mercoledì 15 agosto 2007

I caratteri nel cinema: Michele Apicella

Solimano
E' da molto tempo ormai che Michele Apicella non lo vedo più, vedo uno che gli somiglia - devono essere un po' parenti - uno che cambia mestieri, ha fatto il prete, lo psicanalista, il politico di carriera (ne Il portaborse di Luchetti), mentre Michele Apicella più che altro parlava, e in genere chi l'ascoltava, anche se diceva bravo bravo, provava fastidio perché non lo capiva o lo capiva troppo bene.
Facciamo il caso del "Ve lo meritate, Alberto Sordi!". Michele era ingenuo, doveva capire che lo sapevano benissimo che se lo meritavano, Alberto Sordi, solo che non volevano che glielo si dicesse. Era comodo andare a vedere - una volta all'anno - Bergman o Antonioni, tirarsela un po', e poi, per tutte le feste, comandate e no, spassarsela con Alberto Sordi.
Ma anche quelli che in teoria gli erano più vicini non è che Michele li trattasse poi bene. Anche quelli che occupavano le scuole, cosa che a lui non piaceva perché la sorella Valentina sarebbe stata a rischio di chissà che, un fratello è bene che si preoccupi. Michele era strano, gli sarebbe piaciuto che quelli della sua età avessero dei valori, poi quando qualcuno ce li aveva - o diceva di averli - zac! a lui quei valori lì non andavano più bene, per il solo fatto che la persona che ne parlava in fondo non ci credeva e non li praticava. Tutto sommato, Michele da Olga c'è andato, mentre gli altri si sono fermati a mangiare cocomere o a tirar calci ad un pallone.
Sarei curioso di sapere che tipo di libri leggesse Michele, sono sicuro che leggeva, ma di questo chissà perché parlava poco. Tirava fuori ogni tanto il poeta Alvaro Rissa, ma era una lettura di facciata, poi Rissa ha fatto una sua carriera nel parastato, sicuro come l'oro. Per me, dal modo di ragionare e di affrontare la vita, Michele era uno che leggeva Cechov, e che aveva capito la cosa importante: che Cechov non è un triste, ma un disincantato - che non è sinonimo di cinico - non me lo vedo, Cechov, a inseguire utopie o ad intrupparsi in un corteo che dica ottimo ed abbondante a qualsiasi coglioneria che dica il capo corteo, comunque si chiami.
Oppure Svevo, ma non i personaggi come Nitti o Brentani, era assente in lui il rozzo tentativo di scalata sociale del primo e l'oscillare del secondo fra tentato controllo e schiavitù amorosa. A Michele andava bene uno come Zeno Cosini, che non sposasse però Augusta , a Michele piacevano difatti Silvana Mangano che balla il mambo, Ava Gardner e poi Jennifer Beals, una che le si vede il sudore quando balla, figurarsi Augusta. Però di Zeno Michele aveva l'abilità nel sottrarsi agli incastri. Solo che Zeno era più furbo, Michele si creava dei nemici gratis, anche in quelli che in politica la pensavano come lui. Ecco, non si poteva dare un dispiacere maggiore a Michele del dirgli : "La penso proprio come te!" Magari gli faceva piacere ma non gli suonava bene che tu lo dicessi.
Così anche in amore. Michele piaceva, non a tutte, ma piaceva. Quando se ne accorgeva, perché magari glielo dicevano - le donne sanno essere dirette - gli davano solo fastidio, perché aveva una gran voglia di dirlo anche lui, ma non gli andava di convertire il sentimento in parole. D'altra parte, ve lo vedete, ad esempio, Zeno Cosini essere eloquente in amore? Eloquente-eloquente, non contare quattro balle come da libretto. No, Zeno Cosini si sarebbe sottratto con una piroetta delle sue, adducendo una gita in barca con Guido Speier o il dover andare in borsa con Giovanni Malfenti. Michele Apicella era uno che non sapeva se esistesse la verità, ma delle bugie avvertiva la puzza immediatamente, bugie di tutti: critici e politici soprattutto, ma anche familiari. E il fastidio non riusciva a celarlo, grossissimo difetto qui da noi.
Difatti, è per questo che suppongo leggesse Cechov e Svevo: non propagandano verità, ma come annusatori di bugie sono imbattibili. Michele Apicella era seguito dal bracciante lucano, dal pastore abruzzese e dalla casalinga di Treviso (in Sogni d'oro) perché gli credevano come persona, ma molti preferivano lodarlo in modo generico alla non si sa mai.
Oggi mi sono divertito a leggere come parlavano di lui: un triste, un solitario, un pigro alla Oblomov, uno che esprime in sé il fallimento di una generazione... Cose così, ancor peggio a sinistra, perché uno come lui lo consideravano non inquadrabile nei consueti schemi più vecchi di Matusalemme, in cui c'è il verbo e tutti ad aggiungere predicati.
Un famoso regista ha detto che Michele si metteva davanti: che doveva fare, nascondersi nell'armadio? Negli armadi non c'era posto, fra l'altro, tanta era la gente che si nascondeva. Qualcuno gli ha rimpoverato pure la Nutella e la Sacher Torte, doveva mettersi davanti un piatto di pastasciutta - ancora Alberto Sordi! - o una mezza porzione stile C'eravamo tanto amati? Nella Sacher Torte ci trovo un sapore mitteleuropeo che ci farebbe solo bene. Gli hanno detto che esagerava con Freud, ma si vede che non hanno guardato bene Sogni d'oro: il guru di Michele non era Freud, ma la mamma di Freud, che come ognun sa è tutta un'altra tendenza. Infine c'è chi sostiene che di fondo Michele Apicella era il solito romano. Non è così, Michele era romano, non romano, un romano alla Sacher Torte.

P.S. C'è un poesia di Montale nota a tutti, che finisce con questi quattro versi:

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

E se, con fierezza, la rendessimo convessa da concava, come è la lettura abituale?
Dire ciò che non siamo, ciò che non vogliamo è un atto forte, e sappiamo tutti ciò che veramente non siamo e non vogliamo. Come sa chi disegna spesso, se si riportano sul foglio gli spazi negativi, gli spazi positivi escono infine quasi da soli, non offuscati dal voler vedere, dal presumere di vedere.

3 commenti:

Giuliano ha detto...

Palombella rossa ha molti momenti notevoli. E poi è un film sulla pallanuoto, una rarità assoluta. Con "Bianca" e "La messa è finita" lo metterei tra i film veramente compiuti di Nanni Moretti. (che, se avesse voluto, era ad un passo dal diventare l'erede Jean Renoir...)(sei ancora in tempo, Nanni!)

Solimano ha detto...

Io preferisco, a parte Ecce bombo che è hors categorie, film come Aprile e Caro diario, in particolare la parte che si svolge nelle isole Eolie, mentre ho apprezzato ma non molto gustato Sogni d'oro.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

"Veramente compiuti" non significa necessariamente i migliori, o quelli che ci piacciono di più...
(lo so che è una nozione comune, ma mi pare bello ripeterla).
Anche a me erano piaciuti molto gli episodi di "Aprile".