mercoledì 7 novembre 2007

Gilda

Gilda, di Charles Vidor (1946) Sceneggiatura di E.A.Ellington, M.Parsonnet, B.Hecht Con Rita Hayworth, Glenn Ford, George Macready Fotografia di Rudolph Matè Musiche di Hugo Friedhofer Costumi di Jean Louis (110 minuti) Rating IMDb: 7,7
Roby
Ogni volta che Gilda torna a trovarmi, fra uno zapping e l'altro, è come incontrare una vecchia amica sempre giovane di spirito, magari vestita un po' fuorimoda e accompagnata da partners poco credibili, ma non per questo meno simpatica e piena di vita. Simpatica, sì: è questo il primo aggettivo che -da donna a donna- Gilda mi ispira. Ovviamente, nei maschietti ella susciterà sentimenti molto diversi, dei quali tuttavia mi sembrerebbe assurdo mostrarmi gelosa.



La femminilità della Hayworth è inarrivabile, inutile negarlo. All'uscita del film, i reduci americani correvano a vederlo con mogli e fidanzate... le quali poi ci ritornavano, da sole, per studiare con comodo i segreti di seduzione nascosti tra quei morbidi capelli a onde, quelle spalle sapientemente scoperte, quell'ancheggiare allusivo e mai volgare. Ricordare l'intreccio non serve granchè: è una tempestosa love-story tinta di noir, ambientata in un'esotica Buenos Aires, fra intrighi internazionali, criminali nazisti e misteriosi omicidi. Le scene principali si svolgono tutte nel locale di cui è titolare Johnny Farrell (Glenn Ford), ex amante di Gilda, ora moglie del tenebroso Mundson (George Macready): in questo è evidente il parallelo con un altro dei miei miti in bianco e nero, Casablanca, dove il teatro del drammatico triangolo è il caffè di Rick/Bogart.


Mi è impossibile non stupirmi, ad ogni nuovo incontro, per come la Hayworth (grazie anche -ovviamente- alla sua doppiatrice) riesca a pronunciare battute ridicole in modo così convincente, così naturale e così terribilmente sensuale. La sua carica esplosiva è evidente fin dalle prime inquadrature, e doveva emergere prepotentemente anche sul set, se è vero che Glenn Ford dovette scolarsi un bicchierino in più per trovare il coraggio di schiaffeggiarla, nella famosa scena dello strip-tease. Lei, del resto, in un'altra sequenza gli molla un ceffone tale da rompergli (realmente) due denti: una vera tigre!


E poi, chi riuscirebbe a indossare con altrettanto stile i monumentali modelli da gran sera -a metà tra la baiadera e la prostituta d'alto bordo- imposti dalla trama? E chi altra ha saputo essere provocante fino a portare a temperatura di ebollizione i maschi presenti, pur rimanendo saldamente inguainata nel celebre abito lungo con lo spacco? Il bonario poliziotto che, sul finale, esorta Johnny a raggiungere Gilda, si premura di avvertirlo che deve stare tranquillo, e che lei non si è macchiata di nessuna delle colpe che lui crede. Come dire che gli uomini con cui ha diviso il letto erano tutti suoi legittimi coniugi, e che agli altri -malgrado le apparenze- ha concesso solo sguardi assassini: indispensabile condizione -vista l'epoca- per il sospirato happy ending. Alla fine del pomeriggio passato insieme, Rita/Gilda mi saluta e se ne va, dondolando sui tacchi altissimi e sussurrando: "Alla prossima!". Quando tornerà, sarà di nuovo per far due chiacchiere... per parlare di uomini... di quanto sia faticoso conquistarli, di cosa si debba fare per tenerseli stretti... e di come sia impossibile -alla fin fine- farne a meno.


PS: se cliccate su www.minutillo.com/frank/Gilda.gif potrete vedere Gilda "muoversi "(sic)!

8 commenti:

gabrilu ha detto...

"Put the Blame on Mame". Per la gioia di grandi e piccini

http://it.youtube.com/watch?v=_Q1SMBjfSjI

Roby ha detto...

Grazie, Gabrilu! E anche "Amado mio", non è eccezionale, con quel completino bolero+gonna lunga che tuttavia lascia pudicamente coperto l'ombelico???

Merci pour la visite et à la prochaine!!!

Roby

Anonimo ha detto...

" La femminilità della Hayworth è inarrivabile, inutile negarlo."

Hai perfettamente ragione, Roby.
Come sono cambiati i codici della seduzione!
Sarebbe interessante studiarseli di nuovo. Chissà come reagirebbero i maschi di oggi...
Un caro saluto.
Laura

Gabriella ha detto...

Io però, se vogliamo parlare di doti seduttive e per rimanere più o meno a quel periodo trovavo molto più bella, intrigante ed anche...inquietante Ava Gardner. Indimenticabile in Per chi suona la campana, assolutamnte improbabile (ma glielo si perdona volentieri) partigiana a fianco di Gary Cooper o ne La contessa scalza (a proposito, che fine ha fatto questo film? Sparito da ogni circolazione, mi pare).
Questione di gusti, eh. E poi, io sono una femminuccia, i maschietti magari la pensano diversamente ^__^

Anonimo ha detto...

Tra Rita e Ava, per me è più bella Ava sicuramente. Ava ha dei modi più... "asciutti" di Rita che personalmente preferisco. Proprio per questo motivo, però, la femminilità della Hayworth mi pare esplosiva, manifesta, e in un certo senso inarrivabile. Persino la maniera di accendersi una sigaretta sembra un gesto uscito definitivamente dai registri di seduzione.
Danni del femminismo o più delle mode fatte di corsa a suon di scarpe, borse, cappotto sì- cappotto no, che educano al "mordi e fuggi" e a dimenticare i veri particolari che rendono una donna unica?
cari saluti
Laura

Gabriella ha detto...

Laura la bellezza di Rita infatti era talmente esplosiva e manifesta che non a caso la sua foto accompagnava i soldati in guerra e stava in tutte le carlinghe se non addirittura appiccicata sulle fusoliere degli aerei. Non era una bellezza da interpretare, quello che c'era era tutto lì sciorinato in bella vista :-)
...Vabbè confesso e la dico tutta: a me la Hayworth è sempre sembrata un po' volgarotta e non mi ha mai affascinata più di tanto, ma va bene lo stesso :-)
(ed ora la pianto, che sennò mi picchiate :-/

Laura ha detto...

Cara Gabriella, io sono una dalle maniere alla Audrey Hepburn ma pare che donne come Gilda abbiano sempre il potere di fare ombra. Forse quel tipo di femminilità così sensuale è inarrivabile proprio perché io non ce l'ho e la osservo incuriosita come se si trattasse di un pesce azzurro in una boccia di pescetti rossi. Detto questo, ognuna è ciò che è (per la fortuna di ogni uomo). Io non potrei essere Gilda nemmeno se lo volessi.
Un caro saluto
Laura

Roby ha detto...

Fra me e Gilda ci sono gli stessi punti di contatto che esistono fra Luna Rossa e il patìno (o moscone che dir si voglia) del bagno Roma a Tonfano, dove passavo l'estate da ragazzina.

Al contrario, circa vent'anni fa qualcuno, osservando una mia foto (venuta parrrrrticolarmente bene, disse: "Ma guarda! Qui la Roby sembra proprio AVA GARDNER!".

A sua discolpa, bisogna dire che si trattava di un gentile signore quasi settantenne, palesemente bisognoso di occhiali nuovi.

Però, dite la verità: non è buffa la coincidenza dell'aneddoto col match Ava vs Rita che si sta svolgendo qui?

Doppio [;->>>]

Av...ehm, cioè... ROBY