giovedì 21 agosto 2008

James Thurber (2)

Solimano
Ecco il secondo post dedicato a James Grover Thurber (1894-1961), quello che se ne stava nascosto nell'armadio (ma l'ho trovato). Le immagini sono ancora tratte dal libro "Storie e parole" edito da Longanesi & C, Milano nel 1960.
Alcune brevi informazioni su Thurber le trovate nel primo post.
L'immagine d'apertura dimostra in maniera esauriente che certi equilibristi farebbero bene a non avere cani particolarmente affettuosi.

Questa la trovo di un verità quasi tragica. Mi ha fatto venire in mente certi family dinner aziendali, in cui si capiva che il marito in casa raccontava delle storie sulla sua esatta posizione nell'azienda, che era naturalmente competitiva. Un collega da anni faceva sempre lo stesso lavoro, sapevamo tutti che lì sarebbe rimasto, e la moglie, di fronte a tutti, disse tranquilla: "Mio marito è in carriera, quindi è giusto che la famiglia venga un po' sacrificata". Lui non sapeva da che parte guardare.


L'ambiguità è geniale. I conigli potrebbero aver preso il potere, come i baccelloni ne L'invasione degli ultracorpi. Per mantenere il potere fanno credere agli altri, di vedere dappertutto conigli che non ci sono, quindi di essere matti. E questa, di considerare matti gli oppositori, è stata largamente praticata nella Russia del dopo Stalin. Prima, li eliminavano mandandoli nei gulag, ma quando arrivò Breznev, i manicomi diventarono l'utile soluzione di compromesso. Ci avete mai pensato cosa dovevano pensare i medici che avallavano tutto questo? Ho trovato una frase di Thurber che trovo semplice e mirabile: «Non guardare al passato con rabbia o al futuro con ansia, ma guardati intorno con attenzione».

Questo modo di farsi aiutare è prediletto dagli scrittori, che approfittano della loro abilità nello scrivere e nel parlare. Di Sartre, che notoriamente non era bellissimo, ma di cui erano noti i successi con le donne, si diceva con invidia che la sua tecnica di seduzione era semplice: stordirle con le parole. Mentre sembra che Camus non facesse così, le stordiva con l'aspetto. Ma lo scrittore di Thurber sembra proprio uno che attiri volontariato, più che altro. Il marito appena arrivato farebbe bene a crederlo. Eppoi, uno scrittore, ma stiamo scherzando? Uno scrittore dovrebbe avere campo libero, bisognerebbe sentirsi onorati, di avere uno scrittore che gira per casa mentre tu sei in viaggio per lavoro.

Anche questa vignetta ha una sua geniale ambiguità. Il padre prepotente ne sa meno del figlio sottomesso, che ha visto cosa c'è veramente in quel bosco. Ne ho visti, di padri prepotenti di questo tipo: gli imprenditori che avevano costruito la ditta e che volevano che il figlio fosse come loro. Il figlio non poteva esserlo (anche perché la ditta era già costruita), e per liberarsi dal continuo confronto col padre, prendeva dei consulenti saputi e chiacchieroni che in poco tempo mandavano a catafascio la ditta. Ricordo la frase di una ragioniera cinquantenne che ne aveva visto tante: "Dalle macro-analisi scaturiscono i mini-risultati". Una ragioniera Cassandra.

L'immagine è diversa dalle altre, difatti non deriva dal libro ma dal Linus numero 30 del settembre 1967. E' l'illustrazione di un famoso racconto di Thurber: "Il mistero del delitto di Macbeth", che assai opportunamente fu pubblicato in quel numero di Linus. Chi l'ha letto se lo ricorda per sempre, e gli viene ancora da ridere. Chi non lo ha letto si sbrighi, lo legga subito. Racconta di una signora che legge abitualmente libri gialli. Una sera si trova a leggere il Macbeth di Shakespeare credendo che sia un libro giallo in cui bisogna scoprire l'assassino. Lo sconosciuto giallista Shakespeare non le sembra un granché però è certamente uno che se si applica si farà.

In chiusura metto due immagini in sequenza tratte dalla parabola disegnata "L'ultimo fiore": il sorgere dell'amore nel mondo.


4 commenti:

Giuliano ha detto...

L'Eva di Thurber si meriterebbe un posto di rilevo tra le Eve.
Ne ho viste tante, anche di pittori importanti, ma questa fa davvero venire voglia di andarle vicino.

Solimano ha detto...

Thurber è abilissimo anche in questo. Con la sua apparente ingenuità tocca le corde giuste.

saludos
Solimano

arfasatto ha detto...

Thurber è un genio, o poco ci manca...me l'avete fatto scoprire voi, mai visto prima, e dire che ero un 'appassionata e fedele lettrice di Linus. Ma si sa, ognuno ha i suoi prediletti e magari trascura gli altri. Poi penso che sia il suo tratto, sia la sua ironia molto sottile non fossero capiti e apprezzati dai giovani dell'epoca (ebbene sì, non sono più una bambina, ho più di 45 anni).
All'epoca adoravo i Peanuts, Bristow, Wizard of Id, Al Capp, Valentina e, prima, Neutron(giusto?). Insomma, tutto secondo copione.

Solimano ha detto...

Arfasatto, Thurber è soprattutto un grande scrittore, con una voce personalissima e un tipo di umorismo acuto, tenero ma non compiacente. E' l'eccezione che conferma la regola, perché fu anche un grande giornalista, ma in lui come scritore non si avverte mai la limitatezza in profondità e in vastità tipica di tutti i giornalisti scrittori, che magari leggi volentieri ma che non ti rimangono dentro: Thurber è uno che col suo modo gentile affonda i colpi e te lo ricordi sempre. Conclusione: ti consiglio caldamente la lettura dei racconti di Thurber.

grazie e saludos
Solimano