giovedì 31 maggio 2007

Harvey

Harvey di Henry Koster (1950) Commedia di Mary Chase, Sceneggiatura di Mary Chase, Oscar Brodney, Myles Connolly Con James Stewart, Josephine Hull, Peggy Dow, Charles Drake, Cecil Kellaway, Victoria Horne, Jesse White Musica: Frank Skinner Fotografia: William H.Daniels (104 minuti) Rating IMDb: 8.1
Giuliano
« Vedete, dottore, mia madre mi diceva sempre: “In questo mondo, Elwood (...) devi essere o molto astuto o molto amabile”. Io preferivo l’astuzia, ma consiglio l’amabilità. Vi autorizzo a citarmi.»
Harvey è sparito. Che tristezza: quand’ero bambino l’avevo visto, e mi era piaciuto molto anche se l’esistenza di un coniglio gigante, grande come un uomo adulto e per di più invisibile, mi aveva inquietato parecchio. Ma il coniglio era amico di James Stewart, e quindi non poteva essere cattivo...
Mi dispiace molto che i bambini di oggi siano privati di Harvey, e siano costretti ad accontentarsi di Sponge Bob o dei Simpsons. Harvey non si vede mai, nel film, ma è come se ci fosse: era un “mostro” (un mostro gentile e simpatico, un “pookah”, stretto parente degli animali incontrati da Alice nel paese delle meraviglie) creato su misura per tutte quelle generazioni che erano cresciute sui libri, e quindi avevano abbastanza immaginazione per vedere un coniglio anche dove non c’era. Oggi i bambini non leggono più, gli adulti men che meno; e si tende a far vedere tutto, anche i fantasmi e i mostri dell’ID, e questo secondo me è un grave difetto – però mi si dice che piacciono, questi orchi e diavoli e vampiri tutti uguali e indistinguibili gli uni dagli altri, che vagano dall’uno all’altro film senza nemmeno lavarsi o cambiarsi l’abito di scena. Ma io ho nostalgia per quella paura che sapevano mettere i vecchi film, anche non facendo vedere nulla: la fantasia può ben riempire questi spazi, e le creature fantastiche che sappiamo inventarci saranno sempre superiori a quello che gli esperti di trucchi cinematografici potranno mettere in immagine. In questo caso poi non c’è proprio da aver paura: sì, forse il protagonista del film (che fu prima recitato anche in teatro proprio da Jimmy Stewart, con grande successo) è davvero matto, ma forse sono più matti gli altri, quelli che non vedono il Grande Coniglio e cercano di normalizzare anche la fantasia più innocua.
Comunque sia, so per certo che il mio Harvey (quello che ho visto in questo film) non è uguale al vostro: caso mai, è assolutamente identico a quello che vede James Stewart, e scusate se è poco.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

Non conosco questo Harvey, ma mi chiedo se il coniglio abbia ispirato David Lynch. Quanto alla fantasia: è vero questa è un'epoca più visiva e forse meno visionaria. Ma... stiamo attenti a non cadere nel pregiudizio della nostalgia: oggi i bambini (e non slo loro) sono iperstimolati da computer, playstation, tv, cinema, fumetti, ma quanto alla lettura, leggono eccome. Spesso i bestseller, come quelli di J. K. Rowling hanno la meglio, ma per molti possono essere il punto di partenza per esplorazioni bibliofile più estese.

Solimano ha detto...

Lilith, ti ho scritto usando il Contattami di MovieZone. Hai ricevuto?
Con la nostalgia non si va da nessuna parte, se non in una cantina umida. Ben altra cosa è rivivere i ricordi nel qui e ora: i ricordi sono tutti nei nostri neuroni, quello che ha vent'anni, e quello di cinque minuti fa. Possono essere allegri e pimpanti allo stesso modo, e farsi buona compagnia : col reducismo del come eravamo e col nuovismo dei fiori senza gambo si va o nella cantina umida e fredda - vedi sopra - o nella soffitta arida e calda, mentre c'è tanto spazio, là fuori.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Cara Lilith, il tuo ragionamento è perfetto e sono d'accordo. Harvey è un film molto divertente, un po' antico. Rivedendolo mi sono accorto che ha molte belle battute dei bei personaggi, e in più una forte carica sociale: perché bisogna tenere conto di che cos'erano i manicomi all'epoca in cui fu girato il film.
Il coniglio si vede solo in questa scena, nel dipinto (che subito dopo servirà per una bella gag).
Al cinema si può fare di tutto, ovviamente: l'importante è farlo bene.

Anonimo ha detto...

Adoro Harvey adesso tanto quanto lo amavo da bambina, forse di più. Per non parlare di Stewart, uno dei miei attori preferiti in assoluto.
Concordo su quello che scrivi... ahimé, l'ho rivisto non molto tempo fa con la mia nipotina che non via ha trovato nulla di eccezionale o delizioso.

Anonimo ha detto...

Che aggiungere altro? Un film delizioso. Un autentico gioiello. Una delle prove più riuscite di Jimmy Stewart, il quale racconta che per molto tempo dopo l'uscita del film, veniva fermato dalla gente per strada che gli chiedeva come stava Harvey! :)

Roby ha detto...

Ho visto "Harvey" solo un volta, ma l'ho subito adorato. Credo ci si sia ispirata la mia cara zia Nella, proponendoci -quando giocava con noi nipotine da piccole- di immaginare avventure straordinarie con quelli che lei chiamava "i vostri angeli custodi". Nulla a che fare con mistica e bigottismo: la zia sosteneva di "vedere" il suo angelo (che se non sbaglio si chiamava "Zaccaria"), un simpaticone alto e allampanato con il quale chiacchierava spesso del più e del meno. "Guardate, il vostro è lì vicino a voi" ci diceva, allegramente "Quello di Roby si chiama Geremia, quello di A. invece Tobia..." E così, tra sogni ad occhi aperti e misteriosi nomi biblici in -ia, i lunghi pomeriggi estivi scorrevano in un lampo. Anche senza ADSL, DVD, Ipod, MP3, Messenger o E-mule.

Giuliano ha detto...

Per chi ha apprezzato Harvey, penso che sia assolutamente da consigliare “La pentola dell’oro” di James Stephens, uno scrittore che riprende i temi popolari fiabeschi cari a William B. Yeats.
Stephens, irlandese, era anche poeta; visse dal 1882 al 1950. Con Joyce ha in comune, oltre al nome di battesimo, anche la data di nascita (1882: era anche la data di nascita di mio nonno Giovanni) (lo so che non c’entra niente, ma mi faceva piacere scriverlo e l’ho scritto).

PS: una delle cose più belle, in questi vecchi film, è la recitazione di tutti gli attori. In particolare, messo fuori gara James Stewart, segnalo per l'Oscar le due "amorose": l'infermiera e la nipote.

Manuela ha detto...

Non ho nai visto questo Harvey, ma non credo sia vero che i bambini non leggono più e non hanno più fantasia. Scusate, ma questo è uno dei soliti pregiudizi di chi non vive da molto tempo a contatto con i bambini. Lilith dice bene, i bambini leggono e guarda caso, Harry Potter - che vive in un mondo fantastico di magia - è un best seller; inseguono avventure, si costruiscono i loro personaggi che amano esattamente come noi amavamo i nostri. Mia figlia aveva una passione per un libro di Roald Dahl, "Le streghe", in cui il protagonista viene trasformato in un topo... e tale rimane. A me questo finale faceva rabbridivire, ma mia figlia decenne mi disse, con enorme saggezza: "Ma può essere molto divertente essere un topo!". Tanto per dire che non dobbiamo confondere la "nostra" infanzia con la sola possibile infanzia.

Isabella Guarini ha detto...

Provo imbarazzo a dirvi che, secondo me, il film non è fatto per i bambini, ma per gli adulti, che per sopportare lo stress della quotidianità, hanno bisogno davvero di un gigante buono. Immettere l'immaginario nella realtà, spesso cruda, di tutti i giorni è un dono dell'arte in genere.Ho visto il film molto tempo fa e ricordo di aver desiderato di aver un amico come Harvey. Anzi, vi dirò che avevo quasi creato un Harvey giusto per me con il nome di Bebétebé. Naturalmente nessuno se n'è accorto,altrimenti non starei qui a raccontarlo liberamente.
Valete!

Giuliano ha detto...

Cara Manuela, io non parlavo tanto dei bambini (ogni bambino fa storia a sè, del resto), quanto del modo in cui l’immaginario viene presentato al cinema. Vale non solo per mostri e fantasmi ma anche per i personaggi dei libri che abbiamo letto: ognuno immagina quel dato personaggio a suo modo, e quando se lo trova davanti con un’altra faccia ci rimane male... (è capitato a tutti noi)

Per Isabella: molto bello il tuo commento. Verso la fine (a un’ora esatta dall’inizio) c’è la scena in cui il direttore della clinica parla francamente, da fratello, al protagonista:
Direttore: Tutti dobbiamo affrontare la realtà, Elwood, un giorno o l’altro...
Elwood: Vedete, dottore, io ho lottato con la realtà per 35 anni: e sono felice di dire che l’ho vinta sfuggendola.