domenica 16 dicembre 2007

La moda nel cinema: Un americano a Parigi

Solimano
Nel film "Il tempo delle mele" (1980) di Claude Pinoteau, la tredicenne Vic (Sophie Marceau) è stata invitata ad una festa e deve decidere che abito mettersi. Il regista inventa che Vic si cambi a velocità supersonica e che nel giro di due minuti, tre al massimo, mostri alla mamma Françoise (Brigitte Fossey) più di dieci abbigliamenti diversi. A questi pochi minuti ho dedicato il primo post della vista logica "La moda nel cinema", a cui anche questo post appartiene.
Curiosamente un episodio che ha qualcosa in comune avviene nel film "Un americano a Parigi" (1951) di Vincente Minnelli. Il film è incominciato da pochi minuti e due amici stanno parlando in un bistrot. Uno è Adam Cook (Oscar Levant), pianista molto bravo ma che fatica ad ottenere successo, l'altro è un cantante ed intrattenitore, Henri 'Hank' Baurel (Georges Guétary) che, oltre ad essere di famiglia ricca, il successo lo sta ottenendo e si sta parlando di una tournée in America. Oltre tutto, Henri è innamorato di una ragazza che lavora in una profumeria, Lise Bouvier (Leslie Caron) e ne parla così felicemente coinvolto che sogna di vederla, e noi, per pochi minuti, vediamo Leslie Caron (diciannovenne) che balla da sola abbigliata in sei modi diversi, corrispondenti al tipo di danza che esegue.
I sei abiti da ballo, con notevole furberia, corrispondono ai target diversi di pubblico a cui il film voleva rivolgersi.

Questo è il classico tutù, rivolto a quelli che erano abituati alla danza classica. Ma il colore è piuttosto insolito: blu sia il vestito che le scarpette. I coreografi inserirono, rispettando il programma che si erano dati, qualche sorpresa, che fosse però accettabile per gli spettatori. Questi sei episodi coreografici si svolgono praticamente all'inizio del film, quindi era importante predisporre in positivo il pubblico.

In questo caso il colore è il giallo, e il vestito ed il tipo di ballo sanno un po' di romantico campagnolo, e il mazzolino di fiori lo sottolinea. Però anche qui compaiono le scarpetta da ballo classico.

Qui prevale il marrone scuro, con dei risvolti bianchi ai polsi ed al collo, ed una singolare papalina in testa. Siamo sull'intellettuale, e Leslie Caron, più che ballare, fa degli esercizi di difficile equilibrismo sempre leggendo un libro. E' un episodio rivolto agli intellettuali che vengono anche un po' presi in giro.

Qui è il ballo classico di città col colore rosa e cappellino sulle ventitré. Anche in questo caso però si esce dagli schemi consueti, come a voler creare nelle diversità una coreografia con dei punti in comune.

Non dimenticarono il pubblico che andava a vedere i balletti soprattutto per vedere le ballerine, quindi inserirono un ballo con la sedia, di un erotismo lievemente osé -difatti ebbero alcuni problemi con la censura. Il colore è il viola, che oltre ad essere quello di cui i teatranti pensavano tutto il male possibile perché erano superstiziosi e dicevano che il viola portasse sfortuna, era considerato un colore un po' eversivo.

Infine qui sotto -a chiusura del post- un abito piuttosto lungo, bianco, ma con le spalle scoperte. E' un ballo allegro e malizioso, che richiama il charleston, e si chiude con una formidabile strizzata d'occhi da parte di Leslie Caron.
Guardando bene le immagini, si vede che cambia anche la scenografia, da un ballo all'altro, ma cambia di poco, con passaggi graduali, perché volevano ottenere un risultato non semplice: balli, abiti, scenografie, tutto cambiato per sei volte, ma la ballerina è una sola, Leslie Caron, e quindi era necessaria anche la continuità fra un numero e l'altro. Il bello, per loro e per noi che guardiamo ammirati, è che ci riuscirono.

3 commenti:

giulia ha detto...

Ho visto questo film che ero una ragazzina e non l'ho mai dimenticato, evidentemente ha avuto su di me un fascino particolare... Giulia

Roby ha detto...

Caleidoscopico, multicolore, immaginifico... bello!

Roby

Solimano ha detto...

Giulia, ti consiglio senz'altro di rivederlo. E' un film che non stanca mai.
Forza Roby, con La moda nel cinema stiamo salendo. Con questo siamo a sette post. Ci attende l'alta classifica del colonnone sulla destra...

saludos y besos
Solimano