mercoledì 23 maggio 2007

Conoscenza carnale

Carnal Knowledge di Mike Nichols (1971) Commedia e sceneggiatura di Jules Feiffer Con Jack Nicholson, Candice Bergen, Art Garfunkel, Ann Margret, Rita Moreno, Cynrhia O'Neal, Carol Kane Fotografia: Giuseppe Rotunno (98 minuti) Rating IMDb: 6.8
Solimano
I numeri, come i fatti, hanno la testa dura. Mike Nichols diresse Il laureato nel 1967 e Conoscenza carnale nel 1971. Ad oggi, in IMDb Il laureato è stato votato da oltre 43.000 persone, con un rating di 8.1, Conoscenza carnale da circa 2.500 persone con un rating di 6.8. Né si può dire che Conoscenza carnale fosse un film privo di appeal divistico: Jack Nicholson, Candice Bergen, Ann Margret e Art Garfunkel, Rita Moreno, Cinthia O’Neal… Inoltre, la sceneggiatura è del grande Jules Feiffer (in fondo, il vero autore del film), ma è proprio questo il felice guaio, a mio avviso. Il punto è che Jules Feiffer dice cose che danno fastidio non perché sono false ma perché la gente non vuole che si dicano. E continua a non volerlo, basta vedere come votano quelli della fascia fra 18 e 29 anni: proprio come quelli più vecchi di loro. Ne Il laureato la trasgressione è punita, in Conoscenza carnale la trasgressione si fa sistema. D’accordo, Jonathan (Jack Nicholson) è indifendibile, ma io ci ho provato a perorare la causa di Sandy (Art Garfunkel), di Susan (Candice Bergen), persino di Bonnie (Ann Margret) ma non c’è niente da fare. Sandy non è il bravo ragazzo timido e ingenuo che credevo, è uno che non sa tenersi le cose, quindi racconta al pericoloso Jonathan le sue tentate prodezze sessuali, se quella sera ha toccato Susan qui o là, cosa gli ha fatto lei. Questa non è timidezza, è pornografia morale, che giustamente viene punita dal desiderio vincente di Jonathan istigato proprio da Sandy. E la liberal Susan, così piena di buoni principi, si fa violentare consenziente da Jonathan, di cui in tutto il film non ha nessuna stima: è il poter giocare su due tavoli mentendo su entrambi che le dà piacere, difatti, dopo essere stata con Jonathan non fa la cosa più semplice del mondo, dire a Sandy: “Fra noi è finita, sto con Jonathan adesso”, no, va malamente anche con Sandy. Bobbie non è la ragazza allegra per generosità sessuale, è una che i suoi conti ha cercato di farseli prima di Jonathan e durante Jonathan, e in fondo vince, spolpandolo con gli alimenti.
Non c’è sesso allegro, in Conoscenza carnale, ci sono delle voglie repentine a rischio di defaillance (Jonathan) o a rischio di sbadiglio (Sandy e Susan da sposati). E' come un timbrare il cartellino: in fabbriche diverse o nella stessa sempre cartellino è.
Una libertà senza liberazione, una libertà obbligata. Persino Cindy (Cynthia O’Neal) è meglio di loro, perché schietta nel cinismo e nella dominanza. Jennifer (Karol Kane), la diciottenne che piagnucola alla fine, quando Jonathan mostra il catalogo delle sue donne, poteva scegliersi un Pigmalione che non fosse Sandy, che è pedante anche nei vizi.
L’agnizione finale, quando fra le donne delle diapositive compare Susan, è una agnizione per modo di dire: Sandy non poteva non sapere, gli secca solo che la cosa esca così, in un catalogo. Certamente il rapporto fra i due proseguirà, saranno sempre come i ladri di Pisa, affratellati dal pensare entrambi di essere meglio l’uno dell’altro, gran consolazione. Ne Il laureato Nichols aveva dato tutte le colpe ad Ann Bancroft , ed il pubblico unanime aveva sospirato di sollievo. Ma qui non è così, meglio dare un voto basso a Conoscenza carnale, anzi, meglio non votarlo addirittura: dire tu non esisti è peggio di dire tu sei cattivo, si sa. Io lo rivedo volentieri, questo film. E’ una delle opportunità di periodica lubrificazione dei sentimenti: decidere di buttare via l’olio vecchio, e spendere un po’ per l’olio nuovo. Il testo teatrale di Jules Feiffer che fu all’origine del film è stato rappresentato in teatro solo vent’anni dopo senza mai ottenere un grande successo, come era inevitabile.

2 commenti:

Giuliano ha detto...

Un grande film, molto amaro e molto vero come tutto Feiffer (i suoi cartoons apparivano sempre su Linus). Di Feiffer è anche "Piccoli omicidii", un film degli anni 60 dove c'è gente che spara dalle finestre su quelli che passano sotto: anche questo un grande film rimosso (e rimozione è un termine da psicoanalisi...)

Solimano ha detto...

Inserisco la bella recensione a caldo che fece Giovanni Grazzini sul Corriere della Sera il 22 gennaio 1972:

"La tristezza della carne, la solitudine del gaudente brizzolato, l’insicurezza della donna, divisa fra il richiamo dei sensi e le voci del cuore, e sullo sfondo una generazione che si scopre, a quarant’anni, frustrata e quasi impotente, è il tema agro in confezione brillante del nuovo film di Mike Nichols, Conoscenza carnale, un’opera in uguale misura da raccomandarsi al pubblico adulto, consapevole della necessità artistica di rappresentare la realtà con i colori del vero, e da sconsigliarsi alle anime timorate che (è un loro diritto) non vogliono vincere il pudore con la lucidità del pensiero e dello sguardo. Gronde di parolacce, infatti, il film di Nichols, e questo, sulle prime insieme a qualche allusione scabrosa, senza dubbio sconcerta quanti fingono di non vedere i vocaboli osceni scritti sui muri. Chi sappia superare l’imbarazzo non tarderà tuttavia a convenire che altra via non si offriva a chi volesse dare l’immagine autentica di un ambiente in cui la crudezza del linguaggio esprime la spregiudicata confidenza dei giovani per i quali i reciproci successi si misurano sul numero delle alcove espugnate, e cui corrisponde la fragilità, camuffata da volontà possessiva, di donne che ancora chiedono di arrendersi alla potenza del maschio: condizione psicologica ed esempio di comportamento in cui è racchiuso il senso d’una crisi morale che coinvolge tutta la nostra epoca.
Su questo doppio binario di analisi introspettiva e sociologica si muove appunto il film: ritratto di due amici, il timido Sandy e l’intraprendente Jonatha, che riassumendo nel corso d’una ventina d’anni, divenuti l’uno medico l’altro commercialista, i propri effimeri trionfi, gli inganni e le sconfitte, simbolizzano le svolte di una mentalità, non soltanto americana, combattuta fra il sogno dell’Amore e l’obbligo del Piacere, e dunque destinata, trascorsa la giovinezza, a rivelarsi incapace di cogliere la pienezza della vita. Fra i due amici corrono per la verità delle differenze. Sandy è più gentile d’animo di Jonatha, ha modi più garbati, è più vulnerabile e sentimentale (e anche per questo l’amico, che a sua insaputa se ne è goduto per primo la ragazza, ha per lui una sorta d’ammirazione segreta). Quando però, dopo essersi l’uno e l’altro concesse molte avventure, si trovano a tirare le somme, ambedue hanno la bocca amara e il cuore secco: e quasi più Sandy, il quale per continuare a credere nell’amore deve fingere di non avere scoperto l’offesa fattagli dall’amico, che non Jonatha, il quale deve ricorrere a chi esalta per mercede la sua prestanza virile. Sicché il film, partendo dalla fresca e maliziosa commedia recitata dai goliardi per acquistare le grazie di qualche compagna di studi e sboccando nel dramma della menzogna verso se stessi, dichiara senza ambagi come la conoscenza carnale né appaga i sensi né è sufficiente a possedere il prossimo e se medesimi.
Morale controcorrente, nel cinema degli erotomani, ma qui sostenuta senza cipiglio, anzi con un mesto sorriso (e la coscienza di tutte le implicazioni esistenziali e anche politiche che comporta quel modo di vivere), in un film soltanto all’apparenza libertino e scandalistico; in realtà molto serio dietro il pretesto di un confronto tra un amico carogna e un’anima bella, e critico molto nei riguardi dell’uomo e della donna di mezza età di oggi, vivi specchi del malessere d’una società in cui tutti i rapporti hanno il segno della sfida, l’amore ha smarrito la gioia, e l’alternativa è fra il cinismo e le lacrime.
In quale misura possa contribuire all’esito di un film così ricco di prospettive la regia di Mike Nichols s’immagina ripensando alle sue prove precedenti, soprattutto al Laureato e a Comma 22. Confermandosi non soltanto un acuto osservatore dei costumi contemporanei ma anche un sapido combinatore di toni umoristici e delicati, Nichols mostra di meritare il prestigio di cui gode, e gli procura i più alti cachet del cinema d’oggi (si parla di 600 milioni per film). Abile uomo di spettacolo fattosi le ossa a teatro, Nichols esprime con grande naturalezza le situazioni assai complesse offertegli dal soggetto di Jules Feiffer, già molto noto come cartoonist: perduto l’odore di palcoscenico che viziava Chi ha paura di Virginia Woolf?, il suo realismo ha un’immediatezza e una verità cui fa costante riscontro la commozione sepolta e l’autocommiserazione di chi, parlando degli altri, ripensa alla propria esperienza. Ne deriva, anche per merito della fotografia del nostro Giuseppe Rotunno, un racconto fluido e insieme vibrante, che è analisi e invenzione, e nella sicurezza del taglio e del ritmo, nella padronanza dell’ellissi, rivela un’ormai piena maturità.
D’alta scuola è a sua volta l’interpretazione: dell’ex cantante pop Arthur Garfunkel nei panni sfumati di Sandy, di Jack Nicholson (passato recentemente alla regia con Drive, he said) che dà a Jonatha un forte rilievo, della svedese Ann Margret nella parte d’una disperata che rischia il suicidio pur di farsi sposare, di Candice Bergen in quella della ragazza in cui convivono spregiudicatezza, perfidia, innocenza e rimorso: le quattro tastiere dalle quali il film trae un toccante concerto di voci e di colori, tragico nell’allegria, spigliato e giocondo nel dramma".