venerdì 1 febbraio 2008

Il codice Da Vinci

The Da Vinci Code (2006) di Ron Howard, Sceneggiatura di Akiva Goldsman dal best seller di Dan Brown Con Tom Hanks, Audrey Tautou, Jean Reno, Ian McKellen, Paul Bettany Musiche di Hans Zimmer Fotografia di Salvatore Totino ( 149 minuti) Rating IMDb: 6,4
Roby
ATTENZIONE: qui di seguito viene svelata, in tutto o in parte, la trama del film. Quindi, se non lo avete ancora visto e se neppure avete letto il libro... potete pure risparmiarvi la fatica di farlo, limitandovi a scorrere attentamente questo post: e sarà tutto tempo guadagnato, date retta a me!!!
Mia sorella mi aveva prestato il libro di Dan Brown nel 2004, magnificandolo come un caposaldo della letteratura contemporanea, e lo stesso avevano fatto le mie colleghe di lavoro, meravigliandosi che ancora non lo avessi letto. Dunque, confusa e vergognosa di tale mancanza, mi ero affrettata a farlo, aspettandomi chissà quale originalità nella trama. Che qualcosa non funzionasse l'avevo pensato quasi subito, arrivata al punto della misteriosa frase iniziale Oh lame saint! O draconian devil! per decifrare la quale i protagonisti impiegano circa un intero capitolo, mentre io, aiutata dall'immagine della Gioconda riportata in copertina, l'avevo anagrammata in cinque minuti (Leonardo da Vinci the Monna Lisa), benchè Monna risultasse -all'americana- con una enne sola, suonando vagamente affine ad una voce dialettale dell'area tri-veneta. Pensandoci bene, i lettori di nascita veneziana erano sicuramente avvantaggiati nell'intuire, fin dall'inizio del romanzo, dove Dan Brown intendesse andare a parare, e cosa fosse per lui 'sto benedetto calice, coppa o contenitore del perduto Santo Graal / Sang real / Sangue reale.





Tuttavia, in fin dei conti, la lettura del Codice mi aveva sufficientemente appassionato, e mi era piaciuta soprattutto la descrizione dei luoghi più caratteristici di Parigi, città che non sono certo la sola ad adorare. Quindi, quando ho saputo che dal libro sarebbe stato tratto un film non ho potuto che rallegrarmene, benchè la scelta di Tom Hanks come interprete mi sia sembrata subito poco felice: volete mettere un Russell Crowe o un Harrison Ford, nei panni del semiologo Robert Langdon? Lo stesso Dan Brown, del resto, descrive il suo eroe come "un Indiana Jones in giacca di tweed"!
Ma tant'è: non essendo io la responsabile del casting, ho dovuto accontentarmi, rassegnandomi a sciropparmi per un paio d'ore non solo la monocorde espressione di Tom, dichiaratamente fuori parte, ma anche gli occhioni perennemente sgranati e la figura desolatamente scialba di Audrey Tautou (che mi dicono essere eccezionale, in altre pellicole: mah! sarà...). Perchè poi il commissario Fache /Jean Reno e i suoi scagnozzi debbano, per quasi tutto il film, parlare francese con i sottotitoli, è rimasto per me un mistero più fitto di quello del sepolcro della Maddalena, di cui il tandem Hanks-Tautou va alla caccia per mezza Europa. Niente, comunque, può battere -quanto ad involontaria ilarità- il personaggio dell'albino Silas, killer spietato ma dotato di un suo fascino sulla carta stampata, che sullo schermo si trasforma, ahimè, in una caricatura degna delle mascherate di Carnevale o di Halloween ("Dolcetto o scherzetto?" è quello che ci si aspetta di sentirgli dire, ogni qual volta apre bocca).



Non c'è dubbio che il migliore del team sia Ian McKellen, nel ruolo di un vecchio amico di Langdon apparentemente pronto ad aiutarlo nel risolvere indovinelli e sciarade, salvo poi rivelarsi come il tenebroso Maestro, diabolico deus ex machina dell'intera congiura. Tutto ruota intorno alla figura, fra mito e leggenda, di Maria Maddalena, che l'astuto Brown presenta come capo predestinato della Chiesa cattolica al posto di Pietro: l'investitura le sarebbe venuta da Gesù in persona, che si sarebbe premurato di suggellarla fecondandola con il suo divin seme (il sang real, appunto, del quale il di lei ventre costituirebbe il calice prezioso). Dal 33 d.C. ad oggi tale sconvolgente segreto sarebbe gelosamente custodito dalla potente setta del Priorato di Sion, in aspro conflitto con l'altrettanto agguerrita cricca dell'Opus Dei, alla quale l'idea di una papessa (per di più incinta del principale) non va proprio giù.



Ora, se tutta 'sta pappardella reggeva abbastanza nelle pagine scritte, davanti alla macchina da presa diviene una via di mezzo tra i passatempi della "Settimana enigmistica" e un promo sulle bellezze di Parigi, con una rapida sortita in Inghilterra, fra Londra e le higlands scozzesi. Da segnalare che, dall'inizio alla fine, il completino gonna-camicetta-golfino-tacco-medio della Tautou resiste validamente a pioggia, vento, capitomboli, tentativi di accoltellamento dell'albino, ecc. ecc., restando comunque sempre uguale a sè stesso, e cioè assolutamente ed anonimamente squallido (noi a Firenze si direbbe pìssero).



Nel frattempo, Tom Hanks (non avendo sottomano il cubo di Rubik o le palline clic-clac degli anni '70) giocherella con un cryptex, cioè una specie di lucchetto a combinazione alfabetica, che cela al suo interno un involucro di vetro dentro il quale si trova un sottilissimo papiro strettamente avvolto. A questo punto non chiedetemi che c'è scritto sul papiro, perchè già da un pezzo ho perso il filo dell'intera vicenda. Vi basti sapere che, dopo una serie interminabile di peripezie avvincenti tanto quanto una partita a Monopoli con la vostra prozia novantenne, si scopre finalmente (grazie -è proprio il caso di dirlo-a Dio) che Audrey è nientepopodimeno che l'ultima discendente della stirpe divina inaugurata dall'unione fra Gesù e la Maddalena: notizia accolta dalla diretta interessata con incontenibile entusiasmo (come si evince dal suo sopracciglio leggermente rialzato), dal pubblico in sala con applausi, fischi e tifo da stadio.



Completamente spompato -data l'età non più verde- da corse e inseguimenti a piedi, in auto, in aereo e in metropolitana, Hanks saluta stancamente la sua compagna di avventure con un casto bacio in fronte (del resto, pretendere che la Tautou in versione minimalista gli ispirasse qualcosa di più del senso paterno era davvero chiedere troppo!), predisponendosi a tornare nella capitale francese per l'ultimo, clamoroso (?) exploit di tutto il film. Ovvero, la rivelazione che il sepolcro di Maria Maddalena, simbolo immortale del Femminino Sacro, si trova -udite udite- nelle profondità dei sotterranei del Louvre, esattamente in corrispondenza della piramide di vetro rovesciata, sotto il livello della Cour Carrée. Ivi giunto, egli si genuflette devotamente sulla lastra di vetro (che ci auguriamo adeguatamente rinforzata, considerata la notevole massa ponderale) per rendere rispettoso omaggio alla Grande Madre della cristianità, mentre tra le arcate e le gallerie del celebre Museo si delinea l'ombra inquietante del fantasma Belfagor...

...ma questo, come ben sapete, è tutto un altro film!


13 commenti:

Brianzolitudine ha detto...

Stronchetto scherzetto... Cara struncatrix, concordo in pieno nel giudizio di film spompato e senza anima. Ammettiamo pure che era un genere difficile da portare su pellicola, però la magia dello schermo qui si perde tutta tutta.

Giuliano ha detto...

L'inizio è folgorante... Lo eleggo subito a miglior incipit dell'anno, senza aspettare gli altri post.
Quasi un "Also sprach Zarathustra" di Richard Strauss (vedi "2001 Odissea nello spazio").
Che bello, querida Roby! Vado subito a scavare nel testo.

Laura ha detto...

Cara Roby, questo post mi ha divertito non immagini quanto! Concordo con te al cento per cento su tutto aggiungendo un'ultima (velenosa) osservazione: che dici, era proprio il caso di sconvolgere la capigliatura di Tom Hanks con quell'acconciatura che ricorda Raimondo Vianello rincorrere in b/n la Mondaini tra le frasche in una delle sigle finali di "Di nuovo tante scuse"?
Un caro saluto!
Laura

Habanera ha detto...

Non ho letto il libro, non ho visto il film e non avendo alcuna intenzione di colmare questa mia volontaria lacuna mi sono goduta questo post senza alcun timore di venirne a sapere troppo.
Strepitosa Roby! Un post assolutamente da incorniciare.

Baci
H.

Roby ha detto...

Brian, devo confessare che stroncare un film come questo è stato fin troppo facile, benchè gustoso...

Querido Giuliano, il parallelo con Strauss e "20001 Odissea nello spazio" mi confonde!!!!

Laura, il paragone tra le due capigliature, quella di Hanks e quella di Vianello, è azzeccatissimo: io non ci avevo pensato, ma... ecco cosa c'era di strano, nei capelli del povero Tom!!!

Habanera, lo vedi, LO VEDI che il mio incipit diceva la verità??? Ho reso un servizio socialmente utile a chi, come te, ha ben altro da fare che stare a perder tempo con gli anagrammi vinciani!!!!

[;-P]

Roby

Giuliano ha detto...

Cara Roby, con Audrey Tautou siamo di fronte ad uno dei ragionamenti più tipici dell'arte fotografica: non basta mettere una bella ragazza davanti all'obiettivo per avere una bella fotografia.
Molti lo credono, ma non è così; e il discorso vale anche per il cinema e per il recitare.
I film precedenti della Tautou, quelli che l'hanno resa famosa, avevano per regista un mattocchio geniale come Jean Pierre Jeunet, uno che non fa il regista per caso.
Qui invece il regista è Ron Howard, che è bravo e ha vinto anche gli oscar, e ha fatto tanti bei film, ma sconta il suo peccato originale: la sua scuola è stata Happy Days, e il suo maestro è Fonzie. Avesse visto qualche film di Bergman in più, nel momento della maturazione...

gabrilu ha detto...

Non mi ha mai sfiorato l'idea di leggere il libro nè di vedere il film (beh, se me lo fossi trovato proprio spiattellato davanti in Tv una sera di vuoto cosmico, forse...) e non ho alcun dubbio che il tuo post sia mille volte meglio di entrambi.
Purtroppo, Dan Brown s'è fatto soldi a palate con il suo libro e il film mi pare che qualche soldarello l'abbia fatto pure.
Tu invece verrai compensata solo con la gloria...

Solimano ha detto...

Racconto un piccolo fatto vero, l'ho visto con i miei occhi. Abitavo ad Udine (mio figlio ha imparato a camminare da solo nel prato in alto dietro il Castello di Udine). Il Comune aveva stabilito che Via Gemona diventasse pedonale, ed i commercianti, come sempre in tali evenienze, non erano d'accordo, e scrissero "Via Gemona libera" con grandi pennarelli sulle vetrine in stampatello, così: VIA GEMONA LIBERA. Di notte, passò una banda, è in discussione se si trattasse di ragazzotti o di pensionati, che cancellò parte della scritte secondo un preciso progetto: la mattina dopo, su tutte le vetrine la scritta era: MONA LIBERA. Ne rise tutta la capitale furlana, che però conosceva anche alcune parole dei dialetti veneti, avranno sudiato ai corsi serali...
Il Messaggero Veneto però non pubblicò la notizia, temendo l'ira della Curia Vescovile.
Riguardo Don Brown, se lo incontro per strada non gli faccio granché, semplicemente lo strozzo. Profitta bassamente dell'ignoranza generale dei cosiddetti fruitori d'arte, che non sono in grando di fermarsi più di ventisette secondi di fronte a qualsivoglia quadro. Vorrebbero che l'arte scendesse al loro livello, invece di salire faticando, per questo leggono desso Don Brown così gli sembra di capire il Leonardo.
La Gioconda è un bel quadro che mi ha fatto alcune volte un gran regalo: potere guardarmi in santa pace il ritratto del Castiglioni di Raffaello che stava a dieci metri di distanza, tutti erano in un infernale pigia pigia per vedere la mogliera di Ser Giocondo.

saludos y besos
Solimano

Ely ha detto...

Anche io concordo con quanto scritto da tutti!!! Il mio commento, però, oltre che la finalità di manifestare la mia solidarietà e approvazione per quanto scritto da voi ha un'altra finalità e cioè una RICHIESTA DI AIUTO.
Ho iniziato ad avvicinarmi al mondo dei blog solo ieri per lavoro e avrei bisogno di imparare il più velocemente possibile a rendere interessante il mio blog e soprattutto a dargli visibilità.
C'è qualcuno che vorrebbe aiutarmi?
Grazie a tutti e un bacio grande
Elena

Roby ha detto...

Caro GIULIANO, il consiglio di guardarsi Bergman potrebbe ancora servire, forse, a Ron Howard: o no? Eppure, in The Beautiful Mind, per esempio, non era andato poi così malaccio....

Carissimissima GABRILU, ma io proprio la gloria cerco, perchè il denaro, si sa, non fa la felicità (!??!)

Caro SOLIMANO, grazie per il saporitissimo quadretto di vita udinese!!!

Cara ELY: ciao! Benvenuta!!! Grazie della visita! Certo il mondo dei blog è troppo complesso per parlarne nello spazio di un commento, e del resto anche io mi ci sono avvicinata non da molto (meno di un anno). Quindi l'unico consiglio che posso darti è di armarti di santa pazienza e "navigare a vista" in rete approdando qua e là ad altri blog, dove lasciare lo stesso simpatico saluto che hai lasciato qui. Si sa, da cosa nasce cosa...

[:->>>]

Roby

Giuliano ha detto...

Cara Roby, anche Paul Bettany (che qui fa l'albino) è un eccellente attore... (se vuoi vederlo meglio, è Chaucer da giovane nel "Destino di un cavaliere": appare perfino biotto perché perde tutto al gioco; e poi c'è anche in "Master and commander" di Peter Weir, al fianco di Russell Crowe).

Non ho nessuna intenzione di parlar male di Ron Howard, "A Beautiful Mind" era notevole e anche "Splash" era simpatico e ben fatto. Ma, si sa, gli anni di formazione contano moltissimo, e lui è nato lì, a Sunday Monday Happy Days.

mazapegul ha detto...

Miglior stroncatura dell'anno!
Andrei a vedere il film anche solo per verificare le corrispondenze.

Anonimo ha detto...

come vi avevo richiesto qualche tempo fa x mail, ho preso il vostro articolo riguardo il codice da vinci x metterlo nel mio blog, naturalmente vi ho nominato ..vi ringrazio nuovamente.
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