lunedì 20 agosto 2007

Le coppie nel cinema: Una giornata particolare

Solimano
Il rapporto fra Antonietta (Sophia Loren) e Gabriele (Marcello Mastroianni) comincia e finisce in un giorno solo: il 6 maggio 1938, il giorno in cui Mussolini e Hitler si incontrano a Roma. Vivono entrambi in un grande condominio di quelli allora moderni, composti da diverse costruzioni alte che danno tutte su un cortile. All'ingresso c'è la portineria, che è una funzione di servizio, ma anche di controllo. La portinaia (Françoise Berd) tiene la radio condominiale al massimo volume in modo che tutti sentano la cronaca della radiosa giornata, fatta con voce scandita da Guido Notari. Di prima mattina il condominio - come tutta Roma - era in agitazione, tutti ad indossare divise, a raggrupparsi con bandiere e gagliardetti, ma adesso, se non fosse per la vociona di Notari, ci sarebbe un gran silenzio: praticamente tutti sono andati alla manifestazione, tranne la portinaia - occorre che qualcuno vigili - e pochi altri, fra cui Antonietta e Gabriele.
Antonietta, e siamo ancora di mattina, è stanca, ma ci è abituata: i lavori, sei figli da accudire fra grandi e piccoli, il marito Emanuele (John Vernon), che è il padrone di casa, in quanto unico percettore di reddito: fa l'usciere in un ministero. Ha una gabbia sul davanzale in cui tiene un merlo che vola via, ma si posa pochi metri in là su un altro davanzale. Antonietta si tranquillizza e va a suonare il campanello di quell'appartamento; non sa chi ci abita. Le apre Gabriele, che in quella mattina era messo peggio di Antonietta, perché l'hanno licenziato dall'Eiar, che era un ottimo lavoro, anche se Gabriele non ha la voce tonante di Notari; inoltre sa che in giornata lo verrà a prendere la polizia per scortarlo al confino in Sardegna. Il motivo non è politico, ma privato, perché Gabriele è omosessuale ed all'Eiar gente così non ci deve essere, e va punita con provvedimenti amministrativi, tipo il confino. Così li si allontana dagli amici, cosa che fa soffrire Gabriele, lo si capisce da una telefonata.
Gabriele non è fascista per cultura e per modi, ma il suo è un caso umano, non politico, è un problema di sopravvivenza, difatti, quando suona Antonietta sta pensando se non sia il caso di farla finita perché è solo, e sa che sempre più lo sarà in futuro. Il fatto stesso che una persona abbia bisogno del suo aiuto per recuparare un merlo e che glielo chieda per favore, lo predispone a favore: già è gentile di suo, lo è ancora di più visto il momento. Antonietta apprezza, si trova di fronte ad una persona a cui non è abituata, sempre alle prese fra le richieste dei figli e gli ordini privi di garbo del marito. Però finisce lì, anche perché Gabriele le dà del lei invece del voi regolamentare.

Antonietta torna in casa, ma è Gabriele a farsi vivo, di compagnia ha bisogno come del pane, in un giorno così difficile. Le porta "I tre moschettieri" di Dumas perchè lo legga, Antonietta rimane sorpresa, e credendo di fargli un piacere, gli mostra un suo diario con le fotografie e con i motti del Duce. Si potrebbe dire che Antonietta è fascista: certo che lo è, ma di tipo diverso dalla portinaia spiona a libro paga perché tutto si svolga come vogliono quelli che stanno sopra: una così, veramente fascista, una roba come il diario di Antonietta non si sognerebbe mai di farla, è una roba gratis, e la portinaia non crede alle robe gratis. Però Gabriele non la vede così, e ironizza sul diario, le foto e i motti. Lo fa leggermente, ma Antonietta se ne accorge, e ci si aggiunge che la portinaia sparla di Gabriele dicendo che è un sovversivo.
Quindi cala il freddo, ma le due solitudini hanno troppo bisogno l'una dell'altra, e si ritrovano a stendere i panni sul terrazzo in cima al condominio. Antonietta è quella che fa il passo di abbracciarlo, il confronto con quell'animalone che si trova in casa è troppo a favore di Gabriele, che si ribella e le dice in faccia che è pederasta, prendendosi uno schiaffo.
Ma Antonietta, in poco tempo, ha scoperto cose che non sapeva: la gentilezza, la finezza, anche la bellezza, perché Gabriele è bello, anche lei lo era, e si ricorda come piaceva agli uomini. E' quasi un suo puntiglio quello di prendersi Gabriele e ci riesce, anche se lui la prima cosa che le dice dopo è: "Sì, ma questo non cambia niente". Tutto, ha cambiato. Cosa è mai il sesso di dieci minuti rispetto al fatto che i due si sono conosciuti per come sono fatti dentro, ed hanno saputo volersi bene pur senza avere nessun futuro davanti? E' che tutti e due credevano di essere a terra, ma hanno scoperto che anche nella situazione più amara c'è la possibilità di voler bene, e quella - ancora più difficile da ammettere - di essere voluti bene. Ma non c'è bisogno di scambiarsi parole, di ricamarci su, tanto il tempo ormai è scaduto.
Stanno tornando tutti dalla radiosa giornata, Gabriele torna nel suo appartamento ad attendere gli eventi ed a fare la valigia. Antonietta lo vedrà andar via dopo un po' con due poliziotti in borghese. In casa sua c'è un gran chiasso fra i figli e il marito, che si sente il Duce di casa, benevolo però, tanto da dire ad Antonietta che per festeggiare a notte faranno il settimo figlio. Antonietta dovrebbe essere contenta, le altre radiose giornate Emanuele per festeggiare andava in casino vantandosene, ma non è contenta, senza però darlo a vedere. Andrà in camera dal Duce di casa, ma un po' più tardi del solito: prima ha voluto leggersi qualche pagina de "I tre moschettieri" lasciatole da Gabriele. Credo che continuerà a leggerlo, quel libro così tosto le piacerà di più che accudire il diario del Duce.

P.S. Ho imparato tre cose che non sapevo, durante la ricerca di informazioni sul film.
La prima è che nel 1938 le donne impiegate nella pubblica amministrazione non potevano essere più del 5% del totale degli impiegati.
La seconda è che la tassa sul celibato non era uno scherzo: veniva trattenuto un quarto dello stipendio.
La terza è che fu in discussione in quegli anni una legge ad hoc per punire la pederastìa. Non se ne fece niente perché si preferì adottare provvedimenti amministrativi (per comportamenti socialmente pericolosi et similia) equivalenti a quelli che ci sarebbero stati nella legge. Il motivo fu che la pederastìa in Italia non doveva esistere, quindi non esisteva.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Dovevi fare lo sceneggiatore, Solimano! Il film non l'avevo mai visto ma me lo hai "proiettato" con la tua precisissima narrazione. E mi hai fatto venir voglia di noleggiarlo. :)

Brian

Solimano ha detto...

Brian, Ettore Scola ha fatto molti film buoni, qualcuno anche eccellente, ma questo è hors categorie.
Era il dodicesimo film assieme per la Loren e Mastroianni, e il rischio di una splendida routine c'era tutto. Eppure accettarono due parti ingrate, che potevano demolire i due miti divistici. Non solo, per dire il momento di grazia dei tre (c'era Scola di mezzo), guardando il film non pensi a Loren e Mastroianni, ma ad Antonietta e Gabriele, un segno massimo di intelligenza e sensibilità. La Loren ha detto tempo fa che se c'è un film per cui vuole essere ricordata è questo, ed ha perfettamente ragione.

saludos
Solimano

Luna70 ha detto...

Ho scoperto per caso il tuo blog e l'ho trovato davvero interessante. Narrata molto bene la trama di questo film!

Solimano ha detto...

Benvenuta Luna70, grazie ed a risentirci presto!

saludos
Solimano