martedì 16 ottobre 2007

Il buio nella mente (2)

La Cérémonie di Claude Chabrol (1995) Racconto di Ruth Rendell, Sceneggiatura di Claude Chabrol, Caroline Eliacheff Con Isabelle Huppert, Sandrine Bonnaire, Jen-Pierre Cassel, Jacqueline Bisset, Virginie Ledoyen, Valentin Merlet, Julien Rochefort, Dominique Frot, Jean-François Perrier Musica: Matthieu Chabrol Fotografia: Bernard Zitzermann (112 minuti) Rating IMDb: 7.5
Laura
Ho appena finito di vedere questo bellissimo film e sono pienamente d'accordo con l'intero post che ho letto qui. Vorrei solo aggiungere poche osservazioni su dettagli che ancora adesso mi tengono in ostaggio e che, perdonate, mi faranno scrivere (e di questo mi scuso in anticipo.) C'è un colpo sparato dalla Bonnaire ai bei libri rilegati sugli scaffali. Sophie è analfabeta, questa condizione l'ha portata a sentirsi una minorata, a giocare e a pensare sempre in anticipo per non farsi scoprire così ignorante. I rapporti con gli altri rimangono mutilati (neppure alla sua amica del cuore confessa la sua lacuna.) Quando la cosa viene scoperta da Melinda, Sophie agisce subito col ricatto sulla presunta gravidanza della ragazza respingendo quella forma di aiuto che forse le pare elemosina o l'ennesimo abito liso da dare ai poveri. Allo stesso tempo io credo che proprio nello sparo destinato ai libri ci sia comunque una rivendicazione, un messaggio personale di Sophie del tipo "io non sono come voi, non VOGLIO essere come voi". Quindi spara a morte su tutto quel mondo che non è il suo con la stessa facilità con cui eliminò quello del padre (la sofferenza, la vecchiaia, i cattivi odori...) Jeanne è il suo doppio. " La Posta" è stata buona con lei, dopo quel brutto fatto della sua figlioletta, l'ha ripresa a lavorare trasferendola in un altro ufficio. Eppure Jeanne, sebbene sembri più scaltra di Sophie non riesce proprio ad inserirsi. Tutto le va stretto. Il suo è un urlo continuo, nelle risatine, nei gesti scattosi, nei comportamenti rivoltosi e a tratti infantili. In verità, m'aspettavo che Jeanne sparasse un colpo al Don Giovanni di Mozart (alla televisione) tanto stride insopportabile nella scena di sangue. Invece no. Jeanne sembra aver oltrepassato la fase del disagio provato da Sophie, Jeanne odia lucidamente e basta ciò che non può essere né avere. Jeanne non spara sui simboli, tuttalpiù se ne appropria. Poteva portarsi via uno dei televisori che non possiede ma forse per praticità, sceglie un altro trofeo. Purtroppo quello sbagliato. Le classi sociali esistono, potentemente. Si rivelano in tutta la loro chiarezza quando il rapporto con L'altro accorcia la propria distanza. Gli status sociali passano in seconda fila. In prima, combattono sempre quelli mentali.

P.S. Questo scritto è nato ieri come commento al mio post con lo stesso titolo, a me e Giuliano è piaciuto e qui lo inseriamo oggi come post. Grazie Laura. (s)

5 commenti:

Solimano ha detto...

Laura, lo sparare sui libri è una reazione istintiva molto diffusa. La si vede in certi antichi affreschi rovinati dalle scritte che ci facevano sopra: a Castiglione Olona, tutto il manto della Erodiade di Masolino è rovinato, ho la fotografia da qualche parte. In fondo credo che il meccanismo sia lo stesso nel caso dei graffiti sui muri, che più vorrebbero infierire quanto più l'edificio è pregevole. Quelli che avevano proposto di costruire dei muri apposta perché si sfogassero scrivendoci sopra, per me non avevano capito il meccanismo mentale, che è quello che hai descritto tu.
E i colpi frequenti di tosse ai concerti, se il pubblico non è di appassonati che amino la musica che stanno ascoltando? E' un modo per reagire anche quello, per chiamarsi fuori, qualcuno ci prova anche lasciando il telefonino acceso...
Ma la colpa è anche di chi parla di musica ed arte non per amore di quello di cui parla, ma per far vedere che lui le cose le sa. Questo si sente a naso, e dà giustamente molto fastidio.

saludos
Solimano

Anonimo ha detto...

Quant'è vero, Solimano!
Le scritte, i colpi di tosse, i graffiti. E' sempre sconcertante come il modo scelto di ribellarsi deturpi un bene o un piacere di tutti. Persone che agiscono così vanno a cercarsi sempre un'ampia vetrina, si assicurano la "visibilità", la "sonora visibilità" sugli altri. E oltre a chiederci Come mai, capita di dispiacersi che quell'individuo si sia privato dell'occasione di appassionarsi all'oggetto anziché offenderlo senza rispetto per nulla. Credo fermamente che la cultura, il sapere, rimangano strumenti freddi per avvicinarsi a qualsiasi cosa e inoltrarsi nella comprensione. E' la passione che scalda i mezzi e dà loro vita, che fa da motore, che ti porta sempre "in avanti". Non è un caso che persone mosse da questa potente energia si riconoscano fra di loro, a naso, e stiano bene insieme. Fare bella mostra delle proprie conoscenze non giova a granché (solo a chi ne fa sfoggio per vanità, o per altre insicurezze). Mi chiedo se Sophie fosse arrivata a usare il fucile senza l'influsso malefico di Jeanne. Jeanne è un potente detonatore. E' la sua voce diabolica che conduce Sophie all'esplosione (lei, che implodeva in segreto nella sua stanza, alle prese coi cerchi fatti di pollice e indice, di lettere labiali e dentali, con quel germoglio di volontà di superarsi). E' il quaderno segreto lo strumento di Sophie. Ma rimane cosa fredda, un muro di gomma contro cui rimbalzare perché anche la volontà senza un briciolo di passione (fiamma piccola ma che può essere alimentata e crescere) non sopravvive. Invece è Jeanne a incendiare l'animo dell'analfabeta, le fornisce quella risposta immediata che le manca, immediata e priva di scrupoli, di sensi di colpa, priva di evoluzione positiva. La passione crea, la passione distrugge.
A volte genera mostri.
cari saluti
Laura

Solimano ha detto...

Laura, Chabrol, col mostrare senza dimostrare, guacagna in efficacia perché i gesti hanno più forza delle parole.
Inoltre allarga il discorso invece di stringerlo, infatti su questo film si sono fatte diverse interpretazioni, da quella marxista a quella psichiatrica, Per me la più valida è l'ipotesi di invidia sociale, non vista moralisticamente ma come logica conseguenza delle separatezze e delle solitudini.

good night
Solimano

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo.
Mi piacerebbe leggere anche altri pareri per vedere quanto ancora c'è da esplorare in questo film. Io ho detto la mia (anche azzardando molto in alcuni punti) ma preferisco che qualcuno mi contraddica (con buoni argomenti, certo) e si animi qualcosa di più...
...ehi, Solimano, è chiaro che i tuoi commenti sono comunque esaustivi e molto stimolanti!
Ah, ecco! Volevo chiederti: ma come fai a sapere che Sophie viene internata? Nel film che ho visto io si vede lei che s'incammina nella strada buia oltrepassando ambulanza e volanti mentre un poliziotto aziona la registrazione dello stereo rubato...poi basta. Pare quasi che la faccia franca.
Esiste una seconda versione?
cari saluti
Laura

Solimano ha detto...

Laura, pochi in Italia vedono i film di Chabrol, ma il tempo sarà galantuomo. Intanto mettiamo alcuni suoi film e cerchiamo di farlo bene: mettere i film noti a tutti è senz'altro bello ed utile, ma ce ne sono altri, che amiamo, che è bene far conoscere, da cosa nasce cosa.
Per il resto, il film deriva da un romanzo, e mi sembra di aver letto qualcosa riguardo il futuro Sophie. Ma si tratta comunque di opere di fantasia, su cui non serve strologare. Però occorre prendere atto che certe fantasie - sia di film che di romanzi - sono più vere della realtà.

saludos
Solimano