mercoledì 27 febbraio 2008

Quando volano le cicogne

Letyat zhuravli, di Mikhail Kalatozov (1957) Storia e sceneggiatura di Victor Rozov Con Tatyana Samoijlova, Aleksey Balatov, Vasili Merkuryev, Aleksandr Shvorin, Svetlana Karithonova, Kostantin Nikitin Musica: Moisey Vaynberg Fotografia: Sergei Urusevsky, Montaggio: Mariya Timofeyeva (97 minuti) Rating IMDb: 8.0

Gabrilu sul suo blog NonSoloProust
All'alba di una bellissima mattina degli anni '40 Vera e Boris, innamorati e felici, guardano volare nel cielo di Mosca uno stormo di uccelli migratori che preannunciano l'arrivo della primavera. Vengono loro in mente, e le ripetono più volte, le parole che noi sappiamo essere quelle di Masha nel secondo atto di Le tre sorelle di Cechov: "Gli uccelli migratori, le gru, volano, volano"

Vera e Boris sono i protagonisti di Letyat zhuravli, un film sovietico del 1957 -- Palma d'Oro al Festival di Cannes del 1958 -- il cui titolo è stato tradotto, in italiano, con Quando volano le cicogne. Gli uccelli migratori che i due innamorati guardano volare nel cielo di Mosca, però, non sono cicogne ma gru.

La trama di questo film del quale avevo un bellissimo ricordo e che ho rivisto in questi giorni non è particolarmente originale: due innamorati prossimi alle nozze vengono separati dalla guerra e dal destino. Messa così, la faccenda è quasi banale, eppure il film risulta ricco di emozioni e ci sono parecchi motivi per i quali può suscitare ancora oggi molto interesse.

Il contesto storico in cui venne realizzato, per esempio.

La morte di Stalin nel marzo del 1953 e la lotta per il potere che ne era seguita aveva portato al vertice, qualche anno dopo, Nikita Kruscev e con lui aveva avuto inzio la cosiddetta "destalinizzazione". Il film di Kalatozov assunse immediatamente un potente significato simbolico di quello che venne chiamato il "disgelo". E questo, perchè il film non era portatore di alcun messaggio ideologico, ma esprimeva soltanto un profondo desiderio di pace: raccontava infatti una storia privata nella Russia sovietica durante la seconda guerra mondiale, una storia in cui semplici ed intimi sentimenti di gente comune vengono annientati dalla mostruosa macchina bellica.


L'amore dei due giovani moscoviti è infatti tragicamente interrotto dalla seconda guerra mondiale.

Boris parte per il fronte e Vera, rimasta completamente sola dopo aver visto morire sotto le bombe il padre e la madre, viene accolta come una figlia nella casa dei parenti del suo ragazzo dove vive anche Mark, cugino di Boris e uomo di pochi scrupoli. Vera continua la sua esistenza nell'attesa di poter riabbracciare un giorno il suo amato del quale non ha notizie da molto tempo...
Kalatozov sceglie di mostrarci come un certo tipo di sentimenti e di sofferenze dell'animo umano può essere lo stesso sia in tempo di pace che di guerra. Per questo motivo, pur essendo il film ambientato in tempo di guerra sarebbe fuorviante incasellare Quando volano le cicogne nel genere "film di guerra". In realtà questo è un film d'amore e di emozioni. Non ci sono epiche scene di battaglia o nazisti che marciano verso l'URSS. Della battaglia di Stalingrado sentiamo solo qualche accenno da parte dei soldati ricoverati nell'ospedale di Mosca e in tutto il film c'è solo una sequenza, peraltro abbastanza breve, che ci mostra Boris sul campo di battaglia.

Kalatozov descrive il fronte interno senza retorica, con una protagonista molto umana e non priva di contraddizioni, ben lontana dalle eroine positive e tutte d'un pezzo alle quali il pubblico sovietico era abituato.

Quando volano le cicogne è, certo, un film molto romantico, perchè l'amore --- rappresentato come un assoluto --- viene esaltato dall'ardente, intensa interpretazione di Tatyana Samoijlova, dalle raffinate riprese di Kalatozov e dal sontuoso bianco e nero della fotografia di Sergej Urusevskij che alla Samoijlova dedica una serie di bellissimi primi piani.

E' un film che ad uno spettatore occidentale può apparire a tratti anche un po' melodrammatico ed ai limiti di un delirante virtuosismo ma, proprio per questo, esso rappresentava invece, per il tempo in cui fu realizzato, uno sconvolgimento dei grevi canoni fino ad allora imposti dal realismo socialista.

Sono molto contenta di aver rivisto questo film dopo tanti anni, e di aver ritrovate intatte le emozioni provate la prima volta. Ah, dimenticavo: ne Le tre sorelle di Cechov, Masha dice così:

"...fra un milione di anni la vita sarà sempre com'era una volta; non cambierà, resterà sempre uguale, seguendo le sue proprie leggi, che non riguardano lei, e che lei non potrà mai conoscere. Gli uccelli migratori, le gru, per esempio, volano, volano. E quali che siano i pensieri sublimi o meschini, che circolino nelle loro teste, voleranno sempre, senza sapere mai perché, né dove sono diretti."


13 commenti:

Brianzolitudine ha detto...

Mai visto, ma interessante l'ingresso del privato nel cinema Sovietico. Una stagione che durò poco, credo, ma se il film si conquistò la Palma penso che abbia bucato lo schermo, a quei tempi.

Giuliano ha detto...

Non sapevo niente di questo film, né di Kalatosov: ho solo un vago ricordo del titolo.
Le foto parlano da sole, se tutto il film è così intenso è davvero un peccato che sia sparito dalla circolazione.
Grazie Gabriella!
PS: le mie cicogne erano solo un piccolo scherzo che avevo da tempo nel cassetto e da qualche giorno nelle bozze, prima di leggere il tuo blog non avrei mai pensato a una coincidenza sul tema. Ma se poi Cechov riporta il discorso sulle gru... Questa è una recensione da incorniciare.

Amfortas ha detto...

Ah ecco, è linkato!
Cavolo, mi sono smarrito per un istante :-)

Giuliano ha detto...

Giuliano corregge e specifica:
Ovviamente, "scherzo" in senso musicale, forma libera, divertissmàn.
saludos a todos, compreso el linkador de Bayreuth.

gabrilu ha detto...

Brian il film è veramente bello ancora oggi. La Palma di Cannes la vinse secondo me perchè univa i meriti artistici-estetici -- come dici tu, "bucava lo schermo" -- ed anche per motivi "politici". In senso positivo, come segno di speranza per rapporti migliori tra Urss ed Occidente, considerando che s'era ancora in tempi di guerra fredda...

GiulianoIl film è regolarmente in commercio in DVD in italiano. Certo non credo sia facilmente reperibile nei negozi, ma lo si trova in rete senza difficoltà.
Ieri mattina quando ho visto il post sulle cicogne mi sono divertita (ed ho apprezzato) moltissimo ed anch'io sono rimasta colpita dalla coincidenza :-)

Amfortasciao :-)

Giuliano ha detto...

Una riga ancora, solo per dire che ho sempre trovato tristissimo l'aggettivo "sovietico" affiancato al nome dei grandi artisti.
Che lo si usasse negli anni in cui c'era l'URSS mi sembra normale, oggi si potrebbe fare uno sforzo - a meno che non lo si dica in senso storico, come ha fatto Brian qui sopra. (beh, Brian l'è propi on brav fioeu, al sèmm tücc).

Solimano ha detto...

Il tema del cinema Sovietico è analogo a quello del cinema Fascista. Andrebbero considerati storicamente, sine ira ma non è così. Stalin e Mussolini (e Goebbles...) avevano in comune una attenzione partecipe al crescere del cinema, ne avevano capito benissimo l'importanza. Certamente uscirono opere notevoli che sono state ingiustamente rimosse.
In questa rimozione vedo una astuzia (magari inconscia) della ragione, come per togliersi completamente il problema facendo finta che riguardasse pochi delinquenti scatenati che si erano impossessati del potere. In questo modo, si cancellano le respondabilità individuali e collettive, e i motivi storici profondi (spesso ancora esistenti) per cui fascismo, nazismo e stalinismo sono andati al potere.
La cosa grave non è che Roberto Longhi, Carlo Emilio Gadda, Giuseppe Ungaretti, Pietro Ingrao, Dario Fo (volontario paracadutista nella RSI, a vent'anni)e tanti altri siano stati fascisti, è che dopo hanno fatto finta di niente, non ne hanno parlato, se non perché costretti da documenti ignoppugnabili.
Una piccola conseguenza è che un ottimo cinema, quello italiano degli anni Trenta, è come cancellato, ignorando che del Luciano Serra pilota fra gli sceneggiatori c'era Roberto Rossellini e che L'assedio dell'Alcazar di Genina è uno splendido film su un episodio vero e coinvolgente: l'uccisione spietata del figlio minore del colonnello Muscardò, che resisteva a Toledo. E Sironi è un grande pittore, compresi gli affreschi di esaltazione del fascismo del Palazzo di Giustizia di Milano.
A non parlare della prodigiosa Leni Riefenstahl, di cui è talmente evidente il livello artistico che preferiscono non entrare in argomento. Non si fa così, come non è stato giusto parlar bene a comando di certi filmetti resistenziali e politicamente corretti, che si sapeva che erano modesti, però bisognava parlarne bene. Naturalmente, per contrappasso, negli ultimi anni sono uscite opere di qualità imbarazzante (Martinelli e Squitieri, ad esempio) però si vorrebbe dirne bene solo perché tirano da un'altra parte.

saludos
Solimano

gabrilu ha detto...

Giuliano
Capisco il tuo punto di vista e il tuo fastidio nel veder etichettar come "sovietico" un grande autore. Credimi, capisco cosa intendi. Però a volte non si può non ricordare che un tale artista o talaltro non solo è vissuto (e cara grazia quando non solo è vissuto ma è persino sopravvissuto) ma ha lavorato in un certo periodo e sotto un certo regime oppure no.
Non fosse altro perchè i vincoli sotto i quali si trova ad operare un artista ci dicono quanto sia stato capace di eluderli oppure di quanto ne sia stato condizionato.
La libertà è misurabile solo considerando i vincoli all'interno dei quali ciascuno opera. O no?
La cosa vale anche per artisti tuttora vivi e vegeti e che per loro e nostra (di spettatori) fortuna hanno fatto di tutto e di più cavalcando con più o meno difficoltà, compromessi, sacrifici o altro periodo di regimi politici diversi.
In questo momento sto pensando a Mikhailkov, per esempio.
Ma ne riparliamo.
C'è tempo. Almeno, finchè c'è tempo.

Giuliano ha detto...

Cara Gabri e caro Primo, è un discorsone. Si potrebbe allargare ancora: artista alcolizzato, omosessuale, per esempio... Quando ascolto Britten non sto certo a pensare che era omosessuale, e quando ascolto le Passioni di Bach non sto lì a chiedermi se era cattolico oppure no...
A scuola, il povero Leopardi è ormai definitivamente gobbo e meschino e solitario: ma poi leggi L'infinito e ti chiedi a chi mai potrà importare...
Fine, se no vado avanti per tre ore.

Habanera ha detto...

Non entro nel merito chè l'argomento è complesso ma vi leggo con immenso piacere. E' bello approfondire come sapete fare e vorrei pregare Gabrilu di non trattenersi, come a volte fa, nel timore di dilungarsi troppo. Ce ne fossero di lungaggini come le sue, sempre vivaci, interessanti, attente.

Un saluto affettuoso a tutta la compagnia di Aepc.
H.

Roby ha detto...

Sul Leopardi bambino ho letto poco tempo fa un bellissimo post nel blog di Annarita (L'angolo di Annarita): da cui vien fuori un'immagine nient'affatto solitaria e pessimista del famoso recanatese... anzi!

Baciotti a tutta la compagnia

Roby

gabrilu ha detto...

Grazie Habanera sei sempre molto gentile :-)
Solimano prima o poi toccherà affrontarla, Leni Riefensthal. Ho le VHS sia di Olimpia che del Trionfo della volontà (sai quelle vendute anni fa con L'Espresso, operazione che suscitò parecchie polemiche) e sono sconvolgenti. Mettono veramente a dura prova, per il contrasto tra la grande bellezza estetica della sua opera e i contenuti che veicolano.
Parecchi anni fa ho anche visto a Roma la mostra che le fu dedicata in cui erano esposte anche le sue fotografie subacquee e molti altri lavori. Era un'artista e secondo me su questo non ci piove, ma veramente ardua da trattare...

Anonimo ha detto...

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