mercoledì 23 maggio 2007

A proposito di vecchi film (2)

Solimano
Dico anch'io la mia sull'argomento sollevato da Giuliano. E' storia vecchia, quella del vecchio e nuovo, che io preferisco chiamare antico e recente. Faccio alcuni esempi.
Nel Vaticano, Papi ansiosi di novità fecero distruggere opere di Andrea Mantegna, Piero della Francesca, Lorenzo Lotto per dipingere sopra altre cose più vicine al loro gusto, quelle che c'erano a loro sembrarono vecchie. Potevano almeno far dipingere nelle stanze a fianco, dico io, ma andò così.
Nell'ultimo decennio del '400, il pittore più pagato e considerato a Firenze era il Perugino (profittando del fatto che Leonardo stava a Milano). Ci si litigava le commesse all'artista umbro che, ansioso di guadagno, utilizzava molto l'aiuto di una vasta bottega. Ma soltanto pochi anni dopo, il Perugino non interessava più nessuno, e si ridusse, nei suoi ultimi anni - scomparve dopo il 1520 - a scroccare commesse dai parroci dei paesoni fra Toscana e Umbria.
Benedetto Croce (quante ne ha dette di sbagliate!) esaltò Giosuè Carducci come il poeta della Nuova Italia. Il tempo si è incaricato di ristabilire una più appropriata comprensione dei valori.
Ed ora faccio un confronto fra due film non antichi ed a tutti noti: Amélie Poulain e Pulp Fiction.
La signorina Amélie è del 2001, ed ha ottenuto un successo clamoroso, in IMDb 100.000 votanti e 8.6 di Rating. Pulp Fiction è del 1994, sappiamo il successo che ha avuto, in IMDb 220.000 votanti e 8.8 di Rating. Dov'è la differenza? Nel fatto che Pulp Fiction continuano a votarlo in tanti, Amélie sempre meno. E così andrà anche in futuro.
Il confronto l'ho fatto per introdurre il concetto di durata: certi film durano, certi altri no, ed il tempo è galantuomo. Dove sta il problema? Nel fatto che molti con meno di quarant'anni non hanno visto i film antichi che hanno durata. Non è colpa loro, è il sistema che non glielo ha consentito, le ragioni sono tante e chiare. Ora, con i DVD ed i film fruibili in rete le cose stanno cambiando e ciò che era impossibile diviene facile. E' una gran bella cosa, una opportunità per tutti. Mi piacerebbe anche che ci fosse la possibilità diffusa di vedere i grandi film comodamente nelle multisale, prima o poi ci si arriverà, il buon senso cade sempre in piedi.
Ho notato in questi due mesi che siamo in tanti in rete ad occuparci di cinema, e che ci sono molti ottimi siti. L'importante che l'un con l'altro ci si ascolti perché ognuno continui a seguire meglio il progetto che ha in testa. Il problema non è chi ha ragione e chi ha torto, abbiamo ragione tutti ad amare il cinema, ognuno a suo modo.
P.S. L'immagine è nota a tutti: la Sibilla Delfica, affrescata da Michelangelo nella Cappella Sistina. Come si vede è molto giovane.

11 commenti:

Lilith ha detto...

Sono sempre affascinata dalle recensioni di vecchi film. Ogni tanto allungo la lista di quello che vorrei/dovrei vedere. Vero, la nostra generazione si è persa un pezzo di storia del cinema: colpa della tv, colpa della distribuzione? Non saprei. In ogni caso oggi si possono scaricare film rari in rete o si possono trovare edizioni dvd. Nelle città dove le multisale non hanno ancora sostituito del tutto le sale urbane si puà entrare in un cinema d'essay e vedere sul grande schermo filmdi 50 anni fa.
Ora... il punto è sempre stato presente nella storia delle arti: che cosa riesce a trasmettere valori talmente individuali da andare oltre l'involucro dell'esprit du temps (magari effimero)? Si tratta di opere che scavano nell'animo umano, che cin canoni estetici molto diversi riescono a parlarci anche attraverso le epoche.

Solimano ha detto...

Lilith, per me la risposta giusta l'ha data Laborit, che era un biologo, uno scienziato quindi. "L'opera vive di una vita che non invecchia", quando si è distaccata dall'autore che invece è transeunte. Per cui Ombre rosse è più importante di John Ford, e Pulp Fiction di Tarantino (checché lui ne pensi...).
Riguardo alla collaborazione amichevole fra i vari blog, io la vedo non come complimentosità reciproca (che male non fa) ma come valore aggiunto che ci si dà a vicenda. Proporrò ai blog che sono venuti a trovarci (tu compresa) di scrivere ogni tanto una loro amicizia esperienziale con un film a loro scelta, tale e quale come facciamo noi. Ne abbiamo vantaggio noi, perché il piatto ha più sapori, ne ha vantaggio anche la persona ospitata, perché il nome e il link al suo blog è pubblicizzato alla fine del post. Per lavoro, mi sono occupato di marketing e di vendite per anni, non ho problemi a parlare chiaro, che è sempre la cosa migliore.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Ho usato la parola "vecchi" perché è proprio la parola che ho sentito usare sempre: "danno sempre film vecchi", e magari sono di 5 anni prima.
E' anche per questo che quando tornarono al cinema L'Atalante e l'Othello di Welles non ci pensai su troppo e andai da solo. (però, che tristezza: passi per l'Otello, ma l'Atalante da solo...)

isabella guarini ha detto...

Penso che ci sia differenza tra antico, vecchio, moderno contemporaneo. Riferendomi all'arte, non vi è dubbio che l'antico è ciò che permane al trascorrere del tempo, che assume valore simbolico riconoscibile da una collettività. Il vecchio, invece, è ciò che diviene obsoleto, ma non ha ancora sostenuto la prova della resistenza al tempo, almeno dopo cinquant'anni. Per moderno e contemporaneo, invece, le cose sono meno chiare, nel senso che "moderno" è tutto ciò che è collocabile nei canoni dell'arte "moderma", dall'architettura, pittura, arredo, letteratura,sviluppatosi nella prima metà del novecento. Il contemporaneo appartiene alle definizioni del secondo novecento e non ha caratteristiche facilmente individuabili, ma c'è ed ha la fortuna di essere riconosciuto come arte da museo prima ancora della fatidica prova del tempo.

Solimano ha detto...

Isabella, mi sembrano giuste le tue definizioni. Aggiungo solo una cosa: la differenza fra moderno e contemporaneo è che sul moderno puoi esprimere decorosamente dei giudizi di merito, il tempo ha operato, sul contemporaneo ancora no e quindi sono possibili cantonate incredibili, spesso istigate da chi ci trova il suo tornaconto, e ne abbiamo già parlato, e li vediamo ogni giorno in azione.

saludos
Solimano

Manuela ha detto...

Ma in fondo cos'è il classico, se non l'opera che mantiene la capacità, nel corso del tempo, di rispondere alle domande profonde di chi ne fruisce? Credo che per questo continuiamo a godere delle grandi tragedie greche, che vediamo ininterrottamente Romeo e Giulietta in tutte le versioni possibili, che Cenerentola è Cenerentola. Ci sono opere che rispondono a domande contingenti, parziali, datate; sono quelle che reggono, magari a lungo, ma non per sempre. Sono quelle che fanno parte della "storia di..." (storia della letteratura, storia del cinema, storia della pittura…), che è opportuno studiare a scuola, che magari “non si può non conoscere”, ma che fanno parte di ciò che si apprende, non di ciò che si gode.
Credo che sia così anche per il cinema. Non credo che tutto quello che fa parte della storia del cinema sia fruibile sempre e in tutti i tempi, e la differenza fra film che “hanno fatto la storia del cinema” e film il cui messaggio profondo è sempre attuale, è importante. Per esempio, ci sono bellissimi film western, film mitici, film “che tutti dovrebbero vedere”: fanno parte della storia del cinema, ma alle giovani generazioni non interessano. E’ evidente che le domande cui rispondevano non sono più attuali e che “la frontiera” si è dissolta. E che, a lungo andare, saranno fruiti solo da chi si interessa di storia del cinema.
C’è poi il fattore tecnologico, che ha cambiato e cambierà ancora il cinema e la sua fruizione. Questo non significa la morte del cinema, così come la dissoluzione della figura non ha significato la morte della pittura – anzi! Credo che il cinema, come fenomeno sociale, stia tutto intero in una certa epoca; il film come espressione artistica, invece, continuerà ad evolvere.

Solimano ha detto...

La frontiera non si è dissolta, la frontiera rimane. E' un tipico mito maschile, come Cenerentola è un mito femminile. La frontiera si è raccontata per decenni nei western, si racconterà, si stag ià raccontando, in qualcosa d'altro (speriamo solo non in modo negativo, perché certi miti diventano marci). E' la capacità di esplorazione magari da condurre insieme, che deriva dalle attività di caccia comune che gruppi di uomini svolgevano: l'agricultura e l'allevamento vedono invece un forte coinvolgimento femminile.
Sono un po' incerto su quello che dici sulla fine del cinema come fenomeno sociale: sarebbe molto grave se fosse così, le arti hanno spesso finito di esprimersi in certe forme perché è venuta meno una larga partecipazione popolare: è successo con i polittici, col romanzo, con l'opera lirica.
Dopo, è venuta l'accademia.

saludos
Solimano

Lilith ha detto...

:)) accetterei volentieri la collaborazione. I blog, in fondo, sono uno strumento di conoscenza condivisa... no?

Giuliano ha detto...

Manuela ha molte ragioni, però bisogna aggiungere che si tratta di una cosa triste. Se le nuove generazioni non leggono più Sterne e Swift, Cechov e Balzac, è una sicura perdita per tutti, ma così va il mondo.
Mi dispiace che si vedano tre minuti di un film di Renoir o di Ford e si esca in un kepalle, o magari neanche quello (si cerca il telecomando, si spegne o si cambia canale, senza nemmeno star lì a pensarci...) ma non so cosa farci.

Solimano ha detto...

Lilith, facciamo così: ti scrivo io stasera sul "Contattami" del tuo blog, così ci mettiamo d'accordo.
Giuliano, per la lettura è sempre stato così, solo una piccola minoranza legge. Ho un amico ingegnere che una volta si permise di portare a casa "Io speriamo che me la cavo" (!) non sapevano dove mettere 'sto oggetto strano, non avevano la biblioteca.
Tu hai invece ragione per i film: per vent'anni si è reso difficile alle nuove generazioni la conoscenza di centinaia di grandi film, non è colpa loro se li vedono come roba da Porta Portese o da O bej, O bej.
Però basta che ne vedano uno giusto e si apre il buco nella siepe. Io sono ottimista: oggi c'è disponibilità di DVD di tutti i tipi, a prezzi sempre più abbordabili. Rimane il grosso problema dello scatolotto... cone si fa a vedere solo in quel modo Il Mucchio Selvaggio o My Fair Lady?

saludos
Solimano

isabella guarini ha detto...

Italo Calvino ha scritto Perché leggere i clzassici e dice che un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. Penso che ciò valga per tutte le arti.