mercoledì 22 agosto 2007

Il pianeta delle scimmie

Planet of the Apes di Franklin J. Schaffner (1968) Dal racconto di Pierre Boulle, Sceneggiatura di Michael Wilson, Rod Serling Con Charlton Heston, Roddy McDowall, Kim Hunter, Maurice Evans, James Withmore, James Daly, Linda Harrison Musica: Jerry Goldsmith Fotografia: Leon Shamroy (112 minuti) Rating IMDb: 7.9
Giuliano
“Il pianeta delle scimmie” è una variazione da Swift: non il più famoso dei viaggi di Gullliver, ma quello meno citato. Il viaggio nel Paese dei Cavalli Sapienti, dove gli uomini sono bestie rozze e sporche, che i Cavalli chiamano “yahoo”. E i Cavalli Sapienti sono molto stupiti quando incontrano uno yahoo che parla e ragiona proprio come loro. E’ il mondo alla rovescia, l’apologo settecentesco di un “illuminista matto”, che qui viene ripreso in modo ancora più deciso e violento, perché le scimmie somigliano all’uomo molto più dei cavalli. Sbaglia chi vuole vederci Darwin: innanzitutto perché Darwin non ha mai detto che l’uomo discende dalla scimmia (lo hanno detto altri, dopo l’uscita dei suoi libri – Darwin era cosciente del possibile postulato alle sue teorie, ma aveva fatto un discorso molto più complesso, parlando dell’evoluzione delle specie e partendo dai fringuelli delle Galapagos, e dai cirripedi), ma soprattutto perché il discorso delle scimmie è soltanto un accessorio, molto spettacolare e molto utile ma pur sempre accessorio.
Sto parlando, ovviamente, del film che uscì nel 1968: il primo della serie, che quarant’anni fa provocò un certo shock, perché si trattava di una novità assoluta per il cinema. Gli altri film seguiti al primo si possono vedere, ma hanno due difetti fondamentali: spiegano troppo, e insistono troppo sulle scimmie.
Nei film e nei romanzi di fantasia spiegare troppo è controproducente. Che bisogno c’è di spiegare? E’ come se leggendo Biancaneve qualcuno ci dicesse da dove vengono i sette nani, e che tipo esatto di veleno ha messo la strega nella mela. L’importante è lo shock che si prova vedendo il nostro mondo rovesciato. E’ lo shock che si prova quando Charlton Heston, catturato dalle scimmie, riesce finalmente a fuggire; e nella fuga passa attraverso il Museo di Scienze Naturali. Ovviamente, è il Museo di Scienze Naturali delle Scimmie: e in una sala il fuggitivo Heston non può fare a meno di fermarsi, perché vi è esposto – imbalsamato e in posa plastica – uno dei suoi amici e compagni d’avventura.
E’ lo stesso shock, stavolta virato sul comico, che si prova nel finale, quando Heston vorrebbe ringraziare dando un bacio sulla guancia alla Dottoressa, che lo ha aiutato molto. Ma lei vorrebbe sottrarsi: “Un bacio? Ma sei così brutto...”, ed ovviamente la Dottoressa è in tutto e per tutto identica ad uno scimpanzé. (Pochi minuti prima, Heston trova un rasoio e riesce a radersi, e la Dottoressa non riesce a trattenere l’orrore per quello che a lei sembra il gesto di un folle).
E poi c’è, forse per la prima volta in queste dimensioni, il discorso sull’ecologia e sulla conservazione del mondo. Il mondo delle Scimmie è un mondo distrutto che sta faticosamente ricostruendosi, ed è stato distrutto dall’Uomo.
Il soggetto del film viene da un romanzo del francese Pierre Boulle, scritto nel 1963 (giusto per curiosità: Boulle è anche l’autore di “Il ponte sul fiume Kwai”); recentemente ne è stato fatto un remake, con la regia dell’ottimo Tim Burton. E’ un bel film, che purtroppo ricade nei due difetti di cui parlavo sopra: spiega troppe cose, e insiste troppo sulle scimmie. E poi, la novità e l’effetto shock se ne sono andate da un bel pezzo: del Pianeta delle Scimmie esiste anche una serie di telefilm...
Di notevole, nel remake di Tim Burton, ho trovato questo: che tutte le scimmie sono rappresentate nel cast, divise in tribù proprio come gli umani di oggi, sempre sull’orlo della guerra e con razzismi e divisioni (nazionalismi) al loro interno. Ci sono Oranghi, Gorilla, Scimpanzé, Macachi, Gibboni, Mandrilli, Babbuini; e in armature medievali elegantissime, simili a quelle dei film di Kurosawa.(e complimenti ai truccatori!).
PS: E’ notevole la parodia del finale del film 1968 fatta da Mel Brooks in “Balle spaziali”. (è proprio alla fine).

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