sabato 26 luglio 2008

I triangoli nel cinema: Divorzio all'italiana (1)

Divorzio all'italiana, di Pietro Germi (1961) Sceneggiatura di Ennio De Concini, Pietro Germi, Alfredo Giannetti Con Marcello Mastroianni, Daniela Rocca, Stefania Sandrelli, Leopoldo Trieste, Odoardo Spadaro, Margherita Girelli, Angela Cardile, Lando Buzzanca, Pietro Tordi, Ugo Torrente, Antonio Acqua, Bianca Castagnetta Musica: Carlo Rustichelli Fotografia: Leonida Barboni, Carlo Di Palma (105 minuti) Rating IMDb: 8.2
Solimano
Dal punto di vista di Rosalia
C'è poco da dire, la baronessa Rosalia Cefalù (Daniela Rocca) è fra le donne più ammirate di Agramonte. Non è più giovanissima, ma l'aspetto prosperoso (i fianchi poi!) attira tutti gli sguardi, quando cammina al braccio del marito, il barone Ferdinando Cefalù, detto Fefè (Marcello Mastroianni) per andare a messa o a prendere un gelato. Gli ipercritici potrebbero dire che le ghiandole pilifere fanno anche troppo il loro mestiere, ma per la maggioranza è un pregio in più, eppoi certi articoli osé per il momento li vendono solo a Palermo e Catania, ad Agramonte ancora no. Dodici anni che sono sposati, Rosalia e Fefè , mai un vero screzio.
Eppure Rosalia è un po' preoccupata, perché quando chiede a Fefè mi ami? quanto mi ami? lui sbuffa e le dice di smetterla. Non solo, è già successo diverse volte che, ai pudichi approcci di Rosalia nel letto maritale, Fefè si sia girato dall'altra parte. Rosalia capisce che fare il barone tutto il giorno è un mestiere faticoso, però prima non era così, forse è un caso di senilità precoce.

Però Fefè a volte è molto affettuoso, ad esempio, quando Rosalia fa le sabbiature Fefè la guarda in un modo che intenso è dire poco. La situazione serale comunque non migliora, una sera Fefè all'approccio di Rosalia risponde sbraitando. Poi se ne va a dormire in un'altra stanza: cosa gravissima, perché nel palazzo vive anche la mamma di Fefè, Donna Matilde (Bianca Castagnetta) e si sa come sono le suocere, sotto sotto ci godono.


Succede un fatto del tutto inaspettato. Rosalia guardava in strada (naturalmente da dietro le persiane). La strada era deserta nella calura estiva, c'era solo un uomo, e Rosalia l'ha riconosciuto: è Carmelo Patanè (Leopoldo Trieste), il suo amore castissimo di ragazza prima di sposare Fefè.


Carmelo era partito per la guerra. Rimase coinvolto nella battaglia di El Alamein, risultò disperso, addirittura il suo nome fu messo su una lapide ai caduti, ed ora ricompare! Rosalia va di nascosto in soffitta dove ci sono le tante lettere che le aveva scritto Carmelino, una più bella dell'altra. Qualche ora di malinconica nostalgia, ma Rosalia sa che è una storia del passato che non può più riaprirsi.
E' il caso a metterci lo zampino, il caso, che evidentemente conduce le umane sorti. C'è anche della malignità nel caso, perché utilizza proprio l'inconsapevole Fefè, il marito di Rosalia. Nella chiesa grande Fefè vede che un artista restaura le vecchie pitture, si incuriosisce e l'artista è proprio Carmelino Patanè!

A Fefè viene l'idea di far scrostare le decorazioni del salone di casa Cefalù, tutti gli dicono che non vale la pena, ma Fefè ci tiene, alla storia della famiglia. Così Carmelino si trova in casa Cefalù ed incontra dopo tanti anni Rosalia, senza aspettarselo. Rischia di cadere dalla scala da dove spiegava a Fefè che sotto le croste dell'Ottocento ci sono decorazioni del tardo Seicento. Anche Rosalia è in subbuglio, ma si contiene meglio. Meno male che Fefè è assorto nel tardo Seicento, se no, chissà la tragedia, geloso com'è.
Così, profittando dei lunghi momenti in cui Fefè è immerso nei suoi studi, Rosalia e Carmelo si conoscono di nuovo, si ri-conoscono, lei più restia, lui più ardente: al primo caffè le chiede due cucchiaini di zucchero perché gli piace il dolce, più esplicito di così?


Intanto, Fefè è tornato a dormire nel letto maritale, ma stavolta è Rosalia a sottrarsi: una volta perché legge un romanzo di fantascienza della benemerita serie Urania, un'altra volta per il mal di testa, la scusa c'è sempre. Fefè si volta dall'altra parte e sospira. Povero Fefè! Ma l'amore fra Rosalia e Carmelo ha degli inciampi, che però diventano risolutivi.



La servetta di casa, Sisina (Margherita Girelli), ancora ragazza, è attratta da Carmelo, che se ne sente lusingato e un giorno le prende il viso, la guarda e le dice proprio così: un Antonello da Messina, un purissimo Antonello da Messina!
Sisina è turbata e confessa la faccenda dell'Antonello messinese al prete, che giustamente vuol sapere i dettagli, perché uno che da Messina venga ad Agramonte a sedurre le giovani non gli sta bene. Sisina racconta di Carmelo Patanè, ma il prete sa che è sposato con tre figli piccoli. Disperazione di Sisina che dice a Carmelo che uno nel suo stato dovrebbe portare le fede, così le ragazze sanno come regolarsi.


Nemmeno Rosalia -che ha ripreso a suonare il piano- sapeva del matrimonio e dei figli. Qui si vede quanto è innamorato Carmelo, che dice di rinunciare a tutto se Rosalia fugge con lui. I due non sono ancora amanti, solo qualche carezzuccia su sofà. In quello stato di desiderio, la pulsione alla fuga insieme è fortissima, ed è ancora il caso ad intervenire.


Arriva ad Agramonte il film di cui tutti parlano, "La dolce vita", contro cui il prete ha tuonato dal pulpito così la curiosità è aumentata. Quella sera tutti vanno al cinema, salvo Rosalia che adduce il solito mal di testa, fa la valigia e fugge con Carmelo sul diretto delle nove e quarantrè, quella sera in perfetto orario.


Si sono organizzati bene, Rosalia e Carmelo, facendo perdere le loro tracce e trovando un posto splendido in cui realizzano il loro sogno: lei gli fa da modella biancovestita, e la peluria sul labbro ed all'incrocio delle sopracciglia spicca su tutto quel bianco. Carmelo ha cambiato abbigliamento, adesso ha le braghe corte con la maglietta a righe. Ritrae Rosalia sullo sfondo del mare. Ma si potrebbe dire, parafrasando un autore di quegli anni: vita felice di Rosalia e Carmelo, per poco. Arrivano Fefè e Immacolata (la moglie di Carmelo) e con quattro colpi di pistola tutto finisce. Ma certamente gli assassini pagheranno il giusto fio del delitto commesso. O no?


4 commenti:

Giuliano ha detto...

Un applauso per Daniela Rocca, che era in realtà molto bella.
(e anche per Leopoldo Trieste, uno dei protagonisti del grande cinema italiano, e non tanto come attore ma per le idee e la presenza costante dietro le quinte)

Annarita ha detto...

Il povero Fefé tanto innocente non era... aveva messo in casa di proposito il pittore, riconosciuto in lui il vecchio innamorato di Rosalia, o ricordo male? Aspetto la seconda parte per sapere :-)

Solimano ha detto...

Eh, Annarita, sono un ingenuo, ma non più di tanto. Almeno in materia filmica, nel resto sono un lattante che si fa menare per il naso, salvo che quando me ne accorgo divento cattivo, a pro' dei menatori di naso, così smettono.
Ho voluto fare due post, uno dal punto di vista di Rosalia ed uno dal punto di vista di Angela.
Così il barone Fefè si trova sotto il fuoco incrociato, e gli sta bene.
Contento di ritrovarti, Annarita, riprenderemo la gradevole frequentazione reciproca.
Giuliano, questi due post sono stati difficili per un motivo strano: la scelta delle immagini. Germi è formidabile, ogni sua immagine ha un senso compiuto ed è difficile scegliere, si rimane come l'asino di Buridano. In questo film in particolare, che è praticamente perfetto, ma anche in altri e su Germi (che aveva anche i suoi difetti) tornerò altre volte. Ha sempre una forza narrativa attraverso le immagini che è quasi unica e comunque ha una tipologia personalissima, una istintività quasi animalesca. Non era per niente facilone: una volta sospese per un giorno un film perché gli mancavano due comparse, due di numero, e ne aveva altre cinquanta. Accudiva al modo delle singole comparse una per una. E' la dimostrazione dell'esistenza dello specifico filmico, ma non quello malinteso, fatto di tecnicismi, il suo è uno specifico basato sull'espressività.

grazie e saludos
Solimano

Anonimo ha detto...

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