mercoledì 12 settembre 2007

Metropolis

Giuliano
Su “Metropolis” non so cosa dire, sono senza parole: nel senso che sono rimasto a bocca aperta dalla prima volta che l’ho visto, e da allora non mi sono più ripreso. La prima cosa che faccio è correre alla data in cui è stato girato: 1926. Sì, è vero, in parecchie sequenze mostra tutti i suoi anni, ma per il resto è di una visionarietà e di una bellezza, e di una profondità, che lascia senza fiato ancora oggi.
Ed infatti Metropolis è ancora imitato, imitatissimo; e citato, citatissimo. Il mondo dei videoclip trabocca di citazioni da Metropolis, e anche al cinema non si scherza. Insomma, con tutti gli anni che sono passati Fritz Lang è ancora vivo, vivissimo.
Ho aspettato invano che qualcuno di noi si decidesse a parlare di “Metropolis”. Siccome non l’ha fatto nessuno, lo tiro fuori io: e lascio che a parlarne sia proprio il vecchio Fritz, in persona.
Metropolis
Regia: Fritz Lang; sceneggiatura: Fritz Lang, Thea von Harbou; fotografia: Karl Freund, Günther Rittau; effetti speciali fotografici: Eugene Schufftan; scenografia: Otto Hunte, Erich Kettelhut, Karl Vollbrecht; sculture: Walter Schultze-Middendorf; musica: Gottfried Huppertz; interpreti: Brigitte Helm (Maria), Alfred Abel (John Fredersen), Gustav Frölhich (Freder Fredersen), Rudolph Klein-Rogge (Rotwang), Heinrich Georg (caposquadra), Fritz Rasp (Grot), Theodor Loos, Erwin Biswanger, Olaf Storm, Hans Leo Reich, Heinrich Gotho, Margarete Lanner, Max Dietze, Georg John, Walter Kuhle, Arthur Reinhard, Erwin Vater, Grete Berger, Olly Böheim, Ellen Frey, Lisa Gray, Rose Leichtenstein, Helene Weigel, Beatrice Garga, Anny Hintze, Helen von Münchhoten, Hilda Woitscheff, Fritz Alberti, 750 ruoli secondari e più di trentamila comparse; produzione: Ufa; lavorazione: 310 giorni, 60 notti, 1925-26; lunghezza: 4189 metri; prima proiezione: gennaio-febbraio 1927.

«La storia della città del 2000. I lavoratori vivono dieci piani sottoterra e il Padrone vive in cima - era tutto molto simbolico». Quando una ragazza del popolo minaccia di guidare una rivolta contro la classe dei privilegiati, il Padrone crea un robot con le sembianze della ragazza per fermare la rivolta; questa esplode quando il robot si ribella al suo creatore, e soltanto l'amore del figlio del Padrone per la ragazza evita la distruzione totale della città. «Alla fine, dopo esser stato sul punto di perdere il figlio, il padrone capisce come tutto ciò che aveva fatto fosse sbagliato». La signora von Harbou pubblicò un romanzo basato sul film. Fu il film più costoso dell'Ufa fino a quel momento (oltre due milioni di marchi). Venne proiettato per la prima volta (in una versione di 3170 metri) negli Stati Uniti il 13 agosto del 1927, distribuito dalla Paramount Famous Lasky Corporation. «Mi sono occupato di tante cose nella mia vita, anche di magia. Io e la signora von Harbou inserimmo nella sceneggiatura di Metropolis lo scontro fra la scienza moderna e l'occultismo, la scienza dell'epoca medievale. Il mago rappresentava il male che stava dietro a tutto quello che succedeva: c'era una scena in cui tutti i ponti cadevano, si levavano fiamme, e da una chiesa gotica uscivano fantasmi, demoni e bestie. Dissi a me stesso: "No, non posso farlo". Oggi lo farei, ma a quei tempi non ne avevo il coraggio. A poco a poco eliminammo tutta la magia e forse fu per questo motivo che Metropolis mi sembrò raffazzonato alla meglio. Ma in realtà non mi piaceva molto perché era un film in cui gli esseri umani non contavano nulla, se non come parte di una macchina. La tesi principale era della signora von Harbou, ma io sono responsabile almeno del 50 per cento del film, visto che l'ho diretto. A quell'epoca non mi interessavo di politica come adesso. Non si può fare un film socialmente impegnato in cui si dice che il tramite fra il braccio e il cervello è il cuore - è una favola - senza dubbio. Ma mi interessavano molto le macchine... Ad ogni modo il film non mi piaceva - mi sembrava superficiale e stupido - poi, quando vidi gli astronauti - che altro sono se non parte di una macchina? E molto difficile parlare di film - dovrei dire ora che mi piace Metropolis perché si è avverato qualcosa che avevo visto nella mia immaginazione, anche se l'ho detestato dopo averlo finito?»
La citazione viene da “Il cinema secondo Fritz Lang” di Peter Bogdanovich (ed. Pratiche). E’ una lunga intervista, nella quale però ci si sofferma soprattutto sul periodo americano di Lang; ed è per questo che il brano su “Metropolis” è in appendice. (La “signora von Harbou” era all’epoca la moglie di Fritz Lang. Contattato da Goebbels in persona per dirigere il cinema tedesco, Lang molla tutto – compresa la signora von Harbou, filonazista – e scappa col primo treno. La fuga precipitosa di Lang dalla Germania nazista, nel racconto fatto da lui stesso, è un pezzo da antologia: se qualcuno non lo conosce prometto di tornarci sopra quanto prima.)

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Un cult. Simply.

Brian

Gabriella ha detto...

...E meno male che non sapevi cosa dire e che eri senza parole, pensa tu se le parole le avessi avute ed avessi avuto di che dire ;-)
Per il resto, mi unisco a Brian e dico anche io "Un cult. Simply".

giulia ha detto...

Un grandissimo film...molto ben presentato Giulia

Giuliano ha detto...

Ho solo fatto lavorare il vecchio Fritz.. (e lo scanner, certo: è qui che mi sta chiamando e se non lo cito poi non mi funziona più).
E un bel grazie all'autore e all'editore del libro che ho citato.

Roby ha detto...

E' una vita che mi riprometto di vedere questo film, "assaggiato" di sfuggita, a pezzi e bocconi, nel mezzo di vari programmi TV, videoclip (tipo quello dei Queen) e così via. Comunque, leggere il tuo post è stato già un bel passo avanti!!!

Ave&vale

ROBY

Synapsis ha detto...

Il film è staordinario, specialmente nella versione con le musiche di Philip Glass. E' passata anni fa su RaiTre. Qualcuno sa dove trovarla?
Hans

Giuliano ha detto...

Mah! E' un problema, bisogna leggersi con cura le etichette dei dvd oppure cercare su internet. Io purtroppo non ho molta pazienza nel "cercare e scaricare"...
Di recente ho visto due o tre edizioni diverse di Metropolis alla Fnac di Milano, ma penso che una fosse la versione di Moroder, colorizzata e con musiche dello stesso Moroder in versione disco.
Grazie per il messaggio!