sabato 1 dicembre 2007

Sostiene Pereira

Sostiene Pereira, di Roberto Faenza (1996) Dal romanzo di Antonio Tabucchi, Sceneggiatura di Roberto Faenza, Sergio Vecchio Con Marcello Mastroianni, Joaquim de Almeida, Daniel Auteuil, Stefano Dionisi, Nicoletta Braschi, Marthe Keller Musica: Ennio Morricone Fotografia: Blasco Giurato (104 minuti) Rating IMDb: 7.5
Ottavio
Il bello della mia età (65 suonati, come si suol dire) è che, avendone viste e sentite tante, ogni nuova esperienza ne richiama inevitabilmente altre del passato. Più prosaicamente, in questo periodo sto leggendo “L’anno della morte di Ricardo Reis” di Saramago che tratta del ritorno a Lisbona dal Brasile di un medico e poeta portoghese alla ricerca di sé stesso (o di un motivo per vivere, che è lo stesso). Nelle peregrinazioni del dottor Reis per i quartieri e le strade di Lisbona ritrovo le lunghe passeggiate di una breve vacanza alla fine di febbraio di diversi anni fa, il fascino dei quartieri come il Rossio (col numero incredibile di librerie) o l’Alfama, le splendide viste sul Tago dai vari altos, e quei particolari che fanno unica Lisbona rispetto alle altre capitali europee, come i lustrascarpe o i venditori di caldarroste (le castagne sono arrostite nella brace mista a cenere, come si usa, o si usava, nelle case contadine del nostro sud, e nell’aria si propaga un caratteristico odore di fumo). Oppure per la sorprendente sede del partito comunista portoghese (un imponente palazzo nella più importante arteria di Lisbona, l’Avenida da Liberdade).

Non solo. Il libro di Saramago è ambientato nella metà degli anni ’30, in Portogallo vige la dittatura di Salazar, con i classici caratteri dei vari fascismi all’epoca ampiamente diffusi in Europa, mentre in Spagna sta per scoppiare la guerra civile, prologo del secondo conflitto mondiale. E’ lo stesso contesto storico, oltreché ambientale, di “Sostiene Pereira”, il bel romanzo di Antonio Tabucchi da cui Roberto Faenza ha tratto l’omonimo film.
Il dottor Pereira, interpretato nel film da un ottimo Marcello Mastroianni, è un vecchio giornalista che trascina stancamente la sua vecchiaia. Dopo trent’anni in cui si è occupato di cronaca nera, rimasto vedovo e solo, compila la pagina culturale del giornale, traducendo i grandi romanzieri francesi dell’ottocento, unico interesse che lo stimoli. E’ assolutamente disinteressato alle vicende politiche del suo Paese e la sua giornata costellata di eventi abitudinari: si sposta da casa alla redazione e viceversa, prende i pasti fuori casa nel solito ristorante dove immancabilmente mangia omelette alle erbe aromatiche e beve limonata con troppo zucchero.
Ma questo noioso tran-tran quotidiano viene bruscamente interrotto dalla conoscenza di un giovane italiano, Monteiro Rossi, e della sua fidanzata Marta, dei rivoluzionari che combattono le dittature fasciste, che lo coinvolgono, suo malgrado, nelle loro attività clandestine. Pereira assume Monteiro Rossi nella sua redazione, fornendogli inconsapevolmente una copertura per le sue attività. L’atteggiamento “cospirativo” di Monteiro e Marta irrita Pereira, che vede sconvolto il suo ritmo di vita, ma non può evitare di subirne il fascino. Lentamente Pereira si sveglia dal torpore e comincia a capire la triste realtà del suo Paese, anche attraverso i colloqui con il dottor Cardoso, un medico dello stabilimento termale dove si reca per un periodo di cure.
La situazione precipita quando una squadra della polizia politica irrompe nell’appartamento di Pereira dove si trova anche Monteiro Rossi e percuote quest’ultimo a morte. Il dramma a cui assiste dà lo spunto a Pereira di prendere finalmente coscienza e di compiere il primo atto di ribellione della sua vita: con uno stratagemma, aggirando la censura con l’aiuto del dottor Cardoso, riesce a far pubblicare nel suo giornale la cronaca dell’omicidio, rendendo così evidente all’opinione pubblica il vero volto della dittatura salazariana. E subito dopo parte per Parigi, una delle ultime oasi di libertà in Europa.
Fin qui il film, e il libro. Per ogni film tratto da un libro, specie se di successo, si verifica lo scontato dibattito: meglio il film o il libro? Mah, qui conta molto la preferenza personale. In genere durante la lettura uno si immagina già situazioni e personaggi che difficilmente ritrova nel film, anche se mi pare di poter dire che in questo caso sceneggiatura e regia sono stati molto fedeli al romanzo.
Alcuni critici hanno “preferito” il film perché gli ha evitato il continuo intercalare “sostiene Pereira” nella lettura del libro: confesso che a me non ha dato alcun fastidio, forse perché ero più interessato alle vicende che allo stile del racconto. A proposito di stile, consiglierei ai critici di cui sopra di esercitarsi con quello di Saramago, e poi vediamo.
Il film è ben diretto (Roberto Faenza è un regista non meno valido di altri colleghi italiani, da Muccino a Luchetti, basti pensare allo splendido Jona che visse nella balena, ma immeritatamente meno “celebrato”), bene interpretato (opinione personale, naturalmente) da un ottimo cast, ben “musicato” (Morricone) e, come detto, fedele al romanzo. Il suo insegnamento è valido in ogni tempo e in ogni luogo: come riconoscere un regime dittatoriale che non s'instaura con colpi di Stato ma s'insinua sotto l'apparenza della normalità, come identificare certi meccanismi autoritari di cui i cittadini distratti possono non accorgersi e un'autocensura peggiore della censura, come accettare le responsabilità che ognuno porta nella perdita della libertà.
Contrariamente a Ricardo Reis, che muore a simboleggiare il destino della grande civiltà europea che sta per soccombere nella morsa nazifascista, Pereira ritrova una ragione per vivere proprio per reagire allo stesso destino che in quegli anni sembrava ineluttabile.

6 commenti:

Giuliano ha detto...

Ho letto il libro, e l'ho trovato molto bello e molto ben scritto.
Ci sono anche, come in tutti i bei libri, cose che non ti aspetti: come il discorso su Pierre Janet e le varie personalità di cui siamo composti, un discorso troppo serio per portarlo qui, e che è alla base del personaggio Pereira.
A me quel ritotno continuo "Sostiene Pereira" era piaciuto molto. E' un po' come un tema musicale in un quartetto d'archi...

Gabriella ha detto...

Non ho letto il libro di Tabucchi, scrittore che non mi esalta come autore tranne nel racconto Il gioco del rovescio ma che ha avuto l'impagabile merito di tradurre e divulgare in Italia il gigante Pessoa. Il film di Faenza non mi entusiasmò, anzi me lo ricordo con fastidio per la recitazione che mi sembrava molto artificiosa e poco credibile. Però c'era Lisboa, e questo bastava a bearmi.
Altra cosa Saramago (riverenza) e L'anno della morte di Ricardo Reis, libro meraviglioso (almeno, a gusto mio) che ho letto almeno cinque o sei volte e che conosco praticamente a memoria.
Perchè accontentarsi degli aspiranti cloni, quando si può diporre degli originali (nella fattispecie: Pessoa e Saramago)?
Obrigada :-)

Dario D'Angelo ha detto...

Concordo con Giuliano, e con te mi sembra, sul libro e su sul "ritornello".
La molla del commento è però scattata per aver tu citato un film, Jona che visse nella balena, che anch'io considero splendido anche se, purtroppo, poco conosciuto "al grande pubblico" :-)

Solimano ha detto...

Oggi mi sono guadagnato la giornata. Uno dei miei problemi attuali è che leggo poco, preso dai film (perché per scriverne, è meglio rivederli, sennò si finisce sulle sabbie mobili del generico).
Di Saramago ho finora letto pochissimo (qualche decina di pagine) ma mi è bastato per convincermi che debbo assolutamente leggerlo.
La concorde testimonianza di Ottavio e di Gabriella mi ha fatto decidere: da domani parto con L'anno della morte di Riccardo Reis, che è già nella mia biblioteca.
Antonio Tabucchi. Prima di tutto condivido la battaglia politica decisa che ha intrapreso tempo fa, e per cui è stato insultato im molti modi fra il silenzio di diversi suoi colleghi. Come scrittore, c'è almeno un suo libro che amo molto: Notturno indiano, forse ci gioca la mia passione indica ma l'ho letto e riletto volentieri. Sostiene Pereira mi è sembrato buono ma inferiore. Il film, a parte Lisbona per cui chi l'ha vista non può essere che d'accordo ( ma tutto il Portogallo è bello, qualcuno è stato a Coimbra?), il film non mi ha dato valore aggiunto rispetto al libro che avevo già letto.
Mi avete molto incuriosito con Jona che visse nella balena, cercherò di vederlo senz'altro.

saludos
Solimano

Giuliano ha detto...

Una curiosità: nel 1978 Roberto Faenza ha girato un documentario che si chiamava "Forza Italia" (ma era sulla Dc e dintorni, ovviamente).
E' un regista che stimo molto, ma non mi è rimasto molto dei suoi film in mente (è molto bello "Marianna Ucrìa", tratto dal libro di Dacia Maraini)

Accattone ha detto...

Intervengo molti anni dopo questo post. Solo perchè Tabucchi se n'è andato e l'averci rivelato e curato Pessoa è un merito grandissimo. Ho visto il film appena uscito allora per la regia di Faenza; ci menavano le scolaresche frotte di inseganti attratte dal patrocinio della Presidenza del Consiglio. Il libro non l'avevo letto e fu merito del film se lo lessi.
Ma il film era qualcosa di terrificante, pessimamente girato, tremendamente sincronizzato, scenograficamente mostruoso, recitato peggio (Mastroianni a parte). Mi addormentai per la II volta in trent'anni di cinema. Una presa per i fondelli colossale. Mi chiesi se il romanzo potesse mai essere simile al film, in fondo Tabucchi ci aveva regalato "Una sola Moltitudine" e mi incuriosii. Fortunatamente era infinitamente migliore di quella immensa boiata pazzesca. L'ultimo sforzo che feci con Faenza fu il Sasso in Bocca, altra terrificante esperienza. Non ce l'ho con Faenza, ma con quella idiozia tutta italiana di incensare nel cinema i film di presunto impegno civile a prescindere. Cosi' son stati buttati soldi e e risorse in mostruosi registi di immeritato successo di critica che credo abbia allontanato dal cinema molte giovani menti.
Un saluto a Tabucchi e ancora un grazie. Ma solo a lui che forse poteva rifiutarsi di partecipare a quella riduzione in poltiglia della pellicola di Faenza , si reggevano appena 20 minuti solo grazie a Mastroianni, poi un disastro soporifero. C'era pure la Braschi, che è già tutto dire sul resto del cast e della recitazione (sic !).