martedì 14 aprile 2009

I modi di vedere: Totò a colori (2)

Totò a colori, di Steno (1952) Storia e Sceneggiatura di Michele Galdieri, Totò, Steno, Mario Monicelli, Agenore Incrocci, Furio Scarpelli Con Totò, Mario Castellani, Virgilio Riento, Luigi Pavese, Galeazzo Benti, Isa Barzizza, Rocco D'Assunta, Franca Valeri, Fulvia Franco, Anna Vita, Alberto Bonucci, Armando Migliari, Vittorio Caprioli, Bruno Corelli, Guglielmo Inglese, Michele Malaspina, Carlo Mazzarella, Lilli Cerasoli, Rosita Pisano, Primarosa Battistella Musica: Felice Montagnini Fotografia: Tonino Delli Colli Costumi: Giulio Coltellacci (104 minuti) Rating IMDb: 8.2

Solimano

I tre episodi principali del film Totò a colori esistevano già, ben prima che si pensasse al film. Negli "Esistenzialisti a Capri" si lisciava il pelo alla tradizionale assenza di cultura e più generalmente di antimodernità del pubblico che frequentava il teatro leggero, la rivista o l'avanspettacolo. Venivano messi alla berlina i ricchi nullafacenti che si davano delle arie con i libri, la musica e i quadri, tutta roba proveniente dall'estero, specie dalla Francia. Mentre si girava alla larga dai neo ricchi del commercio e dell'industria (magari nati col mercato nero), che il difetto di leggere non ce l'avevano, badavano a far soldi senza farsi problemi, specialmente al teatro o al cinema. Quindi, nell'operazione c'era qualcosa di bieco, un residuo della Italietta fascista (esiste ancor oggi, fra l'altro...). Ma la ricchezza di talenti (anche a prescindere da Totò) era tale che fa ridere ancora persino lo sketch su Picasso (con sputo finale nell'occhio del critico-pittore).
Per l'episodio del vagone letto, l'atteggiamento fu ambiguo: prendersela con l'onorevole Cosimo Trombetta sì, ma purché non si pensasse che ce la si prendeva veramente con i politici. Certe cose a teatro si facevano, al cinema no. Difatti l' episodio inizialmente in teatro durava pochi minuti, ma in teatro Totò lo reggeva per quasi un'ora: le aggiunte successive erano nate quasi sempre in scena. In teatro, la conclusione era diversa: l'onorevole Cosimo Trombetta era costretto a scendere dal treno, così Totò restava solo a spassarsela con la signora bella e misteriosa (Isa Barzizza). Nel film non succede così: sia l'Onorevole Cosimo Trombetta (Mario Castellani) che il Maestro Antonio Scannagatti (Totò) rimangono scornati, e la signora se ne va dopo averli privati dei portafogli.



Facciamo il caso di Luisina Fortunata Antonietta Cecilia Barzizza (così IMDb), in arte Isa Barzizza. Aveva ventidue anni, all'epoca del film, ma aveva cominciato in teatro con Macario sei anni prima, provenendo dal Liceo Classico Gioberti di Torino. Il padre, Pippo Barzizza (noto direttore d'orchestra) non voleva, e per tre anni fece seguire la figlia da una governante. Nel 1957 Isa Barzizza smise col teatro, col cinema e con la televisione per la morte del marito Carlo Alberto Chiesa in un incidente stradale. Riprese più tardi, occupandosi spesso di doppiaggio. In teatro, aveva già avuto modo di recitare Goldoni e Shakespeare. Quanto talento ironico, ancor più che la bellezza, mette in quei dieci minuti di Totò a colori! La parte della dark lady vestita di nero e di rosso, poi svestita, poi di nuovo vestita per andarsene con i portafogli, è ridicola eppure credibile, fa passare in seconda fila il Trombetta e lo Scannagatti.


L'episodio con l'editore Tiscordi (Luigi Pavese) è tutto sommato un episodio di passaggio (fra il vagone letto e Totò burattino), eppure, anche qui, quanta fantasia visiva, nella festa dei colori per la prima volta al cinema in Italia.
La segretaria di Tiscordi col matitone rosso lunghissimo, il foulard bicolore e in fondo il vaso di vetro con le rose.
Poi il crollo dell'editore, che si era arrampicato sulla scaletta in attesa che Totò (scambiato per un infermiere) gli facesse l'iniezione. Eccolo in mutande, accanto alla libreria, circondato dai suoi libri, che si riconoscono tutti uno per uno, compresa la copertina verde di un libro della Medusa Mondadori.
Pochi minuti dopo, i quattro in azione: il Maestro Scannagatti (Totò) con la valigia sagomata probabilmente sulla forma di uno strumento musicale (un bombardino?), il tenore balbuziente (Vittorio Caprioli) con la corona in testa, il regista sovietico (Alberto Bonucci), e il minaccioso cognato (Rocco D'Assunta).



L'episodio del Maestro Antonio Scannagatti costretto a fingere di essere un burattino per sottrarsi al coltello del cognato, è diviso in due parti. Nella prima, Totò finge di essere un burattino a riposo, mischiato alle altre marionette.


Nella seconda parte, siccome si accorge che il cognato non la beve più, fa proprio il burattino in azione. Qui si capisce come, quando parlavano di Totò, avessero ragione quelli che sostenevano che Totò bisognava lasciarlo fare, non cercare di sovrapporsi. Perché, punto primo, proprio come carattere non l'avrebbe accettato, punto secondo, con Totò il problema era utilizzare il suo talento, non dirottarlo verso direzioni non sue (anche se in Guardie e ladri, Totò e Carolina, Uccellacci ed uccellini dimostrò di saper uscire da certi cliché). Come si fa, a prescrivere a Totò i movimenti che deve fare come burattino. Li ha dentro di sé, affinati inconsapevolmente giorno per giorno, e li tira fuori in questo film. Aveva già perso l'uso di un occhio, la luce abbagliante gli dava fastidio, anche il calore dei riflettori, svenne persino sul set.
Non solo. Così raccontò il giornalista Giorgio Berti:

«Per girare un film a colori bisogna che ci sia il sole, ma il cielo di Roma continuava impassibile a rimanere tutto coperto. Una notte Totò decise di far più tardi del solito, al night club. Ogni tanto mandava un cameriere a controllare il tempo e il cameriere ritornava annunciando invariabilmente "Pioviggina, principe". E Totò tranquillo: il giorno dopo non si sarebbe girato e avrebbe potuto farsi un bel sonnellino sino al tardo pomeriggio. Quando Totò arrivò alla sua nuova casa dei Parioli erano già le sette del mattino. Per scrupolo diede un'ultima occhiata al cielo: tutto coperto. Allora, per essere più sicuro di dormire sodo prese due pastiglie di sonnifero. Mezz'ora dopo il sole squarciava il velo di nubi, tre quarti d'ora dopo mezzo cielo era sgombro e il telefono in casa di Totò trillava: la macchina era pronta per venirlo a prendere e portarlo agli stabilimenti di posa. Fortunatarnente, quella mattina si giravano le scene della banda sulla piazza del paese, e la musica assordante degli ottoni riuscì a tener sveglio l'assonatissimo principe. Quando all'una, finalmente, ordinarono lo "stop", Totò dormiva già beato su una seggiola. Lo portarono a casa di peso, ancora vestito da capobanda, col pennacchio multicolore sul mento volitivo».
Alberto Anile: I film di Totò (1946-1967). La maschera tradita, Le Mani, Genova, 1998

Quindi, fa benissimo il regista Steno ad inserire nel film l'immagine dei ragazzi che si divertono nel teatrino nel vedere Totò burattino.
E Steno ha ragione, non è autoassolutorio, quando dice che "Totò aveva una personalità talmente strana e talmente personale che qualsiasi regista doveva per forza subirne i limiti. Limiti nel senso che era un grande attore: allora se tu avevi in mente un'inquadratura particolare e se lui non capiva quel movimento, non se lo sentiva, quella inquadratura non la potevi fare".

Chiudo il post con una immagine che va vista ampliata. Probabilmente non fa parte del film, ma è una foto di scena: l'Onorevole Cosimo Trombetta crede di carezzare la Signora bella e misteriosa, ma sta carezzando la guancia del Maestro Antonio Scannagatti.

2 commenti:

Arfasatto ha detto...

Bellissimo questo Totò a colori. Basterebbero i nomi, Trombetta è un vero capolavoro, per un onorevole.
WE grazie, davvero un sentito grazie, Solimano, per averci ricordato il Totò-burattino; a suo tempo mi fece ridere fino alle lacrime, lui era davvero unico e bravissimo, di certo.

Solimano ha detto...

Elena, mi è spiaciuto non riuscire ad avere due immagini:
-quella di Franca Valeri (l'esistenzialista ricca) che beve lo champagne nella scarpa col tacco. Lo fa con stile snob, tenendo alto il mignolino.
-quella di Totò che, man mano che l'onorevole Trombetta gli passa le valigie, le butta una dopo l'altra dal finestrino.
Ma sono contento soprattutto per l'immagine dell'editore Tiscordi (Luigi Pavese), che (in mutande) è sommerso dai suoi libri.
Mi piacerebbe che qualche Biblioteca Pubblica ne facesse una gigantografia da mettere all'ingresso della sala di lettura più seriosa.
E sono anche contento di avere l'immagine dei bambini che ridono a vedere Totò burattino, proprio come facevamo noi.

grazie Elena e saludos
Solimano