sabato 12 gennaio 2008

La moda nel cinema: Caccia al ladro



Roby
Sono tre i film nei quali vorrei rubare alle protagoniste l'intero guardaroba di scena: Sabrina, Caccia al ladro e Pretty woman. Audrey, Grace e Julia costituiscono tre tipologie femminili molto diverse l'una dall'altra, ognuna dotata di uno stile profondamente personale, ognuna inimitabile nell'interpretare un vestito o un'acconciatura. Personalmente, trovo che attrici come Sophia Loren, Ava Gardner o Marylin Monroe siano dive straordinarie, ma penso che -con i fisici esplosivi che si ritrovano- qualsiasi abito indossato da loro passi quasi inosservato, rispetto al corpo in esso avvolto. Invece, tanto per cominciare subito col defilé di Caccia al ladro, guardate Grace Kelly sulla spiaggia, in una delle prime inquadrature, con quel prendisole giallo, gli occhialoni e il foulard in tinta: un perfetto equilibrio fra contenitore e contenuto, che si confermerà poi nel prosieguo del film, in un crescendo di colori e di modelli, creazioni esclusive di quel genio di Edith Head (già messasi in luce per Vacanze romane).




L'abito azzurro con cui seduce Cary Grant durante la serata al Casino sembra ritagliato da una nuvola nel cielo primaverile e modellato intorno al profilo di una dea greca: un po' algida, di primo acchìto, ma datele un minimo di tempo e vedrete... Ricordate il bacio a sorpresa di cui gratifica l'affascinante Cary, sulla porta della camera da letto? Altro che statua di marmo! D'altra parte, anche la sua signora madre si difende bene, per la sua età (!), aiutata senza dubbio dai gioielli e dalla stola bordata di pelliccia che maschera sapientemente le non più freschissime forme. Un passo dietro di loro, il gentiluomo presunto ladro internazionale le segue, discreto, con un occhio al collier della mamma e un altro al décolleté della figlia...



....la quale, il mattino dopo, si mostra deliziosamente irresistibile fasciata in un completo da spiaggia nero, con leggera gonnellina bianca che lascia intravedere un paio di fuseaux autoadesivi, importabili se non si hanno le tipiche "misure Kelly". Se non sbaglio, ricordano un po' il modello con cui Audrey Hepburn / Sabrina si presenta a far visita ad Humphrey Bogart, in ufficio, dichiarando poco dopo di essere in grado si preparare un pranzo completo solo con due uova: così dicendo, annoda sui pantaloni un grembiule da cucina e sorride, assolutamente inarrivabile per eleganza e naturalezza.



Ma torniamo a Grace, ché sennò potrebbe aversene a male. L'abito rosa con sciarpa di chiffon col quale guida l'auto a tutta velocità in una delle scene più famose del film (e -certamente- della sua vita, conclusasi su quella stessa strada nel 1982) è persino troppo raffinato per un pic nic a base di pollo, che si indovina freddo e untuoso, e pur tuttavia consumato con grande stile. Le braccia abbronzate, completamente scoperte, e i capelli biondi solo lievemente spettinati (la mia testa, dopo una corsa del genere su una decappottabile, sarebbe ridotta peggio di quella della mitologica Medusa!) fanno il resto, creando un tutto armonico in cui lo sfondo "finto" della costa monegasca non disturba affatto.



Altro momento di grande cinema - oltre che di alta moda - è la conversazione al buio tra Grace e Cary, nella stanza di lei, durante la notte dei fuochi artificiali. E' una delle scene più romantiche e sensuali che abbia mai visto, e la Kelly -tutta in bianco-ghiaccio con una magnifica parure di brillanti al collo- riesce ad essere incredibilmente provocante mentre invita Grant a "toccarla" (la collana o lei ?). "Questa è solo una copia" protesta debolmente lui, a pochi centimetri dalle sue labbra, riferendosi al gioiello. "Sì" ribatte lei, in un soffio "ma io sono l'originale..."



Infine, il gran ballo in maschera che conclude il film, durante il quale si scoprirà chi è in realtà il Gatto, il celebre ladro che imperversa tra ville e grandi alberghi della Costa Azzurra. Ma non sarà questa l'unica rivelazione della serata, ricca di colpi di scena e di inseguimenti funambolici fra tetti e cornicioni. La vera scoperta finale è l'amore sincero che lega i due protagonisti, fino ad allora uniti e divisi da schermaglie più o meno accentuate. Ed in fondo, come poteva il bravo Cary resistere al sex-appeal di Grace che, inguainata in una splendida toilette dorata proprio come un cioccolatino incartato nella stagnola, risulta di gran lunga più attraente di qualsiasi prezioso collier?

Una nota finale per Edith Head, la creatrice di tanta meraviglia: non si può certo dire che fosse bella, ma non c'è dubbio che sapesse valorizzarsi almeno quanto riusciva a fare con i suoi modelli. Non ricordo per quale film abbia vinto un Oscar, e neppure me ne importa: io glielo assegnerei in toto alla carriera, sicura che il frutto della sua matita resterà incancellabile nell'album da disegno dedicato alla storia della cinematografia, della moda e del costume.


Edith Head, la costumista


PS: sono in debito con Solimano per le foto di scena del film. Oltretutto, se ci cliccate sopra potrete gustarle al meglio. Grazie, capo!!!

18 commenti:

giulia ha detto...

I ricordi legati ai film. Sono d'accordo con te su queto dici della conversazione al buio tra Grace e Cary. Giulia

Solimano ha detto...

Cara Roby, sarò lungo, perché mi debbo sfogare, capirai il perché. L'altra sera, ho visto brevemente per TV un po' di Caccia al ladro ed ho avuto una illuminazione che mi ha risolto una questione quasi trentennale.
Era a Rivoltella del Garda e facevo il Class Manager a un Corso Base per nuovi assunti. Il Class Manager, più che un istruttore, era una nave scuola per fare in modo che dopo cinque mesi di corso i neo assunti nel settore commerciale, generalmente con lauree tecniche, capissero come muoversi all'esterno della azienda e fossero immediatamente efficaci sul campo, quindi produttivi, la responsabilizzazione ed il lavoro per obiettivi era la cosa più importante.
Quindi il Class Manager aveva la responsabilità di venticinque giovani laureati assatanati, ambiziosi e competitivi e se la doveva giocare sul carisma legato all'esperienza. Una parte a rischio ma che se andava bene era gratificante e foriera di crescita nell'azienda.
Quando finiva il Corso Base, era costume che venisse il Direttore Generale per una sessione di domande/risposte lui da solo con gli allievi e che poi si andasse ad una colazione di lavoro, in realtà un pranzo megagalattico perché quello che era allora il Direttore Generale ci teneva che tutto si svolgesse al meglio.
Allora, studiai il da farsi, e decisi che, avendo già scelto il ristorante (quello dell'albergo Laurin di Salò), era il caso di scegliere il menu ottimale mettendoli alla prova (tutte cose previste dalle note spese). Però non andai da solo, vennero con me una istruttrice del mio corso (la chiamerò Anna) e un mio collega di un altro Corso Base che aveva uno stile alla Gianni Agnelli giovane però più fino, con cui andavo d'accordo perché eravamo diversissimi e non c'era invidia reciproca.
Arriviamo là, e quelli del Laurin, che allora era un posto importante, cercarono si metterla giù dura in modo da assoggettarci con la loro competenza gastronomica.
Il mio collega (lo chiamerò Alberto) mi strizzò l'occhio e passò all'azione, dicendo che le loro tovaglie non andavano bene: ci doveva essere un tavolone quadrato e le tovaglie dovevano, negli angoli, sfiorare il pavimento, se no non andavano bene. Finì che si impegnarono a cambiare le tovaglie (così fecero il giono del pranzo, le cambiarono apposta).
Intanto mangiavamo e si venne ad un certo tipo di affettato, che loro prospettavano. Alberto assentì, ma disse che per valutare lo spessore giusto (doveva essere sottilissimo) dovevano metterselo davanti agli occhi e riuscire a vedere Sirmione attraverso. Lo disse serissimo, e quelli erano un po' agitati, specie la figlia del proprietario del Laurin, che era una giovane, molto bella e che se la tirava moltissimo, master di qui e di là.
Questa decise di tirare il colpo, e disse che comunque negli antipasti doveva esserci assolutamente il "Kish Loren".
Io ed Anna eravamo sbalorditi, ma capimmo che era meglio lasciar fare ad Alberto, il quale assunse un atteggiamento valutativo e disse di sì con la testa dicendo poi "Vada per il Kis Loren!", lievemente ingrugnato ma concessivo.
Poi tutto si svolse per il meglio, concordammo il menu, l'arredo, i fiori etc e ci infilammo in macchina per il ritorno a Desenzano, dove alloggiavamo. La figlia del proprietario del Laurin non staccava gli occhi da Alberto, ma lo sapevamo, succedeva a 99 donne su 100, e aggiungo che poi il pranzo (quindici giorni dopo) andò benissimo.
Solo che in macchina Anna, persona molto diretta, disse subito: "Alberto, ma che cos'è il Kish Loren?"
E Alberto risposi:
"A me lo chiedi? Non lo so, non l'ho mai sentito nominare, ma vuoi che lasciassi la soddisfazione di incastrarmi a quella... (puntini puntini)"
"Ma se poi è cattivo?"
"Una cosa che si chiama Kish Loren è buona per definizione, chi dice che è cattiva è ignorante".
Allora io dissi:
"Guarda che quella... (puntini puntini), l'hai lasciata lì che stanotte ti sogna per otto ore (e Anna assentì, era l'1 su 100)e sarebbe una bellissima sistemazione per te (Alberto era scapolo), direi che a cose fatte le mandi un mazzolin di fiori però costosissimi e da cosa nasce cosa".
"No, non va bene. Concordo sulla qualità di quella... (puntini puntini), ma una volta che mi ha preso dice che l'albergo è del suo papà e mi cammina sopra".
Finì che Alberto non si sposò. Vengo a Cary Grant, che era il modello di vita di Alberto, uno capace di raccordare il colore della giacca a quello degli occhi e dei calzini.
Nel brano del film che ho visto Cary Grant parla proprio del Kish Loren, ed ho capito l'inghippo, ed ho capito inoltre (da Google) che non si scrive "Kish Loren", ma "Guiche Lorraine", è giunta l'ora di ordinarla al ristorante, 'sta Guiche Lorraine, e se non mi piace dirò che è cattiva. Però, ho la sensazione che la ragazza lo sapesse, sapesse di Cary Grant, a cui Alberto somigliava e che ci stesse provando...

Mbah, scusa la lunghezza ma la risoluzione di un trentennale problema mi ha divertito.

grazie, saludos y besos
Solimano
P.S. Oggi, aziende del genere non esistono più, ed è una sciagura.
O TEMPORA O MORES!

Laura ha detto...

Un post delizioso, Roby!!!
Il volto della Head (ma anche una certa determinazione nella posa) mi fa pensare a quello di Edna, la stilista de Gli Incredibili...
Un caro saluto
Laura

Habanera ha detto...

Caro Solimano, eccoti la ricetta della Quiche Lorraine, tipica torta salata della cucina fancese. E' facilissima da preparare ed è molto gustosa ma, come quasi tutta la cucina francese, non è il massimo della leggerezza.

Ingredienti: 1 confezione di pasta brisée, 4 uova , 250 gr di panna da cucina, parmigiano grattugiato, 100 gr di pancetta dolce o affumicata a cubetti, sale e pepe q.b.

Preparazione
Sgrassare i cubetti di pancetta cuocendoli per circa 10 min in una padella.
Sistemare la pasta brisée in uno stampo con la sua carta da forno.
Disporre i cubetti di pancetta sulla pasta e versarvi sopra le uova precedentemente sbattute con la panna, il parmigiano grattugiato, il sale e il pepe.
Far cuocere a 180°C per 25 min se il forno è ventilato, altrimenti prolungare la cottura fino a 30-40 min
Bon appetit!

Roby, il tuo post come sempre è delizioso e si legge con gran piacere ma per i miei gusti l'eleganza di Grace è un tantino eccessiva. Preferisco lo stile più sobrio e l'eleganza del tutto naturale di Sabrina. Inoltre, avendo rivisto recentemente "La signora della porta accanto", sono ancora sconvolta dalla assoluta semplicità e dall' ineguagliabile eleganza degli abiti di Fanny Ardant in quel film. Cerca di vederlo e poi fammi sapere cosa ne pensi.

Un abbraccio
H.

Laura ha detto...

Solimano caro, gongolo! Appena la ... ha detto Kish Loren la mente mi ha suggerito quiche Lorraine!!! una specialità gastronomica francese da cui, una volta lì, non sono riuscita a staccarmi. A pranzo, a cena, l'avrei mangiata persino a colazione. I francesi sanno come coccolarsi. Però, chissà se al Laurin l'avrebbero preparata proprio come si deve?
Ah... grazie per avermela ricordata.
Un caro, fromag...gioso saluto
Laura

Laura ha detto...

Habanera, ciao! Ci siamo accavallate! E mi hai letto nel pensiero, perché stavo pensando proprio di mettermi sulle tracce della favolosa ricetta e pubblicarla per la gioia (ehm... mia) e la curiosità di tutti. Eh, Abbracci non si fa mancare proprio nulla.
Un caro saluto
Laura

Roby ha detto...

GIULIA, lieta di trovarti concorde!

SOLIMANO, io la Kish Lorrén l'ho assaggiata (proprio in Lorena) e non è male: ma preferisco la nostra Torta Pasqualina!!!! PS: davvero il tuo amico somigliava a Cary Grant???

LAURA, in effetti c'è chi dice che la Edna del cartone animato Gli incredibili costituisca un omaggio a Edith Head, ma tutto ciò non è confermato dagli autori...

Baci universali

Roby

[:->>>]

Roby ha detto...

HABANERA, nello spazio di pochi nano-secondi, i commenti -compreso il tuo- si sono accavallati attorcigliandosi su sé stessi in spirali multiple... INCREDIBILE!!! Merci beaucoup per la ricetta: peccato non avere in casa tutti gli ingredienti!

PS: per quanto riguarda la Ardant, tenterò di documentarmi e ti farò sapere.

A la prochaine!

Habanera ha detto...

Ciao Laura, ciao Roby, ciao Giulia! Quando si parla di vestiti, e di buona cucina, siamo proprio incontenibili noi donne.

Un bacione
H.

Brian ha detto...

La chìsc lorèn, che è poco più di una frittata dove buttare dentro quello che si trova in frigo, adesso è un poco passata di moda, ma anni fa imperversava, è vero.

E citarla la chìsc faceva figo, come voler la rucola che solo pochi anni fa si metteva dappertutto, tranne dove davvero serviva.

E chi non se lo ricorda il vino "barricato"? Classica domanda del parvenù che al ristorante davanti alla carta dei rossi se la tira. Come quel brianzolo ignorante e ricco che voleva il bagno ASSOLUTAMENTE in stile Bidè Meyer.

C'era un film di Alberto Sordi al riguardo (quale era?), dove lui con sua moglie va in un ristorante a venezia (credo) dove tutti mangiano da schifo ma roba dai nomi sublimi. Lui non ci pensa due volte e ordina in romanesco le pappardelle, imitato da tutti gli altri commensali con un sospiro liberstorio.

Giuliano ha detto...

Io non so cos'è la quiche lorraine, però mi ricordavo come si scrive - a differenza di qualche francofilo e francofono qui presente...
(che però absolvo, ma solo per la scelta della foto lassù in cima).

Laura ha detto...

Ciao Brian! Penso che il film con Sordi sia "Dove vai in vacanza?" Lui, e "la sua signora" sono "i fruttaròli" del terzo episodio contenuto nel film e il cui titolo è "Le vacanze intelligenti." Sinceramente, delle tre è la storia che mi inchioda sempre al divano, ogni volta che la becco per caso in tv ci casco.
Un caro saluto
laura

gabrilu ha detto...

Solimano, strano che tu non conoscessi la quiche lorraine, a Parigi la si trova dappertutto, anche nelle bancarelle in mezzo alla strada.
Roby, a proposito di costumiste, per quanto riguarda invece gli abiti d'epoca, una grande è l'italiana Gabriella Pescucci, tra l'altro anche Oscar per The age of innocence di Scorsese. Ma basta farsi una googlata per vedere che ha fatto 'sta donna :-)

Solimano ha detto...

Uh, quante belle robe! Vediamo, piatto ricco mi ci ficco.
Habanera e Roby. Ci sono i due ultimi film di Truffaut che sono illuminati dalla presenza di Fanny Ardant: La signora della porta accanto e Finalmente domenica. E' vestita con semplicità finissima, ma soprattutto è vestita dallo sguardo amoroso di Truffaut, da cui ebbe una figlia nata dopo la morte del regista. Dopo, non è più stata così: l'ho vista in un grande film di Resnais, Melò, ma Sabine Azèma lì vince alla grande.
Su Grace Kelly in Caccia al ladro sono ammirato ma un po' dubbioso: ammiro,lei, mai così bella, ma l'eleganza la trovo un po' troppo sfoggiante.
Il mio amico non somigliava a Cary Grant, era Cary Grant che assomigliava a lui, invidiandogli gli occhi verdi. Stavo leggendo a bordo piscina nel residence e lui mi passava dietro dicendomi a bassa voce: "Dostoevskj? Tutte cazzate!" ed io gli rispondevo: "Cosa ha fatto la Juve?" Ghignate mostruose, ce n'era un altro nel giro da noi denominato "lo squallido", che era il tipico "ghe pensi mi" lombardo. A turno, due si alleavano per prendere in giro il terzo, le colleghe, che pativano a vederci così amici, cercavano di metterci l'uno contro l'altro e noi glielo facevamo credere. Sono convinto che esistano atavicamente la solidarietà maschile e la solidarietà femminile, che se ben intese sono una forza, se mal intese sono una noiosa lagna o peggio.
Brian,Gabrilu,Laura. Io sono un vorace, non un gastronomo, per me il massimo sono i carrelli dei bolliti e degli arrosti che girano fra i tavoli nelle plaghe fra Parma, Mantova, Cremona e Reggio Emilia. Bisogna avere delle spie locali, tutto qui, ma funziona ancora benissimo. Come grandi ristoranti, ho avuto la fortuna di andare abbastanza da Cantarelli a Samboseto, quello sì che era un gran posto, la "nouvelle cuisine" che venuta dopo la trovo un po' una presa in giro reciproca, un manierismo: ci si siede a tavola innanzitutto per mangiare, poi viene il resto. "Parla come mangi", dicono a Parma, appunto. Non si mangia il menù, non si mangiano i camerieri ma quello che c'è nel piatto.
Comunque ho deciso che la Quiche Lorraine di cui ho appreso i miracoli (grazie) la chiamerò "Kiss Lorén", ha un che di erotico anglo-francese.

saludos y besos
Solimano

Roby ha detto...

BRIAN, la tua definizione della q.l. come di "poco più di una frittata dove buttare dentro quello che si trova in frigo" mi ha fatto quasi soffocare dalle risate! Dopodichè, ricompostami come si conviene ad una signora, ne ho dedotto che io, allora, sono una grrrrandissima cuoca francese, perchè di frittate realizzate con gli avanzi del frigorifero ne faccio quasi ogni giorno!!!!

GABRILU, la PESCUCCI: ma certo! Un mito anche lei, sul quale, una volta documentatami a dovere, potrei perfino azzardarmi ad annoiarvi con un altro post cine-modaiolo...

SOLIMANO, più che anglo-francese, Kiss Lorén mi sembra anglo-italiano, sottintendendo Sophia...

Bisous!

Roby

Laura ha detto...

Solimano, personalmente sono una che mangia solo se un cibo gli va a genio. Rimango ostinatamente scettica per ogni tipo di moda, anche in tavola. persino tutte quelle descrizioni arzigogolate sui sentori di bosco settembrino racchiusi in un bouquet di topazi e fragoline, quando si elogia qualche vino, mi danno un po' sui nervi. Ti spiego. Ultimamente vado matta per un vino da 4 euro a bottiglia dell'Oltrepo Pavese, liquoroso, robusto e il colore che è tutto un beh! A me piace da matti e lo trovo al super, e tiro scemo chiunque mi chieda qual è la mia fiamma ultima in fatto di rossi. La quiche, arrivata a Parigi, non sapevo manco che roba fosse ma certi parigini ne avevano ordinato al bancone e io dietro. Mica è fesso se la mangia uno del posto no? E allora giù, loro ad arrotare erre in gruppo e io dietro a masticare visioni paradisiache.
Non m'importa di sembrare un'intenditrice. A me piace mangiare!!!
Un caro saluto
Laura

Giuliano ha detto...

Cara Laura, stare in Umbria e bere un vino dell'Oltrepò Pavese è quasi una roba da snob!
Aggiungo subito che i vini dell'Oltrepò Pavese sono buonissimi, tra i migliori che io abbia mai assaggiato. (bevuto no, perché io bevo poco...)

Laura ha detto...

Caro Giuliano, anch'io bevo poco ma... mica posso carburare sempre a Sagrantino di Montefalco!
Un saluto davvero divertito.
Laura