domenica 26 ottobre 2008

I triangoli nel cinema: Amici miei (2)

Amici miei di Mario Monicelli (1975) Sceneggiatura di Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Tullio Pinelli, Pietro Germi Con Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Duilio Del Prete, Adolfo Celi, Bernard Blier, Olga Karlatos, Silvia Dionisio, Milena Vukotic, Franca Tamantini, Angela Goodwin Musica di Carlo Rustichelli - però c'è anche il Verdi di bella figlia dell'amore (140 minuti) Rating IMDb: 8.3
Solimano
Alla fine della prima puntata abbiamo lasciato Rambaldo Melandri (Gastone Moschin) e Donatella Sassaroli (Olga Karlatos) innamorati e felici. Il loro è un Grande Amore e quindi non può nascondersi, ma uscire alla luce del sole. Quindi Rambaldo affronta a viso aperto il marito di Donatella, il Professor Sassaroli (Adolfo Celi) nel suo studio. Parrebbe una parte facile, l'amante amato e più giovane contro il marito tradito e più anziano, ma le cose non sono così semplici.
Anzitutto, perché andare nella tana del lupo? Proprio nel magnifico studio del Sassaroli, ricco di libri e di fiori e con una grande foto di Donatella che il Sassaroli ha davanti agli occhi. Certe partite sarebbe meglio giocarle in campo neutro.
Inoltre gli esperti di body language asseriscono che è il Sassaroli in posizione dominante: ha la schiena appoggiata allo schienale e il ditone imperativo, mentre Rambaldo ha un'aria afflitta, sembra che faccia un gesto di sconforto e che quasi si prosterni di fronte al Sassaroli. La schiena di Rambaldo è lontana dallo schienale.


Il Sassaroli ha fotografie dei familiari da tutte le parti, qui lo vediamo con una foto con le due figlie bambine. E' un uomo che soffre, mantenendo intatta l'autorevolezza maturata in decenni di ottima carriera come chirurgo. A lui somiglia un altro personaggio importante: il cane Birillo, animale forse generoso, ma sicuramente pieno di vigore e di appetito.
Il Sassaroli asserisce che chi si prende Donatella deve prendersi tutto il pacco: le due bambine, il pagamento delle scuole private e dei corsi di nuoto e di equitazione che figlie di ottima famiglia debbono seguire. La serva affezionata seguirà la sua padrona, anche il pappagallo in gabbia, tutto.


Rambaldo trascura gli amici Mascetti (Ugo Tognazzi), Necchi (Duilio Del Prete) e Perozzi (Philippe Noiret), che però riescono a vedere la partenza di Donatella, armi, bagagli e bambine, verso la nuova casa. Poi, nebbia fitta, con loro Rambaldo non si fa più sentire, salvo che una mattina presto il Perozzi, rientrando a casa dal suo lavoro al giornale, scorge Rambaldo che porta a spasso Birillo, anzi, Birillo che porta a spasso Rambaldo.



Finché in una sera invernale, mentre il Mascetti, il Perozzi e il Necchi sono intenti ad una partita a biliardo nel bar del Necchi, riappare Rambaldo. Il suo aspetto sgomenta, peggio perfino del Dottor Zivago nei momenti peggiori. Gli amici fingono di non aver capito che è ridotto come uno straccio e lo invitano a giocare a biliardo. Poveretto! Quasi non riesce a tenere in mano la stecca, scoppia in un pianto dirotto e racconta le sue traversìe: il Sassaroli è sempre per casa, si è fatto anche la serva, i soldi mancano perché Donatella non vuole che rinuncino ad uno stile di vita confacente: una situazione in cui, se non ti aiutano gli amici, chi ti aiuta? E Rambaldo li invita a cena per la sera dopo a casa sua. Vedremo l'aiuto che gli daranno gli amici.



Mentre Rambaldo si affatica in cucina, Mascetti, Necchi e Perozzi socializzano col Sassaroli e cantano insieme il bella figlia dell'amore dal Rigoletto di Giuseppe Verdi. Un fatto gravissimo, la cantavano sempre con Rambaldo, che ora si sente tagliato fuori.
A tavola, è ancora peggio: Rambaldo porta in tavola lo sformato che si sgonfia rapidamente, da cui critiche di Donatella e del Sassaroli, mentre quella serpe del Mascetti, facendo finta di prendere le parti di Rambaldo, dice: "Beh, per sformato è sformato!" Le bambine ci mettono del loro: non ascoltano i rimbrotti di Rambaldo mentre si azzittiscono appena il Sassaroli dice loro di tacere. Poi c'è la vexata quaestio delle sottocoppe di peltro che per Donatella sono indispensabili su ogni tavola che si rispetti. Infine è Donatella stessa che si sfoga e chiede a tutti dove è andato a finire l'uomo affascinante di cui si era innamorata. Il Sassaroli suborna la moglie, Rambaldo perde la testa e gli corre dietro armato con un coltello (però quello da pesce, che non taglia). Nemmeno il "Cippa Lippa" proferito dal Mascetti rasserena Rambaldo, ed è il Sassaroli a prendere in pugno la situazione, dicendo a Rambaldo che non è in grado di reggere una donna come Donatella, e che è meglio fuggire nella notte. "Ma io l'amo!" dice Rambaldo, al che il Sassaroli: " Anch'io ho sofferto, ho sofferto come un cane: per quasi tre quarti d'ora" e di Donatella dice di non preoccuparsi perché "bella com'è un altro bischero lo trova subito".

Gli amici, da quattro divenuti cinque, corrono nella notte alla stazione per prendere a schiaffi i viaggiatori di un treno che parte. E non finisce lì: l'altoparlante annuncia che un altro treno è in partenza e gli amici scendono felici nel sottopassaggio. Rambaldo, che ha certamente sofferto per più di tre quarti d'ora dice: " Ragazzi, come si sta bene tra noi, tra uomini! Ma perché non siamo nati tutti finocchi? ". Tableau, così finisce un Grande Amore.

11 commenti:

Giuliano ha detto...

Bello il cagnone. Ma io un cane nell'appartamento non lo terrei mai, men che meno un così grosso.

Habanera ha detto...

A qualcuno sembrerà un'eresia ma per me la figura centrale di Amici miei è il Sassaroli.
Ne vado pazza, che ci posso fare? Mai lo avrei lasciato per quel mollusco del Rambaldo come ha fatto la scriteriata Donatella.
H.

Solimano ha detto...

Giuliano, il cane Birillo, di cui non ricordo la razza, non era un illustre sconosciuto, aveva vinto molti premi a concorsi di bellezza canina, e lo chiamavano veramente Birillo.
Habanera, mi sembra etologicamente corretto che ad una donna piaccia di più uno con la personalità del Sassaroli che uno con la personalità del Melandri.
Però la vie c'est compliqué, nel senso che certe donne cercano di trasformare un Sassaroli in Melandri, e quando hanno raggiunto lo scopo... buttano via il Melandri... e cercano un nuovo Sassaroli da trasformare in Melandri. Un gioco senza fine, che si interrompe solo quando un Sassaroli butta via loro.
Non faccio del moralismo, non faccio dell'antifemminismo, dico anzi che è giusto che i Sassaroli siano messi alla prova.
Adolfo Celli è molto in parte, ed era un carissimo amico di Vittorio Gassman, un esempio di sassarolitudine.

saludos
Solimano

Habanera ha detto...

Verissimo, Solimano. La mission delle donne che amano il Sassaroli è quella di trasformarlo in Melandri.
Ci provano in tutti i modi, con ogni mezzo a disposione. Ma con un vero Sassaroli è una mission quasi impossible finchè non arriva, anche per lui, il vero amore. Capita perfino ai Sassaroli.
Gassman ha avuto un'infinità di mogli e di amanti e con tutte si è comportato allo stesso modo: egocentrismo e superficialità.
Finchè è arrivata lei, Diletta d'Andrea, ultima moglie ed unico grande amore.
In Un grande avvenire dietro alle spalle dice: " Ostinata, ecco. La prima qualità che scoprii in lei fu quella testardaggine intessuta di dolcezza ; e un sottile fascino erotico che aveva le sue basi, paradossalmente, in una timidezza prossima alla patologia". E ancora:
" Mi accorgo -scrivendo- di quanto è delicato, perfino rischioso, ottemperare all'impegno della sincerità parlando di lei: a tutt'oggi la nostra pur totale imtimità presenta frange preziose di pudore, e l'erotismo, si connota come una schermaglia di legalizzate aggressioni, di abbandoni ogni volta riconquistati."
H.

Giuliano ha detto...

Un brindisi per Gastone Moschin, sempre grandissimo. Chissà perché, tendiamo sempre a dimenticarcelo: se lo guardate qui e poi nel Conformista di Bertolucci, per esempio, è un gigante.
Solo i grandi attori sono capaci di saltare da un ruolo ad un altro in questo modo.

Barbara ha detto...

Io stravedevo per il Sassaroli. Un vero genio.

Mat ha detto...

L'incontro fra il Melandri e il Sassaroli è magnifico (e i due attori sono grandissimi). La vicenda Meladri-Sassaroli in "Amici Miei" è una delle parti che preferisco in quello che resta il mio film italiano preferito.

Solimano ha detto...

Mat, fra il Melandri e il Sassaroli io preferisco Donatella (Olga Karlatos) basta che la smetta di rompere con le sottocoppe di peltro e le altre menate del genere.
Ma l'incontro/scontro fra il Melandri e il Sassaroli ha, magari involontariamente, una sua profondità e la mia conclusione è che le donne, molto saggiamente, lodano i Melandri ma scelgono i Sassaroli. Hanno perfettamente ragione.

grazie e saludos
Solimano

Mat ha detto...

E beh, come non essere daccordo, la Karlatos era un vero splendore!
;)

Anonimo ha detto...

Il San Bernardo a pelo lungo "Birillo" di Amici Miei in realtà si chiamava Bob del Soccorso detto Brandy, pesava più di 90 kg. ed effettivamente era campione internazionale di bellezza. All'epoca in cui fu girato il film aveva 7 anni e proveniva dal famoso allevamento "Del Soccorso" del Dr. Antonio Morsiani di Bagnara di Romagna (Ravenna), tuttora in attività. BobaAveva girato già film e spot televisivi ed era molto equilibrato e adatto per questo tipo di performance. Soltanto nella scena in cui Moschin viene trascinato di primo mattino dal cagnone che deve fare i suoi bisogni fu utilizzato come controfigura un altro cane, di nome Ivo del Soccorso, più giovane e molto più irruente dell'interprete principale che per l'educazione ricevuta non si sarebbe mai sognato di trascinare l'uomo in quel modo.

Anonimo ha detto...

Il San Bernardo a pelo lungo "Birillo" di Amici Miei in realtà si chiamava Bob del Soccorso detto Brandy, pesava più di 90 kg. ed effettivamente era campione internazionale di bellezza. All'epoca in cui fu girato il film aveva 7 anni e proveniva dal famoso allevamento "Del Soccorso" del Dr. Antonio Morsiani di Bagnara di Romagna (Ravenna), tuttora in attività. BobaAveva girato già film e spot televisivi ed era molto equilibrato e adatto per questo tipo di performance. Soltanto nella scena in cui Moschin viene trascinato di primo mattino dal cagnone che deve fare i suoi bisogni fu utilizzato come controfigura un altro cane, di nome Ivo del Soccorso, più giovane e molto più irruente dell'interprete principale che per l'educazione ricevuta non si sarebbe mai sognato di trascinare l'uomo in quel modo.