domenica 7 dicembre 2008

L'oro di Napoli (4)

Sophia Loren (la pizzaiola Sofia) ha perso l'anello di smeraldi

L'oro di Napoli, di Vittorio De Sica (1954) Dal libro di Giuseppe Marotta, Sceneggiatura di Vittorio De Sica, Giuseppe Marotta, Cesare Zavattini Con Silvana Mangano, Sophia Loren, Eduardo De Filippo, Paolo Stoppa, Erno Crisa, Totò, Lianella Carell, Giacomo Furia, Tina Pica, Alberto Farnese, Tecla Scarano, Mario Passante, Pierino Bilancioni, Lars Borgström, Gianni Crosio, Nino Imparato, Ubaldo Maestri, Vittorio De Sica, Roberto De Simone, Teresa De Vita, Irene Montaldo Musica: Alessandro Cicognini, Fotografia: Carlo Montuori (131 minuti) Rating IMDb: 7.5
Solimano
Nel 1953 (un anno prima dell'uscita del film di Vittorio De Sica) veniva pubblicato il libro "Il mare non bagna Napoli" di Anna Maria Ortese, che vinse il Premio Viareggio ex aequo con "Novelle del ducato in fiamme" di Carlo Emilio Gadda.
Del libro della Ortese faceva parte anche una inchiesta giornalistica intitolata "Oro a Forcella" che era già stata pubblicata nel 1951 su Il mondo con il titolo La plebe regina. Ne inserisco qui un brano breve sia perché mi sembra attualissimo, sia perché, dopo l'uscita del film di De Sica, ci furono contrapposizioni accese sull'immagine di Napoli che usciva dai libri di Marotta e quella del tutto diversa che usciva dai libri di Rea, Prisco, Ortese.

Ecco il brano di Anna Maria Ortese:
"Non occorreva molto per capire che qui gli affetti erano stati un culto, e proprio per questa ragione erano decaduti in vizio e follia; infine una razza svuotata di ogni logica e raziocinio, s'era aggrappata a questo tumulto informe di sentimenti, e l'uomo era adesso ombra, debolezza, nevrastenia, rassegnata paura e impudente allegrezza. Una miseria senza più forma, silenziosa come un ragno, disfaceva e rinnovava a modo suo quei miseri tessuti, invischiando sempre più gli strati minimi della plebe, che qui è regina. Straordinario era pensare come, in luogo di diminuire o arrestarsi, la popolazione cresceva, ed estendendosi, sempre più esangue, confondeva terribilmente le idee dell'Amministrazione pubblica, mentre gonfiava di strano orgoglio e di più strane speranze il cuore degli ecclesiastici."

Le parole della Ortese esprimono bene i motivi di alcune critiche rivolte all'episodio "Pizze a credito", generalmente noto come l'episodio della Pizzaiola, la ventenne Sophia Loren. Un episodio boccaccesco, ma tutt'altro che allegro.



Sofia la pizzaiola (Sophia Loren) si sta baciando di prima mattina con l'amante Alfredo (Alberto Farnese), un negoziante di scarpe, ma deve andarsene in fretta perché è in ritardo: suo marito Rosario (Giacomo Furia) la sta aspettando nella pizzeria. Sofia si copre con un golf (non più di tanto, il petto lo tiene bene in vista) e cammina contenta per strada. Si ferma anche in chiesa, così si fa vedere: l'andare in chiesa era la scusa per assentarsi.


La pizzeria è una stanza sul vicolo. Marito e moglie preparano le pizze, la moglie sta in prima linea per ragioni che oggi chiameremmo di marketing. Richiamano i clienti con grida laudatorie riguardo le pizze in preparazione. A bassa voce litigano. Stamattina Rosario è più ingrugnato del solito, sia per il ritardo sia perché non vuole che Sofia si mostri tanto: "Copriti, copriti", le dice in continuazione. Sofia finge di dargli retta , ma guarda quello che succede nel vicolo, in particolare un carrettiere che si è fermato e le fa una battuta e un segno. Chissà, non la tiene nessuno, Sofia la pizzaiola. I clienti si fermano per prendere le pizze appena pronte, e c'è un quaderno in cui Sofia trascrive i nomi per il successivo pagamento. Le pizze vengono fornite agli abitanti del vicolo anche tramite cestello calato dalle finestre.


D'improvviso, il dramma. E' scomparso l'anello di smeraldi che Sofia porta sempre al dito. Rosario dà in escandescenze, era il costosissimo anello di fidanzamento che lui le aveva regalato. Sofia, un po' persa, riflette e capisce dove può essere l'anello, ma non può dirlo. Sostiene che le è certamente caduto nella pasta mentre faceva la pizza, sarà finito da qualche cliente della mattinata. Si forma una processione: davanti, i coniugi pizzaioli, dietro, una torma di curiosi che vorrebbero sapere dove è finito l'anello con smeraldi. Ma le prime indagini non danno buon esito. Sofia però per strada trova il modo di comunicare con un solo gesto all'amante Alfredo che l'anello è sparito. Alfredo capisce e si mette all'opera, sa dove cercare.




Fra i clienti dell pizzeria c'è Don Peppino (Paolo Stoppa) che è passato prima davanti alla pizzeria dando cattive notizie della salute di sua moglie, malata da tempo di malattia mortale. Rosario è talmente agitato che non si fa scrupolo di andare anche da lui. Sofia lo segue (tutto tempo guadagnato per Alfredo, amante nonché cercatore di anello). La moglie di Don Peppino è morta. La tragedia domina in quella casa. Accanto al disperato Don Peppino stanno gli amici, tutti uomini, che lo sorreggono e l'aiutano in ogni modo. Don Peppino sfugge alle loro consolazioni e corre sul terrazzo per buttarsi di sotto. Esita un attimo, così gli amici riescono a riacchiapparlo un momento prima del fatale gesto, per poco non si buttava. Poi lo fanno sedere a tavola,standogli intorno. Le donne erano assenti perché preparavano un abbondantissimo pranzo per Don Peppino. Mo' la pastasciutta è pronta ed il piangente Don Peppino comincia a mangiare: il dolore esaspera il suo naturale appetito.

Così scriveva Guido Aristarco su Cinema Novo, 1955:
"Prendiamo a esempio l'episodio della pizzaiola. Esso oltrepassa i limiti ristretti del bozzetto divertente con un personaggio che appartiene a un altro capitolo del libro, La morte a Napoli. Così non godiamo più, o non godiamo soltanto, «lo scandalo dell'anello di smeraldo», ma ci soffermiamo su un carattere tipico del napoletano, quella sua tendenza alla teatralità e all'eccessiva drammaticizzazione. Lo spiritato Don Peppino Finizio invoca la moglie appena morta, si divincola fra le braccia degli amici, si vuole uccidere: con un coltello da cucina, lanciandosi contro uno specchio, buttandosi dal balcone; ma finge, come se fosse su un palcoscenico: questa finzione, sottolineata da un particolare (prima di far il gesto di buttarsi, si volta indietro e attende che gli amici lo abbiano agguantato), manca nel libro."

Poi tutto s'aggiusta (immagine in fondo). Alfredo, interpellato dai coniugi pizzaioli, dice che sì, in mattinata, ha trovato in una pizza l'anello di Sofia, e lo restituisce con galenteria. Un vero signore. Rosario nota meravigliato che nel quaderno dei creditori non risulta che stamattina Alfredo abbia preso una pizza. "Infatti non ne ho preso una ma due!" risponde Alfredo. Sofia conferma e tutto va a posto, salvo che Rosario è sempre più ingrugnato. Prima o poi si abituerà, diamogli tempo.

4 commenti:

Arfasatto ha detto...

Uno degli episodi che preferisco, principalmente per merito di Paolo Stoppa, un grandissimo, quando chiama la sua Clara...
Come sempre, gran voglia di rivederlo.

Giuliano ha detto...

Stoppa, Tofano, Buazzelli...attori così non ce ne sono più, ed è questo che manca, non i bei ragazzi e le belle ragazze (che ci saranno sempre).
Oggi danno del "maestro" perfino a Masciarelli, figuriamoci.

Solimano ha detto...

Ho ancora due post da scrivere su l'Oro di Napoli, che è un film in cui non è tutto oro quello che luce (a partire dal libro di Marotta). Ad esempio, in questo episodio, che evidentemente stava molto a cuore al produttore, ci trovo delle forzature: la Loren pizzaiola è troppa troppa troppa. Però malgrado le costrizioni, magari accettate volentieri, De Sica ne esce alla grande, con i pochi minuti del vedovo Stoppa e col risvolto di fondo non boccaccesco ma cinico che dà alla faccenda della pizzaiola. De Sica era nato attore, e si trova naturalmente in difficoltà (perché fa il tifo per il suo mestiere nativo), con i mostri sacri attoriali: Totò, Eduardo, Loren, Mastroianni. Difficoltà perché perde in lucidità e coerenza artistica. Ne l'Oro di Napoli, le parti che amo di meno sono proprio quelle dove ci sono Totò, Eduardo, Loren. Diverso il caso dell'episodio dove c'è la Mangano, di cui devo ancora scrivere il post.

grazie e saludos
Solimano

Roby ha detto...

Clicco su queste immagini per ingrandirle, e mi perdo dentro la bellezza del bianco e nero.

Grazie mille, Solimano!

Roby