mercoledì 6 giugno 2007

In the Mood for Love

Fa yeung nin wa di Kar Wai Wong (2000) Sceneggiatura di Kar Wai Wong Con Maggie Cheung, Tony Leung, Ping Lam Siu, Rebecca Pan, Kelly Lai Chen Musica: Michael Galasso e "Yumeji's Theme" di Shigeru Umebayashi, "Aquellos Ojos Verdes"- "The Quiero Dijste"- "Quizas, Quizas, Quizas" cantate da Nat King Cole Fotografia: Christopher Doyle, Pin Bing Lee (98 minuti) Rating IMDb: 8.0
Solimano
L'amore (il minuscolo è voluto) può essere un banale refuso, ma a volte è un ossimoro perfetto. La tentazione è sempre di svaccare o di sublimare, che è ancora peggio. Una situazione universale, per questo va benissimo che Nat King Cole canti in spagnolo ad Hong Kong nel 1963. Universale anche perché non ci sono professori: la persona più colta può avere meno finezza di un camionista, la ragazzina più coraggio di uno che ne ha viste tante. Laborit ha chiarito bene, in un brano indimenticabile de L'elogio della fuga, il meccanismo di mascheramento delle dominanze che c'è sempre, ma alla fine dice che l'opera vive di una vita che non invecchia, a prescindere dalla poca carne frale di chi ci si è trovato coinvolto. Quando scrissi "L'amore nei Baci Perugina" volevo divertirmi usando l'ironia - anche l'autoironia, perché no - alla fine ero pieno di rispetto per 'sti messaggini magari anonimi, che erano comunque giaculatorie di verità. Ed ha ragione Fanny Ardant, la signora della porta accanto, che in clinica dove è ricoverata per depressione ascolta canzonette con versi alla sperindio: stanno sulla cosa, le canzonette. Preso atto che il mirabile monstrum esiste, ed i conti bisogna farceli, tanto lui con noi li fa comunque, è possibile essere lucidi, ed ammirare commossi l'inno all'amore infelice - non sfigato, infelice - di In The Mood for Love. Molti dimenticano che il film è del 2000, ma racconta una storia che si svolge nel 1963; se non lo si tiene presente, si rischia di non cogliere la chiave dell'amore infelice di Maggie e di Tony: l'insuperabilità delle contraddizioni esterne. All'estremo opposto c'è quel personaggio minore de L'ultimo bacio che ogni sera ne cambia una, che regolarmente, dopo, gli dice che la cosa dovrebbe proseguire, e lui sta già pensando a quella della sera successiva. L'impossibilità è nel controllo sociale, negli spazi stretti, nel non essere disposti al si fa ma non si dice, ma è soprattutto nell'orgoglio insuperabile di Maggie e di Tony, nel "Noi non siamo come loro", cioè come la moglie di lui e il marito di lei che li hanno traditi. Rispondergli con ugual moneta significherebbe svilire quello che hanno dentro l'uno per l'altro. Ci si può ridere su queste cose, come no, ma è un riso imbarazzato, perché quasi tutti conoscono sulla propria pelle che quando c'è una situazione così si cerca di ribellarsi, ma al tempo stesso, se si regge, si diventa più belli per sé e per gli altri: l'amore infelice è ben altra cosa dell'amore cattivo, della possessione. Le caviglie di Maggie che scende o sale la scala per andare a prendere il cibo, la nuca di Tony quando la sofferenza gli piega la testa, Maggie che non ce la fa più e piange di fronte a lui per strada, sempre attenti che nessuno li veda, lo spazio ridotto che hanno a disposizione in casa, sul lavoro, nei rapporti con i quasi coabitanti che passano le serate con quel gioco, sempre lo stesso tutte le sere, e che vorrebbero che Maggie e Tony giocassero pure loro, lo vorrebbero con la tranquilla crudeltà di chi sta fuori e vive sereno l'abituale noiosità... Nell'Arena di Villa Ghirlanda pienissima, quella sera d'estate persino le zanzare erano a bocca aperta come tutti noi, vecchi ingeneri, idraulici con tutta la famiglia - solo il figlio più piccolo rompeva un po', beato lui - branchi di giovinastri coi piedi sul sedile davanti, persino qualche suora in libera uscita. Quasi tutti l'avevano già visto durante l'inverno, io no, non ne sapevo nulla, gran bella cosa vederlo così! Alla fine, un applauso breve innescato da un gruppo di donne in età, poi tutti ad affollarsi per l'uscita, parlando poco, però con sguardi lucidi e intenti.
Di Maggie Cheung nella vita reale so poco: ha sposato un regista francese da cui poi ha divorziato, fa la testimonial di Hermès, sono fatti suoi, ma ne In the Mood for Love è una Dea (maiuscola voluta).

2 commenti:

habanera ha detto...

Ecco un film che colpisce dritto al cuore, impossibile non esserne coinvolti, dall' inizio alla fine. Non piango facilmente al cinema, salvo rare eccezioni (Incompreso, ad esempio), ma vedendo In the Mood for Love le lacrime non riuscivo a trattenerle e neppure volevo farlo. Film bellissimo e delicato, con due attori magnifici ed una splendida regia. Grazie, Solimano, per averlo portato qui.

habanera

AmosGitai ha detto...

Ciao, ho appena fatto una recensione dello stesso film, uno dei film che più ho amato.
Vieni a farmi visita, e se ti dovesse interessare il mio blog volevo proporti uno scambio nel nostri blogroll.
Ciao!
Il mio blog sul cinema e viaggi: sei invitato!