mercoledì 15 agosto 2007

Fumetti d'agosto: Hulk contro Groddeck

Giuliano
Georg Groddeck (1866-1934) si definì “psicoanalista selvaggio”. L’enciclopedia ricorda che lo si può considerare “il fondatore della psicosomatica”. Era un medico, più giovane di Freud di dieci anni, che si potrebbe considerare suo discepolo se non fosse per l’enormità della sua fantasia.
Lasciando da parte i discorsi seri e complicati (siamo a Ferragosto), io lo classificherei tra i grandi matti della letteratura: i suoi libri sono buffi e sconvolgenti, pieni di cose strane e di rivelazioni inaspettate. Per esempi, nel libro che cito, c’è un capitolo intero dedicato ai disturbi della vista; Groddeck spiega che la miopia nasce nei bambini “perché c’è qualcosa che non vogliono vedere”, e che solo in seguito questo disturbo porta a un vero problema fisico. Un po’ come prendere la scoliosi se si sta in posizioni sbagliate, insomma: ed essendo io miope dall’età di sette anni l’argomento non poteva non colpirmi.
Comunque qui si parla d’altro, e spero che vogliate perdonarmi (soprattutto gli appassionati di Hulk e di Biancaneve) il soggetto scelto, che è un tantino scabroso. Anzi, a dirla tutta: sarebbe da vietare ai minori di 18 anni...
(Il capitolo è molto lungo e dettagliato, e pieno di citazioni filologiche: ne riporto solo pochi momenti)

Georg Groddeck, da “Il linguaggio dell’Es”, ed. Adelphi
IL NANO E IL GIGANTE
(...) A mio modo di vedere, non c'è dubbio che i concetti gigante-nano siano derivati dal fenomeno dell'erezione e della flaccidità; identico effetto devono avere avuto i contrasti fra bambino (anche non ancora nato) e adulti; vi si aggiungano inoltre le alture montuose paragonate alle piccole elevazioni del terreno (il mucchietto di terra della talpa). (...) È quindi consigliabile considerare più da presso la contrapposizione fra gigante e nano, “Riese” e “Zwerg”. Ho già detto che in essa mi sembra scontata la connessione con i processi della vita erotica: i combattimenti fra il nano e il gigante, spesso cantati nelle leggende di tutti i tempi, finiscono con la vittoria del nano decrepito e insignificante, dotato di forze misteriose e irresistibili, che sopraffà il goffo gigante nonostante la sua forza soprannaturale (Riese, « gigante », apparentato al sanscrito vrsan, «maschile», «vigoroso»); ciò corrisponde al fenomeno dell'erezione che finisce nella flaccidità. Non di rado il gigante viene decapitato dal nano (fanciullo) vittorioso, e ciò illumina in modo peculiare la connessione fra punizione - qui la decapitazione che corrisponde alla scomparsa del glande nel prepuzio quando il membro diventa flaccido - e processi sessuali; a questo ho già accennato in altra occasione. (...) Se il piano di quest'opera me lo permettesse, si offrirebbe qui l'occasione di estendere la sfera di queste considerazioni a leggende e opere poetiche di ogni genere; mi limito invece a menzionare fra di esse la leggenda greca della guerra delle gru (simbolo dell'erezione, gigante) contro i pigmei, e il romanzo di Swift “I viaggi di Gulliver”: in letteratura risulta più chiaro che nelle arti figurative il fatto che dell'erezione partecipino molte, moltissime forme in cui il membro maschile è «nano» (l'evacuazione di Gulliver, il Pantagruel di Rabelais).
Nelle arti figurative è stata usata spessissimo come simbolo la leggenda del gigante Golia e del fanciullo Davide. In queste immagini colpisce l'assenza della donna: mentre nelle raffigurazioni di Giuditta è chiaramente simbolizzata la flaccidità del fallo dopo il coito (a Firenze c'è un quadro dell'Allori che rappresenta Giuditta con il capo mozzato di Oloferne, mentre la sua anziana accompagnatrice, simbolo della madre, regge il sacco - uterus - in cui verrà sepolto il capo), il David del Verrocchio mostra che al gigante fallo viene mozzata la testa dallo stesso fallo, cioè dalla spada. La vita pone fine alla maggior parte delle erezioni non già mediante la donna, bensì facendo ritornare l'uomo bambino: l'inconscio del Verrocchio ha posto in mano al fanciullo una spada per metà abbassata a caratterizzare il processo dell'afflosciarsi del membro: il fanciullo Davide vince il forte Golia lanciandogli una pietra; la verità che erezione, eiaculazione e flaccidità sono di per sé esistenti senza che vi abbia a partecipare la donna (onanismo, polluzione), ha fornito le motivazioni inconsce da cui sono nati questi capolavori.
Una singolare opera dell'inconscio è il David di Michelangelo: in esso l'idea presente anche nella Creazione dell'uomo dello stesso Michelangelo, e cioè che l'elemento maschile conosce già per conto suo erezione e flaccidità, ci viene posta dinanzi agli occhi con spietata evidenza. Davide è gigante e ragazzo al tempo stesso, egli porta la fionda senza che venga mostrato il suo avversario. Questa esposizione senza veli dell'autoerotismo nel maschio riesce quasi insopportabile. Anche l'inconscio dell'antichità ha rappresentato abbastanza spesso il maschio conchiuso in se stesso (si pensi al Doriforo), ma non si era mai osato raffigurare il fanciullo gigantesco capace di usare la fionda, quest'inno trionfale all'autonomia del maschio e alla sua indipendenza dalla donna, poiché l'uomo possiede tutte e tre le forme dell'essere umano; chi scrive capisce bene perché la massa degli uomini abbia subito tirato sassate contro quel colosso.
(...)

2 commenti:

Solimano ha detto...

Per me Groddeck racconta tante storie, però, rispetto ai seriosi ha due pregi: è simpatico ed estremamente fantasioso. Sparando nel mucchio, ogni tanto ne azzecca qualcuna giusta, e quando ci azzecca lo segui volentieri, perché ti convince con una scrittura in cui si mette in gioco lui in prima persona. Non come certuni che scrivevano di psicanalisi come se i malati fossero tutti gli altri e solo loro i sani.
Finì che se la prendevano l'uno con l'altro più che occuparsi delle persone, e naturalmente erano litigi interminabili, perché non c'era nessun riscontro obiettivo sulle ragioni e sui torti.
Ma mi ci divertii, oltre che con Groddeck, anche colla Gestalt e con l'analisi transazionale: i giochi nevrotici erano spassosissimi, da Peliamo quel pollo a Toh, mi si è rotta la calza! Chissà se ci hanno fatto dei film, ci sarebbe voluto Jerry Lewis.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Sì, Jerry Lewis per Groddeck sarebbe stato l'ideale!
Magari per "Lo scrutatore d'anime", che è un romanzo ed è veramente folle, sarebbe andato bene anche Jacovitti...