroe solitario (si, sono in tre, ma la cosa non cambia) che raddrizza i torti del mondo.
La parte migliore dell’immaginario maschile, insomma; ingredienti ben miscelati fra loro, per rappresentare anche un pezzo di America, che si riconosce in questi uomini. Ma che sta allevando in seno una generazione di donne che li sapranno domare (e già qui stanno incominciando).

Roby ha detto...

Va bene, Manu, mi impegno a "ripubblicare" il film fra un po', quando Enzo sarà in piena forma... così, però, lui avrà il tempo di prepararsi una replica coi fiocchi!!!

E' vero, gli stereotipi qui sono aggraziati almeno quanto la soave Angie Dickinson: ma hai visto con quanta determinazione riesce a far capitolare John Wayne? La più "tosta" è lei, altro che la banda Burdette!

Hasta la vista

Roby

Solimano ha detto...

Manuela, non capisco lo sprezzo, sia pure ironico. Ci sono i film che piacciono agli uomini e film che piacciono alle donne, è così anche per i giovani e i giovanissimi, basta guardare i votanti in IMDb nelle fasce fino ai 18 anni e dai 18 ai 29.
E nelle classifica globale dei film preferiti dalle donne vincono alla grande i film di Cenerentola, da Pretty Woman a Orgoglio e Pregiudizio, con tutte le possibili varianti. In tutte le fasce di età.
Né credo che ci sia bisogno di domare alcuno o alcunché, ma di vivere con pienezza la complementarietà del proprio genere.
O vogliamo abolire l'epica perché non politicamente corretta, da Omero a John Ford e a Sam Peckinpah? Educatamente mi oppongo.
Fra l'altro, credo proprio che gli scodinzoloni domati non piacciano a nessuno, neppure a sé stessi.
Parliamo di pari opportunità, quello sì, un problema grande come una casa, ma trovo personalmente bello che ci siano due forti identità costruite dall'evoluzione della specie in centinaia di migliaia di anni e che quindi sarebbe non velleitario, ma assurdo anche solo pensare di dismettere.
E trovo che ci siano caterve di film molto più veramente e sottilmente antifemminili dei western, almeno quelli dei grandi registi, a cui Hawks appartiene.
Parlo dei film familisti, di cui l'Italia è stata una miniera floridissima, e non per caso (leggasi Vaticano etc etc).

saludos
Solimano

Roby ha detto...

Caro Solimano, veramente nel commento di Manuela non avevo letto alcuno "sprezzo", ma solo "spirito"...
Personalmente, per carattere o per pigrizia mentale, non riesco quasi mai a "vedere" il femminismo o il maschilismo insiti in un film, a meno che non siano molto evidenti. In "Un dollaro d'onore" trovo che John Wayne sia molto "materno" (più che attratto omosessualmente)nei confronti di Dean Martin e del giovane Ricky Nelson: mentre il vecchietto Brennan, qua e là, ha atteggiamenti da "vecchia checca" (detto in senso assolutamente affettuoso). E la Dickinson, invece, non è eccezionale come ragazza/individuo che si mantiene da sè? Va bene, poi sposerà lo sceriffo... però, in fondo, siamo SOLO alla fine del XIX secolo!!!

(NB: quanto sopra dovrebbe servire a stemperare la sottile polemica innescata dal MIO film...)

Peace and love

[:->]

Roby

Manuela ha detto...

Roby naturalmente ha ragione. Nessuno sprezzo, né per questo film né per Pretty Woman, che trovo una godibilissima versione di Cenerentola. Solo il tentativo di raccontare quello che ho visto nel film, dal mio punto di vista, e il mio punto di vista può anche essere sbagliato. Ma una reazione tanto veemente mi pare davvero sovradimensionata.

Solimano ha detto...

Quale veemenza? Ho usato argomenti precisi, basta leggere il mio commento precedente, che condivido e che trovo ben scritto, non inquinato da sarcasmo.
Ad argomenti si contrappongano argomenti, nella serena certezza che il tribunale della verità non esiste, per fortuna.

saludos
Solimano