domenica 27 luglio 2008

I triangoli nel cinema: Divorzio all'italiana (2)

Divorzio all'italiana, di Pietro Germi (1961) Sceneggiatura di Ennio De Concini, Pietro Germi, Alfredo Giannetti Con Marcello Mastroianni, Daniela Rocca, Stefania Sandrelli, Leopoldo Trieste, Odoardo Spadaro, Margherita Girelli, Angela Cardile, Lando Buzzanca, Pietro Tordi, Ugo Torrente, Antonio Acqua, Bianca Castagnetta Musica: Carlo Rustichelli Fotografia: Leonida Barboni, Carlo Di Palma (105 minuti) Rating IMDb: 8.2
Solimano
Dal punto di vista di Angela
Ad Agramonte, un paese della Sicilia, Angela (Stefania Sandrelli) non la conoscono molto, perché prima era una ragazzina, adesso ha sedici anni e studia alle magistrali in un collegio di Catania, un collegio di suore, naturalmente. Però durante le vacanze sta in paese, quasi sempre in casa, salvo per andare in chiesa ad occhi bassi scortata da una donna di famiglia.

Però gli occhi ogni tanto li alza, quando vede il cugino quarantenne, il barone Fefè (Marcello Mastroianni), a cui sa di piacere e di cui è innamorata, un po' da ragazzina, tenendo un diario in cui non scrive i nomi. Non si sono quasi mai parlati, la prima volta è nei boschetti fioriti dietro la spiaggia dove le due famiglie, quella di Fefè e la sua, prendono il sole. A duecento metri di distanza l'una dall'altra in modo da non litigare, come fanno spesso.


Lì nei boschetti è bello, tutti e due capiscono di essere presi reciprocamente, solo che proprio mentre stanno per baciarsi, le urla sguaiate di richiamo del padre di Angela, Calogero (Ugo Torrente), li costringono a rientrare, uscendo da sentieri diversi. Angela ha dato a Fefè metà dei fiori che aveva raccolto e Fefè li dispone intorno alla moglie Rosalia (Daniela Rocca) che sta facendo le sabbiature: sembra un bel funeralino.


Calogero è un padre severo e malfidente. Scopre il diario di Angela e dà fuori di matto per le frasi appassionate e generiche scritte dalla figlia. Vuole sapere il nome dell'uomo, ma Angela non glielo dice, allora Calogero malmena la figlia che viene poi medicata da una familiare. Ma non solo: chiamano una levatrice per l'ispezione della illibatezza, ciò che interessa veramente a Calogero. L'ispezione, che la ragazza subisce come violenza e vergogna, dà un responso positivo: Angela è illibata, per la gioia della famiglia tutta, in primis Calogero.


Solo che la storia ha una sua giusta ironia: quella notte stessa Angela non è più illibata, perché si trova in giardino con Fefè, ed insieme stanno benissimo, lui trova i modi per consolarla delle percosse e della vergogna. Alla mattina Angela, scortata da due suore, torna in collegio a Catania, ma Angela e Fefè riescono a scriversi, lei ha capito che lui sta macchinando qualcosa e gli scrive: "Sarò con te qualsiasi cosa succeda". Così Fefè sa come regolarsi.


Fefè, che è andato a Catania con una scusa, trova modo di incontrare Angela, però mischiata con le altre collegiali. La suora, arcigna benché giovane, gli dice che le scolare possono incontrare i parenti solo in orari prefissati. Ma dopo l'incontro le lettere che si scambiano diventano naturalmente più frequenti e appassionate.


Quello che doveva succedere è successo, ne hanno parlato tutte le gazzette. Angela un po' ha capito un po' no. Per il momento la situazione è che la moglie di Fefè, Rosalia è scappata col pittore Carmelo Patanè (Leopoldo Trieste), però le lettere che le invia Fefè sono tranquille, si vede che la cosa non lo preoccupa. Angela si fida ed aspetta gli eventi.
Per un errore di imbustazione delle lettere, quella che Angela manda a Fefè arriva a suo padre Calogero e viceversa. Al padre viene un coccolone, muore fra il cordoglio generale e Angela è in prima fila fra le donne a lutto. Durante il funerale, capita un increscioso episodio. Immacolata, la moglie di Carmelo Patanè, insulta Fefè perché non ha ancora difeso il suo onore e gli sputa in faccia. Tutti guardano meravigliati, ma convinti che Immacolata abbia ragione. Solo Angela si avvicina a Fefè e gli pulisce il viso. E' il suo amoroso incoraggiamento ad agire.

Sono passati quasi tre anni, il problema è risolto, Fefè ha scontato la pena recuperando l'onore, ed alla stazione, oltre a tutti i parenti c'è anche Angela, che l'ha aspettato, pur scrivendogli poco. Fefè si trova di fronte non più una ragazza, ma una donna fatta che sa il fatto suo: vent'anni bene spesi.

Il matrimonio è una festa per tutto il paese. Un matrimonio proprio ammodo, compreso l'abito bianco della sposa. Non è che nessuno parli più di Rosalia e Carmelo per riservatezza, sono fatti del passato completamente risolti a cui non si pensa più. Tutto si è aggiustato.

Il viaggio di nozze si svolge sul mare. Fefè ha cambiato pettinatura, sembra un po' più giovane con i capelli ricci. Si sente l'uomo più felice di questa terra: adesso si trova di fronte una vita con la donna che ama.

Ma in tre anni tante cose succedono, ad una ragazza così giovane e sveglia. Ci si può accorgere, ad esempio, che il mondo non finisce ad Agramonte, e di uomini non c'è solo il barone Fefè. Quindi, sulla barca, Angela si guarda attorno, esplora il panorama naturale ed umano. Il barcaiolo ad esempio, che è un ragazzo come lei.
Ma che farebbe Fefè se se ne accorgesse? Non direbbe nulla, farebbe finta di niente. Al barone Ferdinando Cefalù è andata fin troppo bene, i tempi cambiano anche per uno come lui. O no?

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