mercoledì 23 luglio 2008

La pittura nel cinema: La ricotta (2)

La ricotta, regia e sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini (episodio dal film RoGoPaG del 1963) Con Orson Welles, Mario Cipriani, Laura Betti, Edmonda Aldini, Vittorio La Paglia, Maria Berbardini, Rossana Di Rocco Fra le comparse: Lamberto Maggiorani, Tomas Milian, Andrea Barbato, Giuliana Calandra, Adele Cambria, Elsa de' Giorgi, Gaio Fratini, Enzo Siciliano Coordinamento musicale: Carlo Rustichelli Fotografia: Tonino Delli Colli Costumi: Danilo Donati (35 minuti) Rating IMDb: 7.0
Solimano
Ne La ricotta (1963) di Pier Paolo Pasolini si racconta ciò che accade mentre si gira un film sulla vita di Cristo. Il regista di questo film (Orson Welles), dopo aver girato la scena della Deposizione dalla croce, decide di girare la scena della Crocifissione, e tutto il set si organizza, compresi quelli che debbono trasportare le tre croci, quella di Cristo e quelle dei due ladroni. Ma per un capriccio della diva (Laura Betti), il regista è costretto a cambiare programma, girando prima la scena del Trasporto di Cristo al sepolcro. Questo cambiamento di programma è importante nello svolgimento della storia raccontata nel film La ricotta, che è il contenitore, mentre qui mi soffermo sul contenuto, cioè sulla scena del Trasporto di Cristo al sepolcro.

Anche in questo caso, come per la Deposizione, il riferimento figurativo scelto da Pier Paolo Pasolini è chiarissimo. Si tratta di un quadro famoso che fa parte della decorazione della Cappella Capponi nella chiesa di Santa Felicita a Firenze. L'autore del quadro (un olio su tavola, cm 313x192) è il Pontormo, che lo eseguì fra il 1526 ed il 1528, quindi pochi anni dopo la Deposizione dalla croce di Volterra del Rosso Fiorentino, quadro che con ogni probabilità il Pontormo conosceva. Fra l'altro il formato è analogo (molto più alto che largo) e Pasolini ricorre allo stesso felice espediente a cui si era affidato per la Deposizione: l'aggiunta di due figure laterali, per adeguarsi alle dimensioni dello schermo cinematografico.
Non ci sono molte differenze rispetto a quello che Pasolini ha fatto per la scena della Deposizione. Riguardo i colori, la tavolozza è analoga: ancora colori puri, limpidi e luminosi. Così la tragedia che si narra nella scena, oltre ad essere lirica più che drammatica, dal punto di vista visivo ha qualcosa di paradisiaco. Ciò era sicuramente voluto da Pasolini per rendere più forte il contrasto con la storia narrata nel film La ricotta, una storia miserrima, disperante e disperata. Gli elementi farseschi e grotteschi aggiungono disperazione, mentre le grandi scene che si ispirano al Rosso Fiorentino ed al Pontormo rappresentano un possibile paradiso. Pasolini è molto attento a non trasformare i suoi santi in santini, come si vede nelle immagini piccole che inserisco ai lati del post. Si tratta di donne ed uomini di precisa individuazione, difatti, ancora con scelta felice, compaiono anche nel film La ricotta (che è fra l'altro in bianco e nero) non più come santi ma come se stessi, anche se magari non si sono cambiati ed hanno ancora addosso gli abiti da santi (e da sante, naturalmente). Inserisco qui sotto tre immagini particolari tratte dalla sequenza che segue la iniziale scena totale.



Come ho fatto nel post precedente, dico qualcosa sul quadro a cui si è ispirato Pasolini, un quadro che da solo basterebbe a smentire tutti quelli che non credono all'esistenza della bellezza. Ma non riuscirebbe a convincere i peggiori, quelli che della bellezza hanno una visione estetizzante e quelli che ne hanno una visione modaiola. Sia gli esteti che i modaioli, in fondo, guardano nell'armadio quattro stagioni i vestiti appesi alle grucce e di ciò si contentano, mentre la bellezza del Pontormo è indossata dal corpo e da ciò che chiamiamo anima. Non si può scindere, di fronte a questo quadro, la bellezza dalla tragedia che esprime. Diventano la stessa cosa, in risonanza perfetta. In principio c'è il Michelangelo poco più che ventenne della Pietà Vaticana, non solo come Cristo ma anche come Vergine. Da lui il Pontormo apprese anche l'ossessione di non mostrare per mesi, magari per anni, ciò che stava dipingendo. Nella Cappella Capponi lavorava con lui solo il suo allievo prediletto, il Bronzino, che seppe essere diverso da lui, come il Pontormo riuscì ad essere diverso non dico da Andrea del Sarto, ma anche da Michelangelo. E' un paesaggio fatto di corpi, ma di corpi animati. Si discute se chiamarlo Deposizione o Trasporto, ma il momento è chiarissimo: il distacco del corpo di Cristo dalle braccia della Madre che viene sorretta perché sta svenendo. Fra le tante idee, quella della Maddalena bellissima senza mostrarne il viso, ancor più avanti della Maddalena del Rosso a Volterra. E quella del quasi certo autoritratto del Pontormo sulla destra, unico elemento apparentemente estraneo ma in fondo anch'esso partecipe. E i due giovani che sorreggono il corpo di Cristo, probabilmente due angeli che hanno preso Cristo dalle braccia della Madre per portarlo in quelle del Padre.
Chi va a Firenze si ricordi di andare nella chiesa di Santa Felicita, oltre a questo capolavoro c'è anche l'Annunciazione. Generalmente non troverà pigia pigia come invece da tante altri parti di Firenze... quanto tempo ci vuole, malgrado tutto, per smontare la nomea di manieristi! Ma in rete è fortunatamente possibile informarsi e documentarsi. Qui sotto inserisco tre particolari del quadro del Pontormo.



Pasolini è spiritualmente più vicino al Pontormo che al Rosso, si vede anche dai colori che non sono molto diversi. Forse per troppo amore, la sua versione di questo quadro sa un po' di nostalgia, di bel ricordo, mentre di fronte al quadro del Pontormo ci si trova subito in medias res. Però Pasolini può essere discusso da tanti punti di vista: come polemista, scrittore, poeta, regista, ma rimane ammirevole la sua capacità di stabilire un rapporto reverente e amoroso con la grande arte dei secoli cristiani, soprattutto con le pale d'altare che sono rimaste al loro posto attraverso i secoli. Pasolini era ancor più cattolico che cristiano, e credo che il suo atteggiamento, tutt'altro che da esteta, possa insegnare molto anche oggi, perché ce n'è bisogno, di chi guardi le pale d'altare con lo sguardo che aveva lui.
Ma non finisce qui. Pasolini, durante questa scena, ebbe una idea azzardosa. Che il Cristo cadesse dalle braccia di quelli che lo sostenavano finendo per terra e che tutta la composizione andasse in un certo senso a soqquadro, come reazione ad un evento così inaspettato. Così le Sante ed i Santi non sono più tali, ma divengono quello che sono in realtà, persone del sottoproletariato che si guadagnano il cestino mensa con una comparsata. Oppure anche dive, come Laura Betti che metto in fondo al post, e che da diva è infastidita da questo contrattempo, mentre gli altri e le altre ridono, perché naturalmente (creaturalmente, alla Auerbach) si ride, quando capita una cosa del genere. Ho trovato bella questa idea di Pasolini, e per nulla irriverente verso il Pontormo. Soprattutto non irriverente verso quella che Pasolini chiamava "la storia più grande che ci sia stata".

4 commenti:

Giuliano ha detto...

Edmonda Aldini, I suppose...

Solimano ha detto...

I think so...

saludos
Solimano
P.S. trovo che abbia un gran bel viso di bellezza difettiva, che è quella che preferisco.

mazapegul ha detto...

Caspita, Solimano: questo post devo rileggermelo, poi mi cerco i quadri e il film, che non ho mai visto.

Solimano ha detto...

Maz, farai bene a cercare i quadri. Sono fra i più alti che siano mai stati fatti.
Su Pasolini ho molti dubbi, ma l'episodio de La ricotta è forse la cosa migliore che ha fatto nel cinema, anche a prescindere dalla verione filmica dei due quadri.

saludos
Solimano